
“Senza i vignaioli il vino smette di essere un prodotto agricolo”: questa frase detta dalla presidente Rita Babini di FIVI durante l’assemblea dei soci Indipendenti riassume lo spirito con cui noi di Donna Vittori Borgo Agricolo (www.donnavittori.com) ci siamo associati alla Federazione Italiana Vignaioli Indipendenti.
E ancora mi ricordo la trepidanza con cui mia figlia ha fatto richiesta di adesione, subito dopo aver realizzato la cantina ed effettuato la prima vinificazione, e l’orgoglio con cui ha ricevuto la notizia della accettazione della nostra candidatura a FIVI.
Ha pianificato con estrema attenzione la prima uscita pubblica della nostra cantina al mercato (che si è appena concluso a Bologna) ed è partita alle 3 di notte per poter partecipare all’assemblea della federazione.
Fra i vignaioli ci si sente a casa, ognuno combatte la stessa battaglia giornaliera contro i mostri della burocrazia e ognuno di noi con umiltà contribuisce passo dopo passo a diffondere la cultura del vino e della bellezza dell’ambiente.
Nel nostro piccolo abbiamo recuperato una valle dove prima della industrializzazione degli anni ’70 tutti coltivavano i pendii con vitigni di Cesanese e le persone si erano rassegnati a paesaggi di sole balle di fieno.
Oggi i vitigni sono tornati in modo diverso, con giovani che li hanno impiantati e li curano con amore mentre organizzano eventi di degustazione e di ballo in mezzo ai filari.
La crisi del vino è una crisi generazionale e la rinascita può passare solo attraverso le piccole imprese che diffondono prima la cultura e le tradizioni italiane e poi il vino. Mi è piaciuto il discorso di Alessio Mammi, assessore regionale all’Agricoltura, che ha parlato di orgoglio dei piccoli produttori custodi del territorio che con il loro lavoro (spesso eroico) hanno riportato i territori minori sotto la luce dei riflettori dei turisti di tutto il mondo.


FIVI Bologna è un mercato, non una fiera, e le persone entrano con i carrelli per poter fare la scorta di vini durante l’anno e i regali di Natale agli amici. Fa un po’ impressione vedere i carrelli dentro i padiglioni della Fiera di Bologna che in genere ospitano professionisti, ma poi lo spirito con cui le persone ti vengono a trovare in fiera ti ripaga di tutto.
Abbiamo incontrato anche qualche ristoratore o piccoli importatori che cercano storie di vignaioli e vini autoctoni da presentare ai loro clienti.
E dobbiamo riconoscere che il Cesanese ‘spacca’!
La nostra regione non è conosciuta per il vino, fino a pochi anni fa tutto il vino prodotto veniva mendato sfuso alle varie trattorie di Roma per i turisti. Solo meno di una ventina di anni fa, imprenditori stanchi di dover bere sempre vini di altre regioni si sono avvicinati ai vigneti con un altro spirito.
Hanno chiamato enologi, hanno costruito cantine accoglienti e hanno studiato finalmente etichette per vini che fanno affinamento e poi vengono imbottigliati.
Il re dei vitigni del Lazio, e unica DOCG a bacca rossa, è il Cesanese e da noi si sono presentate persone che chiedevano solo di assaggiare questo vino e di conoscerne meglio la storia.
I numeri del mercato sono stati impressionanti: oltre 28.000 presenza per andare a gustare gli 8.000 etichette presentate dai circa 1.000 produttori indipendenti.
Potremo dire che la nostra prima uscita la abbiamo fatta con ‘lo sbarco dei 1.000 a Bologna’!
Un ultimo pensiero di riflessione sul valore dei vignaioli indipendenti lo rubiamo a Paolo De Marchi, vignaiolo in Piemonte e artefice della straordinaria storia di Isole e Olena, premiato da FIVI: “Se finiscono le aziende familiari finisce la viticoltura in Italia”.
Ed io aggiungo che se finiscono le aziende familiari finisce la cultura delle tradizioni autentiche dei territori, tutto il resto lo ha detto meglio di me Julian Barnes nel suo romanzo “England, England”. E la realtà orribile della omologazione rischia di superare la sua fantasia.
Ciao FIVI, orgogliosi di essere entrati nella famiglia. Ci vediamo a maggio con il mese del vignaiolo e il prossimo anno al mercato di Bologna!







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