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Pensavo di annoiarmi a Lucca Sicula con l’arrivo dell’autunno, ma la fine ottobre porta già un’altra festa: quella del pregiatissimo olio extra vergine d’oliva.

Un olio che delizia il palato e l’olfatto dei visitatori con una estasi dei sensi, grazie al suo profumo fresco e intenso, forte e deciso.

All’interno della sagra si svolgono incontri, visite ai frantoi e degustazioni di prodotti tipici come le muffulette, il pane cunzatu con olio e sarde, e anche formaggio, olive, vino, salumi e ricotta.

Questi mesi da quando ho iniziato a lavorare a Lucca Sicula sono passati in fretta.

È già arrivata la primavera, con i suoi colori che riscaldano il cuore e lo riempiono di emozioni. Apro il finestrino e il profumo di zagara dei verdeggianti aranceti mi investe in pieno. Lo respiro profondamente.

Dopo un’ora e mezza di viaggio arrivo a scuola e posteggio la macchina.

Nel cortile c’è grande fermento. Gli alunni discutono animatamente, sembrano elettrizzati, si sbracciano, gridano e urlano: “Viva San Giovanni!”  “Viva San Michele!”. Con lo sguardo serio li invito ad entrare in classe, chiedendo di lasciare in pace i Santi.

Durante la ricreazione, mentre prepariamo la spremuta con le gustosissime arance appena raccolte in un agrumeto vicino al paese, (ce ne sono tanti in questa zona) i bambini mi tempestano di domande.

“Maestra, nel tuo paese si fanno le ‘rigattiate’?” “Chi si Sangiuannara o Sanmichilara? (Che sei di San Giovanni o di San Michele?)”.

Io li guardo con aria strana e non capisco nulla.

Alcuni si sbottonano il grembiule mostrandomi le felpe rosse con l’immagine di San Giovanni, altre le felpe azzurre con l’immagine di San Michele. Sono i colori della festa di Pasqua.

Vedo i loro occhi che brillano di eccitazione e comincio ad intuire qualcosa.

Poi all’uscita di scuola, un collega mi invita a restare a Lucca Sicula per le vacanze, spiegandomi la ricca tradizione folcloristica in occasione della Santa Pasqua.

Dopo il commovente Ncontru tra la Madonna e Gesù Risorto, nella grande Piazza Vittorio Emanuele, dominata dall’antico Palazzo Lo Cascio del XVIII secolo, inizia la processione per le vie cittadine.

I Lucchesi si dividono in due comitati organizzatori: i “Sangiuannara”, cioè i devoti di San Giovanni che si radunano davanti alla Chiesa Madre, e “Sanmichilara” ovvero i devoti di San Michele che si riuniscono davanti la Chiesa del Rosario.

I due gruppi fanno a gara durante le “rigattiate”, ossia le corse in piazza con i simulacri dei Santi.

Ogni comitato ha la sua musica tradizionale eseguita da una banda. Le statue dei due Santi sono addobbate con ornamenti floreali e vengono fatte correre da giovani e meno giovani.

La festa si chiude con i suggestivi fuochi d’artificio organizzati dai due comitati.

Mi chiedo: “Ma sono matti a far ballare i Santi?”  “Certo, sarebbe bello rimanere qui e vedere questa festa!” penso ad un tratto.

“Ma chi lo comunica ai miei?”.

La macchina fa i capricci e non vuole mettersi in moto. Mi avvio verso il centro a piedi. Il caldo comincia a farsi sentire.

Mi fermo in piazza e mi avvicino alla fontana dove è collocata La Primavera, la statua marmorea di colore biancastro che raffigura il corpo di donna.

Mi bagno la fronte, alzo lo sguardo e osservo il tappeto di colori rosso e blu formato dagli addobbi di Pasqua. Uno splendido colpo d’occhio!

Basta! Ho deciso! Resto qui a Lucca Sicula!

Fatelo anche voi!

Sceglietevi una festa tradizionale e organizzate una gita fuori porta in questo tranquillo paesino siciliano accogliente e aperto ai visitatori.

Foto di Copertina da Wikipedia

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