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Nel 1650, papa Innocenzo X Pamphili bandì una gara d’appalto per la costruzione della Fontana dei Quattro Fiumi.

Questo pontefice era stato eletto nel 1644 e aveva subito sconfessato le opere del suo predecessore Urbano VIII Barberini, per cui i principali esponenti della famiglia dovettero fuggire in Francia, protetti dal potente cardinale Mazarino.

Per tutti i grandi lavori previsti in città quindi venne preferito Francesco Borromini a Gian Lorenzo Bernini, considerato architetto dei Barberini.

Il progetto della fontana fu inizialmente affidato al Borromini, ma con uno stratagemma il Bernini riuscì ad aggiudicarsi il lavoro.

Egli fece recapitare a Donna Olimpia, vedova del fratello del papa e sua ascoltata consigliera, un modellino d’argento della fontana con grotte, leoni, palme e sopra l’obelisco. Il Pontefice, vedendo “per caso” il modellino, ne rimase entusiasta e gli affidò i lavori.

La fontana fu pagata con i proventi delle tasse sul pane, sul vino e su altri generi di consumo e inaugurata nel 1651.

Francesco Borromini progettò per la famiglia il grande Palazzo su Piazza Navona, dove ora si trova l’Ambasciata del Brasile, e la Chiesa di Sant’Agnese.  

Papa Innocenzo X si preoccupò, nei dieci anni di regno, di arricchire enormemente la sua famiglia, ma anche di arricchire la città di opere d’arte.

A dirigere queste acquisizioni fu Donna Olimpia, vedova del fratello del papa e secondo le voci popolari amante del papa.

Donna Olimpia fu molto avida e per un decennio fu la persona più potente dello Stato, chi voleva parlare con il pontefice doveva prima passare da lei.

Le proprietà di famiglia andavano dal palazzo di piazza Navona, al Palazzo su Via del Corso, alla immensa Villa Pamphili, con il Casino del Buon Respiro. Fino al feudo di San Martino al Cimino.

Nel 1647 il cardinale Camillo Pamphili, figlio di Olimpia e nipote (o figlio) del Papa, conobbe un’altra Donna Olimpia Aldobrandini, giovane vedova del principe Paolo Borghese.

E nonostante il parere contrario della madre, ottenuta la necessaria dispensa papale, la sposò abbandonando così la porpora cardinalizia.

Il papa accettò il matrimonio, ma temendo litigi tra le due Olimpie, mandò gli sposi a vivere a Frascati a Villa Aldobrandini.

Li richiamò a Roma alcuni anni dopo, ed in effetti le due Olimpie vennero a contrasti ma fu sempre la suocera ad avere la meglio e restare unica signora alla corte pontificia.

Nel 1654 Donna Olimpia si comperò anche il feudo di Alviano con il suo castello.

Ritiratasi da Roma dopo la morte del papa nel gennaio del 1655 la curia romana tentò di rientrare almeno in parte in possesso delle ricchezze accumulate da Donna Olimpia a spese dello Stato Pontificio, ma inutilmente.

Lei si rifiutò di pagare persino le spese del funerale. Il nuovo papa, Alessandro VII fece confinare Donna Olimpia a San Martino al Cimino dove morì due anni dopo per la peste, lasciando miliardi agli eredi e materia per tante leggende popolari.

Camillo Pamphili nel 1651 acquistò il feudo di Valmontone. Sua figlia Anna sposò un Doria (di Genova) ed inizierà la dinastia dei Doria Pamphili, che cesserà nel 2000 con Orietta e continuerà con i suoi figli adottivi.

Villa Doria Pamphili del Comune di Roma è il parco pubblico più grande della città, dopo quello dell’Appia Antica, ma l’edificio della Villa è riservato in quanto utilizzato dal Governo per incontri ufficiali.

È incredibile notare come da corruzione e ruberie siano nati i più grandi capolavori di questa città.

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