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Se pensiamo alla Cina la musica non è certo la prima cosa che ci viene in mente, eppure la sua storia è stata scandita dalla musica proprio come la nostra. E la storia della contaminazione fra la musica occidentale e quella oriente ha radici lontane.

Le prime influenze europee sulla musica cinese si riscontrano già con l’arrivo dei Gesuiti nel tardo Ming e in tutta l’epoca Qing. Durante il periodo Ming, nel 1601 Matteo Ricci (l’unico occidentale seppellito all’interno della Città Proibita) portò alla corte imperiale il primo clavicembalo, insegnò almeno 4 eunuchi ad usarlo e compose circa otto canzoni cinesi.

Successivamente, durante la dinastia Qing, altri gesuiti come Grimaldi e Tome Pereira intrattennero con la loro musica la corte dell’imperatore Kangxi. Ma la musica europea giunse alla corte imperiale anche tramite missioni diplomatiche: da non dimenticare la spedizione di Lord Macartney nel 1792, di cui fecero parte 5 musicisti tedeschi per il piacere dell’imperatore Qianlong.

Fino a quel momento, la musica occidentale era prerogativa esclusiva della corte imperiale ma, a partire dalle guerre dell’oppio del 1849, cominciò a diffondersi anche tra la popolazione.

I tre principali veicoli di propagazione sono stati i missionari protestanti con i loro inni religiosi, i soldati tedeschi con i loro cori militari e le scuole di nuovo stile con le canzoni scolastiche corali (學堂樂歌, xuétáng yuègē), ispirate agli shoka giapponesi (canzoni dal forte contenuto nazionalista arrangiate su musica occidentale.

Ai primi del Novecento, movimenti di intellettuali cinesi iniziarono a manifestare il loro malcontento nei confronti del potere del governo imperialista cambiando le prospettive da cui guardare la tradizione cinese. Con il movimento del 4 Maggio del 1919 si iniziò lo studio effettivo della cultura musicale occidentale con la traduzione di alcuni trattati, quindi la musica cinese iniziò ad assorbire alcune caratteristiche armoniche e strumentali nuove.

Viceversa, in quello stesso periodo, l’Occidente non è stato in grado di apprezzare la musica cinese. Si racconta ad esempio del famoso compositore Hector Berlioz che nel 1852, dopo aver assistito a Londra a un concerto di musica cinese, la definì come “un insieme di rumori vocali e strumentali”.

Agli inizi degli anni ’20, in Cina iniziarono poi a diffondersi le radio e i dischi con il grammofono e gli stili musicali cominciano a influenzarsi a vicenda. Così alla radio si potevano sentire canzoni tradizionali (弹词, táncí) inframmezzate da jingle pubblicitari e slogan nazionalisti, mentre musicisti cantonesi cominciavano ad utilizzare banjo, chitarre e sassofoni per la musica della propria regione.

Sempre in questo periodo, tra il 1927 e il 1936, grazie a Li Jinhui cominciò a formarsi quel mix di jazz americano, musica cinematografica hollywoodiana e musica tradizionale cinese che verrà chiamato prima “Canzone dell’Epoca” (時代曲, shídàiqǔ) e in seguito alla vittoria comunista del 1949 Musica Gialla (黄色音乐, Huángsè yīnyuè).

L’apogeo della Musica Gialla avvenne negli anni ‘40 a Shanghai e la sua diffusione durò fino al 1952, quando il regime comunista iniziò a vietare i nightclub e la produzione musicale pop. A quel punto, la tradizione musicale si spostò ad Hong Kong, dove raggiunse il picco tra gli anni ‘50 e la fine dei ’60 prima di declinare e lasciare il posto al canto-pop e al pop taiwanese.

Da sottolineare che il colore giallo in Cina era accostato al settore della pornografia, in parte ancora oggi, perciò l’accezione “gialla” data a questo tipo di musica era fortemente dispregiativa. Un altro motivo dispregiativo per questa musica era certamente dovuto al ruolo cruciale che giocarono le donne che per la prima volta erano protagoniste con le ‘sing-song girls’ o cantautrici (哥女, gē nǚ).

Per dare una idea di questo clima di diffidenza se non disprezzo, nel 1961 il termine Musica Gialla apparì nel dizionario etimologico (辞海, Cíhǎi) che la definì: “musica volgare della borghesia, dal suono osceno e pretenzioso, il cui contenuto promuove la visione decadente della vita”.

Le esponenti principali della Musica Gialla sono state Zhou Xuan , la “Voce d’Oro”, Yao Lee , una delle sette voci d’argento, e Grace Chang con la famosa Mambo Girls , una figura poliedrica sia nel ruolo di attrice che di cantante.

Oggi questa musica è molto rivalutata e considerata una parte della storia della Cina che ancora viene ascoltata e alcune volte usata nelle colonne sonore delle produzioni televisive attuali.


Alessia Di Donna

Alessia Di Donna è studentessa del corso della laurea magistrale in "Lingue e civiltà orientali", curriculum cinese. Da sempre è appassionata del mondo orientale soprattutto sulla Cina e la sua cultura ed è per questo che si occupa dei social italiani e cinesi della Fondazione Horse Museum.

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