Militello in Val di Catania. L’area archeologica di Santa Maria la Vetere

Accessibile grazie alla recente sistemazione dei percorsi di visita e immersa in un vallone rigoglioso di vegetazione, l’area archeologica di Santa Maria la Vetere vi saprà sorprendere per la sua bellezza.

Comprende la Chiesa di Santa Maria La Vetere, con l’area cimiteriale di cripte che si estendevano sotto le navate centrale e settentrionale crollate con il terremoto del 1693, il donjon medievale sull’estremità settentrionale del pianoro e la Grotta dello Spirito Santo.

Si possono ancora ammirare tutti gli ingrottamenti intorno all’area, le scalette intagliate nella roccia, i resti di canalizzazioni e di pozzi per l’approvvigionamento idrico: sono le tracce dell’antica popolazione di Militello che qui, sin da prima dei Normanni, risiedeva.

Il pianoro di fronte la Chiesa era utilizzato per la Fiera Franca che si svolgeva a settembre, in occasione delle festività in onore della Madonna della Stella, sin dal 1446.

Forse a queste attività vanno attribuite alcune tracce di fori che si vedono nella roccia per strutture mobili in legno.

Proprio di fronte all’ingresso della Chiesa si apre una vasca perfettamente circolare, poco profonda e con una croce latina del tipo pomata alle estremità: forse aveva una funzione battesimale o purificatoria, in connessione con l’antica chiesa normanna di Santa Maria e con la cripta rupestre.

La Chiesa di Santa Maria la Vetere 
Chiamata “la Vetere” per distinguerla da quella edificata nel 1722, la Chiesa dedicata a Santa Maria della Stella fu costruita dai Normanni alla fine dell’XI secolo.

Fu la prima chiesa sacramentale e parrocchiale dei feudatari di Militello, che vi esercitavano il diritto di regio patronato, in virtù della Legazia Apostolica (che concedeva al re di Sicilia di nominare vescovi e parroci).

Le recenti indagini e i reperti archeologici (frammenti architettonici fra cui cornici e capitelli) hanno confermato quanto tramandato dalle fonti: Ruggero II nel 1115 indicava il nome del parroco da sostiture al defunto presbitero; Gugliemo II nel 1180 concedeva 15 once d’oro per il restauro della chiesa, forse danneggiata dal terremoto del 1169.

La Chiesa di Santa Maria, dunque, era pienamente attiva nel XII secolo e fu riedificata più volte.

I signori Barresi, Blasco II (1432-1455), Antonio Pietro suo figlio (1455-1500) e Giambattista (1500-1524) figlio di Antonio, ebbero il merito di tirar fuori per primi Militello dalla sua marginalità provinciale, come documentano le commissioni a artisti del calibro di Andrea della Robbia, Francesco Laurana e Antonello Gagini.

Agli ultimi due vengono attribuite due opere eccezionali: la pala della “Natività”, oggi nella nuova chiesa di Santa Maria, e il portale con protiro, completato nel 1506, miracolosamente sopravvissuto al terremoto del 1693. Crollate interamente due navate, fu ripristinata la sola navata meridionale e furono rimontate alcune cappelle.

Oggi la Chiesa è uno scrigno di bellezza, che si erge nel suo vallone con lo splendido portale decorato da sculture ad altorilievo dipinte e da un protiro decorato da una coppia di leoni a sorreggere le colonne.

La parete esterna settentrionale (parete della navata interna nella chiesa secentesca) appare decorata da cariatidi a seno nudo che incorniciano i finestroni. In fondo alla navata interna, spicca una statua cinquecentesca raffigurante Santa Maria con il Bambino.

Esternamente, così come gli scavi archeologici hanno rivelato all’interno, si estendeva un grande cimitero, con fosse scavate nella roccia friabile, usate come ossari fino a epoca recente. Quando i Normanni edificarono il primo impianto della Chiesa, dedicandolo alla Madonna, qui esisteva già un insediamento rupestre, servito da sistemi di canalizzazione, pozzi e scale per superare i dislivelli.

La Madonna ritrovata 

Un racconto a parte merita il “ritrovamento” della bella statua cinquecentesca in pietra interamente dipinta, raffigurante Santa Maria con il Bambino, restituita alla sua bellezza da un recente restauro.

Questa scultura, infatti, giaceva nei magazzini e il suo aspetto era profondamente diverso da quello che si ammira oggi.

Ridipinta interamente a vivaci colori chissà da chi, definita come “un pastiche di dubbio gusto”, nessuno avrebbe potuto immaginare che sotto quelle vernici acriliche si nascondessero i colori originali!

Un lavoro sapiente e certosino ha potuto restituire la sua vera bellezza a questa immagine della Madonna, che secondo Pietro Carrera proveniva proprio da questa chiesa, collocata prima nella Cappella della Natività, poi in quella di Filippo Barresi (edificata nel 1509). 


La Grotta dello Spirito Santo e il mito dei Templari 

Sul fianco meridionale della Chiesa di Santa Maria la Vetere si apre la Grotta (o Cripta) dello Spirito Santo, scavata nella roccia calcarea. Questo spazio, una volta persa la funzione cultuale, venne riutilizzato per il periodico svuotamento degli ossari della Chiesa.

In parte ancora riempita di terra mista a ossa, la Grotta era un oratorio rupestre con un altare, nicchie e sedute di forma ogivale alle pareti. Un tempo decorata ad affresco (di cui ancora nel 1700 si vedevano le tracce), la Grotta è “misteriosa” per alcuni suoi simboli e varie sono state le interpretazioni (catacomba paleocristiana, chiesa bizantina).

Sono ben visibili, intagliate alle pareti, alcune croci di tipo greco con i bracci uguali, una croce ricrociata e tre perfette semisfere.

Si potrebbe ipotizzare che in epoca normanna si fossero costruite due chiese una a fianco dell’altra: una di rito latino, dedicata alla Madonna, una rupestre, di rito greco-bizantino, dedicata a San Nicola (il cui simbolo sono appunto le tre sfere), culti entrambi portati da cavalieri d’oltralpe.

La Grotta dello Spirito Santo potrebbe essere un oratorio rupestre edificato intorno al XII secolo, in cui il rito fosse compiuto da una comunità di “pari” (come indicherebbe la tipologia delle sedute, a esclusione di quella sormontata dalle tre sfere, che potrebbe essere lo scranno del Magister): si trattava, forse, dei Templari?

Qualora tale suggestione fosse confermata, la cessione della attività di questa chiesa, divenuta poi area cimiteriale di pertinenza di Santa Maria, sarebbe da attribuirsi alla soppressione dell’Ordine da parte di Papa Clemente V nel 1312, che comportò la riassegnazione dei loro beni anche ad altri ordini religiosi.

Il culto a San Nicola, tuttavia, era ormai ben radicato e avrebbe potuto subito spostarsi nei pressi del Castello in zona Purgatorio: qui esisteva una piccola chiesa (San Nicolò il Vecchio) andata interamente distrutta nel 1693, lasciando ricordo di sé solo nella toponomastica locale.


Il dongione normanno 
Una massiccia torre si erge sul fianco nord-orientale della chiesa. Recenti studi vi hanno riconosciuto un donjon normanno, tipico fortilizio quadrato d’avvistamento, con funzione sia difensiva che residenziale.

Questi dongioni solitamente avevano due o tre piani coperti con volte e divisi da solai lignei, piano terra spesso non accessibile e accesso al primo piano tramite una scala retrattile o un ponte levatoio, mentre gli accessi interni erano realizzati tramite scale lignee o scale elicoidali ricavate nello spessore delle pareti.

La collocazione dell’edificio, a lato della chiesa, rivela l’origine dell’insediamento religioso, legato alla fondazione dell’insediamento fortificato (castrum).

A piano terra la torre ingloba una camera scavata nella roccia, forse una tomba a camera di epoca più antica.

 


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Scritto da
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