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Caro Castello di Ceccano,

nell’attesa di tornare presto a varcare la tua porta, caro Re di pietra, sappi che ti sto rendendo visita tante volte, anche se solo virtualmente.

Sono settimane che sto creando dei post con le tue foto migliori sulla pagina che ti rappresenta e che ho creato ormai da sette anni.

Ho pensato di mettere le foto dei tuoi angoli più belli, scatti di fotografi venuti da ogni parte per immortalarti, al fine di creare delle visite virtuali nelle tue stanze e cortili, ricordando momenti felici con chi è già venuto.

È per stuzzicare la fantasia di chi non è ancora mai venuto, e che speriamo verrà quando tutto questo finirà.

È passato più di un mese e, finita la visita virtuale, ora sono passato a raccontare la tua storia medievale. A parlare di quegli uomini e donne che hanno fatto con le loro gesta la tua storia, i cui nomi riecheggiano ancora oggi tra i tuoi cortili.

E poi, ho cominciato a ripercorrere virtualmente le stradine e gli scorci di quei borghi sparsi tra la Valle dell’Amaseno e i Monti Lepini, dei quali, dalle tue stanze, si decidevano le sorti.

Sette anni non sono nulla rispetto ai mille anni scolpiti nelle tue pietre.

Ma se scorro la pagina, sono sette anni pieni di foto, di ricordi e di persone che sono giunte, anche da molto lontano, per visitarti. E per conoscere la tua storia percorrendola nei tuoi cortili e leggendola nei tuoi affreschi medievali e nei tuoi graffiti dei detenuti.

Tante sono le persone che dal 2011 hanno varcato il tuo portale di pietra insieme a me, per ammirare le tue vestigia. Siamo passati dalle cinquecento visite, alle più di duemila, in questi ultimi anni.

Dal quel fatidico 2011, io sono cresciuto nel tuo abbraccio millenario di pietra.

Ho imparato a comunicare e a condividere sempre meglio le numerose storie che hai custodito per secoli con coloro che finalmente, dopo decenni tra la polvere dell’abbandono, sono venuti ad ascoltarle.

Nella mia storia invece tu sei stato sempre una presenza fissa.

Lassù in alto, come un gigante di pietra che vegliava su noi abitanti del borgo, silenzioso e al di sopra di tutto e tutti.

Ricordo ancora come fosse oggi quella giornata elettrizzante del maggio del 2000, quando mi portarono a visitarti con la scuola di Ceccano (se così si può dire, visto che eri un rudere) e finalmente riuscii a scoprire anche i tuoi angoli più sconosciuti che avevo solo potuto immaginare per anni.

È un onore e un piacere essere parte attiva del tuo rilancio ed attivarmi in prima persona nel promuoverti.

Se tornassi indietro nel tempo, preferirei ancora cento volte impiegare il mio tempo a pulire il tuo cortile dai mozziconi di sigaretta che ha lasciato qualche maleducato o ad estirpare le erbacce, piuttosto che a stare fermo su una panchina o davanti a un bar a lamentarmi che tutto va male e che questo paese è squallido, puzzolente, inquinato, arretrato.

Non mi ci ritrovo con questa descrizione e so che nel mio piccolo posso fare qualcosa e l’ho fatto per vedere quel cambiamento che volevo.

Sono quasi due mesi che non ci vediamo più.

Due mesi che non vengo ad ascoltare il silenzio del tuo cortile, mentre le farfalle si rincorrono fra i fiori e i raggi del sole accarezzano le tue rocce millenarie.

Nell’attesa di tornare, goditi il tuo silenzio perché appena sarà possibile continuerò a raccontarti a tante, tante altre persone che anche da lontano verranno a conoscerti, perché #ilfuturopartedalleradici.

Tuo Andrea

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