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Se il Foro Romano era il centro della Roma Antica, la zona tra Campo de Fiori e il Tevere è stata il centro della città nel Medioevo e nel Rinascimento.

Campo de Fiori non è una piazza progettata, come altre piazze famose, non ha chiese e palazzi importanti, ma era un prato su cui si svolgeva il mercato ed un luogo di passaggio, collegamento tra la Cancelleria, palazzo Farnese, il Tevere, il quartiere ebraico.

Luogo di esecuzioni e ora centro della movida serale.

Al centro di Campo de Fiori c’è il monumento dedicato al filosofo Giordano Bruno, qui giustiziato.

Gli edifici che si trovano tra questa piazza e largo di Torre Argentina sono stati edificati, a partire dal crollo dell’Impero, sui ruderi del più antico teatro della città, il Teatro di Pompeo, ed ancora ne conservano la forma a semicerchio.

Palazzo Orsini Pio Righetti, (LEGGI ANCHE) con l’immagine dell’immobile incompiuto, affaccia su piazza del Biscione da cui parte il Passetto dalla volta affrescata. Le colonne dell’antica Roma affiorano dai muri, creando immagini suggestive.

Fortunatamente questo complesso è stato solo sfiorato dalle picconate che tanto hanno distrutto, dal 1870 al 1936, con la scusa dell’archeologia.

Attraversata via Arenula, creata con le demolizioni post unitarie, si entra nel quartiere abitato da sempre dagli ebrei. Quartiere diventato nel 1555 un ghetto.

Infatti in quell’anno papa Paolo IV Carafa, personaggio deleterio, istituiva a Roma il Ghetto degli ebrei e imponeva loro una serie di dure limitazioni.

Questo quartiere veniva circondato da un muro entro cui dovevano risiedere gli ebrei, le porte venivano chiuse al tramonto e riaperte la mattina.

Gli ebrei dovevano portare un segno distintivo, non potevano possedere immobili né esercitare professioni o commerci, con poche eccezioni. Il muro restò in piedi per quasi trecento anni, fu fatto abbattere nel 1848 da Pio IX.

Dopo il 1870 le case in gran parte fatiscenti furono demolite e nel 1901 venne edificata la grande Sinagoga.

All’interno del Ghetto c’è il Portico di Ottavia, edificio rifatto al tempo di Augusto e poi per secoli adibito a mercato del pesce. Nei pressi del ghetto ci sono una serie di palazzi delle famiglie Mattei e Costaguti, con al centro la bellissima Fontana delle Tartarughe, disegnata nel 1580 da Giacomo della Porta (LEGGI ANCHE).

A pochi passi da qui c’è invece il palazzo della famiglia Cenci, che ci porta la memoria la storia di una ragazza sfortunata. Infatti nel settembre del 1599 furono eseguite, davanti a Castel Sant’Angelo, le condanne a morte di tre nobili.

Beatrice Cenci di 22 anni, accusata di aver ucciso il padre (violento e depravato) in concorso con la madre Lucrezia ed il fratello, nel castello a Petrella Salto  sul Lago del Salto.

Dopo un anno di prigionia a Castel Sant’Angelo furono giustiziati in piazza con il taglio della testa, per ordine di Papa Clemente VIII Aldobrandini.

All’esecuzione era presente anche Caravaggio, che pochi anni dopo rischierà la stessa fine.

Palazzi, castelli ed altri averi della famiglia, messi all’asta, furono acquistati a buon prezzo dal cardinale Pietro nipote del Papa.

Pochi mesi dopo a febbraio del 1600, sorte analoga toccò al filosofo Giordano Bruno bruciato per eresia a Campo de Fiori. Sotto Papa Clemente, di nome ma non di fatto.

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