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Mentre mi dirigo verso Rocca Priora salendo la “Montagna Spaccata penso a tutti i ciclisti che la percorsero faticando in bicicletta durante il Giro del Lazio e ricordo l’odore del muschio in inverno quando ne andavo alla ricerca per preparare il presepe.

Camminando tra i castagneti mi tornano alla mente i funghi trovati nel bosco colorato d’autunno e la salita risulta meno faticosa grazie all’aria frizzantina che ristora anche d’estate gli amanti dei sentieri immersi nella natura.

Da un po’ di tempo in tanti percorrono a piedi o in bici il Percorso delle Fonti di cui è ricco il territorio di Rocca Priora!

All’improvviso vedo il paese che sorge arroccato su un alto colle e dai suoi 768 metri di altitudine abbraccio la vista dei Castelli Romani e della Valle Latina.

Secondo alcuni storici qui sorgeva l’antica Corbium, la città latina occupata da Coriolano nel 486 a.C., mentre il suo nome deriverebbe dal medievale Perjura. Infatti nella Cronaca Sublacense si parla di un Castrum Arcis Perjuriae concesso da Agapito dei Conti di Tuscolo alla figlia.

Il documento risale all’XI secolo e testimonia che la storia del paese è molto antica poiché il “castello” apparteneva alla nobile famiglia dei Conti di Tuscolo, come i castelli vicini di Molara e Rocca di Papa.

Poi il castello è passato agli Annibaldi, dopo la distruzione della città di Tuscolo avvenuta nel 1191 d.C.

Oggi il paese è cresciuto dal castello verso la valle accogliendo un po’ alla volta tanti romani e “forestieri”, come li chiamavano un tempo i miei nonni.

Mi raccontavano anche di come i suoi antichi abitanti fossero carrettieri della neve accumulata in pozzi sotterranei e poi portata a Roma sotto forma di ghiaccio, utile a conservare gli alimenti quando non esistevano ancora i frigoriferi.

Ricordo il freddo che provavo da bambina ad agosto nella grotta che era stata scavata sottoterra all’interno della “fraschetta” dei miei nonni. Qui il vino si conservava bene per poi esser venduto ai villeggianti che non mancavano mai nei mesi estivi.

Con il tempo i paesani da contadini e boscaioli si sono trasformati in cittadini di un mondo globale e hanno scoperto cosa vuol dire “comunità aperta”.

Negli ultimi anni sono stati i bambini ad insegnare ai loro papà cosa sia l’integrazione unendo al parco nel gioco roccaprioresi doc e nuovi arrivati.

Molto del merito è stato della scuola Duilio Cambellotti dove già dall’infanzia si educa alla condivisione. È impossibile infatti non ricordare la gioia provata a Natale dopo la recita dei bambini, scambiando “dolci tipici” di famiglie diverse ma uguali, capaci di guardarsi negli occhi e condividere sorrisi!

Il nome stesso della scuola ricorda un artista importante, Duilio Cambellotti, che s’impegnò nel 1912 insieme a Giovanni Cena per creare a Colle di Fuori, nel territorio di Rocca Priora, una piccola Scuola per contadini. Il maestro arrivava da Roma in treno e col suono della campana chiamava a raccolta i bambini per l’educazione.

Ancora oggi si può visitare l’edificio progettato da Alessandro Marcucci e decorato con sei splendide tavole dipinte da Cambellotti, ora conservate nel Museo della Didattica all’Università di Roma Tre.

Al suo interno è collocata la biblioteca che insieme alla scuola è il centro dove si formano i cittadini di questo paese aperto e solidale, con abitanti capaci di interrogarsi ed accogliere; un luogo dove si può continuare a crescere con i valori più sani della comunità civile!

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