

Il centro si è formato attorno ad un poderoso castello medievale normanno nato su una rupe in posizione di dominio strategico. Un castello che era una vera opera di ingegneria e con un acquedotto che arrivava dalla montagna e poi serviva tutte le fontane.
La storia del castello inizia proprio dopo l’XI secolo quando il papa si alleò con i Normanni per affermare la chiesa cattolica su quella bizantina di rito greco-ortodosso. Questa area era infatti uno dei posti dove si erano insediate comunità di monaci basiliani provenienti da Bisanzio e il loro rito non era gradito alle mire espansionistiche dei Papi di Roma.
Ne restano tracce negli antichi nomi delle chiese scomparse di San Teodoro e Santa Caterina che erano santi particolarmente amati dalle comunità orientali.
Tutto inizia con Bruno di Colonia, consigliere di papa Urbano II, che fonda la Certosa di Santo Stefano del Bosco.
Ruggero I il Normanno, Gran Conte di Calabria e di Sicilia, che edificò l’attuale castello sopra una antica rocca bizantina e nominò nel 1085 i Concublet, una famiglia originaria dell’Inghilterra e della Baviera, signori del feudo.
Ruggero ‘bastardus’ Concublet era figlio illegittimo di Ruggero I e il castello per molti anni è stato il più grande del sud della Calabria e un punto di riferimento sociale e militare.
Questa famiglia del nord Europa instaurò un rapporto esemplare con il territorio che crebbe economicamente grazie a innovative coltivazioni agricole, soprattutto quella degli agrumi.
La signoria dei Conclublet ha rappresentato quasi quella di uno stato ed è durata fino al 1678. A parte brevi periodi gestiti direttamente dalla corte Angioina alla fine del Duecento e uno che aveva come protagonista la popolazione e l’università agraria per un trentennio a partire dal 1466.
Un personaggio storico che ha animato la vita del castello è stato il filosofo e frate domenicano Tommaso Campanella che nel 1599 proprio qui progettava la sua rivoluzione anti spagnola e gli ideali di giustizia sociale. La rivoluzione si concluse in modo tragico e innescò una rivalità tra le cittadine di Arena e di Stilo che si protrasse in secoli di conflitti di armi e legali presso la corte del re.
La vicinanza al popolo e la lotta con i sovrani di Spagna che governavano in modo autoritario, resero i Conclublet amati fino al 1678 quanto la famiglia si estinse. Dopo un passaggio con la famiglia dei Duchi di Atri che furono costretti a vendere ai Caracciolo di Gioiosa e nel 1699 il re di Spagna Carlo II nominò Girolamo Caracciolo marchese di Arena.
Iniziò un periodo turbolento per i contrasti per la popolazione a causa delle tasse, ma anche economicamente florido con il rilancio della economia e della coltivazione della seta.
Il declino inizia con il disastroso terremoto del 1783 che rovinò il castello, di cui oggi resta una parte delle torri angolari e parte delle mura perimetrali, e l'alluvione nel 1855.
Con l’arrivo dei francesi, Arena divenne il centro amministrativo di una vasta area.
Da ammirare la Chiesa Matrice di Santa Maria de Latinis del XVIII secolo con le due statue lignee Settecentesche del "Cristo Risorto" e di "San Michele" attribuiti a Gennaro Franzese.
La Chiesa delle Grazie ha un portale in pietra con decorazioni barocche e al suo interno si trovano alcune sculture Settecentesche tra cui un'immagine della Madonna delle Grazie.
Il centro abitato di Arena si distribuisce nelle frazioni di Berrina, Bivieri, Castellina, Castellina Managò, Croce, Croce di Bovo, Fossa, Tomacelli, Umbro e Cerasara.
Arena è famosa per le eccellenze agricole e la qualità del suo olio extravergine di oliva e sul suo territorio si può passeggiare in una foresta biogenetica tutelata dalla Comunità Economica Europea.
Dopo l’Unità d’Italia e dopo entrambe le guerre mondiali, Arena ha visto la partenza di molti suoi cittadini soprattutto verso gli Stati Uniti d’America prima e l’Australia poi.






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