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Può un ortaggio divenire oggetto di desiderio?

Si perché io e la melanzana abbiamo instaurato un rapporto idilliaco che è iniziato nel periodo della mia infanzia e non è ancora terminato.

Dal primo momento è stato un susseguirsi di scoperte succulenti ed esperienziali tali da voler continuamente rinnovare l’approfondimento del gusto nella sua varietà gastronomica.

Il gioco del colore

Quando ero piccola, come tutti i bambini non amavo le verdure: mi facevano puzza e mi lamentavo ogni volta qualche piatto contenesse qualcosa di vegetale.

Poi, un giorno, mia nonna materna mi propose un gioco colorato. Come tutti i bambini fui attirata dalla novità del gioco e soprattutto di mettere le mani su cose che di solito non potevo toccare come alimenti, pentole e padelle.

Così, felice ed eccitata, indossai il mega grembiule della nonna e salii sullo sgabello per mettermi all’opera.

Mi mise davanti una grande ciotola strapiena di pomodoro rossissimo e mi disse di asciugarlo bene perché aveva fatto il bagnetto. Se restava bagnato prendeva freddo e si ammalava.

Allora facendo appello alla crocerossina dentro di me, cominciai ad asciugare accuratamente il piccolo pomodoro bagnato. Lei intanto sbucciava, affettava e friggeva le melanzane, ma io ero troppo presa dal mio compito per accorgermi di ciò.

Appena finii, la nonna mi disse che il pomodoro che avevo asciugato adesso lo dovevo schiacciare.

“Come schiacciare??? Ma si sporcherà tutto, tu lo hai lavato e io l’ho appena asciugato!”

Protestai, e mia nonna mi spiegò allora che i pomodori avevano il pancino pieno di “ariddri” (semi) e stavano male se non li facevamo uscire.

E poi non dovevo dirlo a nessuno, perché era una cosa così divertente che le mie zie sarebbero state gelose del fatto che io avevo preso il loro posto in questa operazione delicatissima.

Annuii guardandomi le spalle in cerca delle mie zie, che mi volevano tanto bene ma che questa cosa qua se l’erano tenuta per loro.

Insomma mi divertii come poche altre volte in vita mia.

Mi sporcai non solo il grembiule ma anche i capelli, la faccia e le scarpe.

“Che avrebbe detto la mia mamma????”

Così imparai a fare la salsa di pomodoro e poiché dovevo controllare una volta se era giusta di sale, un’altra se era cotta, scoprii che la salsa di pomodoro con basilico fresco, quello appena raccolto dalla piantina, mi piaceva tantissimo.

Era dolce e armoniosa al palato, e nello stesso tempo delicata. Volli sapere tutto, cioè come potevo mangiarlo oltre che come condimento degli spaghetti.

Mia nonna fece un gesto che è intraducibile, ma che sostanzialmente significa “unnegghè” cioè ovunque e con tutto.

Mi mise davanti un piatto di una pietanza che mi sembrò pasta, ma lei ne prese un po’ con la forchetta e mi disse: “Chiudi gli occhi e gusta bene, vediamo se scopri l’ingrediente misterioso!”

E amore fu.

Non ringrazierò mai abbastanza gli arabi, quando mi capiterà di vederli, è merito loro che nel lontano XV secolo portarono in Europa le melanzane dall’India.

Quel boccone che mia nonna con il gioco e la sorpresa mi fece assaggiare, mi piacque così tanto che diventò il mio piatto preferito.

Quel sapore dolce del sugo fresco, combinato con quello deciso ed amarognolo delle melanzane fritte, intercalate con una generosa spolverata di parmigiano, e il profumo inebriante del basilico appena raccolto, mi conquistò per sempre.

Parmigiana di melanzane, piuttosto che melanzane alla parmigiana

Parmigiana, non viene, come sembrerebbe da Parma e dal parmigiano, ma dalla parola siciliana “palmigiana” cioè persiana, la finestra per intenderci. Quelle imposte in legno fatte di tante listarelle che si sovrappongono e che sembrano tante fette di melanzane una sull’altra.

Ne esistono diverse versioni, ma io la preferisco al crudo, cioè assemblata appena pronte le melanzane fritte e “accutturato” (ristretto) il sugo. Puoi farla a forno con mozzarella, prosciutto, uovo, funghi…e chi ne ha più ne metta.

Ognuno scateni la propria fantasia culinaria e si lasci ispirare dalla sua  creatività! Ma prima assaggiatela come me ne sono innamorata io, nella sua sublime semplicità e con l’amore che mi ha trasmesso mia nonna.

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