Anagni. Chiesa di Sant’Agostino

La chiesa di Sant’Agostino ha uno stile tardo rinascimentale e la sistemazione della chiesa e del convento sono stati avviati dai monaci agostiniani nel 1479 ma l’edificio è stato distrutto dal Duca d’Alba nel 1556.

In quel periodo il papa era in guerra con Filippo II di Spagna ed Anagni aveva un ruolo di bastione contro l’avanzata spagnola e di appoggio logistico per le truppe pontificie. Anagni è stata assediata e poi catturata e saccheggiata dalle truppe spagnole.

I lavori di sistemazione della chiesa vennero poi ripresi e completati nel 1575 per poi avere un nuovo assetto intorno al 1790-95. Infatti le truppe francesi nella loro opera di smantellamento dello stato pontificio vendettero gran parte del convento, che fu usato come caserma dei carabinieri, e lasciarono solo una abitazione per il parroco.

La facciata è suddivisa in tre sezioni verticali con un solo portone di ingresso adornato con un frontone e racchiuso in un disegno di un grande arco. L’interno della chiesa ha una pianta circolare con una cupola centrale e tre cappelle e l’altare principale ha una splendida tela del XVII secolo che rappresenta la Vergine con Sant’Agostino.

All’ingresso si trovano altre due cappelle laterali: quella di sinistra dedicata alla Vergine con una preziosa tela di una Madonna con Bambina e quella di destra dedicata ai caduti della Grande Guerra. Si tratta di una vera particolarità in cui sono rappresentate le immagini di tutti i ragazzi di Anagni che hanno partecipato alla Prima Guerra Mondiale perdendo la vita nel conflitto.

Una nota particolare: nel grande film di Mario Monicelli dedicato alla Grande guerra con Vittorio Gassman e Alberto Sordi, il cappellano viene invitato a leggere una lettera di un soldato che proveniva proprio da Anagni.


powered by social2s

Scritto da
DiscoverPlaces

Discoverplaces.travel promuove i piccoli borghi Italiani e crea ponti con i discendenti italiani all'estero attraverso il Premio Town Ambassador.

Iscriviti alla Newsletter

Scopri un territorio attraverso le emozioni di chi l'ha raccontato in prima persona.