La lampuga compare come d’incanto a fine agosto e, nello stesso modo, ci abbandona ai primi freddi. Si chiamano pesci di passo perché sono di ‘passaggio’ proprio come gli uccelli migratori e segue le correnti calde seguendo percorsi che sembrano disegnati su una mappa.
È un pesce pelagico dalle carni bianche e delicate, un tempo presente soprattutto nei mari del Meridione, ma oggi lo si trova un po’ dappertutto. Un pesce buonissimo, che costa poco — il che non guasta — e che si presta a tante interpretazioni.
In Sicilia lo sposano con la cipolla rossa in agrodolce, aceto e zucchero. Io lo sto interpretando in diverse soluzioni. È ottimo anche il suo ragù, ma quello che più mi ha entusiasmato è una sorta di finger food di casa nostra.
Al Ghetto si fa un pane tipico romano, l’osso, una sorta di filone a lievitazione naturale. Quello avanzato dal giorno prima è perfetto come base.
Come preparare una lampuga indimenticabile
Sopra, il filetto di lampuga, insieme a un mix di verdure grigliate e crude, quasi a formare un’insalata.
Un consiglio: attenzione alla cottura del filetto. Appena un paio di minuti, non di più. Poi si sfuma con un po’ di vino bianco e si aggiunge della cipolla rossa tagliata sottilissima. Si lascia raffreddare e poi si compone il tutto.
Melanzane e zucchine tagliate al velo e poi grigliate, pomodori San Marzano tagliati a cubetti, peperoncino fresco e basilico.
Un boccone semplice, stagionale, romano nell’anima e mediterraneo nel carattere.
Da bere, un Alcamo Bianco Vendemmia Tardiva.




Seguici sui social