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Paliano si attorciglia dentro le sue mura.

Si aggroviglia arruffata in un gomitolo di vicoli, gradini, salite, sottopassi. Un’improvvisazione jazz in forma di architettura medievale e rinascimentale.

Paliano- Panorama paese by Benedicta Lee

Paliano – Panorama by Benedicta Mary Lee

Un quadro impressionista visionario e furioso, da osservare a distanza per coglierne l’essenza.

Poi, fulminea e imprevista, scopri invece la sua ariosa vocazione agli spazi aperti, alle vedute prospettiche e agli orizzonti dilatati.

Una viuzza si spalanca in una piazzetta che sembra un proscenio da commedia dell’arte.

Un vicolo scende dalle case più alte, scorre tortuoso come un fiume, imbocca un’ampia scalinata e sembra scrosciare tra i suoi gradini come una cascata di pietra.

Un altro ancora, umbratile e nascosto, pare risucchiare una scintilla di luce da un punto indefinito dello spazio e del tempo, finché, alla fine, si spalanca sull’intera Valle del Sacco.

Un inatteso tripudio di cielo, di sole, di montagne distanti, di rondini che ballano su nuvole bianche e paffute. Paliano è così. Pieni, vuoti, abissi, vertigini.

Una pietra preziosa incastonata su un colle e levigata dai secoli. E dai Colonna, i suoi signori che ne definirono l’estetica attuale attraverso la Collegiata, la Fortezza, Palazzo Colonna.

Qui nel 1606 dimorò Caravaggio, in fuga da Roma dopo l’omicidio di Ranuccio Tomassoni.

E i chiaroscuri, l’alternarsi di luci e di ombre di queste stradine lastricate sembrano usciti dalle sue tele, quasi fossero una sorta di lascito generoso e inatteso al popolo che l’ha protetto.

Un popolo che oggi, ogni 16 di agosto, si ritrova nel Palio dell’Assunta. Una giostra medievale che è un’esplosione di colori, di vitalità, di tavoloni di legno che traboccano di Cesanese e piatti della tradizione.

Un canto corale, un potente inno alle proprie radici, che in una calda notte d’estate arriva fino alle stelle, sparse sulla valle a guardia di una città antica e orgogliosa.

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