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Vieni Enzo, ti aspetto!

Così, mio caro Rocco, mi hai chiamato una domenica felice di invitarmi ad un soggiorno davvero speciale a Menfi!

Sapevo che a Menfi avrei trovato tanto da godere e da gustare. Ma non avrei mai immaginato una compagnia così ospitale e calorosa!

Tu eri già pronto e mi aspettavi davanti al Sole, il monumento d’ingresso simbolo della città che propone insospettabili conoscenze e interessanti esperienze!

Burgio Millusio (Borgo Ubertoso), come la chiamarono gli Arabi che per primi la abitarono nel X secolo. Menfi si caratterizzò da subito come terra di Sole, dove Luce e Calore danno sapore alla vita e ai legami sociali.

E come terra dei Fiori.

Infatti qui i principi Pignatelli fondarono nel 1638 la Terra di Menphis, con un voluto richiamo alla antica capitale egizia.

Assieme a Pamela, mi hai condotto a sbirciare tra il moderno dei giardini pensili di Inikon, dove le guglie pietrificate ricordano le onde sismiche del 1968.

E poi un ritorno alla tradizione. Qui la devozione contadina a San Giuseppe si ritrova nelle edicole, nei cortili, accanto agli usci.

Una rarità: l’essiccatoio nella buia cripta dell’Oratorio di Gesù e Maria, col monito affrescato del Memento mori 1806” e le nicchie di deposizione ai fianchi dell’altare.

Un’esperienza pregna di silenziose riflessioni!

E camminando spensierati, dai tanti forni ci sono arrivati gli odori del pane fragrante e della frutta martorana, nucatuli, stelle fritte e cannoli ripieni di raffinata ricotta.

E poi gli ‘sfinci’ di patate intrise di miele e arancini di riso: indimenticabili ghiottonerie!

Così, amenamente, siamo arrivati dalla vivace via della Vittoria al sereno davanzale di piazza Vittorio Emanuele da cui un’interminata distesa di verdi vigneti sconfina nei litorali fino a Porto Palo.

Proprio dove la vigile torre anti corsara (XVI secolo) invita anche i bambini a rassicuranti e piacevoli immersioni nella placida azzurrità mediterranea.

Nei tramonti rossastri c’è la vicina città di Selinunte, la più occidentale della Sikelìa dove gli dei parlano di miti e di eroi.

Ed ancora germoglia l’appio selvatico (selinon)!

Ma tu, Rocco, ci hai trascinato nella rovinosa realtà creata dal sisma mostrandoci i resti della Chiesa Madre (metà 1600) conservati in una moderna struttura scatolare disegnata da Vittorio Gregotti, e quelli della Torre voluta dall’Imperatore Federico II nel 1239 quale dilettevole solarium.

In questa torre soggiornò Manfredi di Svevia (1258) e dopo varie cessioni è passata definitivamente da Giacomo I al Miles Regius Coraldo Rodolfo Manuele (1287) Barone di Burgiomillusio.

Poi da Nino Tagliavia, conte di Borgetto (1399), è arrivata a Don Diego Aragona Tagliavia Pignatelli che qui ha fondato la nuova Menfi ne Seicento edificando il suo Palazzo Signorile, fra le cui mura è “passata la storia”.

E poi la tua raccolta archeologica del territorio compreso fra i fiumi Belice-Carbo con i fossili pleistocenici di Cava del Serpente ed i reperti del Villaggio di Montagnoli (751-723 a.C.).

Ai piani nobili, la mostra archeologica Dal Villaggio al Palazzo e la collezione d’Arte Moderna di Rita Gallé.

Ricca nelle varietà, stupefacente nelle forme e colori, unica in Sicilia si può ammirare la “Collezione Malacologica” (collezione di conchiglie) che Vanna Rotolo ha raccolto in tutto il mondo per donarla a Menfi.

E prima di un pranzo a base di spaghetti alle uova di pesce, farfalle con salmone e gambero, pesce spada e saraghi arrosto accompagnati dall’immancabile vino fresco Chardonnay, un’abbondante riserva di Nero d’Avola alle Cantine Settesoli, miniere preziose di un territorio eccezionale!

Grazie Menfi, grazie Rocco, un soggiorno che rinnoverò con amici e colleghi!

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