Pesciolini - l’esca per catturarne uno grande

Pesciolino è tradizionalmente una piccola carpa usata come esca per catturare un pesce più grande.

Nel caso del ristorante milanese, Pesciolini, l'esca sono gli squisiti “fruits de la mer” – tartare, grigliate o fritte - che catturano il viaggiatore sprovveduto che passeggia lungo i 'canali' di Milano. E proprio come un banco di pesci ritorna alla loro zona di nutrimento preferita intorno alle barriere coralline e ai relitti così, una volta catturato, nutrito, sganciato e rilasciato a nuotare di nuovo, il vostro elegante commensale cercherà certamente di nuovo intorno alla barriera Pesciolini, nascosta tra le più grandi strutture della città di Milano.

Nel nostro recente soggiorno a Milano, siamo tornati al Residence Romana e subito abbiamo attraversato le linee del tram per trovare un tavolo di prima serata sul marciapiede, di fronte alla stretta entrata del negozio che è a malapena sufficiente per l’ondosa insegna 'Pesciolini'. E' stata una fortuna che siamo arrivati prima del tramonto, perché abbiamo preso l'ultimo tavolo non riservato alla “loro barriera corallina”.

Dopo guardando i pesci spada e quelli freschi più piccoli nella vetrina di fronte, abbiamo navigato all'interno passando le ostriche non aperte, di solito, ma non stasera, la delicatezza della mia dolce metà, fino alle insalate di mare, con abbinamenti tradizionali dalla Sardegna e Sicilia su lungo la costa Tirrenica e quella adriatica verso il Veneto.

Con un po' di incertezza ci siamo accordati su un pinot grigio del Friuli per supportare il processo di selezione. E' stato sorprendentemente dolce rispetto alle etichette simili, ma finemente equilibrato, abbastanza da aiutare la scelta di una selezione di tartare a base di spada, salmone e tonno, ciascuna equilibrata da una selezione dello chef di insalata di verdure, erbe e spezie, competendo in sapore con le altre e presentata con un sorriso e un po' di divertimento da Daniele il nostro cameriere friulano.

Il dettaglio dei secondi, una selezione della grigliata e gamberoni, rimarrà un segreto, ad eccezione del piacere con cui sono stati fusi con una seconda bottiglia di Pinot Grigio che è stata sorseggiata e tracannata mentre guardavamo le pazienti coppie che attendevano che liberassimo in modo da poter soddisfare le loro sensazioni aromatiche dalle loro papille gustative, una vera esperienza pavloviana. Ma non è tutto. Per questo viaggiatore c’è un solo dolce, e sì c'è un dio, ed è l'unico dessert che è servito in questo bella 'pescheria': sorbetto al limone con vodka.

Dopo questo elogio alle gioie di cenare ai Pesciolini, forse potete rimanere delusi perché non ho intenzione di dirvi dove si trova. Se siete veri ricercatori forse potete trovare questo negozio dei ‘piccoli pesci', ma speriamo non troppo presto perché gli “abituali” sembrano godere del loro piccolo segreto, e non mi piace stare in piedi a guardare gli altri nella loro succulente rapsodia mentre aspetto il mio turno alla barriera corallina.

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L’inutile necessaria Eleganza

Cosa è necessario e cosa è superfluo? Possiamo misurare con un metro comune, ciò che è necessario o cosa è inutile?

Queste sono domande assurde, perché forse nulla è davvero necessario o realmente superfluo, ma tutto è utile e può diventare essenziale. Ed ancora una volta la natura ci aiuta a riscoprire la valutazione esatta.

La natura, infatti, è lussuosa ed elegante: profumi, colori, sapori si moltiplicano.

Cosa c'è di meglio di un frutto in cui ogni senso trova la sua soddisfazione? Una pesca, morbida e vellutata al tatto, deliziosamente profumata, solida e morbida nella polpa, ricca di sali e zuccheri e che conserva al suo interno molte delle esigenze dell'uomo.

E il riconoscimento di tale bellezza ed eleganza è necessario ad un uomo che voglia distinguere il necessario dal superfluo, il lusso dall’ostentazione senza anima.

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Il potere delle Emozioni

Può esistere un Made in Italy virtuale?
Smettiamola con le ipocrisie!

 Chiunque abbia un po’ di curiosità può andare a comprarsi un libro sulla contraffazione o leggersi su internet come grandi e piccole imprese truffino il consumatore.


Se si va in un qualsiasi supermercato del mondo si trova del Parmigiano (tipico formaggio italiano che si gratta sulla pasta) a basso costo. Peccato che ci sia scritto Parmesan (che sembra più inglese) e che non sia prodotto in Italia. Ma sulla confezione c’è un richiamo ai colori della nostra bandiera: verde, bianco e rosso. In effetti, per i curiosi, possiamo raccontare che la pizza Margherita si chiama così proprio in onore della bandiera italiana: l’allora regina si chiamava Margherita.


E allora che cosa vogliamo fare? Chiudere tutti i supermercati del mondo? Impossibile. Molti grandi marchi sono coinvolti nella contraffazione e le persone non ne sono a conoscenza. Sono in simbiosi: spesso i grandi marchi pagano i fornitori con stoffe che poi sono “autorizzati” a trasformare in vestiti. Gli stessi vestiti che confezionano per quelle grandi firme.


Allora è tempo di pensare diversamente per rompere gli schemi e capire cosa vogliamo realmente!


La contraffazione e la pirateria saranno combattute dalle forze della giustizia, nel frattempo dobbiamo provare a capire in che modo trarre vantaggio dal fatto che comunque le persone vogliono “mangiare italiano”. Il segreto è far vivere alle persone l’esperienza del vero ”Italian Style”!


Attraverso il rispetto delle regole della qualità, delle origini e con l’aggiunta di tradizioni artistiche, noi possiamo trasformare ogni singolo prodotto in uno di stile e creargli intorno una esperienza da non dimenticare! Possiamo usare l’arte e la cultura nella cucina per illustrare la differenza. Le persone che hanno avuto l’esperienza di un vero ristorante italiano con cibo fresco e ingredienti cucinati con attenzione e gioia dove si gusta con i 5 sensi, molto probabilmente preferiranno comprare prodotti DOC e vorranno venire a provare l’emozione di mangiare in Italia.


E questo accade anche nella moda. Le grandi firme che aprono i loro atelier in Cina o in altri paesi emergenti, non vendono solo prodotti. Vendono una esperienza avvolgente ricreando un’atmosfera di fascino totale.


La stessa cosa può accadere nella tecnologia. Dalle auto alle energie rinnovabili. Lo stile è quello che può differenziare i prodotti. Ogni paese ha il suo stile e questo è riconoscibile. Abbiamo capito quale è lo stile a basso costo: ora cimentiamoci su quello “di classe”! Il segreto è quello di non cercare di risolvere il problema della produzione di energia con un solo prodotto ma entrare nel “lifestyle sostenibile”. Una casa sostenibile è fatta di molti prodotti differenti che devono avere classe, un’anima con armonia, per un vivere di stile e sostenibile.


Certamente possiamo avere delle case a zero emissioni, ma non è detto che sia piacevole viverci. Questo spiega come è nato Energitismo!


Abbiamo applicato questo approccio filosofico alle energie rinnovabili e all’efficienza energetica e ne è nato un Manifesto (www.energitismo.com) che rappresenta proprio l’essenza dello spirito italiano. Quello spirito che è il cuore degli artigiani che creano opere d’arte tecnologiche – nella moda come nelle auto sportive di lusso – con una cultura che non si ritrova nelle grandi imprese. Bisogna andare nelle PMI, che sono la base di Energitismo, organizzazioni che rispettano l’abilità artigianale combinata con processi tecnologici e creatività artistica.


Per creare prodotti che hanno vero stile, qualità e “un’anima”.

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Pop energy

L’aumento delle distanze fra ricchi e poveri porterà a ridisegnare i modelli di business anche nel settore dell’energia. E’ possibile prevedere un driver comune che spingerà entrambi i gruppi consumatori a chieder nuove soluzioni: la voglia di indipendenza.

Se le bollette aumentano, aumenta anche l’odio nei loro confronti. E non dimentichiamoci che oggi le bollette sono usate anche come strumento di controllo e riscossione tasse diverse. In Grecia l’ultima odiosa tassa sulla proprietà immobiliare è stata contabilizzata direttamente nella bolletta energetica! E questo ha contribuito ad accendere ancora di più le rivolte di piazza. Come uscire dalla spirale degli aumenti? I ricchi vorranno avere case sempre più cool e tecnologicamente sofisticate con oggetti di arte ed energia, mentre che cosa puo’ fare il 99%?

Una cosa è certa: produciamo più energia di quanta ci serve, la utilizziamo male e spesso la produzione e l’utilizzo non sono in sincronia e abbiamo bisogno di sistemi di accumulo. In questo modo, abbiamo a disposizione una serie di “eccessi” che possiamo mettere in condivisione con altri. E se allarghiamo il concetto di energia a quella “umana” e alle cose (che possono essere classificate in base all’energia “embedded”) allora lo scenario si allarga e aumentano le possibilità di condivisione.

Ogni volta che c’è condivisione, allora nascono nuovi modelli di business.

Per fare esempi pratici di condivisione possiamo pensare al mobility sharing (che è un concetto che supera il car sharing) o al car pooling che mette in condivisione la propria auto. E tutto questo grazie alla tecnologia digitale degli smart phone che permette di monitorare costantemente lo stato delle cose e delle persone.

Ma si potrebbe mettere in condivisione solo la batteria dell’auto elettrica, magari con una utility. In questo modo si fornisce energia all’utility durante le ore di picco (ore pregiate e quindi costose) e la si prende durante le altre ore (con meno richiesta e quindi più economiche). Così facendo si potrebbe arrivare ad avere un bilancio in cui non sono azzerate le spese di gestione dell’automobile.

Ma tutto è più divertente quando entra in gioco l’energia umana. Che ne facciamo di quella energia prodotta dal passaggio delle persone attraverso i tornelli della metropolitana di Tokyo? E dell’energia prodotta dalla pista da ballo della discoteca di Rotterdam? E cosa dire delle palestre in cui sudati sportivi producono energia con lo spinning? Potrebbero avere sconti sul mensile della palestra se raggiungono una certa soglia di produzione? E se lo facessimo in un condominio? Magari basterebbe preparare torte a quei volenterosi che pedalano per annullare le spese condominiali!

Certamente si! E questo apre a tutta una nuova serie di relazioni in cui l’energia assume un valore di “merce di scambio”, quasi fosse un baratto. Estremizzando e stressando questo concetto si arriva alla POP ENERGY: l’energia distribuita divertente.

Ma mentre posso scambiare file con tutte le parti del mondo, la convenienza energetica si realizza con la prossimità geografica: fra vicini di casa. Allora potrebbero nascere convenienze ad associarsi in poche famiglie e realizzarsi da soli delle smart grid. Si potrebbe avere un unico contatore di ingresso con la rete e ripartirsi i vantaggi all’interno del gruppo.

E la condivisione non finisce qui!

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La storia della pipa

La pipa è un oggetto di tradizione antichissima, utilizzato per fumare tabacco o altre sostanze anche a scopo curativo.

Gli antichi Babilonesi e gli egiziani conoscevano il fumo e la pipa. Il famoso medico greco Ippocrate prescriveva di fumare erbe per curare alcune malattie.

In epoca moderna Colombo scopre l’uso del tabacco e lo porta in Europa insieme alla pipa che rappresentava un elemento importante della cultura delle popolazioni indigene. La pipa veniva, infatti, usata dagli indiani del Nord America a fini cerimoniali ed era considerata un simbolo di pace presso i Sioux e denominata Calumet. E’ nel cinquecento che si diffonde in Europa l’uso del tabacco e della pipa.

Nel 1559 Jean Nicot de Villemain lancia l’uso del tabacco come multi rimedio. Si diffonde, allora, presso la nobiltà francese l’abitudine di sniffare per attenuare gli effetti del mal di testa.

L’uso della pipa si diffonde in modo particolare presso i marinai e i pescatori che utilizzavano pipe di gesso, di terracotta o di pannocchia di granoturco. Il pescatore è spesso rappresentato con la pipa in bocca come il “baciccia” (diminutivo di Giovanni Battista) genovese che è ritratto nel simbolo della squadra di calcio della Sampdoria.

Nei secoli successivi, le pipe in gesso e creta lasciano il passo a quelle in radica, il ciocco che si forma in 20 anni nella radice dell’erica arborea. I francesi sono i primi utilizzatori della radica nella fabbricazione delle pipe, che si rivela essere un materiale ideale in quando resiste al calore e consente di apprezzare l’aroma del tabacco. Saint Claude, nel dipartimento della Jura, è il centro principale di produzione.

Nasce così la pipa moderna che tra l’’800 e il ‘900 si diffonderà in tutto il mondo, grazie anche alla produzione industriale delle stesse. Le più importanti aziende produttrici nascono quindi in Gran Bretagna, Francia, Italia e Paesi Scandinavi. In questo periodo, nel mondo letterario e creativo ci sono molti famosi fumatori di pipa, Sir Arthur Conan Doyle, Sherlock Holmes, Hemingway, Mark Twain, e Tolkien oltre a scienziati come Einstein e Hubble.

Malgrado questo sviluppo industriale, è sempre rimasta viva una numericamente piccola realtà di artigiani/artisti che producono a mano pipe di altissima qualità. Queste pipe non sono solo per il piacere di fumare, ma sono anche oggetti da collezionare per un sempre maggior numero di amanti delle delizie della pipa.

 

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Radici e fiori di Energitismo: analogie con il Rinascimento

Rinascimento è una parola bellissima: significa rinascita. Le condizioni per la creazione di una rinascita includono conflitti, grandi ricchezze, cambiamenti sociali ma, soprattutto, progresso tecnologico. E siamo a questo punto! Oggi ci sono le condizioni per creare qualcosa di nuovo, diverso e fantastico.

La storia di Energitismo inizia quando un gruppo di persone ha iniziato a vedere il mondo in modo diverso eppoi a sognare un nuovo sogno. Il grande Rinascimento di 500 anni fa è stato italiano in tutto e per tutto. E’ stata la nascita dello stile italiano, dopo il medioevo. Quali sono le radici di quella “grande rinascita” e della magnifiche creazione che ha generato? Forse possiamo porre l’accento su quattro aspetti: l’amore per la classicità, la competizione, le comunicazioni e il commercio.

Alla metà del Trecento, gli studiosi cominciarono a cercare un ritorno ai classici e, nel secolo successivo, crebbe rapidamente lo studio degli antichi testi greci con la creazione di scuole in tutta Italia. La competizione tra i Veneziani e Genovesi, prima, eppoi quella nel Mediterraneo hanno fatto fiorire l’ascesa di Venezia. La grandezza della Repubblica della Serenissima nel periodo del Rinascimento era legata al commercio e alla comunicazione: i viaggi intercontinentali e la stampa hanno supportato la rivoluzione.

Infatti anche se la tecnologia era stata messa a punto in Germania intorno al 1482, per molto tempo è stata Venezia la capitale della stampa in tutto il mondo e grazie ai suoi libri contabili poteva gestire facilmente tutto il suo commercio internazionale. E' stato Luca Pacioli che nel 1494 ha pubblicato un trattato sulla matematica a Venezia, includendo un capitolo sulla tecnica veneziana della contabilità in partita doppia e rivelando il vero potere della ricchezza del commercio. A Venezia come a Firenze, Milano, Genova e anche nello Stato Pontificio.

Per le persone più potenti e più ricche del tempo, quelle al livello più alto della piramide di Maslov, il bisogno di mostrare la loro grandezza era immenso. Un bisogno di immortalità rappresentato dalle grandi creazione artistiche e architettoniche, religiose e non solo. La competizione fra questi “potenti” è avvenuta nella sponsorizzazione della scienza, della medicina, dell'arte e dell'architettura: e questo è stato il Rinascimento che non è nato dalle grandi imprese, ma dalle botteghe dei maestri, dagli artigiani. Dalle piccole e medie imprese di 500 anni fa.

Chi conosce la vera storia del Duomo di Firenze e della sorprendente Cupola del Brunelleschi? In origine il Duomo doveva essere molto più piccolo, ma poi la città di Pisa costruì il suo meraviglioso Duomo, con il Battistero e la famosa Torre pendente, che era più grande del Duomo di Firenze in costruzione. Così Firenze ha fatto uno "zoom out" e ha iniziato la costruzione di un duomo molto più grande. Una chiesa così grande che nessuno era in grado di progettare e costruire la relativa cupola. Nessuno fino a Brunelleschi, il genio che decise di accettare la sfida e creare una delle meraviglie del mondo. Brunelleschi era un architetto, un ingegnere, un pittore, un artista e contemporaneamente un matematico. Lui era un genio e per 400 anni nessuno ha capito come abbia potuto realizzare la Cupola. Ma oggi il Duomo è qui ed è uno dei grandi simboli del Rinascimento.

Che cosa c’era di inimitabile nell’Italia nel Rinascimento? L’artigianalità e la competizione fra piccoli gruppi di artigiani. Nel 1990 quasi il 60% dei lavoratori nel settore manifatturiero in Italia ha lavorato in aziende con meno di 50 dipendenti e il 26% - sono stati occupati in imprese con meno di 10 dipendenti. E' questa spina dorsale della società italiana che è stata distrutta con l'Europa di oggi, che si concentra sui soldi e sul fare soldi.  Che cosa si può fare per dare a queste imprese di artigiani il riconoscimento che meritano e le opportunità di cui hanno bisogno per sopravvivere e crescere per il bene della nostra stessa società reale? Ci sono due esigenze che sono comuni a molte di queste imprese. Hanno bisogno di immaginare nuovi prodotti arditi e di avere nuovi mercati per le loro competenze, la loro proprietà intellettuale e i loro sforzi.

Come questo si connette con Energitismo? I tempi sono maturi per un Rinascimento dell'Energia.

Il nostro mondo è stato sporcato ed inquinato da rifiuti e dall’uso di energie non rinnovabili. Abbiamo bisogno di una rinascita. La strutturazione finanziaria del “conto energia” ha portato l'energia rinnovabile alla ribalta come risposta alla distruzione ambientale, ma le risposte non state speculative e fondamentalmente “brutte”. Le torri eoliche giganti e campi di pannelli solari morti di colore blu-nero senza bellezza e stile. Nessuna di queste soluzioni può essere parte di una villa o di un palazzo, tranne quando sono strategicamente nascoste al nostro sguardo.

Energitismo ha creato una soluzione. Un collegamento fra creazione artistica e tecnologie di energia pulita in una gamma di prodotti artigianali realizzati per soddisfare le esigenze anche della villa e del palazzo più importante. Ha fatto creare e personalizzare i prodotti di energia pulita per farli entrare a far parte dei desideri della padrona di casa.

Questa soluzione riunisce artigiani e laboratori di tutto il mondo in uno “lifestyle italiano“ in grado di fornire tutte le soluzioni per l'energia pulita, l'efficienza energetica, la mobilità sostenibile e soluzioni “Eco & Art”. Attraverso la rete di Energitismo, le moderne botteghe artigiane (PMI) possono trovare nuovi mercati e creare alleanze con altri di competenze complementari per dar vita e diffondere un Rinascimento dell’Energia.

Energitismo promuove la sua rete attraverso i canali di comunicazione web, nonché con esperienze dal vivo in atelier realizzando mostre di prodotti unici della sua rete di artigiani. Energitismo è una opportunità per le aziende manifatturiere, un laboratorio per artisti e una fonte di ispirazione per il cliente più esigente.

Le analogie con il primo Rinascimento sono tangibili e la possibilità di promuovere il Rinascimento dell'Energia sono altrettanto reali. Energitismo: “il Rinascimento in Energia!”.

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‘Non luoghi’: una considerazione sugli aeroporti e i centri commerciali

Supponiamo che vi troviate su di un aereo senza conoscere (o ricordare) dove l’aereo stia andando. Può sembrare assurdo, ma questo accade spesso ai viaggiatori regolari, ed è  in aumento nella vita urbana Quando l'aereo atterra e voi entrate nell’aeroporto dal ponte sospeso, come potete riconoscere dove siete?

E' molto difficile e, qualche volta sembra inizialmente, virtualmente impossibile. Tutte le informazioni sono in inglese o in forma pittorica, voi passate attraverso duty free di champagne, whisky e profumi, negozi di grandi marchi e angoli con le ultime apparecchiature elettriche ed elettroniche – gli arrivi sono proprio nella parte opposta delle partenze.

Da un lato la familiarità di questi luoghi è utile per i viaggiatori che devono capire rapidamente come comportarsi e cosa fare, ma d'altra parte questi luoghi non appartengono più al paese in cui si trovano.

Un sociologo francese di nome Marc Augè ha definito questi luoghi, come "Non Luoghi" per sottolineare che la loro identità sia sconnessa dalla identità locale, dalla comunità e dalla tradizione. Hanno vite proprie.

Questo è quanto è successo con la globalizzazione. Ci sono molti di questi Non Luoghi - negozi di qualità come Intimissimi, Yamaguchi, Marks and Spencer, Zara? Ovunque vi troviate nel 'grande mondo' siete solo un numero che deve essere processato da un sistema. Gli Archi Dorati (Golden Arches - MacDonalds), Caffe Nero, Starbucks e i loro equivalenti e inseguitori nel gusto e nella mediocrità della progettazione, controllano e ci condannano a sentirci a nostro agio in questa terra da nessuna parte – Non Luoghi.

Forse questo è iniziato con l'industria aerea dove tutti gli aeroplani erano uguali (sì, con la lingua Inglese)? Gli stessi ad eccezione dei colori delle uniformi delle hostess, uniformemente non-femminili per assicurarsi che l'interesse maschile sia minimizzato al livello di accettazione fraterna. Ogni compagnia aerea che ha provato ad introdurre delle varietà ha fallito e ogni hostess che è ha suscitato interesse da parte di qualche passeggero è stata sommariamente licenziata e umiliata per che cosa? Per essere umana, esprimendo vera emozione o desiderio e creando una relazione in un Non Luogo.

Siamo stati addestrati ad accettare questa mancanza di emozioni, una mediocrità asessuata, dove l'unico scopo è quello di massimizzare il tasso di scambio di denaro - per merci che sono uniformemente le stesse in tutto il mondo - e normalmente troppo costose.

Così il viaggiatore d'affari si sente a disagio quando si aggira in una piazza di una piccola cittadina toscana, ma può essere salvato se cerca una catena di hotel, dal design assolutamente uniforme, scatole di scarpe con lo stesso stile e visivamente atroci arazzi appesi al muro, e perfino la disposizione delle camere rimane invariata da città a città.

Per quelli fortunati abbastanza da viaggiare in Italia e soggiornare negli hotel 4 stelle AC, questa immagine diventa una realtà - Non Luoghi - da stanza a stanza, da città a città, puliti, confortevoli, ma tutti uguali. Forse avete viaggiato a nord di Londra e siete stati ai Marriott Hotel, da Manchester ad Aberdeen e avete notato che tutte le carte dei vini sono identiche - ma non è tutto - almeno loro possono essere giustificati dal fatto che sfortunatamente il Regno Unito non produce alcun vino ‘potabile’. Energitismo aborre i Non Luoghi.

Ci sentiamo umiliati quando la nostra formazione ci permette di accettare la zona di confort dei Non Luoghi. Noi cerchiamo antichi borghi e piazze amichevoli dove le persone reali si siedono e parlano di nulla in particolare (a meno che non siano italiani e quindi il soggetto inevitabilmente volgerà verso la politica). Bevono caffe normale, vino locale e grappa, mangiano dolci locali e non finiscono mai di ascoltare. La loro città è alimentata e costruita dalle industrie artigianali che producono anche delizie speciali, come gioielli o opere ceramiche, tutte uniche, e molte di alta qualità e di ottimo design.

Energitismo sono persone che fanno prodotti per se stessi, per le loro città e ora, per voi.

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Pesaro: da archiviare o da rigenerare?

Pesaro è internazionalmente nota per due uomini.

Uno era un magnifico compositore di brillanti e ritmiche opere liriche e ogni anno è celebrato durante il mese di agosto, Gioachino Rossini, il primo compositore jazz nella sua Messa di Gloria.

L'altro è stato celebrato molto più recentemente in un’altra disciplina, dove ancora i suoni e i ritmi sono caratteristiche essenziali, la moto, e lui è Valentino Rossi (gli manca solo la 'ni' finale per del grande compositore). 

La spiaggia in estate è ancora un ‘battaglione’ di un esercito di ombrelli, tutti divertenti nei colori del loro ‘capitano’, fila dopo fila dal marciapiede al mare. Gli alberghi sono ancora pieni con un misto di russo, tedesco e inglese, oltre ad una manciata di dialetti italiani. I ristoranti servono un vasto buffet di sapori e il suono delle feste vagabonda nella notte.

Ma se vi trovate presso la Rocca Costanza, in qualsiasi momento dell'anno, a parte la piena estate, e passeggiate lungo Viale Giuseppe Verdi verso spiaggia arrivando a Viale Trieste, vi guardate a sinistra e a destra e difficilmente un persona bloccherà la vostra vista. Per gli italiani che sono arrivati qui 30 anni fa da bambini per le vacanze estive o da giovani in cerca del tempio della discoteca, voi siete tornati in una 'città fantasma'.

Girate a destra verso sud, passeggiate sulla riva degli hotel, chiusi dopo la stagione o serrati permanentemente. Di tanto in tanto si trova un bar o un hotel che combatte per portare un respiro di vita nella strada, ma perché? I turisti hanno disertato Pesaro come hanno disertato Atlantic City negli anni '70, prima che i casinò la facessero risorgere.

Finalmente si arriva alla fine della strada di questa passeggiata che attraversa la ‘strada della memoria'. E lì sulla vostra sinistra troverete un Taj bianco, un hotel con una torre scolpita di fronte, vicino all'ingresso, e un nome: 'Alexander '. Che cosa rappresenta questo nome inglese? Guardate dietro la torre e vedrete una schiera di soldati rossi.

L'hotel Alexander attira l'attenzione. Guardate nel foyer bianco e passate l’area aperta della zona lounge e della zona pranzo, e i vostri occhi saranno catturati, non da una, ma da dozzine di opere d'arte tutte da artisti differenti.

Camminate intorno a questa zona per trovare un armadio pieno di libri e piccole opere d'arte e fotografie, tutte di Nani, Alessandro (Alexander) Marcucci Pinoli di Valfesina, il Conte Nani. Chi è quest'uomo? Che cos'è questo hotel?

Se siete abbastanza fortunati di arrivare al mattino, forse potrete incontrare un uomo elegante seduto davanti ad una tazza di tè, immerso nella lettura. Chiedete alla reception di essere presentati al creatore di questo meraviglioso museo che è anche un hotel.

Un po’ di tempo con il Conte e sarete elettrizzati della intensità dei suoi occhi e dallo spensierato senso dell’umorismo, così come dalla sua devozione per l'arte e l'ambiente. Cercate di rimanere un po’, una o più notti, scegliete una camera – ogni camera è una diversa opera d'arte creata come pezzo unico da un artista scelto da Nani.

Arrivate il pomeriggio, magari potere stare seduti vicino alle finestre che si affacciano sul mare e sognare fino all’ora di cena, una delizia di eccellenza culinaria. Un bicchiere o due di vino e poi guardate le stelle sul mare prima di scivolare a dormire chiedendovi se questo è realtà o solo un sogno.

Grazie a Nani, il Conte Alessandro Marcucci di Valfesina, avete trascorso una giornata viva all’interno della rinascita di Pesaro - La Rinascita dell'arte e della buona arte. Rossini ne sarebbe stato orgoglioso.

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