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Scrivo di Milano nei panni di una delle moltissime persone che negli anni passati si sono trasferite in questa città per motivi di lavoro.

Vivere e lavorare in una città diversa dalla propria, come emigrante pendolare, ci fa vedere tutto con occhi speciali. Anche se è naturale il confronto tra la città d’origine (nel mio caso Roma) e quella d’adozione per lavoro (Milano).

Ho iniziato cercando di cogliere le novità e gli stimoli di Milano in termini di differenze, ma questo è stato solo l’inizio.

Una delle prime cose che avevo notato era la scarsa presenza di alberi e parchi, sostituiti da qualche scarno giardinetto e rare aiuole.

Milano negli anni duemila ti catturava per le attività commerciali, le rutilanti vetrine, la concentrazione del lusso ed alcuni miti certi.

Il quadrilatero della moda, Corso Como, i Navigli, il Duomo, la Scala, le sedi di grandi aziende nazionali ed internazionali, tutto ciò costituiva il mito fondativo della città italiana dinamica per eccellenza.

Ricordo con tenerezza che nel percorso tra la mia abitazione e il mio ufficio c’era uno spazio misterioso che spiccava in mezzo al cemento dei palazzi e al grigiore degli uffici: il Bosco di Gioia.

Un frammento di verde nella zona della stazione centrale con più di 200 specie diverse di alberi: un’oasi lussureggiante, recintata e inaccessibile fin dal 2001. Una contraddizione lampante con il circondario.

Venni a sapere che si trattava di ciò che rimaneva dello storico vivaio Fumagalli, espropriato per costruire il nuovo Palazzo Lombardia, anche se nelle intenzioni della proprietaria (Giuditta Sommaruga) il bosco era stato lasciato in eredità ai cittadini milanesi per godere di un po’ di verde.

Ma un giorno del 2006, il bosco fu brutalmente eliminato per far posto al Centro Direzionale, che di lì a pochi anni avrebbero trasformato del tutto quella parte della città.

Era in costruzione la nuova sede della regione Lombardia, piazza Gae Aulenti, i grattacieli circostanti, la connessione tra il vecchio quartiere Isola (strade e piazze di sapore parigino a Milano) e la zona di corso Como e corso Garibaldi.

Nuove fontane, piazze con zona commerciale e un’area pedonale vastissima.

Negli anni dei cantieri mi domandavo spesso se ci sarebbe stato uno spazio verde per i cittadini che compensasse le tonnellate di acciaio e cristallo che venivano riversate nell’area.

Diversi anni dopo, i due innovativi grattacieli del Bosco Verticale (progettati dall’architetto Stefano Boeri e premiati come grattacieli più belli e innovativi al mondo nel 2014) e la più recente biblioteca degli alberi, hanno compiuto il miracolo.

Sia come paesaggio che come fruizione da parte di tutti i milanesi.

Al vecchio concetto di parco urbano si è sostituito un paesaggio verde costituito dai due grattacieli del bosco verticale, con le decine di specie verdi perfettamente coltivate che catturano lo sguardo di tutti e migliaia di scatti fotografici.

Invece il parco vero e proprio, la biblioteca degli alberi, è uno spazio enorme pieno di verde, soprattutto piante basse, cespugli, lavande, rosmarini, che arricchiscono con la loro presenza le diverse attività (giochi per bambini, sport, attività commerciali, centri culturali, stazione ferroviaria) collegando le varie aree e rendendo una semplice passeggiata un’esperienza molto gratificante.

Lo sguardo spazia in tutte le direzioni e consente di abbracciare a 360 gradi la quintessenza delle attività di una città: lavoro, svago, gioco, acquisti, relax.

Ci sono perfino le sdraio con gli ombrelloni, in questo strano 2020.

Finalmente, dopo 15 anni, la trasformazione è quasi completata e questa parte della città è diventata bella, divertente e fruibile con facilità.

È sempre piena di persone e di vita, è passata da essere un “non luogo” alla Marc Augè a diventare un centro pulsante e integrato nella vita della nuova Milano con il suo nuovo skyline.

Dal 2015, anno dell’Expo, Milano sembra non avere arrestato la sua metamorfosi e si proietta verso il prossimo traguardo: le Olimpiadi Invernali del 2026.

Ogni volta che sono tornata a Milano negli ultimi 5 anni, il volto della città mi appariva sempre diverso.

Si aggiungeva un cantiere, un nuovo palazzo, nuove insegne, nuovo arredo urbano… oggi mi sembra che lo spirito del vecchio bosco di Gioia, destinato simbolicamente ma senza fortuna al verde cittadino, ha agito come un genio della lampada meneghino, e quel sogno è diventato realtà.

La modernità urbana è finalmente vissuta pienamente da tutti e mi piace pensare che l’idea di Giuditta Sommaruga abbia ispirato quest’opera e aleggi nei dintorni….

Oggi Milano è una città che mi piace e dove torno sempre volentieri.

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