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“A tutti voi Mercanti di qualsivoglia Nazione, Levantini, Ponentini, Spagnuoli, Portughesi, Grechi, Tedeschi, Italiani, Ebrei, Turchi, Mori, Armeni, Persiani, ed altri, concediamo reale, libero e amplissimo salvacondotto e libera facoltà e licenza che possiate venire stare, trafficare, passare, abitare con le famiglie, e senza partire, tornare e negoziare nella città di Pisa e terra di Livorno.

Così nel 1593 Ferdinando I de Medici invita chiunque a venire a Livorno. Fino a quel momento non era altro che un luogo con un porto che era stato anche rifugio per quegli ebrei sefarditi espulsi dalla Spagna.

Pochi anni dopo, agli inizi del 1600, Livorno viene eletta a città vera e propria. Una città che aveva tra i suoi abitanti genti di tante nazioni e di tante religioni.

Ognuno aveva il suo commercio ed era libero di seguire la propria religione, infatti a Livorno vi erano chiese anglicane, greco ortodosse, moschee e sinagoghe, alcune ancora oggi esistenti.

Il commercio si sviluppò subito diventando fiorente e gli ebrei, che diversamente da altre città o nazioni, a Livorno non ebbero mai l’obbligo o la necessità di avere un ghetto, formarono un tutt’uno con la città. Ed ancora oggi è così.

Gli ebrei adottarono anche una lingua tutta loro per poter scambiare informazioni senza essere capiti: questa lingua è il Bagitto formato da greco, turco, italiano, toscano, veneziano, ebraico, spagnolo, portoghese e yiddish, ed è stato in uso fino al 1950.

Il Bagitto ha regalato tanti vocaboli al vernacolo livornese come ad esempio ‘ti sciagatto’ che deriva dall’ebraico “sciahàt” che significa scannare o macellare. Per cui ‘io ti sciagatto’ in livornese vuol dire ti picchio tanto da macellarti.

Tutti a Livorno avevano il loro spazio: la loro fede, il loro tribunale e tutti commerciavano. La città aveva bisogno di espandersi e il Pentagono costruito dall’architetto dei Medici Bernardo Buontalenti tra la metà del 1500 ed il 1600 iniziò ad essere stretto.

Il Pentagono era racchiuso da alte mura, da torrette ed era circondato da fossati, da qui il nome in uso dei livornesi “Fossi” e non canali. Il pentagono era l’originale sistema murario che proteggeva la città e il nome deriva dalla sua forma: cinque lati e cinque baluardi ad ogni vertice che rendevano Livorno una cittadella fortificata.

I Fossi furono ampliati come la città che si espanse sempre più. Furono usati come via per il trasporto di merci che, arrivate in porto, venivano scaricate e trasportate lungo di essi direttamente nei magazzini, creati proprio sui fossi, con accesso diretto sotto i palazzi dei vari mercanti.

L’espansione richiedeva terreni e la zona era acquitrinosa e difficile da edificare. Ma a Livorno e ai livornesi non è mai mancato l’ingegno.

Chiamarono maestranze da Venezia e costruirono su quei terreni acquitrinosi con la tecnica dei maestri veneziani, su palafitte, creando così la “Nuova Venezia”, un quartiere interamente circondato dai fossi.

Di Livorno per un Livornese ci sarebbe da dire tantissimo, soprattutto del suo mare.

Il mare di Livorno è per noi qualcosa di fisico, di personale, di intimo.

Si può andare via da Livorno ma si deve sempre tornare, per noi livornesi è necessario, quasi vitale.

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