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L’arte di Silvia Logi non passa inosservata e infatti ha oltre 60.000 fan su Fb e una regista americana che le ha dedicato un documentario, “Sbocciare”, che ha ricevuto molti importanti premi nel circuito dei Festival di Cinema indipendente negli Stati Uniti.

Non è semplice descrivere quello che fa Silvia, la sua tecnica si pone a cavallo fra il mosaico, il collage e l’assemblaggio di materiali diversi che si fondono in un unico linguaggio. E’ come se disegnasse con i materiali invece che con i pennelli. Il risultato sono forme immaginarie, quasi fiabesche, ma con qualche connessione con la realtà, immerse in un gioco cromatico armonioso.

Un’arte che parla di libertà, fresca ma audace nella sperimentazione che giungono a soluzioni inaspettate.

Silvia, da dove ti sei ispirata per creare il tuo stile?

Non penso di essermi mai ispirata direttamente o volutamente a nessuno, ma sicuramente un viaggio a Barcellona nel 2005 dove conobbi l’architettura rivoluzionaria di Gaudì fu la prima scintilla ad avvicinarmi alla mia “arte” interiore.

Poi vorrei citare Klimt e Niki de Saint Phalle con il suo incredibile Giardino dei Tarocchi a Capalbio (nella Maremma Toscana), un luogo dove la fantasia si fonde con la realtà.

Sei una autodidatta e come hai iniziato? Come si decide di diventare artista?

Come per molte donne, dopo la seconda maternità dovevo trovare un nuovo lavoro. Avevo il sentore che i tempi stavano cambiando, era la fine del 2005 ed ero di ritorno da un viaggio a Barcellona. Sentivo che era il momento giusto e tutto in quei mesi sembrò incoraggiarmi a continuare per questa nuovissima strada: i miei piccoli manufatti in mosaico piacquero moltissimo ad amici e conoscenti.

Mia madre, che ha un negozio a Firenze, ha iniziato a venderli e ad incoraggiarmi a continuare. Tutta la mia famiglia mi ha appoggiato e il mio laboratorio è una parte della mia abitazione, nel mio bel giardino affacciato su Firenze. Quanto il tempo me lo permette, lavoro in giardino immersa nella natura.

Parli con orgoglio di Firenze, cosa ha di speciale il paese in cui vivi?

Sono più di 20 anni che abito a Settignano (nei dintorni di Firenze) dove ha vissuto gran parte dell’infanzia il grande Michelangelo, solo per nominare il più importante dei nostri concittadini. Questo significa respirare, anche inconsapevolmente, la bellezza, l’arte e la storia in ogni angolo di strada.

Il luogo dove abito e lavoro non è separabile dalla mia arte e ispirazione. In più mi sento molto apprezzata nel territorio in cui vivo, conosco bene le persone del mio paese che hanno vissuto con me l’inizio del mio percorso artistico sostenendomi e incoraggiandomi.

Ho capito che non smetti mai di lavorare ..

E’ vero: quando non sono intenta nella creazione mi dedico alla raccolta dei materiali da utilizzare nei miei lavori. Li trovo sia vicino casa che nei viaggi che faccio. I materiali che uso sono in gran parte di recupero (vecchie assi, finestre, porte da gettare, legno recuperato da potature, pigne, semi eppoi metalli vecchi, matite raccolte nelle scuole..).

Sostenibilità massima!

Potete vedere qui il documentario al link


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