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Leonessa ha uno dei territori più vasti dell’Italia centrale ed è caratterizzato da 38 frazioni molte delle quali vengono chiamate ‘villa’, come Villa Carmine, Villa Lucci o Villa Pulcini.

L’origine del nome ‘villa’ è molto particolare perché rimanda immediatamente agli antichi insediamenti romani dove con questo termine si identificavano un centro di produzione agricola spesso con una residenza signorile.

Sappiamo tutti che l’organizzazione romana e la logistica dell’esercito era il vero punto di forza di Roma e questa mentalità ‘ingegneristica’ veniva applicata anche alla coltivazione dei campi.

La villa agricola era una vera e propria organizzazione industriale in cui c’erano parti destinate alle coltivazioni intensive, ad orti e a pascoli. Vi erano poi locali destinati alla trasformazione dei prodotti agricoli e al loro immagazzinamento. Una parte era ovviamente destinata all’alloggio dei proprietari e degli schiavi e una area era destinata ai mezzi di trasporto per portare i beni a Roma o dove era necessario.

Da ricordare che i romani facevano un tipo di pane che poteva essere conservato per 1 anno. Ad esempio nell’area di Piazza Esedra (oggi Piazza della Repubblica di Roma) erano conservati le forme di pane di una intera legione per alcune settimane di viaggio in modo che l’esercito era pronto a partire in ogni momento.

A Leonessa si conserva il nome di Villa e questi agglomerati principalmente rurali sono tipici di questa parte del Lazio e dell’Abruzzo. Nella loro struttura urbanistica si riconosce una aggregazione di case coloniche e da spazi per il ricovero di mezzi e animali.

Ad un occhio attento si possono ancora riconoscere i luoghi dove venivano messi a stagionare i formaggi, i salami e le altre produzioni alimentari che dovevano sostenere la famiglia per un intero anno.

I terremoti, la guerra e l’industrializzazione del dopoguerra hanno in parte spopolato questi centri. La popolazione è emigrata in città o all’estero e il recente terremoto di Amatrice ha dato un ulteriore scossone a questi centri.

Alcuni emigrati hanno manifestato il loro forte attaccamento al paese natale creando all’estero centri con lo stesso nome o con architetture simili. Se a Windsor in Canada si costruisce una chiesa uguale a quella di Settefrati, in Argentina Ivo Pulcini crea un villaggio per bambini bisognosi con lo stesso nome, Barrio Pulcini, nel quale anche papa Francesco ha detto messa.

Il fenomeno interessante che avviene è però quello della riscoperta delle culture originali e una valorizzazione delle specie locali in agricoltura. Chi si riavvicina ai campi lo fa in coltivazioni di nicchia lavorate con metodi biologici o biodinamici. Cibi che oltre a nutrire danno benessere alle persone.

È il caso della patata di Leonessa, riconosciuta a livello nazionale, del farro biologico a Villa Pulcini e della genziana che praticamente è disponibile in ogni ristorante di Leonessa e del circondario.

Nelle campagne circostanti, poi, si sono tornate a piantare antiche varietà di legumi e nell’area fra Leonessa e Amatrice si possono trovare piccoli produttori con prodotti di eccellenza.


Claudia Bettiol

IT Ingegnere, futurista e fondatrice di Discoverplaces. Consulente per lo Sviluppo Turistico dei Territori, specializzato nella sostenibilità e nella promozione culturale dei piccoli territori e delle piccole imprese. Ama i cavalli ENG Engineeer, futurist, joint founder of Energitismo and founder of Discoverplaces. Consultant for the development and promotion of the Touristic Development of Territories specialising in sustainability and in cultural promotion of small places and small enterprises. She loves horses

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