La chiesetta di San Lorenzo a Santopadre è citata nelle decime del 1308-1310 e in quelle del 1325.

Nei pressi della chiesetta sono stati raccolti circa 30 frammenti protostorici, volsci e romani.

Quelli più antichi sono databili dal VII al IV secolo AC. Fra i pezzi ceramici romani si distinguono due frammenti di coperchi a vernice nera di età repubblicana e altri frammenti di epoca imperiale.

Da questi rinvenimenti si deduce che la chiesa è stata realizzata su un precedente edificio di culto preromano e romano.

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L'originaria chiesetta di San Folco era stata costruita a Santopadre per ospitare il corpo di San Folco.

Questo venne posto in una urna sotto l’altare con l’iscrizione latina “Qui vi è il corpo di San Fulcone”.

L’attuale chiesa risale al XVI secolo ed è stata consacrata solo nel 1742.

All’interno presenta tre navate a volta e sette cappelle con altari.

Sopra l’altare principale si trova una tela a due facce realizzata dal Cavalier d’Arpino, con l’Ultima Cena e la Resurrezione.

Altre pregevoli tele e le statue di Sant’Antonio e di Santa Filomena adornano le cappelle della chiesa.

La chiesa ha anche stucchi e scene figurate, realizzate verso il 1750 dal milanese Carlo di Cesare.

La chiesa ha un organo del 1728 opera di Caterinozzi.

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Secondo la tradizione, la chiesa di Santa Maria dell'Ulivo Sant'Elia Fiumerapido è stata edificata a seguito di un evento miracoloso.

Il nome viene dall’apparizione della Madonna ad una pastorella muta su una pianta di “ulivo” sul finire del 1500.

La pastorella riacquistò l’uso della parola e la Madonna le chiese di edificare una chiesa in suo onore in un’area che fu indicata da una fila di formiche che fuoriuscivano dalla pianta di olivo.

Era il 1592, come riporta la data scolpita sull’altare maggiore.

La chiesa è in stile barocco e al suo interno ha una navata con sei altari laterali.

Su uno di questi altari si trova una tela settecentesca dipinta dall'artista napoletano Lorenzo de Caro, raffigurante la visitazione della Madonna a Santa Elisabetta.

Sull’altare maggiore si trova una teca in vetro contenente la statua della Madonna scolpita proprio in legno di ulivo e che probabilmente risale allo stesso XVI secolo.
 

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Il primo nucleo del santuario di Santa Maria delle indulgenze è stata una cella eretta nel IX secolo da monaci benedettini a Sant'Elia Fiumerapido.

E' stato costruito sui ruderi di un’antica villa romana a Casaluce.

Questa cella fu consacrata nel XVI secolo alla Madonna di Santa Maria delle Indulgenze.

Secondo i documenti già nel XVI secolo si dispensavano indulgenze plenarie.

I giorni delle indulgenze erano quello della festività della Madonna, la seconda domenica dopo Pasqua, ogni domenica di maggio e nel giorno dell'Assunzione.

Nel 1841 la chiesa venne ampliata con l’aggiunta di un'abitazione a due piani.

I lavori continuarono fino al 1860 quando venne finito il nuovo tempio a tre navate.

La statua lignea della Madonna delle Indulgenze conservata nel santuario risale al XIV-XV secolo.
 

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La sua prima costruzione della chiesa di Sant’Elia o di Santa Maria la Nova risale al 1250 per volere del sacerdote Don Leonardo Infante da Sant'Elia Fiumerapido. 

Don Leonardo la edificò a sue spese e le diede un fondo, libri e arredi.

Nel 1700 la chiesa fu notevole ampliata e vi furono trasferiti molti elementi, altari, della chiesa abbandonata di San Biagio.

Nei lavori di ampliamento furono adoperate pietre della chiesa di Sant’Elia Vecchio, di San Michele e delle antiche mura di cinta di Sant’Elia medievale.

All’esterno si nota il caratteristico campanile a orologio tetragonale, la duplice scalinata, la facciata ad intonaco arricchita da un portale in pietra scolpita e da una meridiana.

All’interno la chiesa ha di tre navate, con copertura a volte ad arco tondo di tipo romanico.

Da rilevare il seicentesco organo ligneo a canne, opera di Giuseppe Catarinozzi di Affile e il coro ligneo intarsiato dai maestri intagliatori della famiglia Mosca di Pescocostanzo.
 

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La chiesa di Santa Maria degli Angeli a Sant'Apollinare nasce da una precisa ricostruzione dopo la distruzione della seconda guerra mondiale.

La chiesa aveva dipinti del Cinquecento, del Settecento e dell'Ottocento e ricordava in piccolo la Basilica di Montecassino.

Assieme all’Abate di Montecassino, nel '46 la chiesa è tornata in vita.

La struttura ha mattoni rossi e parti in pietra lasciate ‘a vista’ e la facciata vuole simboleggiare la forza dell'antico.

I lucernari nel pomeriggio lasciano filtrare il sole proprio sulle statue dei Santi, e in particolare di Sant'Apollinare.
 

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