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È ormai un mese che sono chiuso in casa. 

Abituato a stare 12 ore al giorno in giro per ogni dove, c’è da impazzire. Piccoli lavori, pulizie di Pasqua fatte. Sto apposto fino al 2033.

La città al mattino è spettrale. 

Poca gente in giro. Chi si sposta con passo spedito e ti saluta solo con un cenno. Chi porta fuori il cane. C’è fila davanti al supermercato. Tiro dritto. Altri cani o sono gli stessi? Quanto cagano sti cani???

Salto in macchina vado in direzione del mercato Trionfale. Un attimo di normalità, un’oasi di colore e profumi. Al mercato i produttori locali sono sempre presenti e Sandro ha portato gli asparagi appena colti.  

Ieri dal pizzicarolo ho scovato una robiola ai tre latti (bufala, capra e pecora) stagionata. Un piccolo scrigno da 150 gr. Un formaggio piemontese che rivela la dominazione francese dell’Alta Savoia. 

Impasto due uova con un pugno di semola. 

Il mattarello scorre sul tavolo con gesti ritmici ed antichi, sempre uguali. Certo non è perfettamente tonda come quella di nonna però è altrettanto buona. 

Scatta l’idea di una pasta semplice. Pochi ingredienti.

Per la pasta:

  • 2 uova freschissime
  • 200 gr di semola di grano Cappelli presa nell’ultimo viaggio a Foggia
  • Acqua (quella di Roma è buonissima)

Nel frattempo taglio gli asparagi e metto le punte da parte. Il resto lo faccio alla julienne.  

Nella padella, quella di rame delle grandi occasioni, metto una noce di burro chiarificato. Appena sciolto il burro, aggiungo gli asparagi e lascio andare a fuoco bassissimo. Ogni tanto aggiungo un po’ di brodo vegetale, non si devono asciugare.

Le punte le scotto nell’acqua della pasta e le tolgo subito.

Verso la pasta in padella e manteco aggiungendo qualche fettina di robiola e le punte degli asparagi.

In tavola subito non di deve freddare. 

Un Sauvignon dei Colli Orientali del Friuli, vino presente in tutte le fasi. 

Buona Pasqua a tutti


Dario Magno

ITA Semplice spadellatore casalingo, fin da bambino sono stato affascinato dall’odore dei banchi del mercato al mattino presto: sono fonte di ispirazione. Il piatto che porto a tavola la domenica è frutto di un immersione nei colori e negli odori di quella magica ‘scatola’ del mercato rionale. L’occhio e la gola vanno quasi esclusivamente sui prodotti locali che miscelo quasi di getto, non progetto nulla. Odio chi dice io l’avrei fatto così: fallo e non rompere! Ci sono pizzicaroli (romanesco) che sono più bravi di psicoterapeuta, li amo. In ogni posto che vado porto a casa qualcosa un formaggio, un salume e un vino. Vino, croce della mia passione. Non toglietemi i vermentini liguri! Una scuola professionale alle spalle in viticultura mai sfruttata che però forse un segno me lo ha lasciato.

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