Una sedia ha cambiato la mia vita: LES FIRST the Chair

Le circostanze nelle quali mi sono trovato nello sviluppo del progetto FIRST the chair evidenziano chiaramente che questo oggetto doveva a tutti costi venire al mondo. Semplicemente sono stato un tramite.

Ho contato fino a dieci quando la mia musa biondissima, sulla terrazza della "nostra" casa a picco sul lago di Garda, con un’espressione tra il preoccupato e l’infastidito ha dichiarato la totale inadeguatezza delle sedute esistenti per la propria dimensione estetico - esistenziale.

Dietro alle lenti impenetrabili dei miei occhiali da sole NeriStoriciOversize assisto attonito ad un’affermazione tanto spregiudicata quanto artistica e capisco che la richiesta in realtà esprime l’intelligente desiderio di una continua ricerca intellettuale.

Nel silenzio intercorso tra noi vedo passare alla velocità della luce ogni possibile risposta ribelle… Ma cedo infine alla tentazione: “Signora, disegnerò io stesso la Sua seduta e la chiameremo LES FIRST the Chair”.

Nessun’altra parola è necessaria. Guardo il golfo incantato di Salò nella luce accecante della canicola dannunziana e soffermo lo sguardo nella direzione in cui il lago di Garda volge verso l’infinito di Riva. Ebbro di bellezza da restituire al mondo, attraverso il giardino panoramico e salgo a bordo della mia SmartShuttle come inventore totale di oggetti e figure del desiderio.

Il tragitto Salò – Studio si trasforma in un viaggio mentale attraverso i desideri irresistibili di un branco antropologico consapevole: le SLAVES TO THE LUXURY… a tutta velocità verso una nuova svolta della mia vita di cui Miss T. è l’involontaria catalizzatrice. Nella proiezione dinamica dell’ombra di me stesso sull’asfalto intento a salutare individuo le linee della FIRST.

FIRST the Chair si concretizza sulla carta al semaforo di Goito (Mantova - Italia), attraverso un parto grafico fulmineo con pennarello blu oltremare su foglio A4 molto casual: la prima creatura di una collezione di oggetti sensuali in pelle costellati da manette gioiello rettangolarizzate: veri e propri buchi cromati per performance familiari senza precedenti.

Per saperne di più: www.marcominimarconato.com

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Il secondo cielo di San Donato a Castelli, una sorpresa dell'arte ceramica

Non potete trovare San Donato a Castelli per caso a meno che, naturalmente, non prendiate per circa 20 volte la curva sbagliata all’uscita di San Gabriele dell’autostrada per L'Aquila ad est del Gran Sasso.

Ma se vi capita di arrivare a Castelli, avrete delle piacevoli sorprese. La prima è il magnifico mastodontico massiccio del Gran Sasso torreggiante sopra di voi, come le gonne nere di una vedova vittoriana. La seconda sono i calanchi di creta che fanno da sfondo alla collina che domina il paese. La terza è quella di vedere il paese appollaiato su un massiccio di roccia sopra una valle lussureggiante.

E la quarta è la più interessante poiché, quando guidate lentamente intorno alla molteplicità di curve e volte nella piazza della città, oltre a bar, alcuni ristoranti, due chiese e gli edifici amministrativi del paese, gli unici negozi vendono tutti le ceramiche locali, la famosa ceramica aristica di Castelli.

Per comprendere Castelli e la sua popolazione in costante diminuzione, avete solo bisogno di entrare in un bar o in una bottega di ceramica e coinvolgere il proprietario con qualche battuta amichevole. Le ceramiche e le opere d'arte in ceramica di Castelli risalgono a circa 1000 anni fa, e i calanchi sono quello che resta della cava di argilla di molti secoli prima. Come in molti paesi artigianali, gli artisti sono cresciuti all'ombra delle cave.

La popolazione ammonta ora poco più di 1000 anime, la maggior parte con l'argilla che scorre nelle loro vene. Sono rimasti ancora pochi produttori di ceramica, come in altri centri in Italia, ma molti pittori e smaltatori danno prova delle proprie capacità artistiche. Nei sabati di agosto, questi artisti espongono ogni anno le loro opere lungo la via, appena svoltate l’angolo che dal paese conduce all’alta montagna.

I negozi “sorgono come funghi” in diversi angoli del paese: nelle sue antiche “ruve” sulla strada principale o in Piazza Roma, e bisogna avventurarsi dentro per capire la varietà degli stili artistici della moderna Castelli. Gli stili riflettono i diversi interessi artistici dei membri delle famiglie, poiché tutti sono coinvolti nella produzione di nuova arte ceramica.

In Art & Décor abbiamo trovato una serie di stimolanti ceramiche cubiste dipinte con donne nude; piatti e ornamenti ciascuno con un fitto velo di smalto cristallino che crea una nebbia impazzita sulla scena; mattoni tradizionali smaltati e dipinti con i soggetti del 'secondo cielo' di San Donato a Castelli.

Eppure, per noi l'esperienza clou è stata vedere la ceramica artistica tradizionale di Marco Carbone, un'arte che potrebbe essere su tela, un’arte che non permette errori nella rappresentazione delle molte figure coinvolte in scene rustiche ed erotiche.

Quello che mantiene vivo Castelli è la famosa scuola d’arte fondata nel 1906 e il suo museo. Ma l'orgoglio di Castelli è su una collina a circa 1 km dal paese, una chiesa del periodo rinascimentale – San Donato - che 400 anni fa ha avuto il suo 'secondo cielo', un tetto di 800 mattoni smaltati molti dei quali con una scena diversa, motivi floreali e geometrici, animali e ritratti di personaggi in molti colori. A quanto pare, Carlo Levi ha descritto questo piccolo soffitto come la 'Cappella Sistina della Maiolica'.

Castelli è un vero paese rustico italiano. Abbiamo trovato un ristorante, che prende il nome da Iolanda, dove tutti i cibi vengono da produzione locale (e le verdure dall’orto privato del proprietario), e il ‘rosato’ fatto in casa fa passare la voglia di imboccare la via del ritorno verso Roma. Abbiamo capito perché un gruppo di quattro persone si era avventurato da Tivoli per provare il menù e l'atmosfera del pranzo. A quanto pare, ci sono altri ristoranti di qualità simile.

La nostra conclusione è che Castelli è un dovere per coloro che apprezzano le ceramiche d'arte, si trova in una posizione magnifica e lussureggiante, cullato, se così si può dire, dalla maestosa parete nord del Monte Camicia, e il suo cibo sa saziare il palato. Quindi non andate di corsa attraverso il traforo del Gran Sasso fino al mar Adriatico, rallentare un po' e avventuratevi per spendere una giornata, e pochi euro, assaggiando le arti di Castelli.

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Perché i Gondolieri cantano così bene

Potrebbe essere la più popolare località turistica al mondo con torreggianti navi da crociera in sosta ad una estremità e il Canal Grande assolutamente pieno di traghetti, taxi d'acqua, gondole e gondolieri e barche da carico che vanno a passo d’uomo da stazione a stazione, attraversando da ‘riva’ a ‘riva’  in qualche modo senza collidere o perdere il loro prezioso carico di turisti o di vino nel turgido canale.

Venezia ha rappresentato per centinaia di anni la perfezione dell’arte della vendita, vendendo “amore” in tutto il suo splendore sensuale e sessuale in una città semi affogata nell’ acqua per lo più insufficientemente ricambiata dal mar Adriatico.

Uno potrebbe essere un po' cinico sulla storia e gli effetti della pubblicità. Ci si deve ricordare che la ragione per cui Venezia esiste è perché la gente del posto 'nuotò' verso le isole per sfuggire ad Attila, i cui guerrieri erano invincibili sulla terra, ma affondavano come pietre nell’ acqua.

E il risultato è la città che i Veneziani costruirono durante il millennio successivo, una volta che le orde degli invasori si erano ritirate verso altri pascoli e le brave persone poterono raccogliere i materiali da costruzione. Cosa è risultato da questo incidente della storia? Cosa c'è di così romantico nell’avere ogni strada sommersa?

Per un pragmatico della logistica, Venezia è un luogo molto inefficiente che dipende da piccole barche per tutti gli scambi pratici con i fornitori locali. I canali non sono esattamente adatti per la pesca, quindi non sono una fonte di cibo fresco e non si possono coltivare orti, tranne forse orti di fior di loto.

Certo, guardare verso il mare, come i veneziani erano inclini a fare, ha permesso la creazione progressiva della repubblica mercantile più longeva della storia europea, ma l'inclinazione dei mercanti di questa marina commerciale era di costruire le loro ville ben piantate sul solido suolo del Veneto.

E ora torniamo a questo giorno, un altro caldo giorno in Piazza San Marco, dove i bambini giocano nelle poco profonde piscine nel marmo e una lunga coda di pazienti turisti si snoda per la passerella di assi di legno che conduce nella Basilica, che accumula più foglie d'oro di tutte le altre banche veneziane messe insieme. Ma per quelli di noi a cui è stato insegnato il semplice vangelo secondo cui non si devono adorare gli idoli, le reliquie che contengono ossa di gambe lasciano un po' di vuoto nei ricordi dei fasti della Basilica.

Passeggiando fuori dalla piazza sui piccoli ponti per le calli interne a malapena larghi abbastanza per far passare le gondole, diamo un’occhiata dentro alberghi sempre più costosi e notiamo la somiglianza assoluta nella proposta finanziaria tra le circa 400 gondole attive, molte delle quali, perfino oggi, giacciono vuote. € 100 per corsa, sembra che il romanticismo, come dappertutto, sia un affare costoso per il quale c'è sempre un eccesso di offerta di 'barche dell’amore' e quindi di concorrenza.

I gondolieri coraggiosi passeggiano avanti e indietro sulle loro barche per attrarre il flusso di famiglie e più spesso coppie in estasi desiderose di far parte di questo con il loro denaro contante. A volte, questi gondolieri maestri d'amore fanno una serenata per i loro ospiti, non necessariamente con melodie veneziane, ma più spesso con arie d'opera italiane e canzoni napoletane mentre remano con il loro singolo remo apparentemente senza meta da canale a canale.

Eppure è questo piccolo extra che attira l'applauso dalle barche vicine e dalle rive del canale e, noi supponiamo, che assicura un flusso costante di clienti, nonché rinforza l'immagine di Venezia e dei suoi gondolieri in tutto il mondo. La pubblicità è talmente buona che dovete visitare in 3D questo luogo d’incontro d’amore.

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Italiano e australiano? Yes, please together: Australoveneto

"Avere due anime è una “croce e delizia”, citando La Traviata di Verdi. Florio Pozza è nato in Australia da genitori italiani e solo a 12 anni è arrivato in Veneto: nel suo cuore c’è spazio per due paesi.

Questa doppia identità significa che Florio sogna l’Australia quando è nel Veneto e viceversa. Come nel racconto “I fiori blu” di Raymond Queneau tratto dal famoso apologo cinese: “Chuang-Tse sogna di essere una farfalla, ma chi dice che non sia la farfalla a sognare di essere Chuang-Tze?”.

Il risultato di questo caos apparente è un artista eclettico a cavallo di due continenti e capace di prendere il meglio da entrambi contaminando le due culture. Ad esempio, nella musica il suo stile è il Didgiriblues, un neologismo per indicare l’uso del Didgeridoo, lo strumento musicale degli aborigeni australiani, secondo lo stile occidentale del blues.

In questo suo modo originale di cavalcare due mondi, Florio è cresciuto con uno strano linguaggio che non era italiano ma neanche inglese. E’ nato parlando in casa un linguaggio inventato dove le parole australiane venivano “declinate secondo le forme grammaticali italiane (anzi venete)” dai suoi genitore. “Driving the car”, ad esempio, poteva essere tradotto "Draiva-re el caro" oppure “Park the car = Parka el Caro”.

Il Veneto non è annoverato fra le lingue ufficiali, quelle che hanno una propria grammatica e un lessico ed è piuttosto definito come lingua regionale. Nelle sue varianti è parlato da circa 10 milioni di persone in 6 stati diversi del mondo (Istria, Dalmazia, Romania, Brasile e Messico. In particolare in Brasile, negli stati di Rio Grande do Sur, Santa Caterina e Paranà, ci sono circa 5 milioni di persone che normalmente parlano un antico dialetto proveniente dalle aree di Treviso e Vicenza. Alcune di queste persone si trovano anche in Australia.

Frequentando altre persone come lui, Florio si è reso conto che questi neo-linguaggi misti sono molto più comuni di quanto non si possa immaginare fra gli immigrati, soprattutto in Australia crocevia di milioni di persone diverse da tutti i paesi del mondo. Allora 2 anni fa nasce l’idea del Gruppo Facebook del Dizionario Australo-Veneto.

Nel gruppo si crea insieme e si inventano nuovi giochi di parole e modi di dire che Florio ha pazientemente catalogato e classificato fino a dare origine ad un vero libro. “Dal Social Group al Social Book”, questo è il loro motto, ed ora questo libro è uscito anche nelle librerie come Dizionario Australoveneto che contiene circa 1.200 voci e modi di dire.

Non bisogna prendere il vocabolario troppo seriamente, le traduzioni non sono letterarie e lo spirito è quello di prendersi in giro e di trascorrere piacevoli momenti con amici facendo incontrare due culture così distanti fra loro.

Se siete interessati a sapere qualcosa di più sull’Australia, un luogo magico sicuramente nel Dreamtime di Florio e di molti altri giovani italiani, contattate direttamente Florio che organizza seminari ed è regolarmente invitato nelle università a raccontare delle due culture.

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Fotosintesi, la Rivoluzione di Living Jewellery di D’Orica

Living Jewellery porta gli ornamenti a un nuovo livello iniettando la vita nei gioielli usando un’elegante tecnologia biomimetica.

Le chiare celle solari colorate di Living Jewellery, che producono energia per alimentare una luce pulsante allo stato solido, sono intricatamente connesse attraverso piccoli fori nelle cornici d’oro che le circondano. In questo modo l’energia generata dalla luce si trasferisce ad un circuito intelligente nascosto nel fiore d’oro che è il ‘Gioiello’ della collana.

Le celle sono così sensibili che generano energia anche al tramonto o alla bassa luce degli ambienti interni.

Gli elettroni che intrappolano l’energia prodotta permettono ad una luce multicolore allo stato solido di pulsare in accordo ad un ritmo selezionato da chi la indossa. Forse, questo ritmo può essere il battito cardiaco di una persona.

Claudia Bettiol ha avuto il sogno di creare un'opera d’arte che potesse rappresentare la connessione fra il Rinascimento del sedicesimo secolo e la rivoluzione delle tecnologie sostenibili di oggi. Questo lavoro, di grande valore artistico, avrebbe dovuto combinare l’eleganza del design e della precisa maestria rinascimentale con l’apice dell’artigianalità di oggi e che includesse la più emozionante delle tecnologie della rivoluzione in corso.

Insieme, Energitismo e D'Orica hanno concepito come la tecnologia biomimetica della fotosintesi potesse essere fusa con l’arte orafa di D’Orica per creare gioielli che non solo brillano per la luce riflessa ma possono anche creare una propria luce che rappresenti la forza della vita di chi li indossa.

Il lavoro di D’Orica incorpora migliaia di “diamanti” d’oro nei gioielli, elementi che sono abbelliti da una gamma di nuovi colori per l’oro, magenta, Siena, nero, giallo, verde, viola e blu.

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Il telaio jacquard è il "padre" dei moderni computer

Per coloro che amano la matematica e la storia della tecnologia, sarà una vera sorpresa scoprire che il primo computer è in realtà un telaio per eseguire tessuti Jacquard.

Nel 1801 è stato brevettato da Joseph Marie Jaquard un telaio che utilizzava cartoncini perforati per definire i movimenti di alcune parti.

Esattamente con il funzionamento del codice binario, la presenza o meno di fori permetteva ad alcuni contrappesi di muoversi modificando la posizione dei fili.

Per me che ho sempre amato la matematica, l’incontro con Ilario Tartaglia e con i suoi telai in legno mi ha aperto un nuovo orizzonte. Mi sono ritrovata nel suo laboratorio di Cartigliano, vicino Venezia, ad utilizzare schede perforate proprio come avevo fatto i primi anni di università alla facoltà di ingegneria.

Niente era cambiato nei miei movimenti e nella forma delle schede. Niente tranne le mie certezze di come la storia degli uomini possa essere diversa cambiando il punto di vista.

Se si va su wikipedia selezionando “storia del telaio” si trovano subito riferimenti al codice binario e al telaio Jaquard come predecessore del computer. Ma se si seleziona “storia del computer” non c’è alcun cenno al telaio Jaquard.

Così per anni sono stata convinta che il primo computer fosse stato creato da Babbage del 1833, il primo programma per computer fosse del 1842 da Ada Byron (figlia del poeta Lord Byron) e la matematica Booleana (i codici binari) fosse nata nel 1854 dal maestro elementare George Boole. Infine, credevo che solo nel 1889, Herman Hollerith avesse brevettato l’utilizzo di schede perforate (fondando quella che poi sarebbe diventata l’IBM).

Ed invece eccoci in un pomeriggio primaverile, in un paesino sul fiume Brenta, a discutere con un ingegnere tessile (e artigiano dei sistemi tradizionali di tessitura) sul valore di Energitismo e sull’importanza di un futuro basato sulle tradizioni e assisto ad una lezione di matematica applicata.

Credo di aver capito ancora di più il significato del nostro manifesto su Arte e Tecnologia: oggi lo ho potuto sperimentare. Credo che valga la pena visitare il centro culturale di Ilario Tartaglia, che è anche una scuola per chi intende approfondire l’arte della tessitura a mano.

E poi dicono che gli artigiani non sono anche matematici!

per saperne di più: www.tessituraamano.it

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Australiani: li trovate abbondanti ovunque

Alcune specie semplicemente non riescono a rimanere a casa. Ovunque: in club, pub o negli angoli più remoti del pianeta, ti imbatti in un canguro Ozzie che saltella nella boscaglia: una vera invasione australiana.

E' una domenica ventosa ma soleggiata verso la fine di maggio, in quello che sembra essere il cuore spento della Sicilia, a soli 30 km a nord di Caltagirone. E' tardi per il pranzo quando, dopo aver guidato da Catania intorno alla base dell'Etna, finiamo la nostra strada sulla collina di Piazza Armerina in una piazza con una cattedrale (serrata in modo sicuro) e cerchiamo un pasto in una caffetteria che pubblicizza i suoi prodotti piacevolmente in inglese.

In piazza ci sono solo quattro persone, e un numero minore di automobili. Notiamo una insegna sul lato opposto della piazza 'Art Hotel', che interessa Claudia.

Mentre godiamo di un piatto di pasta locale con melanzane (la dieta base in questa parte della Sicilia) e uno o due bicchieri di un bel bianco locale innaffiato da acqua frizzante da San Giorgio di Bosco (nei pressi di Padova) con etichetta di una multinazionale, Claudia intrattiene il titolare con domande giornalistiche.

La città è rinomata per i mosaici romani e prendiamo una guida come nostro tutor. Ma è un peccato che, in questo particolare giorno turistico, il museo è chiuso - forse una malattia strisciante nell’Italia rurale.

Ci viene data una buona recensione dell'Art Hotel, e noi esprimiamo il nostro interesse basato sul nostro piacere di stare da Nani all’Alexander di Pesaro, così passeggiamo e scopriamo che l'ingresso è nella parte posteriore mentre vicino all’insegna c’è solo l'ingresso di un bar.

Il direttore è cordiale e offre di mostrarci due stanze, gli arredi sono moderni e ‘indimenticabili’ e in ogni stanza c'è scritto l'inquietante messaggio 'Nessun dorma', ma senza il suono di un tenore. Vicino l’ascensore siamo stati superati da un ospite e dalla sua grande valigia.

Tornati di nuovo al piano di sotto, mentre rimuginiamo con il direttore sulla promozione di quello che è un contributo decisamente originale per gli alberghi d'Italia, ci scontriamo ancora una volta l'ospite sessantenne che chiede in tono lamentoso se qualcuno può parlare inglese perché non riesce a far funzionale l’aria condizionata, la parlata strascicata australiana è evidente.

Mentre negoziamo per diminuire la sua angoscia rifletto su come sia strano incontrare un connazionale in questo remoto e non ovvio residence. Il nostro ospite Ozzie è poi ‘saltato’ dalla porta nel suo modo di esplorare fuori.

Con un sorriso ripartiamo notando solo una coppia mentre torniamo in piazza e ci dirigiamo verso il nostro agriturismo, una villa del signore medievale che governava questa città. Facciamo il check in trovando che l’area della reception era abbastanza affollata di ospiti che stavano 'prendendo un tè', e siamo stati informati che ognuno di loro era condensato qui dall'Australia.

Impallidisco un po', e fuggo nelle nostre camere. Più tardi scendiamo per controllare il Giro in TV e scopro che ad un gruppo di quattro pensionati di Sydney è solo capitato di fermarsi qui per una notte tra i diversi porti siciliani. Sono stati seduti lì in silenzio ad ascoltare il Gran Premio F1 di Monaco sui portatili. Più tardi abbiamo chiacchierato dei ristoranti di Crows Nest mentre si lamentavano dello scarso gusto di un altro gruppo di australiani che stavano in una stanza adiacente.

Sembra che non possiamo nemmeno andare d’accordo quando siamo a 10 mila miglia da casa. Quella sola sera a Piazza Armerina abbiamo preso la 'pensione completa' e condiviso il tavolo della cena con un Taswegian (Tasmano) e suo figlio adulto.

Il padre ha vissuto una vita ideale - estate in Europa ed estate in Tasmania - mentre suo figlio cresceva e si arrampicava tra il Nepal e l'Indonesia quando non sciava in Francia – i suoi corsi di lingua a scuola hanno certamente influenzato le sue scelte di vita. Abbiamo parlato di politica senza sguainare le spade e dopo un paio di rossi siamo usciti ad ascoltare gli uccelli notturni.

Mi chiedevo se questi incontri sono solo un esempio della probabilità della Guida Hitchhiker di Adam o se c'è qualcosa di più Machiavelliano nel controllo esercitato da Booking.com sulle destinazioni di viaggio degli australiani.

Le possibilità sono infinite.

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I doni dei Greci, la rinascita del Partenone

Viaggiando per il Mediterraneo e il Levante non c’è dubbio dei grandi tesori che gli antichi greci hanno creato. Dal Partenone sull'Acropoli al Teatro greco di Siracusa.

Che siano vituperati per la loro astuzia nella guerra di Troia o ammirati per la nascita della democrazia, i Greci hanno radicalmente modellato il mondo antico.

Ovunque si stabilirono, sia su invito che per volontà, hanno portato in dono civiltà, democrazia, arte, architettura, ingegneria, scienze, scultura, teatro e giochi. La loro memoria si ritrova nelle grandi strutture e sculture nelle città costruite in molti paesi nel corso di molte centinaia di anni.

A casa, si trovano i resti della loro più grande struttura, il Partenone sull'Acropoli, che resiste ancora nonostante la guerra, l’incendio, le bombe per farlo saltare in aria. Nel tempo è stato violentato e saccheggiato da popoli lontani incuranti della magnificenza della perfezione della struttura nel suo progetto, ingegneria e scultura.

La giustificazione per aver fatto saltare in aria il Partenone oggi sembra più valida dell'avidità che ha portato al furto e alla successiva glorificazione istituzionale britannica del grande rapinatore del monumento, come Elgin deve essere giustamente ricordato, evidenzia la mancanza di rispetto dei potenti per la cultura. Ancora oggi questi marmi si trovano tristemente soli in Inghilterra, orfani del loro giusto posto ad Atene, e i turisti inglesi manifestano poco o nessun imbarazzo nel giustificarsi mentre vagabondano in giro per il guscio vuoto del Partenone o sorseggiano una birra in una calda giornata estiva alla base del monte.

Eppure, i greci stanno riportando questo dono al mondo: il monumento più famoso e importante dell’antichità sta tornando alla vita. Pietra su pietra, blocco su blocco, il Partenone sta rinascendo. La sua rinascita è palpabile ad un visitatore che si arrampica solo occasionalmente fino all'Acropoli per stare vicino a quella che sarebbe stata la fonte dell'architettura di Palladio, che aveva una tecnica di progettazione così simile. Per questo grande edificio si potrebbe ben giustificare la spesa di oltre 100 milioni di euro che invece sono stati dati dalla Marina Greca agli imprenditori tedeschi per acquistare sottomarini.

Eppure probabilmente la somma da spendere fino alla data di completamento nel 2020 sarà un po' più bassa. Ci si potrebbe chiedere dove stia la comprensione del valore dei beni comuni, la cultura di ogni Paese.

Il secondo grande dono moderno è il Museo dell'Acropoli che è la prova, senza alcun dubbio, che la Grecia ha un posto sicuro dove mostrare le sculture in marmo rubate dal Partenone.

Questa struttura di vetro massiccio ospita nel suo livello più alto una ricostruzione del fregio del Partenone. Dal suo interno si guarda giù ai livelli inferiori attraverso il pavimento in vetro, giù di quattro livelli, al piano seminterrato, si trova l’antico centro storico del 1000 a.C. Sia che i vostri interessi in architettura antica e scultura siano accademici o casuali, questo museo è l'orgoglio di Atene e una gioia per gli occhi, dentro e fuori.

 

Suo 'padre' è Dimitrios Pandermalis, un archeologo classico che ha presieduto la costruzione dell'edificio e ora è il curatore del museo. In lui e nella sua squadra, che ha immaginato e creato questa magnifica struttura, un memoriale e un posto per studiare, la Grecia ha i suoi “Tesori dell’Umanità”.

Li ringrazio per i loro doni e l'aiuto ad avere successo.

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