La chiesa dei Santi Giacomo Battista ed Evangelista a Monte San Giovanni Campano è nel convento cappuccino ricostruito nel Cinquecento.

La chiesa precedente era molto più grande ed è stata ridotta quando è diventata parte del convento dei cappuccini.

Il convento ha un interessante chiostro con un giardino al centro.

Attualmente il convento è una casa di preghiere e di incontri.

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La chiesa di di San Pietro de Areaula a Monte San Giovanni Campano è molto antica ed è menzionata nel 1028 come una ‘fondazione canonicale’, una forma di vita ecclesiastica precedente alla riforma gregoriana.

La chiesa entrò nei possedimenti dell’Abbazia di Trisulti e nel 1379 Urbano VI obbligò i certosini di Trisulti ad ingrandire la chiesa, alla quale rimasero legati fino al 1870.

Il monastero nominava il parroco, la manteneva e, nel 1725, ne curò la ristrutturazione.

L’edificio ha una forma singolare e si distacca dall’architettura della zona: la pianta è a croce greca e la chiesa si chiude verso l’alto con tiburio ottagonale e lanterna.

Il campanile presenta un’originale copertura che richiama elementi stilistici orientali e la facciata è settecentesca.

Al suo interno ci sono tre altari, uno per braccio, e alcuni dipinti fra i quali una Vergine con Bambino, San Pietro e San Brunone del Caci del 1682.

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La chiesa di Santa Maria della Arendola o Arenula a Monte San Giovanni Campano è di origini medioevale e risale all’XI secolo ed è stata rimaneggiata nel corso dei secoli.

L’interno è a navata unica con quattro altari, un ciborio del 1700 e un abside.

Al suo interno si trovano due pregevoli dipinti: il primo raffigura la Natività della Madonna ed è di scuola napoletana del XVIII secolo, il secondo rappresenta la Madonna con Sant’Emidio e San Francesco è stato attribuito al Sansovino.

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La chiesa di Santa Maria della Valle a Monte San Giovanni Campano è di origine medioevale e viene citata per la prima volta in un atto del 1186.

La chiesa ha subito un rifacimento nel Cinquecento e la facciata è di stile tardorinascimentale con due ordini di colonne, un coronamento a timpano e un ampio finestrone a vetrata istoriata.

Il maestoso portone di bronzo è stato scolpito da Tommaso Gismondi, con temi della devozione per la Madonna del Suffragio e per i santi patroni.

L’interno è a navata unica con sei cappelle, un altare maggiore e un coro settecentesco intagliato dal tedesco Veser.

L’abside è dell’architetto ottocentesco Virginio Vespignani, e ci sono pitture di Sarra, Balbi e della scuola del Cavalier d’Arpino.

All’interno si trova una statua lignea della Madonna del Suffragio di scuola lucchese del XVI secolo e la Gran Croce che si porta nelle processioni.

La decorazione della chiesa è recente ad opera dell’artigiano Mauti che ha affrescato sulla volta tre episodi dell’Antico Testamento.

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Morolo. Chiesa di Santa Maria

La chiesa di Santa Maria è di origine medievale ma è stata ricostruita nel 1642.

Si trova in posizione centrale ma sopraelevata dal resto del paese di Morolo.

Si accede alla chiesa attraverso una sinuosa scala che parte dal piano della piazza.

E' separata da un elegante cancello di bronzo realizzato dallo scultore Tommaso Gismondi nel 1973.

Una scultura di un uccello distingue l’ingresso.

Sopra le scale, su una terrazza prima della chiesa, si può vedere una scultura di San Francesco che è una copia di un’opera dell’artista Ernesto Biondi originario proprio di Morolo.

Si entra poi in chiesa attraverso un portone in bronzo, anche questo realizzato da Tommaso Gismondi, nelle cui formelle è rappresentata la storia di Morolo.

La facciata della chiesa ha uno stile classico con una parte centrale caratterizzata da un grande timpano.

Ai lati di questo timpano si trovano due piccoli campanili simmetrici, con le tre campane fuse nel 1638 e nel 1697.

L’orologio originariamente fu posto nel 1697.

L’interno è a navata unica con copertura a volta a botte affrescata e decorata.

Dietro l’altare maggiore si trovano i posti dedicati ai 12 canonici quando la chiesa venne elevata al rango di collegiata nel 1782 da papa Clemente XIII.

Ai suoi lati si trovano sei cappelle che custodiscono opere d’arte di Sebastiano Conca, Eugenio Cisterna e di scuola seicentesca.

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Il santuario di San Gerardo a Gallinaro risale al XII secolo.

Fu eretto dove, nel 1102, erano stati sepolti Gerardo e i suoi compagni Stefano e Pietro in pellegrinaggio verso la Terra Santa.

Secondo il “Libretto gotico”, un pellegrino che giaceva malato nel paese ebbe la visione di Gerardo e guarì dopo averlo implorato.

Nel 1127 ci fu la santificazione. La notizia più antica della chiesa risale al 1259.

Nel 1608 il gesuita John Gerard, l’ultimo membro della famiglia del Santo, donò il braccio d’argento che ancor oggi racchiude la reliquia.

Il santuario è stato allargato e risistemato nel Settecento secondo il gusto barocco.

L’interno ha tre navate con decorazioni vivaci costituite da quadri e affreschi.

Gli ultimi sono stati dipinti dal 1970 al 1972 dal pittore Secondo Raggi-Karuz.

Di interesse artistico è l'affresco della cupola dedicato ai “quattro pellegrini e realizzato nel Settecento da un artista della scuola napoletana.

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Gallinaro. Chiesa di San Giovanni Battista

La settecentesca chiesa di San Giovanni Battista di Gallinaro è sorta sopra i resti del castello medievale.

Viene citata per la prima volta nel XIV secolo, come cappella della fortezza.

Nel XVI secolo si ha un altro documento relativo alla donazione del Principe Conca Matteo di Capua, proprietario del Ducato d’Alvito, che diede al paese il castello per costruire la nuova chiesa inaugurata nel 1596.

La chiesa fu restaurata nel 1700 e fu edificato il campanile con l’orologio, la facciata è ornata con motivi floreali, un rosone calcareo e un puttino.

L’interno ha una navata e due cappelle per lato e, nella cappella del Bambin Gesù, è custodita un'immagine miracolosa.

Nella controfacciata si trova uno splendido organo settecentesco con cantoria in legno.
 

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La origine della chiesa di San Biagio a Giuliano di Roma è molto antica.

Da una targa sul portone d'ingresso si legge che è stata restaurata la prima volta nel 1091.

La chiesa è alle falde del Monte Siserno ed era affidata ad uno o più eremiti nominati dal Vescovo che hanno dimorato in un locale vicino la chiesa fino al XVIII secolo.

Nel 1692 è stata costruita la sacrestia e ristrutturati gli interni con l'affresco raffigurante il martire San Sosio.

In un altro restauro nel 1863 è stato costruito anche il terrazzamento in pietra che si vede ancora oggi.

La chiesa ha una sola navata e nella parete di fondo è incassata la nicchia che conteneva la statua lignea di San Biagio, oggi custodita nella chiesa Santa Maria Maggiore.

Fino a qualche decennio fa le mamme ammonivano i figli con la minaccia che se fossero andati alla chiesa di San Biagio gli sarebbe apparso il “fraticello”.

Questa tradizione orale ricorda la presenza sul posto dei frati eremiti.

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