Non so a voi, ma, a me succede ogni volta che ho ospiti non siciliani: tutti, dopo pochi minuti dal loro arrivo mi dicono che gli piacerebbe gustare la cassata e il cannolo siciliano.

Ed io, come sempre rispondo che i dolci siciliani sono l’ottava meraviglia del mondo, si ammirano e si gustano.

È un caldo pomeriggio di fine settembre e sono di ritorno dall’aeroporto di Punta Raisi. Una coppia di amici, proveniente dall’Olanda, Jan e Paul, ha deciso di visitare la costa occidentale della Sicilia.

Percorriamo l’autostrada e in prossimità dello svincolo per Trapani, Paul esordisce:

– Domani mattina voglio fare colazione con cassata e cannolo. Magari di cannoli ne mangio due.

Fingo meraviglia:

– Venite in Sicilia con un pensiero fisso, ingozzarvi di dolci.

– Certo, siamo venuti per visitare questa terra meravigliosa, ma, anche per gustare i vostri deliziosi dolci.

– Quando si gustano i nostri dolci, si incontra la storia. Non scordatelo mai.

Il mattino dopo, Jan e Paul sono pronti di buon’ora e comunico loro che visiteremo Selinunte, ma prima andiamo a Montevago. Paul sgrana gli occhi:

– Ed io quando mangio la cassata ed i cannoli?

– Tu oggi non mangerai cassata e cannoli. Oggi ti farò gustare la Cassatella di Montevago. Sì, gustare, perché quello è un dolce che va gustato lentamente. Di cassatelle sfigliate, caro Paul, sono sicura che ne mangerai più di due.

In auto mi premuro di telefonare a degli amici montevaghesi, esperti estimatori e sostenitori della cassatella: Francesco, Giuseppe e Michele. Mossa da curiosità, Jan mi chiede notizie di questo dolce.

La cassatella è una doppia sfoglia ripiena di ricotta condita con zucchero, cioccolato, cannella e poi fritta nell’olio buono di questo territorio. È un dolce che i montevaghesi non fanno mancare mai sulle loro tavole durante le festività, in special modo durante la festa della Madonna delle Grazie.

La storia racconta che la cassatella fece la sua comparsa a Montevago grazie alla famiglia dei Gravina, e più precisamente con l’arrivo nel monastero di una badessa di nobile casato proveniente da Trapani e a quanto pare di madre francese.

Siamo a Montevago e sostando nella grande e bella piazza antistante al comune, sentiamo lo scroscio dell’acqua della fontana. Paul piacevolmente sorpreso esordisce:

– Che luogo fantastico, è un’oasi di pace.

All’arrivo degli amici montevaghesi, subito ci rechiamo nel ristorante di uno di loro. Appena entrati nella cucina vediamo due signore, che su un ripiano di legno, con le loro abili mani, dopo avere impastato gli ingredienti, prima impastano delle sfoglie. Poi le arrotolano, le tagliano in tocchetti e in ultimo li stendono con il mattarello per ottenere dei dischetti di una decina di centimetri di diametro.

Guardo Jan e Paul che, silenziosi ed attentissimi, seguono le varie fasi della lavorazione. Dopo un po’ alle nostre spalle sentiamo lo sfrigolio dell’olio. In una capiente pentola Francesco stava friggendo alcune cassatelle.

Completata la frittura, le ripone in una pirofila e le ricopre di zucchero. Le nostre mani, prima incerte, poi, veloci prendono le cassatelle ancora fumanti e le gustiamo in totale silenzio.

Paul mi viene accanto:

– Posso prenderne ancora, sono fantastiche?

Una delle signore risponde per me:

Manciassi, manciassi, sunnu cosi duci genuini, cà a Montevago avemu tuttu bonu (Mangi, mangi, sono dolci genuini, noi, qui a Montevago, abbiamo tutto buono).

Paul accoglie l’invito della signora e prende due cassatelle che mangia subito felice come un bimbo:

– Paul, ma tu non volevi mangiare due cannoli?

– Si, ma non conoscevo ancora la cassatella sfigliata di Montevago!

Così dicendo scoppia in una risata gioiosa che coinvolge tutti.

– Hai capito ora perchè io ho sempre definito la cassatella sfigliata montevaghese il dolce dell’allegria?

– Si, ho capito, perchè quando la mangi è così buona che ti rende gioioso.

– Paul non dimenticare: la cassatella sfigliata è unica, è storia, è una cosa seria.

Ricetta della cassatella sfigliata di Montevago

  • Farina 300 gr
  • un cucchiaio di zucchero
  • un pizzico di sale
  • sugna sciolta 80 gr
  • un uovo
  • scorzetta grattugiata dell’arancia (limone)
  • un po’ di vino vecchio (Marsala)
  • ricotta 300 gr
  • cioccolata a pezzettini
  • zucchero 150 gr

 

Amalgamare la farina con un cucchiaio di zucchero e un pizzico di sale, poi unire la sugna sciolta, un uovo, la scorzetta grattugiata dell’arancia (limone) e un po’ di vino vecchio (marsala) quanto ne chiede l’impasto stesso.

Dopo averla lavorata, la si spiana e si arrotola per tre volte, dopodichè la si lascia riposare in un luogo fresco.

Nel frattempo si prepara la farcia, con la ricotta, precedentemente passata al setaccio, cioccolata a pezzettini e lo zucchero e si amalgamama il tutto.

Riprendere la pasta arrotolata, tagliarla a tocchetti dai quali si ricaveranno col mattarello dei piccoli dischi di 10 cm di diametro.

Mettere la farcia di ricotta su una metà di ogni dischetto e poi ripiegare l’altra metà facendo aderire i bordi, così da formare delle mezze lune.

Friggere in olio caldo, ma non bollente, da ambo le parti, scolare su di un foglio di carta assorbente e cospargere di zucchero e cannella.

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