L’arte raccontata da Toni Venzo, scultore legato alla sua terra

L’arte raccontata da Toni Venzo, scultore legato alla sua terra

Sono un artista, uno scultore.
Esprimo la mia arte attraverso una materia particolare il “legno”: una materia viva che richiede rispetto e ascolto.
Nel mio percorso ho dialogato anche con altri materiali: la terra, il bronzo, il marmo, ma alla fine sono ritornato al legno perchè mi sento profondamente legato ad esso e attraverso di lui alla mia terra di origine.
Abito a Pove del Grappa, sotto il grande Monte Grappa e davanti a me scorre la Brenta che per secoli ha trasportato il legno dalle montagne all’Arsenale di Venezia.
Qui cresciamo amando gli alberi e la natura. Mi piace definirmi come uno ‘scultore dell’albero’.

L’albero è qualcosa di intimo e magico.


Per molte persone assume un significato esistenziale, esprime quello che siamo, ci indica la strada per recuperare un legame con noi stessi.
Affonda le radici nella terra e si protende verso l’alto nutrito dall’energia del sole, al suo interno scorre la linfa che lo nutre e crea un’architettura perfetta di fibre e di linee.


Quando scolpisco il legno devo tenere conto di tutto e trovare dei compromessi con lui, con le sue fibre e con le linee che lo hanno modellato. Quelle stesse linee che ora danno il ritmo al mio gesto creativo segnando forme, chiamando vuoti o pieni: io li ascolto e mi lascio guidare.
Mi sento accompagnato nell’azione creativa e spinto sempre alla ricerca di nuove forme che sono veicolo di nuovi messaggi.


Vivo in una valle, circondata da boschi e attraversata dal fiume e, attraverso il legno degli alberi, l’acqua del fiume ritorna incessantemente nelle mie creazioni

Il legno assume delle forme che si liberano fluide e dinamiche e riportano al fluire dell’acqua che scorre in un percorso di liberazione verso il mare.
Il fluire della corrente mi ha da sempre affascinato: è un’esperienza che coinvolge tutti i nostri sensi e che sollecita la mente a lasciar andare, a liberare lo scorrere dei pensieri e delle energie.
Il rumore dell’acqua, le sue forme e i suoi colori sono in continua mutazione, accompagnano lo sguardo, sono una potente metafora
dell’esistenza umana che è un continuo divenire. Un continuo doversi adattare alla forma delle cose e ai fatti della vita.
Le mie opere prendono forma da questo sentire e il fiume è per me un compagno di viaggio.
A volte sento il suo richiamo e così mi fermo ad ascoltare a sentire le emozioni che vivo in me quando sono lì.
È così che la mia arte prende forma in un processo che parte dentro di me mentre osservo lo scorrere dell’acqua e dialogo con le fibre dell’albero.