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Lo studio geologico delle rocce e dei depositi fa risalire la nascita di Ponza tra la fine del Terziario e il Quaternario antico.

La formazione di Ponza e di tutte le altre isole dell’arcipelago sarebbe inoltre avvenuta attraverso un processo di eruzioni laviche durato almeno 500 mila anni.

Foto di Fabio Tomei

La sua posizione geografica nel Tirreno, fece dell’isola una tappa strategica per gli approvvigionamenti, dapprima da parte dei Fenici, poi dei Greci (da qui il nome Eea come attesta Omero nell’Odissea) infine da parte dei Romani.

Durante il periodo Augusteo fu una località “turistica” frequentata da importanti famiglie imperiali.

Sull’isola sono tanti i siti dove ancora si possono apprezzare resti romani come cisterne romane, acquedotti e il tunnel romano di collegamento con la famosa spiaggia di Chiaia di Luna.

Ma ora passiamo a una delle tante storie moderne dei nostri amici ponzesi.

Sappiamo bene che la Marineria Ponzese per anni ha avuto una flotta peschereccia tra le più grandi di tutta la nazione.

Storie e vite di marinai ponzesi le troviamo in tantissime coste del Mediterraneo, dalla Toscana alla Sardegna, dalla Sicilia al Nord Africa.

Si dice che la loro maestria ha consentito di creare e trasmettere molte delle tecniche di pesca che ancora vengono utilizzate, come quella che consente la cattura del pesce spada, quella al bolentino di profondità per la ricerca delle cosiddette “pezzogne” (occhione in italiano, a mio parere il pesce più buono al mondo) e per finire la tecnica del “piombo guardiano” capace di adescare grandi ricciole e dentici di profondità.

Quest’ultima è stata inventata proprio da un Ponzese doc, dal grande “Don Ferdinando” Scarpati, ma questa è un’altra storia…

La storia che vi racconto oggi è quella di Silverio Aversano, detto Patalano:

“era un vecchio che pescava da solo su una barca nella corrente del golfo ed erano 84 giorni ormai che non prendeva un pesce”

(Il vecchio e il mare – E. Hemingway).”

Volevo iniziare così, proprio per descrivere l’amore per il mare del grande pescatore ponzese.

Chi conosce Silverio sa che solca il mare da 70 anni e lo fa ancora avendo superato gli 80 con la forza e l’entusiasmo di sempre.

La particolarità di “Patalano” risiede nel fatto di essere l’unico pescatore ponzese a non utilizzare alcuna tecnologia per riempire le reti: parlo di ecoscandaglio e GPS, che oggigiorno tutti i pescatori impiegano per individuare i giusti punti nave e le secche più pescose.

Silverio è fatto così, è refrattario alla tecnologia, a lui bastano i riferimenti visivi.

L’amore e la passione per il mare gli sono stati trasmessi dal papà Pietro che lo portava, seppur giovanissimo, a cercare fortuna nei mari Toscani.

Stiamo parlando di un periodo storico particolare, il secondo dopoguerra, anni molto duri e che a Ponza si sentivano con maggiore intensità date le scarse risorse presenti sull’isola.

In quel periodo il piccolo Silverio solcava il mar Tirreno da Ponza a Piombino per pescare i “castaurielli” (sgombri) che consentivano alla famiglia Aversano di “svoltare” la stagione.

Patalano nei suoi racconti descrive con precisione i baratti effettuati dal papà e dall’equipaggio, operazioni di scambio che consentivano loro di ottenere damigiane di vino, dai contadini Toscani, in cambio delle granseole (a Ponza chiamate “felloni”) pescate dalle loro reti.

Gli occhi turchesi di Silverio si illuminano ricordando i preparativi delle cene.

Per l’occasione, nella prua della barca, veniva preparato il “focarone” (un fuoco acceso con la legna avendo cura di inserire sotto di esso una lastra di metallo così da preservare l’imbarcazione) che serviva per cuocere la pasta.

Tali riti, ripetuti di mese in mese, di stagione in stagione, garantivano il sostentamento necessario alla famiglia Aversano e a quelle dell’equipaggio.

Oggi Silverio continua a solcare il mare per sé stesso e anche per tutti noi, perché è sorprendente vedere un ottantenne salire e scendere dal proprio gozzo con l’agilità di un ragazzo.

Foto di Fabio Tomei

Approdando a Ponza potrete riconoscere Patalano dagli occhi, perché

“l’uomo che ha conosciuto il mare […]

ne conserva la meraviglia nello sguardo”

(da La vedova scalza di Salvatore Niffoi). 

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