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Era passato circa un giorno prima di Natale quando l’inferno ha visitato la nostra casa e le foreste intorno a Hill Top. 

‘Hell hath no fury like a woman scorned’ (l’inferno non ha tanta furia quanto una donna tradita) dice un proverbio inglese, ed era Madre Terra che era stata disprezzata e bruciata dai fuochi dell’inferno.

Tutt’intorno, il cielo era solo nero e rosso, nessun sole splendeva attraverso il denso fumo che sembrava il nostro baldacchino. Le fiamme raggiungevano gli alberi più alti e saltavano da una pianta ad un’altra quando siamo stati costretti ad abbandonare la nostra casa nel bosco per cercare sicurezza a diversi chilometri di distanza nella locale caserma dei pompieri.

Anche qui le nostre vite erano in grave pericolo poiché rimaneva così poca acqua per proteggere i circa 20 abitanti del posto che cercavano la salvezza da Lucifero, pregando di essere salvati dall’essere bolliti o cotti vivi.

Siamo stati più che un po’ fortunati e pochi giorni dopo ci è stato permesso di vedere i resti del nostro bosco, un bosco ora senza foglie. Un’armata annerita di lance in piedi nella morte silenziosa. Dove una volta c’era stata una foresta verdeggiante, una copertura di foglie di gomma e un pavimento di cespugli, ora c’era una terra annerita colpita dal sole che splendeva e non si poteva vedere o sentire un uccello.

La nostra casa è stata miracolosamente salvata da squadre di vigili del fuoco che sono state in piedi come un esercito di fronte alle fiamme con solo le sole armi dei tubi. Ma a una ventina di metri di distanza, il garage e il capannone sono stati fatti a pezzi, le strutture d’acciaio e di ferro ondulato contorte e strappate dai pugni dilaganti di fiamme che non rispettavano nulla ma il loro inferno. 

Non è rimasto nulla di infiammabile. Niente ha resistito a questo incendio.

Eppure le nostre preghiere per spegnere le fiamme alla fine sono state esaudite quando dopo più di un mese della furia del fuoco si sono aperti i cieli e per giorni è caduta la pioggia, lavando via le scorie, il fumo e la polvere.

E ora sono passati due mesi da quei giorni di distruzione. Cosa vediamo? Si è verificato un miracolo. 

Dagli alti tronchi anneriti e piccoli cespugli stanno nascendo una miriade di germogli verdi freschi.

La vita è tornata dove sembrava che nulla potesse mai più vivere.

Da terra compaiono nuovi germogli ovunque mentre i semi che sono scoppiati dalle fiamme sono nutriti nel terreno sabbioso che ha accolto la forza vitale dalle piogge. Attendiamo ora di sentire i richiami degli uccelli nativi e il fruscio degli animali che popolano questo cimitero vivente.

Sì, la vita nasce eterna dall’inferno nelle foreste naturali di eucalipti dell’Australia.


Gavin Tulloch

Scienziato e poeta. Ama la chimica, il vino, le donne e l’opera, ma non sappiamo in quale ordine

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