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E’ la chiesa più antica della città di Sciacca, fa risalire la sua fondazione tra il 1100 e il 1136.

Fu fondata dalla Contessa Joseta, amabilmente chiamata Giulietta Normanna, che era la figlia del conte Ruggero D’Altavilla.

Di lei si narra una romantica storia. Alla corte di suo padre si strugge d’amore per suo cugino Roberto di Basville ma questo matrimonio non “s’adda fare”, sembra infatti che fosse proibito sposarsi tra consanguinei.

Tra leggenda e storia, si narra che i due innamorati organizzano la fuitina e trovano riparo presso la Rocca Sant’Elmo a Sciacca, chiamata poi “Rocca della Regina”.

In un anfratto, secondo storie orali tramandate, Giulietta mise al mondo un bambino ma erano indigenti e vivevano di stenti.

Un frate eremita del Monte San Calogero, informato della storia, ebbe pietà dei giovani amanti e decise di farsi da intermediario alla corte del Conte Ruggero che concesse il perdono.

Con previo assenso papale i due innamorati coronarono il loro sogno con il matrimonio.

Giulietta ebbe in dote la città di Sciacca e ne fu la regina.

Da consapevole e illuminata regnante continuò la fondazione di luoghi di culto cristiani fondando tre chiese: San Nicolò la Latina, Santa Maria di Valverde detta delle “Giummare” e la cattedrale dedicata a Santa Maria Maddalena.

Forse proprio per espiare il peccato di concubinaggio.

San Nicolò sorge nel quartiere arabo del Rabato cuore della comunità islamica. L’ architettura è una commistione originale di elementi arabi e normanni, e non si esclude che alla costruzione abbiano partecipato maestranze arabe.

La pietra usata è un tufaceo conchigliare dalle speziate sfumature ocra che in diverse ore del giorno nella facciata regala sorprendenti riverberi di luce.

L’ingresso ti catapulta come d’incanto in antiche atmosfere. Vuoi la luce voluta quasi crepuscolare che illumina solo gli altari e le croci dipinte, vuoi le nude mura tappezzate da rari stralci di affreschi. Si respira una sobria e semplice aria di spiritualità.

Percorrendo la pianta a croce latina ad unica navata e posando l’occhio in alto si notano gli elementi architettonici arabi nei doppi archi a sesto acuto dell’altare centrale, la semi-cupola, le finestre strombate che rimandano alle tipiche aperture delle moschee.

Il soffitto a capriate è in stile bizantino e un tempo era interamente dipinto. Per fortuna due delle sue mensole conservano una traccia inequivocabile e, fra le decorazioni dipinte, si nota lo scudo crociato dei templari! Un possibile passaggio dei mitici cavalieri?

Protagoniste indiscusse sono le croci dipinte.

La croce originale della chiesa è un’autentica rarità risale al XII secolo ed è annoverata tra le più antiche della Sicilia. Lo stile è un felice connubio di elementi bizantini, toscani senza scartare probabili influenze locali, ed emana luce “calamitosa”.

Un’altra particolare croce è bifacciale, provenie dalla chiesa delle Giummare e nei riti pasquali la si faceva roteare: sul davanti si vede il Cristo Patiens e nell’altra faccia il Cristo Risorto in posizione pantocratica.

La croce risale al XV secolo e nel suo stile si mescolano impronte stilistiche bizantine, senza escludere probabili influenze spagnole vista la presenza in loco degli aragonesi.

In un secondo tempo, nel XV secolo la chiesa si collega ad una attigua una cappella privata, si ipotizza cimiteriale, poi diventata sagrestia. Qui è conservato dopo un accurato restauro un affresco la cui iscrizione lo colloca nel 1419 eseguito da un pittore “che venne da Pisa”.

È raffigurata una crocifissione con Maria, Gesù e Giovanni e i tre personaggi sembra abbiano epoche diverse come mai? Ipotesi aperte…

Un’apertura degli addetti ai lavori in occasione di sondaggi di studio su una parete ha riportato alla luce il volto affrescato di una probabile Santa Scolastica. Si pensa che la parete sia posteriore per cui la cappella era sullo stesso piano a diretto contatto con la chiesa.

La chiesa di San Nicolò la Latina è davvero uno scrigno che si apre alla sorpresa di chiunque voglia apprezzarne i suoi preziosi gioielli.

Foto di Lucia Stefanetti

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