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Il Premio Town Ambassador a Gino Cucchi per il suo lavoro di costruttore di ponti fra la comunità italiana e quella canadese, e per il suo amore per il suo borgo natale.

Tanta strada tra San Donato Val di Comino in Italia e Toronto in Canada, 7.176 km per la precisione. Una infanzia nel dopoguerra in Italia e una vita spesa in Canada senza mai perdere il contatto con le proprie radici: questa è la vita di Gino Cucchi. E la sua è una vita da raccontare.

Ma come è cominciato il tutto?

Siamo in Val di Comino non lontano dalle devastazioni subite dall’Abbazia di Montecassino, dove la linea Gustav aveva reso difficile la vita a tutta la popolazione. Gino e la sua famiglia passano la guerra ma la mamma si ritrova vedova a 29 anni con 5 figli da sfamare.

Tra molta della popolazione si inizia a parlare di America, del sogno americano… Gino era un piccolo chierichetto a San Donato Val di Comino quando il vescovo organizzò un incontro per invitare le persone ad andare in Canada. C’era una unica condizione da rispettare: bisognava saper leggere e scrivere.

Il primo a partire è il cognato e nel ’58 anche lui si imbarca da Napoli in direzione Toronto sulla nave Saturnia per 12 giorni di viaggio: aveva 17 anni e quello che conosceva del mondo era solo quello che aveva sentito nei racconti degli altri.

A Toronto era inevitabile risiedere a Little Italy e iniziare a lavorare in un negozio di abbigliamento. Vendeva vestiti e gestiva i rapporti con i clienti perché il proprietario ebreo non parlava italiano.

Studia inglese ma il suo centro di interesse e la sua vita ruota ancora principalmente nella comunità italiana di Toronto.

Allora c’erano tanti uomini e poche donne, e il destino vuole che Gino si innamori proprio di una donna del suo paese, San Donato Val di Comino, e si sposano.

Per loro era naturale essere attivi anche in Canada nella organizzazione della festa di San Donato (il patrono da cui il loro paese prende il nome). Un modo di celebrare la loro doppia anima e di costruire il futuro senza rinnegare il passato.

Nel ’73, Gino avvia un suo negozio personale “Gino Fashion” e inizia subito a fare una grande campagna pubblicitaria.

Crede nella comunicazione e nella radio e riesce così bene che le persone si facevano 1.500 km per andare a rifarsi il guardaroba nel suo negozio. Arrivavano persino dalla Stato di New York.

Ma non dobbiamo pensare agli italo-canadesi di oggi.

Gli italiani a quel tempo non si sentivano ancora di far parte della comunità canadese, non erano del tutto accettati, e il miracolo della condivisione dei destini è avvenuto praticamente nel 1982 quando l’Italia vinse i Mondiali di Calcio.

Nella gioia della vittoria, 350.000 persone di Toronto si riversarono a St Clair Avenue West, per festeggiare la vittoria assieme agli italiani. Una festa pacifica e per la prima volta un rispetto spontaneo per quella comunità che non aveva mai dato problemi.

Un orgoglio italiano e un successo che immediatamente li rende visibili ai canadesi e li pone sotto una luce diversa. Da essere una comunità di lavoratori senza nome, gli italiani diventano persone e inizia il riconoscimento del loro valore professionale e delle loro qualità personali.

Tutti sfoggiavano una bandierina italiana, compresi i tram e i poliziotti.

Una pacifica gioia aveva invaso la città e, dopo due anni, la principale strada di St. Clair Avenue West, venne ufficialmente ribattezzata come Corso Italia.

L’associazione commercianti aveva raccolto 2.500 lettere e la città aveva accettato di dare un così significativo riconoscimento pubblico cambiando il nome della strada principale.

L’Italia era sempre presente nei cuori di Gino e delle persone, che però ormai avevano figli canadesi ed erano molto riconoscenti e legati alla nuova patria. Un sentimento di amore crescente che doveva manifestarsi in qualche modo per non dimenticare le proprie radici.

La vita era indubbiamente quella canadese, ma una parte del cuore si trovava ancora a migliaia di chilometri di distanza e in qualche modo non si doveva far spegnere l’ardore.

Così nel ’95 Gino diventa il protagonista del programma radiofonico Edizione Speciale dedicato a tutte le regioni italiane. Ogni lunedì una trasmissione di canzoni, storie e telefonate e tanti ospiti italiani prestigiosi.

Una trasmissione molto seguita che diventa un punto di riferimento per il Nord America e non solo per Toronto, che oggi può essere definita come la più grande città italiana fuori dall’Italia per il grande numero di oriundi italiani.

Due anni dopo Gino e due suoi amici inaugurano il monumento dedicato all’Emigrante Italiano. Poi all’università di Toronto creano una Fondazione e iniziano ricerche per documentare l’emigrazione italiana e le storie che dalla difficoltà e dal dolore hanno portato alla totale integrazione fra le due comunità.

Dopo questo successo e questa notorietà, era naturale nel 2004 che Gino diventasse presidente del COMITES (Comitati degli Italiani all’Estero riconosciuti dal Ministero degli Affari Esteri Italiano), una carica che mantiene per 11 anni per poi diventare presidente degli INTERCOMITES del Canada.

In questo ruolo inizia a frequentare più assiduamente Roma e il parlamento italiano. Tesse legami sempre più stretti fra le due comunità e i suoi due figli sono il perfetto esempio di due persone bi-lingue e bi-culturali.

Il suo lavoro non conosce soste al punto che il presidente italiano lo nomina Cavaliere della Repubblica e riceve l’Ordine al Merito dal Congresso Italo-Canadese.

Oggi la città di Toronto gli ha dedicato una via, Cav. Cucchi Gino Lane.

E noi siamo felici di consegnargli il premio insieme a Enrico Pittiglio, il sindaco di San Donato Val di Comino.


Claudia Bettiol

IT Ingegnere, futurista e fondatrice di Discoverplaces. Consulente per lo Sviluppo Turistico dei Territori, specializzato nella sostenibilità e nella promozione culturale dei piccoli territori e delle piccole imprese. Ama i cavalli ENG Engineeer, futurist, joint founder of Energitismo and founder of Discoverplaces. Consultant for the development and promotion of the Touristic Development of Territories specialising in sustainability and in cultural promotion of small places and small enterprises. She loves horses

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