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Jorge Mario Pedro Vargas Llosa è premio Nobel per la letteratura e, durante la sua breve permanenza in Sicilia, espresse il desiderio di visitare Sciacca con alcuni amici.

Ben lieta di trascorrere una giornata con un premio Nobel, organizzai un percorso storico, culturale e artistico. L’indomani lasciammo l’albergo di buon mattino.

Giunti a Sciacca chiesi al nostro autista di sostare in piazza Carmine. Prima tappa la chiesa di Santa Margherita.

Entrammo e subito il maestro Vargas Llosa venne rapito dalla regalità della decorazione barocca, poi alzò lo sguardo e dopo avere esplorato il magnifico tetto a cassettoni mi disse: “magnifico e regale, grazie”.

Uscimmo dalla chiesa e mi affrettai a mostrargli la porta laterale che si ammira da via Incisa. Il maestro ammirò a lungo la porta per la sua elegante imponenza e per la discordanza stilistica, decantando la grande armonia realizzata dal maestro Gagini.

Alcuni siti storici e architettonici erano chiusi, e siamo stati costretti ad ammirarli solo dall’esterno senza perdere della magia di Sciacca. All’inizio di corso Vittorio Emanuele, Llosa e gli altri ospiti ammirarono palazzo Steripinto, palazzo Scaglione e il complesso monumentale del Fazello.

Percorremmo lentamente via Giuseppe Licata e corso Vittorio Emanuele tra chiese e palazzi curiosando nei vicoli alla scoperta di tesori nascosti.

Di tanto in tanto guardavo il maestro Llosa e gli altri cercando di capire i loro stati d’animo e in tutti potevo percepire gaiezza e compiacimento per quella passeggiata culturale-artistica a Sciacca.

Lentamente scendemmo via Garibaldi e ci dirigemmo in piazza Angelo Scandaliato, o meglio, a “lu Chianu di San Numinicu” (il piano di San Numincuu). A passi svelti il maestro Llosa si diresse alla ringhiera, si affacciò e subito con espressione gioiosa chiamò tutti noi: “venite, venite qui si gode uno spettacolo divino”.

Mi avvicinai alla ringhiera e guardai il mare, brillava sotto i raggi del sole come un’immensa e preziosa acquamarina.

Eravamo stanchi e accaldati e decidemmo di sedere in un bar per bere qualcosa di fresco. Era d’obbligo fare gustare loro una granita di limone sulla terrazza dell’antico Caffè Scandaglia.

Quando il maestro ebbe tra le mani la sua brioche con granita, iniziò a gustarla con un cucchiaino, ma subito gli dissi: “maestro la brioche qui si mangia a morsetti non con il cucchiaino”.

Lui ridendo rispose:

ah, bene; la mangerò a morsi, ma tu mi devi fare una foto”.

Risposi: “certo, con piacere”. Mentre gustavamo la granita e ci godevamo la vista del mare, il rintocco delle campane della chiesa madre attirò l’attenzione di tutti.

Raccontai loro della devozione dei saccensi verso SS. Maria del Soccorso e il maestro espresse il desiderio di andare a rendere omaggio alla Vergine Santissima e così andammo in Basilica ad omaggiare la beddra Matri di lu Succursu (bella Madre del Soccorso).

Continuammo la nostra passeggiata a Sciacca mentre gli ospiti erano sempre più incuriositi e festosi.

Quando il sole era già molto alto e caldo, stanchi, soddisfatti e molto accaldati ci incamminammo verso il pulmino per rientrare in albergo.

Fu allora che il premio Nobel Mario Vargas Llosa mi poggiò paternamente un braccio sulle spalle e mi disse:

“grazie cara Betty per questa giornata, grazie per averci permesso di visitare questa bellissima città, grazie per averci mostrato una delle perle del Mediterraneo”.

In quel momento sentii dentro di me l’orgoglio di essere figlia della mia terra, di amare il mio paese, spesso trascurato e dimenticato dal potere.

J.W. von Goethe, Edoardo Sanguineti, Pietro Germi e Mario Vargas Llosa sono tra gli uomini illustri che hanno visitato Sciacca. Tutti, andando via, hanno lasciato un pezzetto del loro cuore.

A Sciacca  i palazzi, le chiese, le piazze, le scalinate, i vicoli e i cortili creano un percorso architettonico-storico-culturale che silenziosamente ha scritto la storia della Sicilia nei secoli.

Non sarò io a elogiare la mia Sciacca, sarà il visitatore che l’amerà come noi non sappiamo amarla.

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