Il palazzo Forani a Casperia nasce alla fine del secolo XVI come evoluzione del castello e ingloba uno dei cinque torrioni rimasti.

Il palazzo ha più di cinquanta stanze e una cappella.

A ricordo della potente famiglia guelfa degli Orsini ai lati del portale di ingresso del palazzo si trovano due statue di orsi.

Durante la dominazione napoleonica i Bruschi, la famiglia allora proprietaria, restaurarono il palazzo secondo lo stile impero. Misero colonne nell'ingresso, stucchi decorativi e nuovo arredamento interno.

Dopo varie famiglie, dal 1929 il palazzo passa alla famiglia Forani che fa una ristrutturazione interna e una sistemazione del parco collinare.

Nel 2003 segue una parte del palazzo è stata trasformata in case vacanze.

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Casaprota. Palazzo Filippi, torre e castello

Il castello di Casaprota è il nucleo principale attorno al quale si è formato il borgo e si trova nella parte più alta del paese.

La costruzione risale agli inizi del X secolo e la prima citazione, che riguarda una disputa sulla proprietà, si trova in un documento della fine del 1100, durante il pontificato di Celestino III.

La cinta muraria è stata costruita verso il XIII secolo dalla famiglia Soderini.

Nel XVI secolo, finito il ruolo di protezione del borgo, il castello viene trasformato in palazzo con l’apertura di finestre e ampliamenti per la zona di rappresentanza.

L’aspetto finale e sobrio ed elegante ma non sfarzoso. Alle spalle del castello si eleva una torre circolare trecentesca.

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Intorno al Cinquecento, a Cantalupo in Sabina venne edificato Palazzo Camuccini sui resti del Castello di S. Eustachio e dei Savelli per volere del cardinale Pierdonato Cesi vescovo di Narni.

La facciata del palazzo si presenta come un portico cinquecentesco a due piani sovrapposti, un portico e un loggiato.

I pilastri hanno decorazione doriche e ioniche. Il fabbricato è decorato da finestre sui tre piani, nella parte posteriore la struttura poggia sulle due grandi torri quadrate appartenenti all'antico castello feudale.

All’interno, nelle sue ampie sale si osservano pregevoli affreschi della scuola degli Zuccari.
 

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Porta Maggiore di Cantalupo in Sabina è conosciuta anche come Porta dell'Orologio ed è la porta principale del paese.

Sulla porta si trovano due statue dedicate a Mercurio, sulla sinistra, e Minerva, sulla destra, comunemente conosciute come "Bammocci" (ragazzini).

Le due statue del XVI secolo, alte 1,2 m, sono un simbolo della città e sono realizzate in marmo bianco. Alla statua della Dea Minerva manca la testa.

Una leggenda narra che ai ‘cantalupari’ fu chiesto di scegliere tra l'acqua e i ‘bammocci’ e loro preferirono questi ultimi.

Per questo forte legame con le due statue, scherzosamente, i cantalupari vengono anche soprannominati "Bammocciari".

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La croce processionale di Borbona risale al 1320-1330 ed è uno straordinario capolavoro artistico di grandi dimensione, 115 x 70 cm. E’ sbalzata in lamina d'argento dorato a fuoco e decorata da smalti traslucidi.

La croce è esposta nella chiesa di Santa Maria Assunta e viene portata in processione tutte le prime domeniche di settembre per la Festa della Natività di Maria.

L'opera faceva parte di un gruppo di grandi croci processionali distribuite nei santuari lungo il confine del Regno angioino, e Borbona era una città di fondazione angioina destinata ad essere uno dei 99 castelli de L'Aquila.

Realizzata da un importante orefice toscano, Andrea di Jacopo d'Ognabene (1284-1320), attivo alla corte dei d'Angiò.

La sua complessa iconografia rispecchia i grandi temi religiosi coinvolti nel drammatico conflitto che divide nei primi decenni del Trecento i francescani Spirituali dalla Curia trasferita ad Avignone: la Trinità e il primato dello Spirito Santo.

Sul dietro, il Cristo è issato sull'Albero della vita che sorge al centro dell'Eden e il suo sangue redime il teschio di Adamo sepolto alla base del Golgota. Sul davanti, il Cristo siede sul trono apocalittico, alla fine dei tempi, coronato come un re angioino e attorniato dai quattro evangelisti.

La straordinaria figura di Giovanni Evangelista con testa di aquila, in alto, e di Giovanni Battista, in basso (nel verso), esaltano l'importanza capitale dello Spirito Santo, come voleva l'appassionata spiritualità francescana.

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