
Nelle carte dei vini, per molti anni il Lazio era rappresentato da poche cantine raccolte in una sola pagina. I vini prodotti nei nostri territori andavano tutti sui banchetti dei turisti a Roma come vino da tavola, praticamente il vino veniva venduto sfuso prima ancora di andare in bottiglia.
Diciamo che i produttori del Lazio non avevano la necessità di affinare e quindi di scegliere quale vino produrre in relazione alle tipicità della loro zona. Poi tutto è cambiato una ventina di anni fa.
Posso raccontare la nostra storia di produttori di Cesanese del Piglio, grazie a Antonio Coletti Conti che si era ritrovato produttore suo malgrado alla morte del padre, il Cesanese ha cominciato a vincere premi.
Questo ha innescato una piccola gara a imbottigliare e affinare il vino in modo che ogni cantina avesse una sua identità riconoscibile. Poi una decina di anni fa sono nate nuove cantine da imprenditori che stanchi di bere vini di altre regioni volevano dimostrare che anche i nostri territori sono ricchi di vitigni autoctoni dai sentori straordinari e si può dire che è iniziato un nuovo capitolo della storia enologica del Lazio.
Oggi il Lazio è caratterizzato da un tessuto imprenditoriale molto giovane ed entusiasta, come mia figlia Maria di Donna Vittori Borgo Agricolo (www.donnavittori.com) che hanno aperto le cantine all’enoturismo e ad un modo giovanile di interpretare la vita all’aria aperta.
Ma soprattutto oggi il Lazio è anche ARSIAL che è cambiata ed aiuta la crescita dell’immagine dei vini con la nuova presidenza di Massimiliano Raffa e con l’assessore regionale Giancarlo Righini. Mentre la presenza del padiglione Lazio nelle maggiori fiere del settore crea una immagine frizzante e professionale del nostro sistema produttivo (e attrare la curiosità di sommelier e buyer), gli incontri tra produttori al Crea di Velletri creano un proficuo tessuto di scambi culturali.
Per questo l’incontro tra imprese, enologi, istituzioni e mondo scientifico del 10 ottobre a Velletri “Il Lazio del vino che verrà – Ricerca, territorio, innovazione” è stato un vero successo e tutti i viticoltori hanno chiesto di ripetere questi incontri almeno a cadenza semestrale.
Massimiliano Raffa ha illustrato l’impegno dell’agenzia nella valorizzazione della viticoltura: “Negli ultimi due anni Arsial ha avviato 19 progetti sperimentali che coinvolgono oltre 50 varietà di vite, tra autoctone e resistenti, in collaborazione con CREA, CNR, Università della Tuscia e Tor Vergata.”
La giornata è iniziata con una interessante Masterclass di degustazione dedicata ai vini sperimentali Arsial, frutto di microvinificazioni, da vitigni autoctoni, come Reale Bianca, Pampanaro, Maturano Nero e Uva Giulia, e da varietà resistenti come Soreli e Merlot Kanthus.
Durante il convegno moderato dal giornalista Rocco Tolfa (RAI) con gli enologi Pier Paolo Chiasso, Vincenzo Mercurio e Angelo Giovannini sono stati affrontati i temi legati all’immagine dei vini del Lazio e a come comunicare i nuovi trend dei giovani bevitori. Infatti, se i consumi dei vini sono calati nel mondo, i giovani hanno nuovi gusti e preferiscono diversi tipi di vini più freschi e di gradazione alcolica minore. Ma soprattutto cercano di conoscere gli artigiani che li lavorano e prediligono i metodi naturali di produzione del vino.
Non posso dire la gioia di mia figlia quando è riuscita ad entrare nella APP RAISIN (https://www.raisin.digital/en/) molto frequentata dai giovani del nord Europa e dedicata al turismo connesso ai vini naturali.


Le conclusioni di Giancarlo Righini sono state il giusto preludio alla cena conviviale fatta di prodotti a chilometro e tempo zero: “la viticoltura è parte della nostra identità territoriale e culturale, e investire in ricerca e innovazione significa proteggerne il futuro. Con ARSIAL abbiamo iniziato la valorizzazione dei vitigni autoctoni grazie ad una sperimentazione al CREA di Velletri ma anche ad un nuovo modo di fare squadra con i nostri produttori.
Eventi come questo sono fondamentali per creare connessioni tra il mondo scientifico, i produttori e le istituzioni, e per rafforzare la consapevolezza del valore che il settore vitivinicolo rappresenta per l’economia regionale.”
La cena con il grande braciere di castagne arrostite è stato il momento delle fotografie e poi ognuno di noi ha girato per incontrare e salutare tutti gli amici e colleghi con i quali condivide le gioie e di dolori della viticoltura.








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