Passato e presente si uniscono nel 'lancio' della Superbike elettrica Energica

Volterra è una meravigliosa città Toscana costruita dagli Etruschi all’incirca 3000 anni fa.  Sulla piazza principale sorgono edifici risalenti anche al 1200.  E’ stata scelta per il lancio della moto “Electric racing superbike”. Una moto italiana sostenibile in una storica e sostenibile località sulle colline Toscane.

L’idea di una moto elettrica è nata nel cuore di due ingeneri di Modena con la passione delle competizioni nel sangue. Livia e Marco sono fratello e sorella cresciuti nell’azienda di famiglia all’ombra della Formula 1 e nel mito di Enzo Ferrari in quella che viene definita la “terra dei motori”.

La loro impresa opera nell’alta tecnologia della modellazione 3D e realizza prototipi destinati all’industria automobilistica. Per loro era quindi naturale immaginare di realizzare una moto ad alte prestazioni che potesse partecipare alle competizioni sportive. E così qualche anno fa, con uno sguardo alla sostenibilità e uno al futuro, hanno investito e messo il cuore nel sogno di creare la più bella e la più prestante moto elettrica: Energica.

Le corse sportive, poi, sono il test migliore per provare la qualità di un veicolo sotto sforzo e per avere consigli di miglioramento da parte di piloti professionisti. E lo spirito delle competizioni è quello che spinge le case produttrici a migliorare continuamente assetto e tecnologia per realizzare la perfezione. Il sogno di Livia è quello di poter rappresentare per la mobilità elettrica quello che Ferrari è stato per i motori a combustione interna.

La scelta della presentazione della moto in un contesto storico come quello di Volterra è nata dall’amore per le tradizioni. Il risultato è stato una serata perfetta in cui passato, presente e future si sono alleati in una combinazione unica. L’antica piazza medioevale e rinascimentale è stata trasformata in una festa e sul muro del palazzo duecentesco del comune sono state proiettate immagini della moto.

A dare il tocco finale artistico, poi, la collaborazione con Istagram per un concorso di immagini sul tema della tecnologia e la storia. Una selezione dei risultati del concorso sono, poi, è stata proiettata sulle mura medioevali del comune e alcune delle immagini possono essere certamente definite di valore artistico e a forte impatto comunicativo.

Livia Cevolini è fondatrice e amministratore delegato di Energica. Sta facendo un tour in varie città per presentare la superbike e permettere ad altre persone di godere di un'esperienza sportiva sostenibile.

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Blue Jeans di Denim tessuto a mano in mostra a Milano

La cultura del tessuto fatto a mano ha invaso anche la settimana della moda di Milano e, durante i tre giorni della Denim Boulevard, Ilario Tartaglia ha portato i suoi telai in legno ed ha tessuto Denim, Blue Jeans a mano di fronte ad un pubblico estasiato. 

La Denim Boulevard è un evento di tre giorni che coinvolge imprese da tutto il mondo per celebrare questo intramontabile tessuto indossato da oltre 150 anni e da diverse generazioni. La manifestazione si snoda fra il museo del jeans, mostre fotografiche e molteplici workshop. Scopo dell’evento è quello di far conoscere al pubblico “il lato nascosto” di un jeans, cioè tutto quello che sta dietro alla creazione del prodotto finale, attraverso un percorso itinerante fra la storia e le varie fasi di lavorazione.

Il primo esempio dei celebri pantaloni da minatore nasce 141 anni fa quando Levi Strauss li ricava da un telone da carro, ma l’dea originale spetta ai genovesi. Infatti, qualche decennio prima, gli ingegnosi marinai di Genova avevano fatto lo stesso con un telo bluastro (forse del fustagno italiano) usato per confezionare i sacchi per le vele delle navi e per coprire le merci nel porto. L’inventiva degli italiani non andò comunque persa, e ne resta una traccia nel nome dei pantaloni da lavoro: infatti si pensa che la parola blues Jeans derivi direttamente dalla frase francese “bleu de Gênes”, ovvero “blu di Genova”.

La trasformazione da indumenti da lavoro nei moderni jeans è avvenuta per gradi. Il primo passo è stato quello di scegliere un tessuto più comodo e meno ruvido sulla pelle, diverso da quello dei tendoni inizialmente usato. La scelta cadde su un tessuto dal caratteristico aspetto blu dalla città di Nimes, in Francia, abbreviato in America come “de Nim”.

Tecnicamente, il denim ha un'armatura di saia a tre ed è realizzato in filato di cotone: la trama è di colore bianco o écru e l'ordito di colore blu. Prima dell'introduzione dei coloranti chimici, il colore blu veniva ricavato dalla pianta “isathis tinctoria” (conosciuta volgarmente con il nome di "guado") e l’indaco dalla pianta “indigofera tinctoriai”.

Ilario Tartaglia è stato invitato a dare una dimostrazione dei suoi telai da Blue Selvedge, una impresa italiana impegnata nel rilancio della tessitura a mano e nella riscoperta della cultura artigianale.

Intervistato durante l’evento Ilario ha commentato: “E’ stata una emozione. Ho lavorato tutta la vita per preservare una cultura, quella della tessitura a mano, che era stata mortificata dalle produzioni di massa. Oggi il mio sforzo è capito e apprezzato. Oggi la tessitura a mano può finalmente rinascere!”.

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Pittura e Cottura al sole: un giorno nella ceramica di Nove

Il secondo fine settimana di un tardo inverno di marzo, abbiamo assistito a due veri e propri giorni di riscaldamento globale, durante i campionati italiani di corsa campestre a Nove, nel nord-est dell’Italia vicino a Marostica e Bassano del Grappa.

Nei gazebo sul ponte sul Brenta, la fonte di pre-storica originaria delle argille della zona di Nove, migliaia di corridori di ogni età, vesciche, distorsioni, frutta gratuita, donazioni di sangue e una manciata di ceramiche dipinte a mano, l’arte di Nove.

Per gli amanti delle statistiche, i nostri amici di Veneto Marketing ci hanno informato che i corridori avrebbero coperto circa 9 milioni di metri di prato, facendo sentire qualcuno un po’ dispiaciuto per i tacchetti sotto i piedi.

Da qualche parte oltre 13 chilometri di nastro in plastica sono stati srotolati e distribuiti lungo il tracciato per separare le corsie e circa 500 separatori di metallo, stile manutenzione stradale, hanno impedito agli spettatori di invadere le corsie della gara.

Energitismo era lì come uno degli sponsor supportati dal nostro partner principale, Dorica, che realizza Living Jewellery capitanata da Gianpietro Zonta, e dagli eleganti pranzi sostenibili di Daniela, sua moglie.

Accanto a noi sul retro del suo gazebo un signore sedeva ad un banco di pittura, saggiamente, come ho poi ho capito con dispiacere prendendomi una insolazione, indossava un cappello alla Sherlock Holmes. Un grande piatto era posto su una parte della panchina, tenuto per il bordo in modo che avesse l’angolo giusto per essere dipinto.

Generosamente proporzionato e vestito, a mio parere, come sarebbe un signorotto di campagna che ha appena passato i suoi giorni più eleganti, ha accarezzato leggermente il piatto con un pennello intinto nel suo smalto crudo azzurro, creando il petalo di un fiore.

Per tutto il weekend ha dipinto, non lasciandosi distrarre dai colleghi dei gazebo poco più in là sul ponte sul Brenta che porta a Rosà.

Di tanto in tanto, un potenziale cliente lo poteva impegnare in una discussione riguardante uno o più delle ceramiche, ciotole, vasi, grandi piatti o stoviglie, per lo più con colori amalgamati tra il giallo e il blu, ma poi questi appassionati di corsa campestre non sono un abbinamento perfetto per coloro che collezionano ceramica dipinta bene, e mi sono sentito un po' più triste ogni volta che un cliente è venuto eppoi è passato, e un po' più rosso in faccia dalla forza imprevista dello spettro UV dell’Italia settentrionale.

Come la maggior parte dei suoi compatrioti ha una sua parte generosa, condividendo il vino bianco locale e alla fine degli eventi, è stato un conforto per l'anima vedere sei di questi pittori seduti a un tavolo da pranzo arrangiato rapidamente condividere un tardo pranzo fatto di delizie fatte in casa con qualche sorso di vino, come le loro opere lentamente 'cotte' sotto il sole.

Un weekend di cameratismo, ma praticamente privo di ricompensa finanziaria, deve incarnare la vita di questi tradizionalisti che proteggono la vecchia arte della ceramica che ha reso Nove famosa in tutto il mondo.

Non vedo l'ora che arrivi il 13 e 14 settembre a Nove, quando si tiene l’annuale fiera della ceramica e si spera che la clientela sappia realmente apprezzare gli sforzi di questi umili uomini e donne che da 50 anni o più sono stati seduti ai loro banchi e creano i loro disegni colorati con passione, cura infinita, precisione e perseveranza.

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Le sculture solari di Energitismo

Energitismo aggiunge eleganza e sostenibilità per l'estate con il lancio dei nuovi disegni delle Scultura Solare, una elegante doccia riscaldata per lavar via il calore del giorno, la sabbia e il sale.
I piaceri di un'estate italiana per tanti europei comprendono una vacanza in un resort magari sulla spiaggia, in un parco con piscina, o in un parco acquatico. Per loro non ci sarà più lo shock dell’acqua fredda dalla doccia esterna se vivranno l’esperienza di farsi la doccia calda in una scultura solare artistica ed emozionante, creata da Energitismo.
Le Scultura Solari sono un impianto solare termico stand-alone collegato ad una doccia calda dal design unico. Modellato sui capelli 'selvaggi' di Medusa (da cui prende il nome) il calore viene assorbono dai tubi intrecciati e la temperatura dell'acqua è bilanciata.
Le Scultura Solari sono perfette per impreziosire un giardino esclusivo di un resort, una villa privata e spiagge. Ci sono quattro disegni ispirati dalle forme dalla vita vegetale e dal corpo femminile. Solar Leaf (foglia) segue con stile la crescita di una pianta di bambù e le ‘foglie’ possono essere organizzati in fronde singole o multiple per adattarsi al paesaggio giardino o al design dello yacht. Solar Medusa risponde alla forma di una medusa galleggiante nell’acqua. La Testa Solare, il vero pezzo artistico da collezione, è la rappresentazione di una testa in più di venti tubi a spirale.
Dal punto di vista tecnico, una scultura solare è un impianto solare autonomo che utilizza la dilatazione termica dell'acqua riscaldato per alimentare una doccia o un serbatoio di accumulo nascosto. L'acciaio inossidabile, il rame lucido o il nero lucido della scultura vengono forniti in combinazione con la pietra nera lavica o un pavimento antiscivolo in pietra.
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Amlin Challenge Cup 20132014 Stadio Recreation Ground di Bath 14122013 Bath Rugby Vs Rugby Mogliano Photo Alfio Guarise
Una lezione di vita nel rugby: Mogliano Veneto vs Bath Rugby

Il mio lavoro mi permette di conoscere persone e storie speciali e il racconto che ho sentito sulla trasferta della squadra del Rugby Mogliano Veneto a Bath ha qualcosa di magico. Anche nel modo in cui mi è stato narrato da Lucio Marin, imprenditore e uno degli sponsor della squadra di rugby del suo paese.

Nel 2013 il Mogliano Veneto vince il campionato italiano di rugby e accede di diritto alle competizioni europee. Un gruppo di giocatori dell’hinterland di Venezia, quindi, si trova a gareggiare contro il London Wasp, il Bordeaux e altre blasonate squadre di paesi con importanti tradizioni rugbistiche alle spalle.

Ma niente li ha emozionati di più che la famosa partita giocata il 14 dicembre 2013 a Bath on Avon, una fiorente cittadina inglese che deve il suo nome alle terme romane (costruite nel 43 dc) e al fiume Avon.

La differenza fra le due squadre si può avvertire anche dai numeri: il Rugby Mogliano Veneto è un club fondato nel 1969 mentre il Bath Rugby è uno dei più antichi club inglesi ed è stato fondato nel 1865.

Lo stadio del Bath, il Recreation Ground (o The Rec),ospita 12.000 persone e si trova vicino al fiume, proprio in un parco nel centro del paese. Una parte dello stadio è composta da tribune smontabili che in estate vengono organizzate in modo che il parco possa ospitare le partite di cricket, altro tradizionale sport inglese. Per questo motivo, lo stadio non è strutturato come vorrebbero i canoni del merchandising e della profittabilità economica, e non vi è una vera e propria area VIP.

Sotto Natale i biglietti aerei sono molto costosi per cui la delegazione del Rugby Mogliano Veneto a sostegno della squadra era composta solo da 12 persone fra sponsor, manager e tifosi. I risultati del match erano chiari sin dall’inizio, e questo non faceva che aumentare l’emozione dei giocatori che sentivano forte l’onore di giocare con club blasonati e in “luoghi sacri” del rugby (ricordiamo che questo sport prende il nome proprio da una cittadina inglese).

Il 14 dicembre, la delegazione si presenta allo stadio per assistere all’incontro e viene mandata da un cancello all’altro finché un usciere non gli indica il vicino castello: erano stati onorati di assistere alla partita dalla finestra di una stanza del castello a disposizione del presidente della squadra del Bath Rugby per le delegazioni ufficiali.

La piccola delegazione viene ricevuta dal presidente che li onora di un discorso in italiano, letto con classe e accento inglese da una persona che non aveva molta dimestichezza con la nostra lingua, ma che rispettava i suoi ospiti e li trattava con tutti gli onori. Il presidente parla del rugby, del valore profondo dello sport e delle competizioni sportive per i ragazzi e per la comunità, e racconta di come il finanziamento alla squadra sia sentito come un dovere da tutti gli imprenditori locali.

Lo stadio era gremito, anche se questa non era certo una partita difficile per il Bath Rugby. La partita termina con il risultato scontato di 68 a 0, ma i giocatori inglesi danno l’onore di combattere fino alla fine e di non pavoneggiarsi sul campo.

Al risultato di 45 a 0, l’unico tifoso del Mogliano presente sugli spalti, si toglie il cappellino della squadra e se lo nasconde sotto il giubbotto. Il suo vicino inglese vede il gesto e si toglie il suo cappellino per darlo al tifoso del Mogliano. Poi gli sfila da sotto la giacca il cappellino della squadra veneta e lo indossa con naturalezza e orgoglio.

Forse il Mogliano non parteciperà a molte altre gare internazionali, ma la lezione di vita imparata in questo anno dai giocatori, dai manager e dai tifosi resterà in loro per sempre.

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Solo un giorno all'anno: il Mercatino di Natale a Frascati

Frascati è come molte altre città italiane sotto Natale. Salendo la collina dalla piana di Roma, si arriva inevitabilmente nella piazza principale, non quella con la cattedrale, ma il punto in cui tutto ritorna, il centro con la fermata degli autobus.

Ci sono passaggi pedonali ogni 20 metri e tra questi un flusso permanente di traffico pedonale, da quello più giovane degli adolescenti a quello dei geriatri locali. Il rumore nella piazza fa aumentare nel visitatore uno stato di attesa angosciante.

Il solo scopo della vita è di trovare un parcheggio. Nella vita italiana, tutti gli astuti saggi hanno un pass per il parcheggio, una carta d'invalidità, ottenuto per un periodo di due anni supportati dai consigli del medico di famiglia che una gamba rotta del 1992 può ripresentarsi in un qualsiasi momento.

Essendo Natale, la strada principale è piena, non come negli anni precedenti, di commercianti, artigiani e truffatori, che vendono le creazioni locali di cibo e moda, oltre a un paio di rivenditori di paccottiglia cinese e, con nostro grande disappunto, un chiosco di tiro al bersaglio da luna park di serie B. Alcuni sono qui per la prima volta e altri sono regolari frequentatori di spettacoli e mercatini locali. Alcuni vengono da lontano, Marche e Umbria, per vendere le loro scarpe fatte a mano e i salumi.

Ciò che troviamo chiacchierando, dall'infermiera che produce ceramica a prova di fiamma nel suo laboratorio a casa, dal marito che realizza modelli di scene di vita contadina (per il presepe) fino al creatore di scarpe delle Marche, è che hanno una cosa in comune.

“Ogni anno, le piogge arrivano, i mari si alzano e si abbassano, il sole può brillare troppo luminoso, e le brezze raffrescano la terra, e ogni anno tutti lavorano da gennaio a dicembre, creando diligentemente i loro prodotti per quella vendita dell'anno, il mercato di Natale di Frascati.”

In ogni fiera, in ogni regione d'Italia, e in tutta Europa, troviamo questi artigiani locali, il cui stile di vita è guidato dalla creazione delle loro opere d'arte e di artigianato, e dalle poche centinaia di euro che queste fatiche dell'amore procurano per dare un piccolo beneficio alle loro famiglie e alcuni benefici ai loro figli.

Si tratta di un lavoro d'amore, ognuno racconta con orgoglio del suo lavoro e cerca l'approvazione dal compratore. Nasce lentamente nel girovago compratore, che non sta comprando un prodotto ma sta entrando in una storia di vita, con una sola differenza dai mercati del Medio Oriente e di Istanbul, è che queste persone vi stanno lasciando entrare nella vera famiglia e vita della comunità che vivono giorno per giorno nelle aree intorno a Frascati.

Non sono venditori e neanche promotori, il web e l’e-commerce sono lontani dalle loro realtà. Sono felici di essere piccoli, non sono una minaccia per le grandi imprese, ma soprattutto di essere rispettati per il loro tentativo di creare qualcosa di speciale.

Questa è la loro immortalità.

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Monete di carta o monete di energia?

Siete pronti per la rivoluzione energetica? Usare l’energia come moneta!

Era il 1940 quando per primo King Hubbert (il teorico del Picco del Petrolio) in un suo scritto semi-sconosciuto “Ore uomo e distribuzione. Reddito in unità di energia”, avvia la provocazione sul cambio di paradigma monetario. Nel 1968 è la volta di Bukminster Fuller nel suo opuscolo “Operating Manual for Spaceship Earth”. Ma il vero primo dibattito pubblico avviene nel famoso Earth Summit di Rio de Janeiro nel 1992.

L'idea alla base è il fatto che l'energia è un'entità fisica immutabile sempre in qualche modo presente nei processi di trasformazione e produzione. E’ un fattore che determina il prezzo finale dei prodotti. Il Kwh è una grandezza misurabile che non è soggetto a inflazione, vista la fame di energia nel mondo.

Ed allora: è una proposta così folle l’emissione di bond o obbligazioni di scopo per la transizione energetica (conversione ecologica), sottoscrivibili solo da singoli cittadini?

Non da banche o cordate di imprese!

I Bond Energetici dovrebbero essere impiegati per la costruzione di una filiera energetica rinnovabile locale e pubblica (public company/sul modello di European Common Goods). Gli interessi e il capitale versato sarebbero restituiti sotto forma di crediti energetici, una forma alternativa di valuta nazionale a libera circolazione garantita dalla produzione di energia rinnovabile.

Le energie rinnovabili presentano un EROEI costante o crescente, a differenza per esempio dei combustibili fossili che in questa epoca presentano un EROEI decrescente. In pratica come si fa? Lo Stato (o una cooperativa di cittadini italiani http://www.gestcooper.it/pdf/riforma%20societ%C3%A0/il%20prestito%20obbligazionario%20nelle%20cooperative.PDF) raccoglie fondi di privati cittadini (non di aziende o di stranieri per evitare cordate) emettendo delle obbligazioni che verranno ripagate in Kwh.

Si investe in Euro, si ricevono crediti energetici circolabili in Kwh.

“Moneta” in qualche modo sovrana (ma con un valore valido in tutto il mondo), garantita da un asset fisico, da strutture produttive, senza debito, "pagabile a vista al portatore" e parallela come circolazione all'euro.

Valuta esente da inflazione, di valore reale e stabile pari al lavoro termodinamico!!

Utile come investimento per i nostri risparmi!

Anche il comune cittadino ormai sa che un kwh come valore è più stabile e in crescita delle attuali monete in carta straccia. Un kilowattora può essere usato per pagare il riscaldamento, la bolletta elettrica, il pieno dell’automobile, i trasporti e, se reso a circolazione libera e legale, può essere utilizzato anche per comprare il pane o un chilo di pomodori!

Ogni manufatto o bene creato dall’uomo ha un suo contenuto energetico intrinseco.

Un’operazione del genere non solo permetterebbe ai cittadini di investire i propri risparmi in maniera garantita (non si investe in carta straccia, ma in attività reali e produttive), non creerebbe debito per lo Stato da ripagare con nuovo debito o con la stampa di moneta dal nulla, anzi sarebbe un volano incredibile per il settore più strategico del futuro!

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Città Sexy e deregolamentazione urbana: come possono convivere?

Le nostre città sono le stesse di 20 anni fa? Che cosa è capitato ai nostri spazi comuni?

Generalizzando, possiamo dire che oggi le città possono essere distinti in quattro aree:

centro storico e di rappresentanza (in Europa) o centro di Affari & Commercio (in USA e Asia). E’ il centro di dove i moderni grattacieli, o le vecchie torri (come a San Gimignano), sottolineano la forza sessuale maschile.

area moderna residenziali “posh”, con quartieri abitati dalla classe media e con centri commerciali. Queste sono le aree che rappresentano il confine tra la ricchezza o la povertà come stile di vita. Solo quando una società è ricca, queste aree sono pulite e ordinate. Alcune volte perdono l’identità regionale e diventano No Place.

periferie fatiscenti spesso più simili a baraccopoli o a un deserto che a una città incantevole e ospitale. Giusto ricordare che anche alcune città occidentali hanno recentemente sperimentato il coprifuoco. E’ accaduto diversi anni fa a Parigi, nella banlieue, e ora è arrivato un po’ ovunque (Manchester, Rio de Janeiro, Londra).

E qual è la quarta parte?

Il divario sociale tra ricchi e poveri sta creando un effetto America Latina anche in Europa. Partendo dall’Est Europa, i quartieri dei nuovi ricchi sono appartati, protetti da sistemi di sicurezza e da guardie armate. Una città nella città, con i suoi servizi, giardini e infrastrutture private. Una città che è invisibile, ma ha un cuore che batte come l’altra. Una città chiusa femminilmente sexy.

Ciò che una volta era chiamato il mondo occidentale, nel corso degli ultimi 70 ha sperimentato anni diverse forme di intervento nell'ambiente naturale e nel paesaggio urbano. I risultati sono stati impressionanti in alcuni casi, e dubbi in molti altri, soprattutto se si tiene conto di indicatori di qualità che vanno oltre il valore economico delle aree edificate o il livello tecnologico raggiunto dalla realizzazione di gruppi di maestosi grattacieli. Per questo, in alcune aree occorre intervenire di nuovo.

E quando si discute di Green City, occorre sapere che in genere ci si riferisce solo a una parte e non al tutto. A parte la questione se Green sia effettivamente la parola giusta, come possiamo trasformare una intera città in una Digital Green City?

La qualità della vita, il livello di interazione sociale, il consumo energetico, sono stati per decenni considerati di interesse minore nello sviluppo urbano che aveva necessità più basilari come l'acqua, le fognature, il trasporto, la fornitura di energia, lo spazio di vita e i servizi di base. E tutte le reti erano separate fra loro.

L’Energia Digitale (cioè la piena integrazione della mobilità elettrica, della casa digitale e delle reti di informazione urbane) sta per cambiare i paradigmi di pianificazione urbana offrendo, sia ai paesi occidentali che a quelli emergenti, la possibilità di evitare, in via preventiva o modificando il presente, la maledizione della frammentazione e dello svilimento urbano.

Non si può intervenire su una sola parte ma sul tutto!

Ma le 4 zone di una città rappresentano 4 diversi obiettivi che devono essere considerati in modo diverso. I quartieri di rappresentanza e di lusso sono pronti per la trasformazione Green Digital se questa trasformazione aggiunge un valore subliminale sexy. Se le tecnologie rinnovabili fossero esempi di arte, queste sarebbero uniche e perfette allo scopo.

Arte e cultura sono strumenti di potere “soft” che hanno contemporaneamente un ottimo rapporto costo/efficacia e una immagine pubblica flessibile capace di adattarsi al contesto.
Tanto per fare alcuni esempi interessanti:

Barcellona è stata tra le prime città al mondo a trasformarsi in profondità, mescolando abilmente e con coraggio il restauro di vecchi edifici e la costruzione del nuovo. È stata anche la prima città ad adottare regolamenti edilizi che hanno obbligato l'utilizzo di pannelli solari;

Lisbona ha perso la sua decadenza e il suo look decadente ex-imperiale con l'adozione di una pianificazione urbanistica all'avanguardia che ha cambiato l'evoluzione delle gerarchie metropolitane: periferie e centro. Dal concetto dei tradizionali centri urbani al riconoscimento e all'uso di costellazioni di centri, caratterizzati da accessi multimodali, e aree libere di grandi dimensioni che possono evolvere grazie alla connettività offerta dall’inserimento in una rete metropolitana internazionale;

In Arabia Saudita gli ecologisti locali stanno iniziando a mettere in discussione i lussuosi edifici in costruzione a La Mecca in relazione all'attenzione al fragile ambiente desertico e al rispetto del valore di un pellegrinaggio che richiede uguaglianza e sobrietà da tutti i credenti partecipanti

La città brasiliana di Curitiba, nella sua pianificazione urbana ha diligentemente applicato tutti i concetti di sostenibilità, di lusso, di anticonformismo e di eccellenza. I progressi devono ancora essere fatti in termini di mobilità digitale, ma Curitiba è molto diversa dal solito concetto di stratificazione sociale e spaziale osservabile nella maggior parte delle città di tutto il mondo.

Sappiamo tutti che la popolazione mondiale aumenterà nei prossimi due decenni e così la popolazione urbana in misura ancora maggiore: lo sforzo è, soprattutto nei vibranti paesi emergenti, per evitare una urbanizzazione caotica e i suoi relativi enormi costi.

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