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Negli ultimi decenni del Cinquecento Roma fu completamente trasformata, soprattutto per l’opera di tre personaggi davvero eccezionali, un marchigiano e due ticinesi:

Sisto V, Giacomo Della Porta e Domenico Fontana.

Il primo è il cardinale Felice Peretti, eletto papa nel maggio del 1585 con il nome di Sisto V. Di origine modesta, il cardinale si era distinto per il rigore come inquisitore e per il suo notevole arricchimento.

Si era infatti creato un’immensa tenuta, la villa Peretti Montalto, che occupava l’attuale zona dalla Stazione Termini a Santa Maria Maggiore.

Nei cinque anni di pontificato farà realizzare dai due artisti di origine ticinese, Giacomo Della Porta e Domenico Fontana, un piano urbanistico della città che ancora oggi si legge nel tessuto della città.

A corredo delle trasformazioni urbanistiche, fece realizzare una quantità enorme di edifici e fece completare la cupola di San Pietro, che era rimasta interrotta per venti anni dopo la morte di Michelangelo.

Ma Sisto V si distinse anche per la facilità con cui faceva comminare la pena di morte a chi non seguisse i suoi ordini.

Il secondo protagonista è Giacomo Della Porta, che era soprattutto uno scultore e faceva delle fontane meravigliose come la Fontana delle Tartarughe a Piazza Mattei e quella davanti al Pantheon.

Era allievo di Michelangelo prima e del Vignola dopo, lavorò alla Chiesa del Gesù, al Palazzo del Campidoglio e alla Chiesa di Trinità de Monti. Dopo la morte del papa, progettò Villa Aldobrandini di Frascati per papa Clemente VIII.

Il terzo protagonista è Domenico Fontana, anche lui venuto giovane dal Canton Ticino iniziò a lavorare alla costruzione di Villa Montalto per il cardinale Peretti. Quando nel 1585 il cardinale diventò papa, a lui e al Della Porta venne affidata la trasformazione totale della città.

Fontana, che era soprattutto architetto ed urbanista, progettò la Cappella Sistina in Santa Maria Maggiore, il Palazzo del Laterano, il Palazzo del Quirinale, la parte absidale di San Giovanni in Laterano e il Palazzo Pontificio in Vaticano (quello da cui si affaccia il papa).

Ma le sue opere davvero geniali furono il completamento della Cupola di San Pietro, con Della Porta, e il piano urbanistico Sistino.

Il piano urbanistico di Sisto V era un vero grande piano regolatore, con il tracciamento delle strade rettilinee che uniscono le varie basiliche tra cui via Sistina, via Merulana e via di Santa Croce.

Su questo piano si è sviluppata la città fino al 1900.

Dopo oltre 1000 anni fu ripristinato un grande acquedotto romano, con il nome di Acquedotto Felice, che andava dal paese di Colonna fino al centro di Roma.

Vennero inoltre innalzati gli obelischi, che i Romani avevano portato dall’Egitto, che vennero messi come punti focali dei rettilinei: l’obelisco di San Pietro, quello di Santa Maria Maggiore, quello di San Giovanni, quello di piazza del Popolo.

Nel 1592, anche perché non andava molto d’accordo con il nuovo papa Aldobrandini, Domenico Fontana si trasferì a Napoli dove fece molte opere per conto del Viceré, tra cui il Palazzo Reale a Napoli, fino alla morte nel 1607.

Dal 1580 aveva collaborato con lui anche il nipote, Carlo Maderno, che nel 1608 realizzò la facciata della Basilica di San Pietro per Paolo V.

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