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Le grandi passioni del cardinale Francesco Saverio De Merode erano le armi, l’urbanistica e le speculazioni immobiliari.

E come spesso è successo nella storia di Roma, dalla bramosia di ricchezza e potere sono nate grandi opere d’arte. Il nostro personaggio era nato in Belgio nel 1820, figlio di un ministro aveva naturalmente studiato dai Gesuiti.

Poi si era arruolato come ufficiale nella Legione Straniera ed era andato a combattere per la Francia in Algeria.

Terminata la breve parentesi della Repubblica Romana, nel 1849 era venuto a Roma e papa Pio IX lo aveva nominato monsignore e ministro delle armi.

Non si occupava certo di religione, i suoi compiti erano quelli di reprimere eventuali ribellioni, nonché di tenere i contatti tra lo Stato Pontificio ed il suo protettore Napoleone III.

Ma l’idea principale di De Merode era quella di ampliare la città di Roma, seguendo l’esempio di quello che il barone Haussmann stava facendo in quegli anni con i boulevard di Parigi.

Convinse quindi il papa, che nel 1866 lo nominò cardinale, a creare la Stazione Termini sui terreni di Villa Peretti Montaldo, unificando le tre linee ferroviarie locali che si stavano realizzando.

Dopodiché acquistò, attraverso alcune società, vari terreni nelle zone adiacenti.

La sua operazione più geniale fu il tracciamento di via Nazionale, per collegare piazza Venezia con la nuova stazione, passando per l’esedra delle Terme di Diocleziano, attraversando la Valle di San Vitale.

Non ancora contento, nel 1871 acquistò vasti terreni in quello che diventerà il quartiere Prati e fece costruire un ponte di ferro per collegare la zona al Porto di Ripetta, ponte che rimase in funzione fino al 1901.

Come spesso purtroppo accade, il De Merode ebbe modo di vedere solo l’inizio dei suoi grandi progetti perché morì nel 1874.

Ma il nuovo governo Italiano decise, subito dopo la Breccia di Porta Pia, di portarli avanti, completando la Stazione, via Nazionale ed il quartiere Prati.

Su via Nazionale furono costruiti il Palazzo delle Esposizioni, progettato da Piacentini, accanto al traforo che passa sotto al Quirinale. Poi il Palazzo della Banca d’Italia, progettato da Gaetano Koch.

Allo stesso architetto fu affidato il compito di progettare gli edifici a semicerchio su piazza dell’Esedra, realizzati tra il 1887 ed il 1894, seguendo la forma dell’esedra delle grandi Terme di Diocleziano.

Pochi giorni prima dell’ingresso dei Piemontesi a Porta Pia e del conseguente crollo dello Stato, papa Pio IX aveva inaugurato l’acquedotto, detto Acqua Marcia, che portava l’acqua fino all’attuale piazza.

Trent’anni dopo tutta l’opera fu coronata magnificamente da Mario Rutelli, nel 1901, con la Fontana delle Najadi.

Le figure femminili in verità suscitarono un certo scandalo iniziale, per cui fu messa una palizzata di legno in cui i ragazzini facevano dei fori per sbirciare, poi per fortuna la ragione vinse.

Su via Nazionale correvano gli Omnibus, prima trainati da cavalli e poi diventati tram elettrici, che collegavano il centro della Capitale con la stazione dei treni.

La Stazione Termini, che si chiama così dalle Terme, era stata iniziata sotto Pio IX e fu continuata dal Regno d’Italia con l’inaugurazione nel 1874.

Questa prima stazione fu attiva fino al 1948, quando venne demolita per costruire quella nuova.

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