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Il nostro corallo di Sciacca è unico al mondo perché è stato reso fossile dalla presenza dell’Isola Ferdinandea, chiamata anche l’isola che non c’è.

Un’isola emersa al largo di Sciacca e inabissatasi in poco tempo.

L’isola sarebbe costituita da un vulcano attivo, i cui fumi hanno trasformato nel tempo la barriera corallina presente nel nostro mare (LEGGI ANCHE).

L’isola all’epoca dell’emersione destò l’interesse di molte nazioni che ne rivendicarono la titolarità di appartenenza.

Il Re Ferdinando di Borbone decise di inviare la corvetta bombardiera “Etna” per proteggerla dall’invasione e piantò una bandiera borbonica, battezzando l’isola “Ferdinandea”.

Il 21 marzo del 2001 vengo chiamata al telefono dal mio amico Dario, un lupo di mare, capitano di un grande veliero d’altri tempi:

“vieni subito al porto, corri che dobbiamo andare in mare”.

Accompagnata da mia figlia Luisa, all’epoca di 9 anni, per la gioia di farle vivere una giornata di mare, corriamo al porto.

Una flotta di gente affollava la battigia e, con mia grande sorpresa, vidi che l’attenzione era concentrata sui principi di Borbone venuti a Sciacca, su invito della lega navale di Sciacca.

I principi dovevano porre una lapide di marmo sull’isola con il contributo dei sommozzatori della lega navale.

Partiamo alla volta dell’isola a bordo del veliero di Dario (da noi battezzato dei pirati), altri con motoscafi, barche e barchette. Stavamo assistendo ad un evento fantastico grazie all’invito di Dario.

Giunti alla volta dell’isola, Dario offre a tutti i presenti il “Nettare degli Dei”, il vino dolce passito di Pantelleria accompagnato da dolcetti di mandorle.

Assistiamo alla funzione. Il principe Carlo e la principessa Camilla testimoni importanti per la deposizione della lapide nei fondali marini.

La cerimonia durò una ventina di minuti e dopo la benedizione del prete, e la classica corona di fiori buttata in mare, tutte le imbarcazioni erano pronte per fare rientro procurando durante le manovre di avviamento motori un’onda anomala che fece cadere alcune suppellettili del veliero.

Per me è stata la più bella esperienza vissuta in mare …irripetibile.

Al ritorno, complice un mare liscio come l’olio, Dario mi ha fatto vivere anche l’esperienza di usare il timone … seguire la bussola e le sue preziose indicazioni.

Quando vivi un’esperienza del genere si può solo dire … “io c’ero”.

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