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Novembre 2001. Erano trascorsi dieci anni dalla morte di mia madre.

Durante quei dieci lunghi anni non avevo ancora aperto il baule dove Lei aveva riposto parte del mio corredo, quello antico, tramandato dalle donne della nostra famiglia.

Quel mattino mi feci trasportare dalla nostalgia e pensai bene di “far prendere aria” alla biancheria della nonna.

Sollevai il pesante coperchio e la prima cosa che vidi fu una scatola in legno dipinta. La presi e la tenni stretta tra le mani. Era molto bella, aveva l’odore secco e morbido del legno di cedro, ma non avevo idea di cosa contenesse.

Poggiai la cassettina sul marmo grigio della toletta, sollevai il coperchio e sotto un foglio di carta velina blu, ragionevolmente scolorita, vidi alcune lettere legate da un nastro di raso tricolore, due fazzoletti da taschino, una penna stilografica e una foto che ritraeva una lapide funeraria in marmo con su inciso il cognome della famiglia di mamma.

Strinsi le lettere tra le mani e una miriade di pensieri mi confuse la mente.

Finalmente trovai il coraggio di aprire e leggere le lettere.

Ero tesa, curiosa ed emozionata. Subito andai a guardare la firma del mittente.

Chi firmava le lettere era il fratello della mia mamma, quell’adorato fratello nato e vissuto e morto a NY, che lei non aveva mai conosciuto.

Lessi solo una lettera, e non tutta, mi sentivo un’intrusa.

Riposi, dopo averlo rilegato, il pacchetto in uno dei cassetti del mio comodino dove già tenevo, religiosamente conservati, dei piccoli oggetti appartenuti ai miei genitori ed agli zii.

Quel giorno, dentro di me nacque il forte desiderio di sapere di più dello zio e di tutto quello che era accaduto in America dopo la partenza del nonno. Immediatamente andai a prendere un vecchio album dove mamma aveva raccolto le foto della sua famiglia.

Mi sedetti, le guardai attentamente, una per una. Cosa cercavo? Cosa speravo?

Sui loro volti, nei loro sorrisi e nei loro occhi cercavo un aiuto per dipanare i miei dubbi, ma soprattutto cercavo la famiglia.

Quelle lettere mi dicevano che al di là dell’oceano c’erano altre radici della famiglia della mia mamma. Dopo avere consultato alcuni documenti, andai alla ricerca degli esecutori testamentari dello zio.

Un meticoloso lavoro vanificatosi nel momento in cui seppi che queste persone erano tutti deceduti da alcuni anni. Delusione e amarezza non mi fecero desistere, avrei continuato la ricerca.

Sentivo un forte richiamo verso quelle radici americane.

Una calda mattina di fine giugno, casualmente mi trovai a transitare nei pressi dell’abitazione della mia amica Lina e decisi di andarla a trovare, ma non era in casa. Un’anziana vicina mi suggerì di cercarla nella palazzina accanto:

– Arrivau Lucia di l’America, Linuzza è a sò casa (È arrivata Lucia dall’America, Lina è a casa sua).

A casa dell’americana ricevetti un’affettuosa accoglienza, conoscevo tutti tranne che Lucia perché era sempre vissuta a NY.  Dopo una decina di minuti Lucia si rivolge verso di me:

– Tu lu sai che li tuoi parenti miricani sono vinuti a cercarvi l’anno passatu e che ci hannu detto che della vostra famiglia non esisteva più nessuno? (Lo sai che i tuoi parenti americani sono venuti a cercarvi e gli è stato detto che non c’era più nessuno di voi vivo?)

Nell’udire quella frase ebbi uno scatto indignato.

– Cosa? Tutti morti? Chi è stato questo idiota?

Subito intervenne la sorella di Lucia:

– Non devi arrabbiarti con noi, ha commesso l’errore l’impiegato dello stato civile. Tu non vivi qui e quel poveretto si riferiva ai tuoi zii, che in effetti sono tutti morti.

– Ho l’impressione che voi sapete molte cose. Cerco i miei parenti in America da anni, ma non sono riuscita a trovarli. Potete aiutarmi?

Le due sorelle e Lina in coro annuirono. Parlò per tutti Giovanna:

– Io e Lucia abbiamo incontrato i tuoi cugini un mese prima di tornare, erano molto dispiaciuti di non avervi trovato. Tuo cugino Paul è il nostro medico a NY.

– Ditemi di loro, quanti sono, come si chiamano, dove vivono…

Giovanna riprese a parlare:

– Sono tre Maria, Paul e Joseph e sono medici come il loro padre, due vivono a NY, uno ad Atlanta Ti cercano. Ti diamo il numero di telefono di Paul e così puoi parlare con lui. Tu parli miricanu (americano)?

– No, ma so cosa fare!

Uscii da quella casa con la testa che mi pulsava, salii subito in auto. Volevo fare partecipi mio marito e le mie figlie di quanto avevo saputo e di quanto fossi contenta.

Lungo il tragitto per arrivare in campagna pensai a quanto fosse strano il destino, avevo per anni cercato i miei parenti, loro stessi ci avevano cercato senza trovarci ed ora ho un numero di telefono con il quale posso comunicare con loro.

Non parlo l’inglese e chiesi aiuto ad una mia amica nata e cresciuta a Londra. La stessa sera telefonammo a NY. Sentire la voce di mio cugino Paul che pronunciava il mio nome e che mi chiedeva come stavo mi emozionò tantissimo e scoppiai in un sommesso pianto.

Ero felice per avere ritrovato le rimanenti radici della famiglia. Dopo quella telefonata, con i miei cugini oltre oceano, iniziò un intenso rapporto epistolare. Un pomeriggio arrivò una telefonata internazionale.

– Ciao, sono Virginia, tua cugina e chiamo da NY.

Ancora una volta provai la stessa grande emozione nel sentire qualcuno della mia famiglia lontana.

Un giorno ricevetti da mio cugino Paul l’albero genealogico della famiglia aggiornato con tutti i nostri nomi. L’esserci ritrovati destò in noi un forte desiderio di incontrarci.

La vita spesso dà delle gioie, ma stabilisce i tempi con il suo calendario, e ancora non aveva scritto quel giorno. In questi anni eventi belli, ma soprattutto, poco belli, hanno impedito che questo accadesse, ma sicuramente hanno fortificato le nostre radici ‘lontani, ma sempre vicini con il cuore’.

Virginia, Paul e Joseph (Maria ci ha lasciati da qualche anno) sono la mia famiglia lontana. Siamo legati dalle radici dei nostri avi e spero tanto che queste radici possano volare alto e finalmente ci si possa incontrare.

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