Bolsena. Palazzo Cozza Caposavi o Palazzo del Drago

Piazza San Rocco di Bolsena è chiusa da un lato da Palazzo Cozza Crispo (ora Palazzo del Drago).

Il palazzo idealmente abbraccia la Fontana di San Rocco e prende il nome dall’abate Cozza dell’Abbazia di Santa Maria di Grottaferrata che lo aveva abitato.

La sua costruzione risale al Cinquecento ad opera degli architetti Simone Mosca e Raffaello da Montelupo.

Il palazzo è poi stato ridisegnato nel Settecento dall’architetto Domenici.

Al suo interno si trovano interessanti affreschi in stile manierista sia nel salone di ingresso e le sale adiacenti che nel piano nobile.

Il palazzo è dotato di giardini e terrazze che si affacciano sul lago ed è una residenza privata visitabile.

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Il palazzo dei Colonna di Pofi nasce da una trasformazione di una parte dell’antico castello, nella parte fra le due torri. Il castello era stata la struttura attorio al quale era nato il borgo medievale.

L'edificio era stata abbandonato nel corso del Settecento ed è stato ceduto dai Colonna dopo la prima guerra mondiale.

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Il castello di Pofi originariamente comprendeva tutto il centro storico ed è oggi visibile solo in parte in quanto integrato in nuove costruzioni.

Per molto tempo è stata la residenza ufficiale dei Colonna.

Si può distinguere l’antica corte, alcuni edifici e la grande torre in stile romanico con un orologio.

La torre venne eretta su una cappella preesistente intorno al 1300 durante una prima grande trasformazione del castello per opera di Filippo Colonna. Forse la torre era un posto di guardia e di vedetta della vallata.

Il castello è realizzato in scura pietra basaltica e comprendeva alcuni forni, il mulino e due torri, dette "Torre Maestra" e "Torre Vecchia", nel cui interno si trovavano delle cisterne.

Nel bastione pentagonale si trovava il municipio mentre il Bastione ospitava le carceri.

Nel 1827 i resti del castello furono acquistati dalla città per ospitare gli uffici comunali.

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ph R Clemens
Monte Porzio Catone. Villa Mondragone

Villa Mondragone a Monte Porzio Catone nasce come una costola di Villa Vecchia nel 1567.

E' stata costruita sulle strutture di una antica villa romana appartenuta ai consoli Quintili.

Al termine dei lavori viene ceduta al cardinale Ugo Boncompagni che, divenuto papa Gregorio XIII, la usò la regolarmente come residenza.

Qui nel 1582 promulgò la bolla papale ‘Inter Gravissimas’, che riformò il calendario come quello che oggi è in uso e che prende il nome proprio dal papa: il Calendario Gregoriano.

Il nome della villa viene proprio dallo stemma del papa che aveva un drago.

La villa ebbe il suo massimo splendore con il cardinale Scipione Borghese, divenuto papa Paolo V, e con la sua famiglia.

Nel 1626 papa Urbano VIII decise di lasciare Villa Mondragone in favore di una residenza papale a Castel Gandolfo.

Nel 1858 la villa è stata l’ambientazione del romanzo ‘La Daniella’ di George Sand.

Nel 1865 il principe Borghese donò la villa ai Gesuiti che la trasformarono in un collegio di prestigio. Qui nel 1912 W.M. Voynich acquistò dai Gesuiti il famoso Manoscritto Voynich.

Durante la seconda guerra mondiale la villa ospitò la popolazione locale e poi fu chiusa. Oggi l'edificio è il centro congressi dell’Università di Roma Tor Vergata.

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Monte Porzio Catone. Villa Vecchia

Villa Angelina o Vecchia a Monte Porzio Catone è una delle 12 Ville Tuscolane realizzate dalla nobiltà papale nel XVI secolo in questa area.

La sua storia inizia nel 1558 con una piccola costruzione da parte del Cardinale Giovanni Ricci di Montepulciano che voleva una sua casa di riposo e produzione agricola vicino alla villa di papa Paolo III.

Poco dopo la villa passa prima al cardinale Farnese (che la chiamò Angelina in onore del suo titolo cardinalizio di Sant'Angelo) e poi nel 1568 al cardinale Marco Sittico Altemps.

E’ proprio Altemps che la trasforma in una vera villa e i lavori vengono seguiti dagli architetti Giacomo Barozzi e Martino Longhi e da numerosi pittori. Gli affreschi sono però andati perduti durante i bombardamenti della II guerra mondiale.

All'interno della villa viene realizzata una cappella dedicata a San Gregorio, in onore del pontefice, e una serie di abitazioni per gli addetti ai lavori agricoli.

Queste vengono realizzate sui ruderi di una villa romana con tratti di strada romana, nell’area chiamata Barco Borghese.

Nel XX secolo i Padri Gesuiti ricostruendo la villa la trasformano e la cedono ad un istituto di suore.

Oggi Villa Vecchia è un albergo di proprietà privata.

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Monte Porzio Catone. Villa Parisi

La villa Parisi di Monte Porzio Catone fu iniziata nel 1604 da Monsignor Ferdinando Taverna, governatore di Roma sotto il pontefice Clemente VIII.

Nel 1614 passa al cardinale Scipione Borghese nipote di papa Paolo V.

Villa Taverna confina con Villa Mondragone e Villa Vecchia. Il cardinale Borghese aggiunge due parti laterali, il ninfeo e il portale delle armi.

Negli anni successivi i Borghese aggiungono decorazioni interne ed esterne di importanti pittori come Heldman il Bavarese e Taddeo Kuntze.

Qui vi ha abitato a lungo Paolina Buonaparte, moglie del principe Camillo Filippo Ludovico Borghese (1775-1832)

Nel 1896 la villa fu venduta a Saverio Parisi, la cui famiglia ne è ancora proprietaria.

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Monte Porzio Catone. Palazzo Borghese

Per dimostrare la loro posizione sociale, i Borghese realizzarono a Monte Porzio Catone un palazzo seguendo l’esempio dei tanti castelli medioevali che caratterizzano i comuni intorno Roma.

La costruzione è proprio all’inizio del centro abitato, imponente ma austera e senza particolari decori. 

Questo palazzo non è mai stato realmente abitato, tanto che per un certo periodo è stato anche come un fienile.

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Foro Romano
Foro Romano

Il Foro Romano, il centro della città romana doveva trovarsi in prossimità dell’attuale centro di Piazza Mazzoli ove si trovano il duomo e il municipio di Veroli.

Sotto il municipio si trova la ‘Veroli sotterranea’ con un criptoportico, una rete di ambienti che collega il municipio e il duomo e che un tempo doveva far parte del Foro di Veroli, il cuore sociale e politico della città romana.

Si tratta di quattro di ambienti a pianta rettangolare e coperti da una volta a botte sono collegati da aperture basse, arcuate e strette poste al centro del lato corto.

Queste apertura sono realizzate pietre squadrate mentre la parete sono rivestite con pietre più piccole e disposte secondo l’opus incertum.

Il complesso dei quattro ambienti ha una larghezza di 3,80 metri per una lunghezza complessiva di 22 metri e risale al II secolo a.C. Gli ambienti sono stati ripuliti e vi si accede dal museo civico.

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