Il mio paese natio...è il più bello: Cabernardi

Il mio paese natio...è il più bello: Cabernardi

A Cabernardi, nel territorio di Sassoferrato, avevamo la miniera di zolfo più grande d’Europa e anche la nostra vita di bambini ruotava intorno allo zolfo e, in qualche modo,alla realta’ mineraria.
[caption id="attachment_121148" align="center-block" width="1024"] Cabernardi Sassoferrato - Parco Archeominerario di Cabernardi[/caption]
Ripenso a quando ero un ragazzino quando nel pomeriggio dopo la scuola avevamo l’abitudine con gli amici di andare per il paese per soffermarci nelle botteghe degli artigiani.
Si, perchè allora eravamo una grande famiglia ed era bello fermarsi a curiosare e a chiacchierare. Si passava dai due falegnami di quei tempi,” Orlandi e Caverni”, dove incuriositi seguivamo la loro abilità nel costruire, verniciare, piallare. 
Poi passavamo dalla giornalaia ed alla ferramenta di “Tuta” dove compravamo il carburo.

Il carburo, i minatori lo usavano per fare luce nelle loro lampade ad acetilene in miniera nelle gallerie, noi per fare "gli scoppi" con barattoli bucati, innescati con una fiammella.


Ma avevamo trovato un altro giochetto pero’ era necessario andare nella nostra farmacia. 
I più grandi, con la scusa del mal di gola, compravano il perclorato di potassio in compresse che, miscelato con un po’ di zolfo in polvere, formava una miscela che in compressione faceva dei botti notevoli. 
Per fare questo venivano usati i grossi dadi e bulloni dei binari della miniera. Si lanciavano in aria e ricadendo a terra facevano dei rumori tremendi simili alle mine. 
Insomma noi ragazzini eravamo attratti dalle alchimie che si usavano in miniera.
Oggi saremmo definiti pericolosi…allora eravamo solo vivaci!
Passavamo dal fabbro “Rigucci” per ammirare la forgiatura del ferro con il fuoco di carbone ravvivato dal mantice.  Poi da “Basili”, un ometto con gli occhialini che sapeva riparare dagli ombrelli agli arnesi di lavoro.
Ci sembrava Archimede Pitagorico che seguivamo sui fumetti. Gioivamo nel vedere le mietiture e le battiture del grano, la gente in festa ed in allegria…Raccoglievamo i fiori per infiorare le strade per il giorno del “Corpus Domini”.
Arrivavamo con i miei amici di allora vicino alla miniera di zolfo col suo febbrile e duro lavoro dei minatori. Ma anche con le gioie del ‘dopo-lavoro’. La “Dela” per 5-10 lire ci vendeva lupini e “becche” abbrustolite da mangiare ,si portava un banchetto ed una sediolina di fronte al Circolo. Seguivamo il gioco delle bocce e le partite a carte.


In questo scrigno di ricordi c’è la mia vita, completato dai tanti amici di quei tempi, dalla spensieratezza della gioventù.
Quanto amore portava quell’amicizia, quei muri di Cabernardi!
Poi l’incantesimo si ruppe,iniziarono i primi trasferimenti tra i quali rimase coinvolta anche la mia famiglia, iniziarono le lotte a difesa del lavoro... infine la miniera fu chiusa.L’esodo colpì intere famiglie che vennero sparse per l’Italia in altre attivita’ minerarie ed industriali. Sicilia, Puglia, Emilia Romagna,Toscana, Veneto, Trentino Alto Adige, Lombardia.
Il nostro paese si spopolo’ e ci si vedeva d’estate nelle vacanze scolastiche…
Se mai un giorno passeggerai per le piccole vie del mio paese e vedrai le foglie di autunno che secche e color marrone verranno sollevate in un turbinio dal vento, quel giorno potresti avere le mie stesse sensazioni di amore e malinconia.
Poi scorrendo tra le case dai portoni chiusi ricorderai come me i momenti trascorsi …dove predominava una gioventù che si voleva bene, unita nella povertà e nel lavoro.
Rivivrai visi conosciuti, l’aria fresca e libera, ancora forse con un po’ di odore di zolfo...
E a notte fonda, quando le luci si attenuano e si spengono il silenzio della notte si riappropriera’ del suo spazio, è la stessa notte di quando a Cabernardi eravamo tanti.

La notte  si addormenta con noi, in fondo siamo stati tutti attori di questo teatro
Cabernardi, eri qui prima di me e lo sarai anche dopo. Vorrei che le prossime generazioni ti amassero come ti ho amato io.
Foto di Copertina da Sassoferrato Turismo

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