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Ho visitato pochi giorni fa la mostra–spettacolo su Marc Chagall che viene presentata per la prima volta in Italia a Milano, nel Museo della Permanente dove rimarrà aperta fino al 28 gennaio 2018.

Pur non essendo una esperta di arte, ho sempre ammirato le opere di Marc Chagall. Tuttavia questa mostra mi ha fatto conoscere la enorme varietà della sua produzione artistica. Grazie alla tecnologia multimediale si viene condotti per mano nella vita dell’artista che è durata quasi un secolo. Nato il 7 luglio del 1887 è infatti deceduto il 28 marzo 1985.

Non tutti però sanno che è nato a Vitebsk, in Bielorussia, e che il suo vero nome era Moishe Segal, naturalizzato francese e d’origine ebraica chassidica.

La mostra è tutta concentrata in due sale, una grande e una piccola. Lo spettatore che arriva in un momento di pausa, dopo aver ascoltato le interessanti informazioni all’entrata della mostra, si ritrova in un’ampia sala con pareti nude bianche, sedili lungo le pareti e una torretta centrale, alla quale si accede tramite una scaletta. Da qui si ha la possibilità di osservare dall’alto l’ambiente: pareti bianche nude e tanti faretti spenti sul soffitto. In sintesi: uno stanzone vuoto.

Ben altra cosa è quando la luce centrale si spegne e viene sostituita dall’accensione dei faretti che illuminano con una vasta gamma di colori pareti e pavimento: è l’inizio dello spettacolo!

Si assiste alla rappresentazione di 12 brevi storie sui vari aspetti delle opere dell’artista che personalmente in parte non conoscevo. È un viaggio nella vita personale e lavorativa di Marc Chagall che è stato non solo autore di quadri ma che ha anche realizzato vetrate colorate per cattedrali, sceneggiature teatrali e si è cimentato con sculture, ceramiche e vetri.

Un artista eclettico che si è espresso in varie discipline dell’arte contemporanea. Tutto ciò viene mostrato dalle bellissime serie di video offerte dalla mostra.

Come tutti gli artisti anche Chagall ha avuto periodi della sua vita caratterizzati da differenti stati d’animo che si sono riflessi nei suoi lavori: alcuni pieni di colori inneggianti alla gioia di vivere altri più tristi e densi di nostalgia.

Chagall si sposò per la prima volta nel 1915 con Bella Rosenfeld, figlia di ricchi orefici, e le rimase fedele fino alla sua morte avvenuta nel 1944 per un’infezione virale.

Solo nel 1949 Chagall riuscì ad uscire dalla forte depressione in cui era caduto e nel 1952 si risposò con Valentina Brodsky. Morì nel 1985, a 98 anni, senza avere mai interrotto il suo lavoro. Una delle sue ultime opere sembra siano state le vetrate della chiesa di Santo Stefano a Magonza in Germania.

La mostra evidenzia tutta l’ecletticità di questo artista. Le immagini che si susseguono, arricchite da luci e colori che quasi ipnotizzano e da una musica molto ben selezionata, ci fanno immergere in un mondo surreale nel quale diventiamo parte della presentazione e vi partecipiamo visivamente, mentalmente ed emotivamente.

Personalmente mi sono sentita molto appagata, entusiasta di aver partecipato e molto rasserenata, nonostante una giornata di lavoro intensa. La bellezza dell’arte in ogni sua manifestazione si conferma come una grande e positiva terapia dell’anima e del corpo.

Non è necessario essere cultori della materia per provare forti emozioni di fronte allo spettacolo offerto dalla mostra. Basta lasciarsi trasportare dalla stupenda successione di immagini, suoni e colori sapientemente combinati.

 

Articolo scritto da Guglielmina PepeRenato Colombai

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