Arriva in estate l'oleandro
Arriva in estate l'oleandro

Estate: arriva la stagione degli oleandri. E sono felice!

Chi si ricorda quelle pennellate di oleandri lungo tutta l’Autostrada del Sole?

Le siepi di oleandri colorati che da giugno a settembre regalavano una luce di gioia colorata, una macchia di colore fra il grigio dell’asfalto, ancora mi riempiono il cuore e ogni volta che imbocco l’autostrada mi chiedo perché non ci sono più.

Le siepi venivano tagliate quasi a raso in inverno, ma imperterrite ogni primavera tornavano a crescere e a segnare il tempo dell’estate e delle vacanze.

 

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Per me l’oleandro è puro gioia e simboleggia le calde giornate estive, quelle siccitose accompagnate dal canto delle cicale e lo metterei ovunque.

Rappresenta le nostre campagne e il sud Italia, perché non li trovavo mai nei giardini dei miei cugini al nord. Il suo originario nome greco "nerion" vuol dire acqua, infatti rivelano la presenza di corsi d’acqua sotterranei e quando gli oleandri crescono spontanei. Si dice che la pianta sia originaria proprio della Grecia, della zona magica della Colchide.

L’oleandro ha una strana storia perché a tanta bellezza corrisponde anche tanta pericolosità dei fiori e delle foglie. Sono velenose: ma perché poi uno dovrebbe mangiarsi le foglie dell’oleando?

Forse qualcuno potrebbe ispirarsi al film White Oleander per far fuori la suocera!

Molte storielle servono proprio a ricordare alle persone di non mangiare fiori e foglie, come quella della storia di Apuleio nel suo romanzo Le metamorfosi. La storia è quella di un giovane ragazzo trasformato in asino che doveva mangiare delle rose per tornare ad essere un uomo. Ma l’asino stava per mangiare i fiori dell’oleandro e si accorge appena in tempo dell’errore e per questo il nome ‘ammazzalasino’.

Un’altra leggenda metropolitana racconta di un gruppo di cacciatori che sarebbero morti per aver cotto la carne con brace fatta con i rami di oleandro.

Quello che è certo è il potere della sua bellezza che viene ritratto in molti dipinti come lo Sposalizio della Vergine di Raffaello. Il bastone di San Giuseppe era ricavato da un oleandro secco ma quando San Giuseppe lo conficca sul terreno, il ramo torna a fiorire. Da questa storia nasce un altro nome dell’oleandro che è chiamato anche Mazza di San Giuseppe.


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