‘Magica’ Arte nella sede della Ceramica Artistica Dal Pra

In via Munari, una delle quattro strade principali che conducono alla piazza della cattedrale a Nove, il tradizionale centro della ceramica artistica nel nord-est d’Italia, sulla facciata di una casa un po’ vecchiotta si trova un’elegante serie di porte a vetro con cornice in legno.

Sulla porta di sinistra c’è una scritta 'Ceramiche Aperto', suonate il campanello e probabilmente sarete accolti e invitati ad entrare da una signora sorridente, la titolare di Ceramiche Dal Prà, Rita Dal Prà, o da sua figlia Valentina Meneghini.

Entrando si passa dal mondo di ordinarietà della strada ad un vero e proprio museo personale di ceramica artistica, con colori e forme meravigliose, dai pezzi più moderni fino a tornare alle tradizionali forme dipinte più di 100 anni fa, quando questa impresa artigianale è stata fondata lungo gli argini del fiume Brenta.

Questo spazio racchiude la gamma di ceramiche più ampia che si possa concepire: bellissimi coralli di acque profonde che svettano su vasi e lampade dipinti a mano. Seguono i dinosauri in oro, i cespugli e gli alberi verdi in cui ogni foglia è stata creata a mano e, infine, gli incantevoli giardini italiani di ceramica in miniatura.

Questi capolavori in ceramica che copiano i giardini veri sono stati creati dal nonno e fondatore (nel 1897) di questa tradizionale fabbrica di ceramiche artistiche. Molti di questi pezzi sono collezionati dagli amanti delle belle ceramiche come centrotavola per adornare eleganti tavole da pranzo. Ad ogni stagione corrisponde un diverso centro tavola.

Entrando a sinistra si può notare un antico forno in mattoni refrattari con all’interno svariati pezzi della collezione. Mi è stato riferito che ci sono altri due forni nei piani superiori posizionati in linea con questo affinché il calore possa passare da un forno all’ altro con un notevole risparmio di energia. Siamo poi stati invitati a visitare i due piani superiori di questa vecchia fabbrica oggi centro espositivo, ossia un edificio del 1900 che è rimasto così com’era.

Mentre parliamo, mi guardo intorno nel grande spazio aperto, ricco di ceramica artistica proveniente da quattro generazioni. Ho potuto contare più di venti zuppiere su di una mensola, ognuna diversa dall’altra; anche una zuppiera bianca con tre rane platino come maniglia sul coperchio – ce n'è per tutti i gusti. Ci sono migliaia di oggetti desiderabili per qualsiasi collezionista: arredamento per la casa, tavoli per una cena elegante o eleganti lampade per dare nuova vita ad un salotto.

Ogni due anni viene pubblicato un nuovo catalogo con tutti gli ultimi modelli da aggiungere alla marea di disegni unici già esistenti. Per un compratore straniero, questo catalogo potrebbe bastare per scegliere, ma per il vero amante della ceramica artistica, una visita al museo showroom Ceramiche Dal Prà e alla famiglia è una parte essenziale del viaggio nell’area veneziana.

Saluto e, proprio un passo prima di uscire per strada, sento di aver appena lasciato un posto ‘magico’. Sentivo di essere entrato attraverso la porta di un ‘armadio’ che accede a una casa magica, un laboratorio di grifoni e leoni, e di aver assistito ad una fantastica storia vissuta attraverso gli occhi di designer, artisti della ceramica e artigiani. Spero che tutto rimanga così come l'ho visto quando la prossima volta rientrerò dall''armadio', perché questa è la vera arte ceramica.

Per saperne di più: www.ceramcihedalpra.com

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Bossa Nove

Bossa Nove - il nuovo ballo divertente. Alla Festa della Ceramica del 13 settembre a Nove, la tradizione locale della Bossa Buffona è rinata come Bossa Nove, "la caraffa da tracannare dell’amore”, la caraffa tradizionale continua a mantenere la sua preminenza e dà alla luce la Bossa Nove (una nuova caraffa).

Energitismo ha supportato la creazione e la presentazione di questa poco nota caraffa da tracannare, disegnata e realizzata per provocare una risata generale alle spese del bevitore. La tradizione della Bossa Buffona è cominciata a Nove 400 anni fa come scherzo da fare alle coppie di sposi.

La caratteristica principale della caraffa è che deve essere impossibile tracannarci, quindi bisogna trovare un altro sistema per ottenere il nettare di Bacco. Curiosamente ciò può essere un modo per limitare un eccessivo consumo di alcool (forse è stata un’idea di qualche prete calvinista o di una sposa frustrata dagli eccessi del suo sposo).

Ma volere è potere e neanche Dio si degnerebbe di lanciare una sfida che fosse un sicuro fallimento. E la via è quella del “succhiatore” e non quella del tracannatore, ma non un succhiatore qualsiasi bensì uno con un fine senso per le zampogne, che sceglie i tubi dove posare la bocca e che poi posiziona abilmente le dita a chiudere i buchi per l’aria, e alla fine il nettare fluisce.

Non è stata la mancanza di sposi in questa famosa città del Veneto che ha causato il suo abbandono, ma la graduale scomparsa dai laboratori e il conseguente ritiro nei bar degli artigiani che impiegavano 8 ore ciascuno per creare una caraffa. Probabilmente la moda è cambiata grazie a un eccesso di TV americana cosicché gli sposi non hanno più accettato il rischio di essere scherzati, oppure il desiderio di tracannare è troppo forte.

La Bossa Buffona era ed è più che uno scherzo, è una forma d’arte ceramica che richiede non solo una grande destrezza delle mani del ceramista per creare gli elementi rustici della caraffa con una fine capacità artistica, ma anche un attento lavoro idraulico, ingegneria strutturale e comprensione dell’agilità interdigitale delle due mani.

Alla Festa sono state esposte numerose caraffe Bossa Nove in stili e dimensioni diverse, smaltate in oro e platino, connettendo così i due filoni storici locali della ceramica e dell’oreficeria. Adriano Spigarolo, maestro ceramista, ha intrattenuto le folle per due giorni decorando attentamente e “rusticizzando” due caraffe con l’aiuto di dozzine di giovani ceramisti desiderosi di imparare i segreti della lotta “corpo a corpo” con un acino di creta.

Nel frattempo Claudia, Giampietro Zonta e Daniela Raccanello dilettavano i visitatori con storie, qualcuna anche in parte vera, delle imprese della Bossa Buffona attraverso gli anni.

Rimanete sintonizzati, la Bossa Nove sarà presto rimessa in vendita attraverso Energitismo. Contattateci per maggiori informazioni o per organizzare visite ai laboratori e allo showroom a Nove.

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Il colore celeste nella vita come nella ceramica

Leggendo e studiando in aree diverse, non solo l’arte nella ceramica, sono arrivato a capire che il colore celeste ha un valore e significati speciali. Un valore soggettivo, che noi uomini gli attribuiamo, e uno oggettivo, visivo e reale.

La nostra vita è ricca di celeste: si riesce a vederlo ovunque, anche dove non te lo aspetti, proprio lì dietro l'angolo. Così affermi, stupito:

“Addirittura, anche qui il celeste! Non ci posso credere, non me lo aspettavo! “

Bene, e per le mie ceramiche? Il “caro amico” celeste, così mi piace definire così questo colore, c'è sempre ma non si vede. Si nasconde fra gli altri colori, ma non per questo è meno importante. Forse è un po' 'timido' per qualcuno, per qualcun altro è poco importante, troppo 'delicato' e poco consistente.

Per me, invece, il colore celeste è di grande valore, 'delicato' sì, ma anche nobile e per nulla banale. Pensando ai miei lavori, ai paesaggi di Castelli, ai volti, alle scene con figure mitologiche, ai fiori, alle immagini moderne, dico che il celeste è un sostegno di cui non posso fare a meno.

Avrei molta difficoltà ad impostare un lavoro su ceramica, senza celeste. Il celeste per me è l'inizio di un lavoro: è traccia, definizione, contorno, ombra, volume, tratteggio e texture.

È fondamentale, mi guida, e mi permette di capire e immaginare, con largo anticipo, persino il lavoro finito. Facilita la lettura dell'immagine dipinta sulla superficie smaltata. La sua nobiltà, allora, è quella di offrirsi come base per tutti gli altri colori, che abitualmente vi sovrappongo. Tutto assume una sua precisa collocazione solo se c'è il celeste.

Ma non è solo la mia impressione! Osservando le opere degli antichi ceramisti castellani, ma anche quelle degli artisti più recenti, non posso fare a meno di notare come il celeste è una costante imprescindibile.

E parlando con una amica mi ha fatto notare come il colore celeste è usato come sfondo in molti effetti speciali cinematografici e televisivi con una tecnica chiamata “blue screen”. Si girano le scene in uno studio con pareti e soffitti blu e in post-produzione si aggiunge lo sfondo. Che siano le previsioni del tempo o le scene degli effetti speciali di Matrix o quadri surrealisti, quello che cambia è il contesto ma il valore del celeste sarà sempre universale, nel passato come nel futuro.

 

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Arte - Interpretazioni e improvvisazioni

La vita è semplice nella sua bellezza e sempre così complessa nella sua analisi. L'essenza della vita, la doppia elica, è un elemento di naturale bellezza, l'intreccio delle eliche infinite che contengono in dettaglio la storia dell’umanità.

Ci siamo seduti sul luogo di nascita della cibernetica, lo studio della macchina che è l'uomo, la villa di Silvio Ceccato a Montecchio Maggiore, appena sotto i castelli di Giulietta e Romeo, e meditiamo sulla realtà oggettiva come noi la guardiamo oltre il Veneto centrale, sparsa qui sotto sulla pianura. Siamo nelle mani generose e gentili della nipote di Silvio, Riccarda Silicani Ceccato per sperimentare la realizzazione di questo paradosso della semplicità della bellezza e della complessità nello studio.

L'occasione è l'inaugurazione di una mostra dell’ultimo cosiddetto artista schizofrenico della scuola di Art Brut, Carlo Zinelli. Tutte le opere sono state dipinte mentre era stato istituzionalizzato a seguito di esperienze nella guerra civile spagnola, la moltitudine dei suoi lavori rappresenta i suoi disperati mezzi di comunicazione con il mondo, la sua visione della complessità e della bellezza ripresa praticamente ogni giorno per oltre 10 anni, una volta che era stato liberato dalla sua prigione psicologica dalla possibilità di dipingere - per disegnare come hanno fatto gli aborigeni e altri antichi - creando un suo proprio linguaggio geroglifico.

'Parole, parole, parole', senza senso solo e soltanto capite se si può vedere e sentire il quadro intero. Questo non è il compito di un analista da solo, ci sono 3000 immagini e le registrazioni audio che non raccontano le emozioni di questa macchina umana o quali collegamenti sono stati attivati.

Alcuni possono non chiamare questa espressione di una mente, questo linguaggio, arte? Ma, da quando l'impressionismo ha tolto il bisogno di realtà fotografica e ancor più per coloro che apprezzano l'"arte" di Pollack, questa arte di Zinelli è un capolavoro intellettuale. Se proviamo ad analizzarla, perdiamo il suo impatto dimensionale con l'applicazione di formule matematiche rudimentali simili ai tentativi di convertire un frattale in una forma possibilmente misurabile.

Dopo aver abbandonato la mia analisi ingegneristica di Zinelli e avendo concluso che non è il mio giudizio che conta, ma quella di ogni mente libera, è stata un'esperienza ispiratrice quella di ascoltare una interpretazione musicale dell'arte di Carlo Zinelli, le sue dichiarazioni letterari interpretate in improvvisazioni da Florio Pozza sulla chitarra, e geroglificamente, con il didjeridoo e dalla incredibile e sensibile voce recitante dell'attore Nicola Brugnolo. Come la serata si è raffrescata, e le signore si sono avvolte ai loro scialli per la loro preservazione, la performance ha catturato le emozioni del pubblico che sedeva affascinato sulle loro sedie da giardino nel cortile della villa.

Bravo! Questo per me è stata “arte”, la creazione musicale con una intensità emotiva accoppiata con la libertà.

È stata un'esperienza unica, una parola e una jam session di musica surreale, che non può essere mai ripetuta e non oggetto di analisi soggettiva. Ora capisco un po' più di Zinelli, e prometto di non misurare.

Siate abbastanza liberi per visitare Villa Ceccato prima del 5 ottobre e provare un'esperienza.

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Originali sculture di mosaico moderne

Le nuove creazioni di Antonis Karakonstandakis sono state presentate nella mostra "Scouting" al Museo di Larissa (Moschea Geni). L'esposizione comprende tre moduli (Horizons - Candele - Landscapes) realizzati con l’originale tecnica dell'artista di sculture di mosaico su rocce naturali.

Antonis Karakonstandakis usa la poesia per creare immagini di parole delle sue sculture a mosaico in pietra. Per la sua ultima mostra a Larissa, capitale della Grecia centrale, i suoi versi descrivono l'influenza della forma d'arte del mosaico.

Art Form,
that initiates us
to the obvious and to the self-evident,
approaches harmony,
transposing circumspection in parallel,
with Doric austerity
that defines it,
composes and endorses,
the anticipated,
while at the same time,
recalls and releases memories,
that remain vivid
activating the senses,
to a continual and transparent Rearrangement.
Apocalypse.

Per Antonis, come per ogni scultore, la pietra e la roccia con cui lavorano, hanno una vita. La pietra ha una storia. Dall’Arte minoica al Partenone, al lavoro magistrale del periodo bizantino, la pietra esisterà fino a quando esisterà la civiltà. Perché resiste e racchiude al suo interno la memoria e l'esperienza: la vita nel suo cuore.

Perché la pietra ha un cuore! Questo è proprio la "tela" su cui Antonis Karakonstandakis si esprime. Il cuore di pietra è il cuore delle sue creazioni si sculture di mosaico.

Antonis dice: "C'è grande ansia quando si taglia una pietra. C'è il pericolo di ferirla o addirittura distruggerla. Ma il culmine, il momento dell’apocalisse è il taglio. In ogni pietra che si apre, si vede il cuore. Ognuno è unico nel suo genere ... "

Su questo cuore primordiale della pietra, Antonis fa la sua rappresentazione pittorica, con tessere colorate, "pietra in pietra, un mosaico nel cuore della pietra su cui si basavano le civiltà". Tuttavia, è la roccia di base che definisce la proposta dell'artista. Per Antonis "la tessera di per sé è priva di significato. È una cellula vivente, parte di un tutto. E’ solo prendendo il suo giusto posto nella composizione, che porta fuori il tutto e porta in vita ciò che si nascondeva dentro la pietra e origina le sculture di mosaico".

"L'artista deve cercare di espandere la sua arte. Attraverso ‘l'apprendistato' con il materiale e lo studio delle sue creazioni precedenti, l'artista arriva a concetti nuovi. Solo il tempo dirà se ne è valsa la pena".

“Open Horizon
A provocatively Unknown,
Open Horizon,
calls us to transcend,
the melancholic snugness of the settlement,
the grind of olive trees,
the sureness a lighthouse emanates,
as a place safe to sail,
the surface journeys and
to follow the flight of birds,
flying free,
opposite a new moon,
and an escape to areas and places,
where our inmost being was trapped,
unfulfilled desires.”

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Imparare dall’Arte e Imparare dal Cuore - sculture di foglie dal loro stesso legno

Possiamo immaginare che Toni Venzo abbia immaginato le sculture di foglie mentre passeggiava tra gli alberi, vedendo la luce screziata attraverso le foglie fruscianti e calpestando dolcemente il tappeto di foglie sotto i suoi piedi.

Forse una foglia è svolazzata a terra vicino a lui, una foglia che lo ha ispirato a ricreare la sua bellezza dal legname del suo stesso “albero madre”. Qualunque sia stata l'ispirazione, il risultato è un lavoro prezioso: una foglia con il profumo del suo stesso albero.

Le opere che nascono da questo processo non sono solo un esempio eccellente di scultura del legno, ma formano un libro aperto per insegnare ai bambini, alla famiglia e gli amici il valore della natura nelle foreste e negli alberi.

La classificazione delle piante risale ad Aristotele e ai greci mentre i primi erbari con classificazioni  sistematiche di foglie cominciano nel 1500 dC circa. Si tratta di importanti opere, conservate in biblioteche o musei e raramente esposte per poter essere apprezzate come opere di uso comune.

Eppure vorremmo che i nostri figli sapessero almeno riconoscere gli alberi! La verità è che troppi di noi sono confusi e incapaci di trasmettere questa conoscenza essenziale. Allora possiamo provarci con l’arte. Con le emozioni è più facile imparare e memorizzare per sempre.

Una creazione è il risultato di emozione e tecnica che si uniscono per creare forme, colori e profumi percepibili dagli altri. Senza questa combinazione di emozione e tecnica, l’arte non è possibile. Per questo l'ispirazione che nasce deve essere libera dagli orpelli della vita ordinaria; non ci devono essere identificazioni o emozioni negative.

L'emozione positiva nasce dal profondo dell'anima dell'artista, dai rapporti con il mondo circostante, che spesso iniziano durante l'infanzia, con familiari, amici o animali domestici. Questi sentimenti rinascono o rivivono quando i sensi dell'artista sono pronti e sanno riconoscere quelle sensazioni che avevano creato le emozioni positive anni prima.

Questi erbari in legno scolpito da una parte ci fanno tornare bambini e dall’altra ci guidano gentilmente alla conoscenza degli alberi e del bosco.

Per saperne di più: www.opere.tonivenzo.it

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Ascione coralli. Coralli adatti per una Regina

La famiglia Ascione produce raffinati capi di moda con applicazioni in corallo, seguendo così la tradizione francese, che utilizzava il corallo pescato a Torre del Greco, per realizzare bellissimi ornamenti per nobildonne, tra queste la sorella di Napoleone, imperatrici, principesse e regine d’Europa.

Ascione è stato il fornitore ufficiale della casa reale italiana. La storia della famiglia è intrecciata con quella dell’Italia e si sentono particolarmente onorati di essere parte di quello che è riportato nei libri di storia.

Nel loro showroom in Napoli, di fronte al Teatro San Carlo, uno dei fratelli vi guiderà attraverso il museo mostrandovi la previdenza delle varie famiglie reali: dai Borboni, che hanno favorito l’introduzione della lavorazione del corallo a Napoli, alla decisione della famiglia reale Savoia di scegliere Ascione come fornitore ufficiale.

Il museo dentro l’atelier di Ascione mostra un ritratto della sorella di Napoleone adornata con gioielli di corallo, i gioielli di corallo della Regina d’Italia, oltre a meravigliose sculture di corallo.

Il vestito da sposa e i gioielli di corallo della nonna della attuale generazione sono orgogliosamente mostrati, i ricami sono splendenti come i coralli.

I colori pulsanti dei coralli riportano in vita il passato irretendovi nel desiderio di condividere un pezzo di ‘storia vivente’ riportando i nuovi gioielli di corallo al loro giusto posto nell’alta moda.

La nuova collezione Ascione presenta indumenti ricamati con perline di corallo da abbinarsi a gioielli o per essere indossati da soli. Meravigliosi scialli in raffinata seta sono decorati con bellissimi ricami di coralli bianchi, rosa e rosso.

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La seduta del poeta, la sedia del designer

Nel caso dell’architetto Massimo Marcomini, l’irriverenza può diventare anche rispetto delle tradizioni. Massimo è un architetto e un designer provocatorio con una sensibilità sorprendentemente italiana. 

Recentemente ha dato sfogo alla sua vena creativa disegnando una sedia e rileggendola poi in mille modi diversi e accostandola in situazione inusuali.

Les First the Chair è una seduta asimmetrica con seducenti inserti metallici che può adattarsi alla tavola, al riposo o all'attesa, ed è l’inizio di un cammino. Massimo l'ha trasformata in un oggetto di culto personalizzabile per situazioni classiche, artistiche e ironiche.

Massimo, come ti è venuta l’idea di disegnare Les First the Chair?

Fisicamente The Chair si concretizza mentre ero in macchina, ho sempre con me carta e pennarelli per condensare immediatamente le idee in immagini. Emotivamente nasce prima, in un assolato pomeriggio sul lago di Garda in una villa da me progettata per la musa ispiratrice: miss T.

Per lei ho realizzato una casa speciale, con una terrazza che domina il lago di Garda, studiata nei più piccoli dettagli. Quando miss. T ha iniziato ad arredare questa casa mi ha sottolineato “la totale inadeguatezza delle sedute esistenti per la propria dimensione estetico – esistenziale”.

Una frase che è stata come una sfida aprendomi ad un mondo che non immaginavo avrebbe avuto un tale impatto nella mia vita. La mia decisione di allargare il mio orizzonte espressivo nel design di interni è stata immediata.

Il Lago di Garda … il Vittoriale, la famosa casa eclettica del poeta D’Annunzio… sensualità e cultura … c’entrano qualcosa con te?

Sono un architetto italiano, perbacco! Sensualità e cultura sono nel mio DNA! Come in quello di D’Annunzio, la cui casa sul lago di Garda è meta di milioni di visitatori.

Non sono scisse, è solo il bigottismo che separa i due momenti. La creazione è per definizione un momento di tensione erotica. Basta leggere i grandi poeti di tutti i tempi e di tutte le nazioni per comprenderlo. Si cita sempre Catullo (anche lui qui a Sirmione sul lago di Garda) ma tutte le produzioni artistiche nascono da una "tensione interiore".

La bellezza è il mio motore e vivere in quest'area d’Italia non fa che ricordarmi ogni giorno il ruolo fondamentale della bellezza nel piacere della vita e nel creare gioia.

A me basta guardare il golfo incantato di Salò nella luce accecante della canicola dannunziana, soffermare lo sguardo nella direzione in cui il lago di Garda volge verso l’infinito di Riva. A quel punto, ebbro di bellezza da restituire al mondo, attraverso il giardino panoramico e creo.

Oltre Les First the Chair?

La sedia, in tutte le sue varianti, è l’inizio di un nuovo corso, un cammino nel quale come designer incontro mostre sui vestiti di Capucci o di altri Maestri della moda italiana, che abbiamo allestito nel mondo, dall'America alla Russia.
E’ l’idea stessa di bellezza pura ed essenziale, spesso modernissima e altamente scenografica, che diventa Les First. Io, come schiavo della bellezza, semplicemente ubbidisco alla mia sensuale creatività traducendo le mie visioni in qualcosa di cui si può realmente godere.

Per saperne di più: www.marcominimarconato.com

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