Bagni turchi e SPA

Un bagno turco e una sauna sono un'esperienza sensuale ricercata da molti, ma raggiunta nella propria casa da troppo pochi. Sono gli elementi fondamentali per la maggior parte dei centri benessere e ora la creatività dei produttori si sta muovendo per creare nuove esperienze sensoriali.

Le ultime sfide sono centri benessere sensoriali che implicano l'uso di stimolatori per tutti i sensi: colori, sia nelle luci che negli ambienti, profumi, acqua e musica di sottofondo, sapori dal bar, e forme curve. L'idea fondamentale è la continua scoperta di nuove esperienze, dove il movimento dell’acqua sorprende e dà piacere.

E’ una rivisitazione dei concetti filosofici dei primi bio-architetti dove il contatto con gli elementi naturali era l'obiettivo per la creazione di benessere e sostenibilità, dove le forme complesse e l'assenza di linee e angoli retti seguono le regole dell’antroposofia.

Se siete in armonia con lo stile di Gaudì o Hundertwasser, allora dovreste sentirvi a vostro agio in questi nuovi ambienti. Ogni progetto è unico e ha una propria 'vita' e stile, perché si tratta di una fusione dell’architettura degli ambienti interni con le anime degli utenti.

Un esempio interessante di questa soluzione può essere provato al Parco dei Cappuccini a Gubbio, dove la tecnologia di Enrico Puppi, fondatore di Preformati Italia, e il design di Simone Micheli si sono combinati per creare un tale centro benessere.

Il segreto del successo è principalmente dovuto all’ esperienza e alla curiosità di Enrico che si entusiasma grazie alle sfide di architetti e designer. E’ in grado di utilizzare il polistirolo espanso ad alta densità- EPS come uno scultore utilizza il marmo per creare ogni capolavoro. Tutti possono acquistare EPS ma pochi possono dargli un’anima ed emozionare le persone.

Nella vera tradizione rinascimentale, Enrico combina la capacità progettuale degli architetti con cui collabora alle nuove tecnologie acquatiche e di illuminazione, ai nuovi materiali e all’ ingegneria strutturale: stile e funzionalità per creare nuove terme, bagni di vapore e prodotti per il benessere.

Per saperne di più: www.preformatiitalia.it

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D’Orica compie 25 anni

Mercoledì 24 settembre D’Orica ha organizzato una “giornata della sicurezza” con lo scopo dichiarato di proteggere il futuro della ditta, il suo staff e i suoi soci.

La nostra lezione sulla sicurezza è cominciata con una visita alla biblioteca del Liceo Artistico di Nove dove ci siamo trovati di fronte a un grande cartello di ringraziamento per aver portato D’Orica ai 25 anni.

La poetica festa imbandita per noi al buffet sembrava all’inizio più adatta a contenere l’eccessivo consumo che alle norme di sicurezza sul posto di lavoro, ma abbiamo presto realizzato che uno stomaco al sicuro guida mani altrettanto sicure e volenterose nonché orecchie attente. Daniela ha recitato le 6 regole per una vita ideale: sostenibilità, amore, passione, rispetto, perfezione, comunità, e le ha presentate in forma di 6 golosità al buffet.

In pura tradizione Zonta siamo stati fatti accomodare nell’ingresso della scuola e nutriti con una breve presentazione di esempi sul tema del ruolo che ha una mente sicura in una vita felice, tenuta da Michele Dotti.

Due cose erano evidenti per due membri dello staff e a Federico Zonta, che conosce la ditta dalle sue origini 25 anni fa: i due fondatori, Giampietro Zonta e Daniela Raccanello, sono decisamente sempre più giovani da quando hanno cominciato ad allevare a nutrire D’Orica. Il frutto dell’eterna giovinezza e felicità deve essere stato trovato nascosto nelle “Doricas”, quelle preziose, piccole sferoidi d’oro che formano il cuore dell’oreficeria di D’Orica e quindi dei suoi gioielli, creati uno a uno dalle mani delle ragazze di D’Orica.

Per finire la giornata, a ognuno dei membri del team D’Orica è stato gettato (e afferrato quindi) un cuscino per balndire gli effetti di lunghe ore al banco di lavoro e per portare sollievo alle future giornate sulla sicurezza. Cartellini con la parola “Oro” sono stati distribuiti per aiutare ciascuno a ricordare gli altri in gioco al lavoro, mentre è stato sponsorizzato e promosso uno stile di vita sano, necessario a preparare tutti al loro futuro di felice lavoro.

Un brindisi a Giampietro e Daniela.

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L’età non fiacca il loro jazz

La maggior parte di coloro che visitano Sidney si avventura per il Quay e il Rocks, dove è il Jazz la musica preferita, passeggia per i mercatini del weekend appena sotto il sovrastante Harbour Bridge o semplicemente si avventura lungo George St fino all’angolo dell’Orient Hotel.

Tuttavia il vero ‘Rocks’ si trova dall’altro lato del Ponte-Appendiabiti. Si tratta di una breve passeggiata fino Argyle Street attraverso il tunnel ad arco sotto il ponte fino a raggiungere una piccola chiesa sulla vostra destra. Girate e dirigetevi verso il porto giù per Upper Fort Street. Dopo una breve discesa all’angolo a sinistra, in Windmill Street, troverete un edificio a pianta triangolare che sporge sulla curva.

Qualche abitante del posto sta sorseggiando una birretta seduto a due o tre tavoli sul marciapiede, reminiscenza di una piazza di paese italiana dove siedono dei vecchietti a sorbire caffè o grappa per passare il tempo, forse la differenza sostanziale sta nella mancanza di conversazione tra la progenie australiana, felice di condividere la compagnia e la birra ghiacciata.

Un cartello sopra di voi recita “Hero of Waterloo” (Eroe di Waterloo) e la musica jazz che si diffonde attraverso le doppie porte in legno la maggior parte delle volte accompagna il vostro arrivo. L’“Hero” serve la sua clientela dal 1840 (e qualcuno dei suoi clienti deve trovarsi lì dal giorno di apertura), quindi non è proprio il bar più antico di Sidney, ma deve la sua fama a un’altra duratura ragione. Ha le più vecchie Bande Jazz.

La geriatricità è stata sconfitta dai musicisti che, se non fosse per il loro tributo alla musa del jazz all’Hero, avrebbero già lasciato questo mondo qualche tempo fa. Questi musicisti sono la prova vivente che il jazz non svanisce mai, il suo ritmo cresce con il tempo.

Da trent’anni torniamo al The Hero per trovare la band di turno con i musicisti che passano attraverso questo cancello sulla strada che li porterà a suonare per l’eternità. Ma oggi c’era qualcosa di diverso quando ho attraversato la porta e ho avvicinato il barman con il desiderio di un boccale di birra. La musica non si imponeva, ma era accogliente, l’atmosfera amichevole, e c’era una vasta gamma di birre. Il trio comprendeva un tastierista (che faceva anche da cantante), un trombettista/ sassofonista e un bassista che aveva all’incirca la metà degli anni degli altri due membri – un sostituto- nella band dei pensionati.

Ma qualcos’altro attirava l’interesse dei nuovi avventori che si aspettavano una jazz band tradizionale di 4 o 5 musicisti anziani che sorseggiavano le loro birre tra una interpretazione dei classici e l’altra. Questa band comprendeva 3 ragazze. La trombettista, la più vecchia, trovava il fiato per creare un jazz morbido e sonoro da polmoni all’apparenza così deboli, ma con la sensibilità e l’esperienza di più di 60 anni di pratica.

Ho ordinato un secondo boccale di “New” e mi sono sistemato lì per tutto il tardo pomeriggio, sorridendo all’inaspettata ricompensa. Forse ci incontreremo qui.

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Il ruolo dell’umanità in un universo cinico

I filosofi per migliaia di anni hanno ponderato e discusso lo scopo dell’esistenza umana, e sono arrivati a una ricca scelta di conclusioni differenti. Eppure la Guida Galattica per gli Autostoppisti ha forse dato tutte le risposte.

Con rispetto, consideriamo l’esistenza umana da due ciniche prospettive in antagonismo tra loro, poste alle due estremità del continuum umano.

A un capo abbiamo i risultati del puro Caso Darwiniano, un trucco chimico di sopravvivenza statistica passo dopo passo delle più ridicole varianti delle precedenti forme di vita. Ciò mostra una notevole somiglianza con il pensiero di Adams a proposito del Principio di Indeterminazione di Heisenberg quando propone che la possibilità di essere raccolti nello spazio entro 30 secondi mentre si trattiene il fiato sia 2 alla potenza di 276709 contro 1 che ovviamente sembra essere una probabilità di migliaia di miliardi su uno – ossia circa le stesse probabilità dell'evoluzione darwiniana, non importa quanto lunga sia la scala temporale.

E’ interessante che l’evoluzione sia in contrasto con l’universo conosciuto, dato che disobbedisce al secondo principio della termodinamica, per cui ogni sistema tende al suo minimo stato di energia (altrimenti regnerebbe il caos), ma siamo stati troppo semplicisti. La fisica della materia oscura vince in questo caso, l’universo del diavolo. In ogni caso, chi ha detto che la luce è buona?

Forse l’umanità è rappresentata meglio dal capodoglio di Adams.

Dall’altro lato abbiamo il Dio della creazione, e non c’è da discutere con “lui”. Dio, come è dipinto dai suoi missionari, ha stabilito delle semplici regole:

•La procreazione naturale deve produrre bambini, altrimenti non è divertimento legale e tu devi pagare pegno, in questo caso ti puoi divertire.

•Vi amo tutti, ma obbedisci alle mie regole altrimenti vai all’inferno, non c’è divertimento.

•Il regno dei cieli è più vicino ai banchi davanti in chiesa.

•Misuro il mio amore in denaro legale (o illegale).

•Non tenere immagini sacre, le conserverò per sicurezza nelle mie cripte.

•Il ruolo dell’uomo è di costruire chiese per immagazzinare immagini sacre e raccogliere le tasse della vita.

•Paga ora, potrebbe non esserci un domani.

Potrete notare che in nessuno di questi modelli, o in un continuum che li connette, c’è un ruolo per gli umani nello sviluppo del sè o per migliorare le condizioni di vita. Nel primo caso esistiamo per puro caso e nel secondo siamo sottomessi o effettivamente irrilevanti.

Non deve quindi sorprendere che la naturale evoluzione dell’umanità è indirizzata solamente verso la creazione del denaro e che l’umanità esiste solamente nello sforzo di riconoscere la soverchiante importanza del denaro.

Quando l’uomo tenta di venir meno alla sua responsabilità attraverso le rivoluzioni insorgono povertà e mancanza di risorse, disastri naturali o guerre a ridurre la carica di questa gente.

Di conseguenza, dato che il solo proposito della vita deve essere la creazione e l’espansione del denaro, non è sorprendente che i banchieri siano i custodi di questo sacro Graal e debbano essere protetti più di ogni altra cosa, come i governi dimostrano sempre di più negli ultimi anni. Il ruolo degli avvocati e dei contabili è semplicemente quello di mantenere l’importanza del denaro durante inopportune rivoluzioni contro i banchieri.

La grande lotta dell’umanità sarà, secondo le più recenti previsioni del saggio, quella battaglia tra le valute per creare la grande forza unificatrice. Probabilmente l’umanità perirà ma il denaro vivrà per sempre.

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L'ultimo produttore di telai a mano - la creazione di tessuti di lusso

Sulle rive del fiume Brenta, in una vecchia casa costruita con pezzi di mattoni e pietre levigate e modellate dal fiume, c'è una favolosa scuola dove le persone possono imparare il segreto dei tradizionali telai a mano - soprattutto dei telai Jacquard.

Il Brenta è il fiume che collega le Dolomiti a Venezia e questa zona era tradizionalmente conosciuta per la produzione della seta, per i tessuti di lusso e gli abiti preziosi. Venezia è stata la più longeva "democratica "Repubblica” (era una oligarchia elettiva), e per 800 anni le sue flotte hanno dominato le strade marittime mercantili e i suoi mercanti percorrevano la Via della Seta verso la Cina. Marco Polo è stato il primo uomo occidentale a "vedere" e scrivere un libro sulla Cina.

Il segreto della seta è arrivato a Venezia proprio dall'Oriente e in questa area per secoli gli abiti di lusso sono stati uno dei pilastri dell'economia locale. L'importanza della coltivazione degli alberi dei gelsi era così forte una legge diceva: “a chi taglia un albero di gelso sarà tolto un occhio”.

Nel 16° secolo Venezia era rinomata in tutto il mondo per i tessuti di lusso e in particolare i velluti di seta a doppia e tripla altezza. Così, oltre alla importante corporazione dei lavoratori tessili, fu istituita la corporazione dei lavoratori del Velluto.

Con queste premesse non dovrebbe essere una sorpresa che 45 anni fa un ragazzo di 15 anni di Cartigliano sia stato attratto dalla tradizione locale e si dedicasse alla creazione di telai a mano: il suo nome è Ilario Tartaglia.

L'entusiasmo di Ilario per la tessitura a mano, in realtà, nasce dalla letture del Mahatma Gandhi e della sua creazione del khadi, il cotone tessuto a mano che rappresentava il grido per l'indipendenza indiana.

Ilario ha studiato tecnologia tessile e ingegneria a Milano e poi ha scelto di prendersi cura delle tradizioni dei tessuti antichi. E’ diventato appassionato di progettazione e produzione di telai a mano, di macchine come il "tiralicci", ed è l'ultimo superstite in grado di produrre tessuti multistrato partendo dalla progettazione e la produzione dei complessi telai.

In passato c’erano molte giovani donne sedute al telaio e fare i tessuti per il loro corredo, ora sono i professionisti di tutto il mondo che stanno cercando di studiare e imparare di nuovo questo mestiere.

L’ultima richiesta per Ilario viene da New York, una serie di eleganti tendaggi, di progettazione complessa ma di facile realizzazione per questo maestro del telaio, da realizzare in una vetrina in mostra.

Per chiunque sia entusiasmato dal piacere artigianale di crearsi i propri tessuti, niente è meglio di cominciare a partecipare ad uno dei corsi di tessitura di Ilario, ascoltare le sue parole sulla storia, le tecniche ei progetti di macchine, e praticare il set- up e la tessitura su un telaio a mano.

Poi si diventa parte della rinascita di un grande artigianato.

Per saperne di più: www.tessituraamano.it

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Bachi da seta e fili d'argento

Quando si entra in Esapolis, il museo degli insetti (e di altre bestioline fastidiose), per prima cosa siete avvicinati da una coppia di gloriose, grandi, verde brillante 'mantide religiose' messe al sicuro in una teca con un camaleonte e notate che questi insetti, bachi da seta inclusi, sono poco minacciosi per gli esseri umani.

In realtà, anche lo scorpione gigante dalla Thailandia in un’altra vetrina di fronte, non è così velenoso come la sua dimensione implicherebbe. Non lontano troverete vetrine con centinaia di vasi di vetro simili, contenenti tutte le fasi del ciclo dei bachi da seta, dalle uova, al baco e al bozzolo fino alla falena, con particolare enfasi sui bozzoli di seta grezza, dal bianco all’oro pallido, alcuni addirittura blu e rosa tenue risultanti da esperimenti falliti di colorare la seta naturale tingendo le foglie.

Vi chiederete perché questo particolare colto istituto sia a Padova convinti che la storia risalga ai giorni della fondazione dell'industria della seta a Venezia con i bachi provenienti dalla Cina. Ma, apprendiamo da Silvia Cappellozzi che dopo una pestilenza massiccia iniziata in Francia che aveva distrutto gran parte dell’industria europea del baco da seta nel 1850, il governo francese aveva invitato Louis Pasteur a trovare una soluzione. Aveva scoperto che un fungo era entrato nel ciclo d’allevamento ed ormai ogni nuovo gruppo di uova era già stato infettato.

A quel punto c'erano due università in Italia che studiavano gli insetti, in particolare i bachi da seta, ed erano Padova e Bologna (entrambe relativamente vicine ai tradizionali centri industriali della seta d'Italia nel Veneto). Nel 1871, il Re d'Italia istituì un istituto Reale a Padova (CRA) per studiare le fasi della vita dei bachi da seta e per contrastare le malattie che riducono la produzione.

Esapolis è il museo creato all'interno del CRA, dove il gruppo di ricerca guidato da Silvia Cappellozzi cura amorevolmente i suoi vermi, insetti, falene e farfalle, ma soprattutto i suoi amati bachi da seta.

Curiosamente, la storia dell'istituto registra non solo l'introduzione e l'incrocio di bachi provenienti da altre regioni, ma anche la scoperta di 'seta artificiale' che è quella che chiamano 'nylon'. Questo richiama alla mente il confronto fra le corde musicali realizzate con il budello di pecora e quelle realizzate in nylon, dove la meraviglia della musica dipende dall'uso del materiale naturale. In modo analogo l’istinto ci dice che la seta naturale fornisce un tessuto superiore e più soffice rispetto a quello del suo cugino artificiale.

L'istituto ospita ampie stanze piene di vassoi su ciascuno dei quali questa massa lentamente pulsante di migliaia di bachi da seta passa il tempo nella macellazione rituale del gelso, consumando le verdi foglie fresche (raccolte dai 500 o più alberi di gelso nel frutteto) e convertendo questa bellezza in decine di migliaia di palline nere di ‘cacca’ di verme.

Ogni giorno, quando l' ammasso di foglie è stato divorato, una rete a maglia viene messa sulla parte superiore della massa di bachi da seta con nuove foglie fresche e i bachi si dirigono verso l'alto per attaccare il nuovo pasto. I fortunati ricercatori  e i curatori dei bachi possono poi smaltire i rifiuti alla base di un albero nel frutteto.

Cerco di conoscere il destino dei milioni di farfalle provenienti dai bozzoli preziosi, e scopro che c'è una popolazione di uccelli (che vive sugli alberi di gelso?) a cui ogni giorno è reso più emozionante dal rilascio dell’ultima partita di ridondanti falene.

Sostenibilità nell’eccellenza. Tu mi dai da mangiare, mi fai crescere e io sono il tuo cibo.

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Il panegirico di una scultrice sulla Pangea

L'arte e la scultura di Luciana Bertorelli si sono evolute in grandezza di espressione, mantenendo un tema che la ha accompagnata durante tutta la sua vita artistica: descrivere attraverso il sé interiore dell'uomo, ciò che viene dalla sua anima.

Luciana si esprime nella scultura sia con una varietà di materiali plastici e di tecniche che con differenti finiture di smalti e ingobbio. Ha spesso applicato tecniche Raku che comprendono la tempra delle opere direttamente dal calore rosso in un’atmosfera povera di ossigeno, una tecnica che produce colori a volte sorprendenti e texture diverse a seconda del rivestimento superficiale.

Pangea, il nome del super-continente, deriva da due radici Pan e Gaia, dove Gaia significa Madre Terra. Luciana ha iniziato la sua relazione con una piccola Gaia (Pangea) dove ha sviluppato la sua sensibilità per il colore, la forma e l'equilibrio. La prima grande Pangea è stata la “Rossa”, che ha avuto una lunga gravidanza mentre Luciana era alle prese con le immagini provenienti nella sua mente finchè non ha capito che questo progetto doveva essere il suo panegirico, una dedica a Madre Terra, a Gaia.

La Pangea Rossa è allora diventata la più piccola di sei seguenti grandi Pangee ed è il modello da cui derivano le altre. E’ la figura di una madre accovacciata, con la maggior parte del suo corpo sotto la vita, che porta sulla schiena un bambino piccolo, l’umanità, in uno zaino. I suoi gomiti poggiano sulle ginocchia e le sue mani coprono il suo volto in un istintivo gesto di protezione, o forse di abbandono. La colorazione rossa rappresenta il paradosso di un grido di dolore, il colore del sangue e della violenza, smentito dalla potenza dell'Amore.

Dopo la mostra di questa prima grande Pangea a Gubbio nel 2013, Luciana è stata incoraggiata a completare la sua serie di primordiali Pangee.

La Pangea Fuoco porta un vulcano sulla schiena mentre emette cenere e lava rovente che simboleggiano le immense ricchezze contenute nelle profondità della Terra: oro, argento, platino, pietre preziose e calore perpetuo. Tutte rubate dall’uomo senza alcuna considerazione e rispetto. I colori di questa Pangea cambiano dal nero all'ocra e oro.

La Pangea Acqua è una giovane donna che porta sulle spalle una grande anfora in cui i suoi lunghi capelli cadono formando una cascata fluida - l'acqua, i mari, i fiumi ... in una serie di verde, turchese, blu e verde acqua. I suoi alluci alzati suggeriscono leggerezza e sensualità.

La Pangea Petra è rosata e cambia colore come le pietre di un fiume, con i rossi sbiaditi e una patina di leggero muschio. Il suo zaino è gonfio pieno di pietre pesanti che formano una propria scultura.

La Pangea Flora ha una delle mani sopra il viso nascosta da un fiore che la copre quasi completamente. Il suo zaino porta fiori e foglie che appaiono come scolpite nella pietra, delicatamente ammorbidito da colori di un leggero rosso e un arancio brillante lampeggiante sulla superficie e distribuito lungo il suo collo.

La Pangea Aria è l'ultima e domina tutte le altre in dimensione. Le sue gambe e le ginocchia sono strettamente unite e una tendenza verso un movimento in alto è suggerita dalla sua testa inclinata a sinistra. I piedi sono più grandi e lo chignon di capelli è avvolto in veli che nascondono il fruscio dei molti uccelli che volano fuori dallo zaino.

Ogni Pangea ha un buco in ogni orecchia che lascia osservare il gioco tra gli spazi vuoti e i pieni all'interno delle opere. Le sei Pangee sono tutte nella stessa posizione, sedute con il viso coperto, ciascuna portando le sue diverse ricchezze che la Terra offre all'umanità.

Luciana dice che l'insieme delle Pangee rappresenta un grido di dolore da Madre Terra: un urlo che costringe ad essere ascoltato! Solo una artista donna poteva capire il sentimento della Madre Terra.

Per saperne di più: www.lucianabertorelli.com

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confort and luxury

Gli amanti ed i collezionisti di pipe si sono ritrovati a Cagli per la Festa della Pipa. Fra i partecipanti abbiamo incontrato Marco Bacigalupi, un artigiano delle pipe, e appassionato fumatore.

Cagli è un fascinoso paese nella regione italiana delle Marche ed è un punto di ritrovo annuale per coloro che amano le pipe e sanno apprezzare il loro valore artistico ed artigianale. Qui vi è il museo della pipa moderna che ogni anno aumenta la sua collezione con pipe realizzate da giovani pipemaker: il tema di questo anno era “la pipa e Bacco”.

Durante la festa si è svolta anche una gara internazionale di “lento fumo”. Queste competizioni sono “tecniche” e consistono in una sfida fra chi riesce a tenere la pipa accesa più a lungo. Le dotazioni sono uguali per tutti e la pipa deve avere una specifica omologazione. Si hanno a disposizione 3 gr di tabacco e 2 fiammiferi. Il vincitore di quest’anno ha tenuto accesa tale pipa per più di 3 ore senza farla spegnere.

Ma gli amanti della pipa si riuniscono soprattutto per cercare nuovi esemplari da aggiungere alla collezione, vedere i nuovi prodotti fatti a mano dalla sapienza di artigiani provenienti da varie parti del mondo ognuno dei quali interpreta la pipa in modo diverso.

Marco Bacigalupi è un artigiano pipe-maker italiano di Gavi nonchè un appassionato fumatore.

Marco, come hai iniziato a realizzare pipe?

Ci sono arrivato dopo anni “di fumo” in cui non riuscivo ad accontentarmi di quello che trovavo sul mercato e volevo esplorare nuove strade.

Cosa c’è di speciale nel fumare la pipa?

C’è una bella espressione inglese ‘Pipe Dreams’ che si utilizza per indicare i sognatori ad occhi aperti che sognano con un sottofondo di fumo azzurro, saporoso e fragrante.

Fumare è una meditazione e uno stato d’animo. Ad un certo momento della giornata si decide di celebrare un rito e di accendere una pipa per ‘fumare’ il proprio mantra, un rituale lento per permettere al cervello di rallentare ed ai pensieri di arrivare più in profondità.

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