Nettuno ha nel nome la sua storia: un tempio dedicato al Dio del mare su un tratto di costa a sud di Roma che sovrastava il mare. Tanto amata dagli imperatori da essere chiamata la Costa dei Cesari. E tanto amata anche dai papi.

Infatti, dopo la caduta dell’impero si è formata una cittadina medioevale sbocciata attorno ad una potente e magnifica fortezza.

Forte Sangallo, progettato dal grande architetto militare Sangallo, è stato voluto da papa Alessandro VI Borgia, anzi da suo figlio Cesare Borgia, e inaugurato nel 1503. E proprio in questo forte Mussolini firmò il trattato fra Italia e Jugoslavia per la Dalmazia.

Nelle spiagge di Anzio e Nettuno sbarcano gli alleati durante la seconda guerra mondiale e oggi molti di loro riposano in un suggestivo cimitero monumentale.

Ma la seconda guerra mondiale è lontana e oggi Nettuno è una ridente cittadina di villeggiatura sulla costa frequentata tutto l’anno da pellegrini che visitano il santuario di Santa Maria Goretti e da discendenti dei caduti in cerca di dare un senso alla guerra.

E dove si riflette meglio sul senso della vita? A tavola guardando il mare e gustando le delizie locali.

Certamente i piatti a base di pesce sono quelli più richiesti anche perché la vicina Anzio ha una dei più frequentati porti per pescherecci dove ogni mattina si può trovare pesce fresco. Nettuno ha preferito concentrarsi sul porto turistico proprio sotto la mura che ancora circondano la cittadella medioevale.

Ma la vera domanda è: con quale vino accompagno il piatto di pesce?

E qui la risposta è immediata: un vino Nettuno DOC con uve di cacchione, che in qualche posto è chiamato bellone, un vitigno autoctono di questa area che si affaccia sulla costa a sud di Roma.

A Nettuno questo vitigno è particolarmente importante per la originale tecnica di coltivazione a “piede franco”, ossia i vitigni sono proprio quelli originali e non hanno subito innesti su altri vitigni.

Nell’800 in Europa i vitigni furono distrutti dalla fillossera, un insetto proveniente dall’America, e per recuperare le produzioni furono fatti innesti su radici di vite americana che resisteva al parassita.

Ma grazie al particolare tipo di suolo sabbioso di Nettuno, le piante di Cacchione non furono attaccate dall’insetto e sono ancora quelle originali che affondano le loro radici nei secoli. In particolare i soci della Cantina Bacco hanno recuperato le piante originali riproducendole per talea per realizzare nuove coltivazioni.

Il vino che si ottiene racchiude secoli di storia e di sapori: un bianco dal colore giallo paglierino con profumi di frutta matura e di fiori, perfetto fresco con i piatti a base di pesce.

Dalle più insolite rane fritte tipiche di Nettuno alle più conosciute cozze e vongole, il mare di Roma è famoso per il suo pesce tanto quanto per i piatti tipici che lo adoperano nei modi più fantasiosi. Non da meno è l’allevamento di carne ovina, molto apprezzato è l’abbacchio (o abbacchietto) locale prodotto dalle aziende del territorio, che oltre alla carne si cimentano nella produzione di formaggi e prodotti caseari genuini, come ricotta fresca e primo sale aromatizzato con erbe o spezie.

Un vitigno e un vino che ha tanto da accompagnare, perfetto sulle nostre tavole o come aperitivo in qualsiasi momento dell’anno!

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Siamo nella Valle del Liri, il fiume dalle limpide acque che un tempo separava i potenti Romani dai coraggiosi Sanniti. Il suo nome deriva dalla presenza di un antico porto romano sul fiume e forse dobbiamo tenere a mente che senza la captazione delle fonti per acqua potabile, e quella delle acque per uso irriguo, il fiume sarebbe ancora navigabile.

Secondo alcuni Pontecorvo sarebbe nata da alcuni esuli di Fregellae, una città che si trovava nella sponda sannita ma che aveva fatto accordi con Roma e quindi era una enclave romana da cui partì poi la conquista romana a tutto il sud Italia. La città fu poi distrutta dai romani perché aveva osato ribellarsi e non venne più ricostruita.

Nel frattempo la valle del Liri è stata ancora una volta un teatro di battaglia nella seconda guerra mondiale quando è stata ferita mortalmente durante i bombardamenti. e che oggi è diventata un centro di interessantissime produzioni agricole.

Si parte dal Peperone DOP, dal colore rosso e dalla forma a cornetto è un ortaggio particolarmente gustoso. E’ leggermente piccante e molto digeribile per cui si realizzano tantissimi piatti e viene usato sia crudo in insalate o in aperitivi che cotto.

Potreste trovarlo in una apericena accanto a salumi o formaggi come il pecorino DOP di Picinisco nella vicina Val Comino. Potete trovarlo in insalata con i fagioli Cannellino di Sant’Oliva, in omaggio alla storia del luogo.

Per gli appassionati di trekking e di geologia, Sant’Oliva è anche una frazione di Pontecorvo con una lussureggiante area naturalistica dove si trovano molte grotte carsiche alcune delle quali ancora da esplorare.

Ma lasciamo i fagioli con i quali si realizzano sia zuppe che insalate e torniamo al peperone perché a Pontecorvo hanno provato a usarlo anche per fare un liquore, il “Peperdop” che prende il nome proprio dal prodotto con cui è fatto. Un liquore dal gusto tanto particolare quanto unico, che racchiude in sé la bontà del Peperone DOP di Pontecorvo e la tradizione del suo territorio.

Magari il liquore si potrebbe gustare con un sigaro toscano fatto con foglie di tabacco Kentucky prodotte proprio a Pontecorvo. Un tempo c’era un tabacchificio, oggi la produzione è acquistata dal Sigaro Toscano che ha creato una linea particolare per queste foglie.

E se arrivate a Pontecorvo a Pasqua potreste cercare di gustare la famosa Casata, un dolce “unico al mondo” che prende il nome da ‘lu case’, ossia formaggio nel dialetto locale. Viene fatto da 100 uova, caciotta fresca, cioccolato fondente e cedro. Un detto locale dice che “esce buona se si capa!”, ossia se si distinguono bene tutti e tre gli strati del dolce,quello di uova, di cioccolato e di formaggio.

Infatti il dolce doveva rappresentare la bandiera dello Stato Pontificio di colore bianco e giallo ed era stato ideato in occasione della visita di un Papa.

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Premio Town Ambassador a Denise Dumont e Mark A. Tempesta e Daiana Magalhaes per il loro amore per Sonnino

Il Premio Town Ambassador a Denise Dumont, Mark A. Tempesta e Daiana Magalhaes Dei Giudici, due americani e una australiana che stanno cambiando Sonnino, un meraviglioso borgo sopra la Valle dell’Amaseno e l’Abbazia di Fossanova. Tre storie diverse per tre persone mosse da un solo intento: riscoprire le proprie radici italiane che nel loro caso hanno a che fare con Sonnino.

Una breve premessa sulla storia di questa parte del Lazio a sud di Roma che si trovava a confine tra lo Stato Pontificio e il Regno di Napoli, entrambi spazzati via da Garibaldi e dalla nascita del moderno stato Italiano.

Gli abitanti di queste zone erano stati in pace per molti anni, qualche volta traendo beneficio da piccole attività di contrabbando che nascono sempre spontanee ovunque ci siano confini. 

E siccome a Sonnino fanno le cose in grande, in questo borgo è nato il più famoso brigante di tutti i tempi: Gasbarrone. Conosciuto come il Robin Hood italiano e incarcerato nelle prigioni di tutta Europa fino all’Unità d’Italia. La sua fama lo aveva fatto entrare anche nei sogni delle signore che facevano la fila per poterlo incontrare.

Insomma, a parte Gasbarrone, per secoli a Sonnino si coltivava la terra e si allevavano le capre, per oltre 2.000 anni a maggio si andava in processione la notte durante la Festa delle Torce, si facevano gustosissime salsicce (localmente chiamate zazzicchie) e si produceva prelibato olio extra vergine con le olive di varietà Itrana (meglio conosciuta come Oliva di Gaeta dal nome del porto in cui venivano imbarcate per essere portate in tutta Europa).

Una classica vita di borgo italiana: qualche matrimonio, qualche ballo saltarello in piazza e qualche pettegolezzo al lavatoio pubblico dove tutte andavano a lavare i panni con l’acqua corrente.

Poi arrivò il cambiamento e il vero brigantaggio, quello che oggi viene riletto come ‘guerra civile’ di chi si opponeva alla conquista dei Piemontesi. In molti si imbarcarono dal porto di Gaeta per andare a New York, ad Ellis Island. Ricordate la famosa canzone Santa Lucia ‘Partono i bastimenti per terre assai lontane …”, racconta proprio la storia di questa e altre generazioni che partivano da Napoli, Palermo e Gaeta.

Una seconda ondata di emigrazione che si è poi riformata dopo la prima guerra mondiale, e questa volta si partiva anche da porti del nord come Genova. Moltissimi Veneti hanno lasciato la loro regione devastata dalle guerre di trincea e dai conflitti sul Piave e nella Pianura Padana (e tra queste famiglie anche quelle di mio padre e di mia madre). Questa ondata ha scelto anche altri paesi di arrivo come Australia, Argentina, Brasile e Sud America.

Poi una terza ondata di emigrati è partita dopo la seconda guerra mondiale, soprattutto dal centro sud Italia dove si è combattuta una aspra guerra. La zona della Ciociaria con la Linea Gustav di difesa dell’esercito tedesco, ha visto bombardare e distruggere interi paesi i cui abitanti hanno poi lasciato l’Italia in cerca di fortuna all’estero.

L’ultima ondata è la più recente, ma questa volta i giovani non vanno in cerca di fortuna ma di opportunità migliori. I ragazzi spesso sono laureati e preparati che però non riescono più a sognare nel nostro paese. Ma questo è un tema che trattiamo in altre sedi.

Tutto questo per dire che poiché Sonnino ha avuto la (s)fortuna di essere un paese di confine e di essere vicino la Linea Gustav, ha avuto molte ondate di emigrati che hanno ‘colonizzato’ ogni parte del mondo. Questi emigranti sono arrivati alla III, IV e anche V generazione.

Ma torniamo al Premio Town Ambassador con il quale vogliamo aiutare la costruzione di ponti fra culture riconoscendo il valore di chi si impegna nella promozione del suo paese di orgine.

Da qualche anno in USA sono tutti pazzi per la scoperta delle proprie radici e così 4 anni fa Denise Dumont, una pittrice di New York con origini da Sonnino, Fondi e Bari, decide di fondare un gruppo Facebook per trovare qualcun altro con la sua voglia di scoprire Sonnino. 

Il gruppo si chiama “Sonnino, Italy Genealogy” e fra i primi ad iscriversi ci sono Mark A. Tempesta, un libraio ed editore del Maine, e Daiana Magalhaes Dei Giudici, un tour operator di Perth in Australia.

Per Denise tutto è cominciato come un viaggio personale che però si è poi trasformato in una esperienza collettiva. Ovviamente la vera esperienza sarà quella del viaggio a Sonnino per trovare alcune delle storie dei nonni oppure per provare alcuni dei sapori della loro cucina tradizionale.

La riscoperta delle proprie radici è un viaggio personale ed è diversa per ognuno, e anche per questo abbiamo avviato una attività per assistere tutti coloro che vogliono scoprire la cultura locale. Li aiutiamo a creare un ponte fra la loro attuale cultura e quella dei loro antenati, soprattutto per chi non riesce a comunicare nelle due lingue.

Le sfumature sensoriali hanno bisogno di essere provate con le esperienze dirette ma hanno anche bisogno del racconto di chi riesce a comunicare nelle due culture. Di chi possiede i codici per trasmettere l’esperienza culturale con le parole. E per cultura intendiamo tutto: gli atteggiamenti, la cucina, le tradizioni, le feste, i modi di dire, le storie locali, ecc..

In questi anni ho chiacchierato spesso con Daiana Magalhaes che dopo il suo primo viaggio personale a Sonnino, alla giovane età di 7 anni, ha iniziato una sua attività turistica alla scoperta dell’Italia minore. Un sogno e una determinazione nata nel 1994, realizzatasi un paio di anni fa con l'inizio dei primi tour. Dai suoi calcoli i ‘sonninesi nel mondo’ sono circa 30.000, un numero che è circa 3 volte il numero degli abitanti attuali dell’incantevole borgo circondato dai Monti Ausoni.

Sembrerà incredibile ma Denise ancora non ha compiuto il suo viaggio a Sonnino, che poi è vicino Fondi dove si trovano altre ramificazioni delle sue radici, e noi speriamo di accompagnarla alla scoperta di questa incantevole parte d’Italia. Le faremo assaggiare le arance di Fondi e le zazzicchie di Sonnino, ma le racconteremo delle canzoni tradizionali e dei pittori del territorio.

Mark A. Tempesta , la cui famiglia è venuta diverse volte a Sonnino, ha dato vita nel 2013 ad un'altro gruppo Facebook chiamato "Sonnino, Italy via USA" punto di ritrovo in particolare per gli oriundi arrivati in America e Canada. Un gruppo che ha aperto grazie all'incoraggiamento del caro amico di famiglia Antonio Cugini, Maurizia De Angelis e altri portatori della cultura moderna di Sonnino.
 
La sua speranza è quella di portare la cultura e le voci di Sonnino nel mondo, così che tutti potessero scoprire questo diamante incastonato nelle montagne.  

Per chi volesse capire il ponte culturale che si può costruire tra la comunità Italiana e quella degli emigrati consiglio di leggere i commenti dei post sui gruppi FB dove non si trova nostalgia o rimpianti. Quelli appartenevano alle prime generazioni. 

Oggi c’è curiosità e voglia di avere contatti emozionali dove le due culture sono sullo stesso livello e per questo lo scambio può essere ancora più stimolante e piacere. Oggi c’è voglia di sapere storie e di essere costantemente aggiornati sulle emozioni locali.

Il nostro Premio Town Ambassador a Denise, Mark e Daiana per aver portato alla ribalta Sonnino nel mondo e per averlo fatto scoprire a migliaia di persone. Per aver costruito la sponda del ponte sul loro lato del fiume e per aver dimostrato un profondo amore e rispetto per le loro radici italiane.

A presto! A Sonnino!

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Giancarlo Flavi premio Town Ambassador per il suo amore per Serrone
Giancarlo Flavi premio Town Ambassador per il suo amore per Serrone

Premio Town Ambassador a Giancarlo Flavi per il suo amore per Serrone 

Prima di raccontare la storia di Giancarlo Flavi dobbiamo raccontare la storia di Serrone perché è la prima parola che gli sentirete pronunciare in ogni discorso. 

Ma per capire bene la grandezza di quello che ha fatto per il suo paese dovete venire un fine settimana di giugno in Piazzitella per partecipare ad una delle sue edizioni del Premio Rocca D’Oro di Serrone.
Cherchez la Femme!

Quasi cinquanta anni fa, Giancarlo si era sposato con Maria Teresa, una bellissima signora di Paliano, e si era trasferito poco più a valle e questo aveva addirittura rafforzato il suo legame con il borgo antico tanto che sentiva il bisogno di fare qualcosa per far conoscere Serrone a tutto il mondo. 

O perlomeno a tutto il mondo che Giancarlo incontrava nella sua professione di giornalista. E il giornalismo tra Roma e la provincia lo ha portato ad incontrare moltissime persone e personalità che lui ha sempre cercato di portare, in modo elegante e raffinato, a conoscere il suo borgo di Serrone.

Tutto è già accaduto a Serrone! Qualsiasi cosa vi venga in mente Giancarlo la può collegare a questo piccolo ma splendido borgo arroccato su un fianco del Monte Scalambra, nel gruppo degli Ernici. Città del volo libero e del vino. 

Alzando gli occhi in estate si può provare l’emozione di vedere un azzurro reso festoso dai colori dei parapendii. Il vino di Serrone, poi, è il famoso Cesanese del Piglio DOCG e quello prodotto su questo versante dello Scalambra risulta particolarmente piacevole e ha vinto molti premi. Da gustare con la Ciambella Serronese.

Torniamo al Premio Rocca d’Oro: nel corso delle oltre 30 edizioni, Giancarlo ha portato in Piazzitella oltre 600 personalità come Ministri (ministro Vitalone al commercio estero), Prefetti, Capi di Stato Maggiore (generale Adelchi Pillinini), imprenditori ma anche famosi attori, sportivi, cantanti e artisti.

Tutti hanno potuto conoscere il borgo di Serrone, il suo museo dei costumi teatrali, la chiesa con il crocifisso attribuito a Cimabue e regalato alla parrocchia dal Cardinale Castrillon, che aveva ricevuto il premio e che si era innamorato di Serrone.

La storia del premio inizia nel 1989 sull’onda del successo del Premio Fiuggi alla personalità a cui aveva partecipato addirittura il grande Mikhail Gorbaciov e Giulio Andreotti. Il Premio Fiuggi si interruppe e Giancarlo pensò di organizzarne uno a Serrone: stesse montagne, stessa strada (la Prenestina) ma borgo diverso a pochi chilometri.

L’idea del tema della prima edizione gli arriva da una troupe tedesca che era venuta a fare un servizio sul campione tedesco di deltaplano che era venuto ad allenarsi a Serrone. La troupe aveva chiesto se qualcuno avesse potuto indossare i costumi locali e tutto il paese aveva indossato vestiti Ciociari per essere ripreso. Così Giancarlo decise di dare un premio al migliore costume ciociaro e organizzò una sfilata sulla scalinata che porta in Piazzitella.

Come chiamare questo premio? Anche in questo caso il richiamo alla storia di Serrone era inevitabile e inizialmente era collegato ad una raccolta fondi per la sistemazione di una torre (appartenente un tempo alla Rocca Colonna) che è il simbolo di questo borgo dove un tempo di trovavano le vedette a protezione di Roma. Da qui potevano controllare l’arrivo dei nemici dal sud.

Il premio poi è sempre una piccola opera d’arte, una statua, una stampa data da grandi artisti come Busiri Vici, Dario de Blank, Ennio Calabria o Jaklin Nachache De Blanck. Anche questo è un modo di collegare Serrone alla cultura e aggiungere valore alla sua bellezza naturale.

 

E gli intermezzi musicali non sono da poco: dalla Fanfara dell’Arma dei Carabinieri alla Orchestra Sinfonica di Roma. E poi sempre di più un richiamo internazionale con il Bellini Opera Theater di Detroit.

Infatti ormai il Premio Rocca d’Oro è diventato sempre di più internazionale e sono state premiate professionalità provenienti da Cina, Belgio, Canada, Uruguay, USA, Australia. Dal 2019 nasce un gemellaggio culturale con alcune organizzazioni americane che potrà dare i suoi frutti se sapremo seguire Giancarlo nella sua furia organizzatrice.

Ricapitolando: 30 edizioni, 600 premi, 3.000 Ciambelle Serronesi fatte assaggiare a tutti i partecipanti, 200 articoli scritti su Serrone (sono per il premio), 100 artisti coinvolti negli intrattenimenti. 

Numeri da capogiro per chiunque ma non per Giancarlo. Venite ad assistere ad una edizione. Guardate i suoi occhi che quando non incontrano quelli di Maria Teresa sono fissi sul borgo antico di Serrone e ditemi se non è una esperienza da provare almeno una volta nella vita.

Questo anno però gli faremo una sorpresa e, come in un gioco di specchi, conferiremo il Premio Town Ambassador a Giancarlo Flavi durante la sua cerimonia. 

Siamo certi che Giancarlo è sicuramente il miglior Ambasciatore che Serrone possa desiderare!

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Campi da golf vicino Roma, fare sport immersi nella storia e nella natura

Il golf è uno sport che conquista sempre più persone e negli ultimi anni è nato un movimento di turismo golfistico anche in Italia. I campi da golf a Roma e nei suoi dintorni sono una destinazione sempre più amata e in cui ospitare tornei, godere delle bellezze naturalistiche e storiche.

Si pratica sport ma si passeggia anche nella storia e non è inusuale trovarsi a poca distanza da qualche area archeologica dove si respirano i fasti dell’impero del passato. Una esperienza unica che si può provare solo in Italia e soprattutto nei campi da golf vicino Roma.

Nel Lazio i giocatori di golf con le loro famiglie e il numeroso pubblico di appassionati golfisti trovano un’offerta capace di rispondere alle loro esigenze. Campi all’avanguardia e attrezzati da un punto di vista sportivo e club-house con ogni servizio, cultura, svago e ottima cucina.

La Ryder Cup di Golf del 2022 è stata assegnata a questo territorio straordinario e Roma è stata scelta come sede del più importante torneo di golf al mondo. La bellissima struttura del Marco Simone Golf & Country Club è tra le più funzionali e innovative in Europa e sarà il campo dove si giocherà il famoso evento.

Oltre la sede della Ryder Cup 2022, nel Lazio ci sono altri ben 15 campi di gioco di prima scelta dove i giocatori più esperti possono provare intense emozioni. E’ possibile organizzare una vacanza indimenticabile che unisce sport, storia e lo stile di vita italiano con la sua famosa cucina che tutto il mondo adora.

Guidonia

Il Marco Simone Golf & Country Club si trova alle porte est di Roma e precisamente a Guidonia, una Città di Fondazione (costruita nel Novecento) dove è stato costruito il primo aeroporto d’Italia, oggi in parte musealizzato. Il campo è dominato dal castello del duca Francesco Cesi, una costruzione oggi considerata monumento nazionale, e la parte più suggestiva del campo si trova alla buca numero 2 dove le acque del lago riflettono l’immagine del castello.

Il campo è stato progettato alla fine degli anni Ottanta e si estende su un’area di 10 ettari, offrendo ai giocatori 2 percorsi. Il percorso “Championship” conta 18 buche di elevata difficoltà tecnica che sono disposte in poco più di 6.000 mt e ha un Par di 72. Il percorso “Resort” prevede 9 buche distribuite in poco più di 2.000 mt con Par 32.

Questi percorsi sono stati disegnati nel rispetto della vegetazione presente nel parco: querce secolari, noci e pini selvatici, alberi da fiore e cespugli. Le zone umide del parco sono frequentate da germani reali, aironi cenerini e cormorani, volpi, istrici e fagiani.

Un paradiso per chi vuole spendere una giornata all’aria aperta a contatto con la natura a due passi da Roma. Andare a giocare una partita al Marco Simone è una esperienza da provare.

Roma

Il Circolo del Golf Roma Acquasanta nasce nei primi del ‘900 quando un gruppo di diplomatici inglesi e americani scelsero i terreni dell’Acqua Santa, di proprietà dei principi Torlonia, per fondare questo circolo. Il golf era allora già molto praticato nel mondo anglosassone mentre poco praticato in Italia e da questo primo circolo è nata la passione che oggi ha portato ad una offerta di primo piano.

Il disegno del percorso come appare oggi è rimasto molto simile a quello del ‘900 e conta 18 buche che si dispongono su quasi 6.000 mt e che si possono concludere in Par 71.

La buca più difficile del campo è la numero 12 per via della sua lunghezza e la presenza di un dogleg a destra. A rendere più difficile il gioco in questo punto è un ostacolo d’acqua che fiancheggia sulla destra tutta la buca e, arrivati al green, si trova un bunker su entrambi i lati.

Un percorso al centro di Roma e al centro della storia per regalare una esperienza unica a chi pratica questo sport.

Il circolo Fioranello si trova a pochi km a sud della capitale immerso nella suggestiva campagna romana. Il campo, disegnato negli anni Ottanta, comprende 18 buche che sono disposte su 5.000 mt e con Par 70. Un corso d’acqua che attraversa il percorso in più punti e forma un lago.

Il campo da gioco si snoda tra i resti di un antico acquedotto romano e una zona di riserva naturalistica in cui nascono fiori selvatici di rara bellezza. Durante il percorso è possibile avvistare nel parco alcune specie di animali fra cui rondini, saltimpali, usignoli, cardellini e verdoni.

La buca più difficile è la numero 15 con il lago sulla sinistra e il fuori limite e l’ostacolo d’acqua sulla destra.

Il Golf Club Archi di Claudio si trova nel meraviglioso Parco regionale dell’Appia Antica, conosciuta come l’autostrada degli antichi Romani che collegava la capitale con il porto di Brindisi e, quindi, con tutto l’Oriente. Il campo si trova proprio sotto le antiche mura dell’acquedotto romano, terminato dall’imperatore Claudio nel 52 a.C., che portava acqua alla città di Roma.

Creato negli anni Novanta, il campo conta 9 buche che sono distribuite in circa 2.400 mt e ha un Par di 33. Il percorso prevede un terreno pianeggiante immerso in una ricca vegetazione e una sorpresa aspetta alla buca numero 7 dove si può ammirare una colonia di pappagalli che abita sugli eucalipti.

Il circolo inoltre promuove il golf tra persone disabili grazie all’Associazione Disabili Golfisti.

L’Olgiata Golf Club è una imponente area residenziale a nord di Roma lungo la Via Cassia, dove nel verde sono stati realizzati centri per praticare sport all’aria aperta come centri equestri e un nuovo campo da golf.

Il primo percorso era nato negli anni ’60 ed oggi il campo è costituito da 2 diversi percorsi. Il più antico, che si trova a ovest, è composto da 18 buche che sono distribuite su quasi 7.000 metri e ha un Par variabile dai 71 ai 73. Il secondo si trova ad est ed è molto più piccolo del primo: è composto da 9 buche con Par 36. L’Olgiata Golf Club si estende per circa 100 ettari ed è un sito di grande interesse naturalistico a due passi dalla zona Etrusca dove si trovano le famose necropoli.

Il Golf Club Parco De’ Medici è stato realizzato nel 1990 dalla famiglia romana Rebecchini che decise di recuperare l’intera area di 85 ettari costruendo diversi percorsi di gioco (percorso bianco, blu e rosso), trapiantando circa 4.000 piante, costruendo 6 piccoli laghi artificiali e facendo rialzare il terreno in più punti per movimentare il gioco.

Il campo conta 27 buche totali suddivise tra i diversi percorsi e disposte su un totale di circa 8.800 mt, con Par 72 per il percorso bianco e blu e Par 35 per il percorso rosso (molto più piccolo del primo).

Il Parco di Roma Golf & Country Club si trova nel meraviglioso scenario del Parco Naturalistico e archeologico di Veio, l’antica città Etrusca a pochi minuti dal centro di Roma. Giocando sui suoi prati la vista può spaziare dalla cupola della Basilica di San Pietro (che si vede dai punti più alti del percorso) fino alla macchia mediterranea.

Ma la sorpresa arriva tra il green della buca 5 e i battitori della buca 6, dove c’è una zona archeologica che regala emozioni uniche facendo sentire i giocatori immersi direttamente nella storia.

Il campo si compone di 18 buche collocate su 6.000 mt di terreno (Par 72) e il percorso presenta sia bunker di sabbia bianca molto impegnativi che ampi fairway.

Rieti

Il Golf Club Rieti “Centro d’Italia” si trova ad appena 3 km da Rieti, che è considerata “l’ombelico d’Italia”, il centro della Sabina. Questa area è conosciuta per le bellezze naturalistiche del paesaggio e per i suoi borghi storici dominati da castelli medioevali ma anche per la sua famosa cucina preparata con Olio della Sabina DOP.

Rieti è una delle città più belle vicino Roma ed una città tutta da scoprire: passeggiare nel suo centro storico attraversato dalle limpide acque del fiume Velino o visitare la Rieti Sotterranea dove si ritrova la storia di Roma è una esperienza unica.

Il campo da golf ha un percorso con 9 buche che si sviluppa su quasi 3.000 mt e ha un Par di 35. Il campo si trova su un altopiano ai piedi del Monte Terminillo e vicino al convento francescano Santa Maria La Foresta, dove, secondo alcuni studiosi, San Francesco scrisse “Il Cantico delle Creature”.

Castel Gandolfo

Il Country Club Castel Gandolfo è un campo da gioco con grande fascino all’interno del Parco dei Castelli Romani, Il campo conta 18 buche posizionate in quasi 6.000 mt (Par 72) con 3 laghi e 93 bunker ed è stato trasformato alla fine degli anni Ottanta da un cratere vulcanico.

La Club House è stata ricavata da una villa del Seicento del cardinale Chigi, una delle più importanti famiglie di papi originaria di Siena. Castel Gandolfo è il centro scelto da imperatori e papi per la loro residenza estiva. Ha iniziato l’imperatore Diocleziano realizzando una villa che occupava il territorio di Castel Gandolfo e Albano e dalla quale si dominava il Lago Albano, poi sulle sue rovine è nata la famosa residenza estiva del Papa.

Per chi non può fare a meno di separarsi dagli amici animali, il Country Club Castel Gandolfo è un campo “pet friendly”.

Fiuggi

Il Golf Club Fiuggi 1928 è uno dei circoli più antichi d’Italia ed è stato fondato nel 1928. Si estende per circa 70 ettari e il campo si trova nella zona di Fiuggi dove affiorano le famose sorgenti ed infatti è all’interno della Riserva naturale del Lago di Canterno.

Il percorso prevede 18 buche disposte in 6.000 mt e con Par 70. Il club è basato sul concetto di “campo pubblico”, cioè si può praticare golf senza essere obbligati ad acquistare quote societarie.

Ardea

Il Golf Club Marediroma si trova sulle coste romane a pochi km da Anzio e Nettuno, la zona dello sbarco della seconda guerra mondiale, precisamente nella frazione di Marina di Ardea.

È stato fondato negli anni ’90 e il percorso è composto da 9 buche, per un totale di circa 5.500 mt e ha un Par di 70. Il campo è prevalentemente pianeggiante e il percorso è molto tecnico. Le 9 buche si trovano attorno a tre laghetti alimentati da sorgenti naturali e il percorso ha acqua in gioco sul 90% del campo.

Sutri

Il Golf Club Nazionale, Circolo Ufficiale della Fig si trova a Sutri, lungo la via Cassia a nord di Roma e nelle vicinanze di Viterbo. Sutri è uno dei borghi più belli d’Italia con il suo centro medioevale e la sua grande area archeologica dove è possibile entrare nella storia a partire dagli etruschi per ritrovarsi nel Novecento ed è possibile visitare un anfiteatro romano di particolare effetto.

Il percorso è composto da 18 buche distribuite in 6.400 mt e con Par 72. Il terreno ondulato su cui sorge il campo si trova a 300 mt sul livello del mare, circondato da alberi di quercia e attraversato da un fosso a forma di ferro di cavallo.

La buca più difficile è la numero 4 che ha un ostacolo iniziale e poi su tutto il lato sinistro il green è difeso da una grande quercia e 2 bunker, con pendenze sia da destra che da sinistra. Per chi vuole soggiornare, il Golf Club Nazionale dispone di una foresteria con 22 stanze.

Aprilia

L’Oasi Golf Club è un campo da gioco fondato alla fine degli anni ’90 che si trova ad Aprilia, uno dei maggiori centri di produzione del vino vicino Roma. Il campo si estende per circa 70 ettari con un percorso di 18 buche disposte lungo circa 6.300 mt di campo (Par 72).

Il campo è circondato da lecci e corbezzoli fra cui è possibile avvistare aironi cenerini, fagiani, volpi e ricci. La buca più difficile è la numero 5 che comprende un fuori limite a destra e di fronte un grande bunker.

Per chi vuole portare con sé i suoi amici animali, l’Oasi Golf Club è un campo “pet friendly”.

Tarquinia

Il Tarquinia Country Club si trova a Tarquinia in provincia di Viterbo, a pochi kilometri dalla costa la splendida cittadina medievale dichiarata patrimonio dell’UNESCO per la sua importante necropoli Etrusca.

Il percorso si sviluppa in collina e conta 9 buche disposte in 2.700 mt e ha un Par di 35. Giocando sul suo campo è possibile ammirare un panorama suggestivo fra torri e mura medievali, il mare, i monti Cimini e la valle del fiume Marta.

La buca più difficile è la numero 4, realizzata in una posizione sopraelevata e si trova vicino una delle molte tombe etrusche presenti nell’area. Giocare su questo campo dà una sensazione unica di essere immersi in mille ambienti naturalistici diversi e nella storia del mondo.

Monterosi

Il Terre dei Consoli Golf Club si trova a Monterosi poco a nord di Roma lungo la via Cassia costruita da Roma dove un tempo transitavano le truppe dei legionari romani alla conquista del mondo e poi nel medioevo è diventata un tratto della Via Francigena sulla quale transitavano i pellegrini che si recavano a Roma alla tomba di San Pietro.

Il campo presenta ostacoli naturali, laghi ed enormi bunker perfettamente inseriti nel paesaggio circostante. Al suo interno ci sono 2 percorsi, il primo denominato “Championship” composto da 18 buche disposte su un totale di quasi 7.000 mt, con Par 72.

Il secondo percorso, chiamato “Family Course”, presenta 9 buche collocate su quasi 2.000 mt e ha un Par di 32. In questo campo anche i giocatori meno esperti possono cimentarsi nel golf.

Molto interessante è la buca numero 9, chiamata “The Island”, in cui il green con un gioco di luci sembra emergere dallo specchio d’acqua.

Per i giocatori amatoriali esistono poi molti altri campi in cui praticare golf.

A Viterbo si può praticare presso il Golf Club Viterbo. In provincia di Frosinone si può praticare golf presso il Casale Golf Club a Posta Fibreno, al Cassino Golf Club a Cassino, a Le Grotte Golf Club che si trova a San Donato Val di Comino, all’Hernicus Golf Club a Ferentino.

A Roma gli altri campi in cui si può praticare golf sono il Garden Golf, La Castelluccia Golf Club, il Maggiolino Golf Club, il Simon’s Green, Tevere Golf e il Tiber Golf Club.

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Foto di Claudio Cardinali
Le migliori feste di Pasqua e processioni della Settimana Santa vicino Roma

Le feste religiose rappresentano buona parte del patrimonio tradizionale italiano. Oltre a essere una espressione di fede che si ripete ogni anno da secoli, sono anche eventi dal forte significato sociale e di appartenenza alla comunità.

Roma è la culla del Cristianesimo ed è quindi naturale che alcune celebrazioni del territorio del Lazio sono fra le più antiche e seguono rituali antichi, che qualche volta si innestano su precedenti tradizioni pagane romane.

Tra le feste religiose più sentite certamente ci sono quelle del Natale e quelle che celebrano il periodo pasquale. In tutti i paesi del Lazio la Passione del Venerdì Santo prevede processioni e messe ma in alcuni paesi queste sono accompagnate da rievocazioni storiche o da processioni di particolari Confraternite Religiose.

Certo la processione più importante è la Via Crucis al Colosseo dove partecipa direttamente il Papa e che viene mandata in mondovisione, ma anche la provincia riserva sorprese soprattutto nei borghi con tradizioni religiose molto sentite.

Molte processioni uniscono le figure di Gesù e di Maria Addolorata per la morte del figlio, il dolore della morte e quello della perdita di un figlio, con i canti dello Stabat Mater. Il culto della Madonna Addolorata nasce nell’XII secolo a Firenze, e il primo Stabat Mater trascritto è quello di Jacopone da Todi, e si diffonde rapidamente facendo presa subito nei diversi ordini monastici e fra le persone.

In molti luoghi il venerdì della passione è anche il giorno in cui ricordare i sette dolori di Maria (Profezia dell'anziano Simeone sul Bambino Gesù, la fuga in Egitto della Sacra famiglia, la perdita del Bambino Gesù nel Tempio, l'incontro di Maria e Gesù lungo la Via Crucis, Maria ai piedi della croce dove Gesù è crocifisso, Maria accoglie nelle sue braccia Gesù morto, Maria vede seppellire Gesù) con processioni dove è forte il richiamo al numero 7.

Queste emozioni così forti hanno dato origine a celebrazioni in tutto il mondo che possono durare da pochi giorni fino ad una intera settimana: dalla Domenica delle Palme alla Domenica della Resurrezione della Pasqua.

Fra le celebrazioni più particolari quelle di Veroli in provincia di Frosinone che iniziano con i Sepolcri, quelle di Tarquinia la domenica, e Orte il venerdì santo in provincia di Viterbo, di Contigliano in provincia di Rieti, di Sezze in provincia di Latina, e di Cave in provincia di Roma.

Il giorno dopo Pasqua, poi, la tradizione italiana prevede scampagnate all’aria aperta ma in alcuni paesi questa giornata assume un significato particolare. Da non perdere anche altre due manifestazioni che si svolgono il giorno di Pasquetta a Boville Ernica con il Lunedi dell’Angelo di Giotto e a Castrocielo e Colle San Magno (sempre in Ciociaria) dove si celebra “Il bacio delle Madonne”, a Blera dove si festeggia il patrono.

Ecco di seguito le migliori manifestazioni della Settimana Santa di Pasqua nel Lazio:

Settimana Santa di Pasqua a Orte e Processione del Cristo Morto
Settimana Santa di Pasqua a Sezze 
Settimana Santa di Pasqua a Tarquinia e la processione del Cristo Risorto
Settimana Santa di Pasqua a Veroli e i Sepolcri
Settimana Santa di Pasqua a Sutri tra rappresentazioni e processioni
Settimana Santa di Pasqua a Bagnoregio: il Venerdì Santo passando per Civita di Bagnoregio
Settimana Santa di Pasqua a Cittaducale: la rappresentazione nel borgo
Settimana Santa di Pasqua a Leonessa: tre giorni di processioni
Settimana Santa a Contigliano: processione religiosa e storica
Settimana Santa di Pasqua ad Ausonia: la Madonna che scappa

Pasquetta e Lunedi dell’Angelo nel Lazio


Pasquetta a Castrocielo e Colle San Magno
Pasquetta a Boville Ernica: Pasqua con Giotto
Pasquetta a Blera: pellegrinaggio per il patrono

 

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Da tantissimi secoli, nel borgo ciociaro di Veroli la Pasqua vuol dire anche visita ai Sepolcri in occasione del Giovedì Santo e una suggestiva Processione del Venerdì Santo.

Il pomeriggio del Giovedì Santo, nella Chiesa del Monastero delle Benedettine e nella Concattedrale di Santa Salome, si celebrano le Sante Messe in Coena Domini a ricordo dell’ultima cena che il Signore consumò con gli Apostoli dalla quale ha preso origine l’Eucarestia.

Durante la messa, il sacerdote lava e bacia i piedi a 12 ragazzi in segno di umiltà e prima di aprire i sepolcri. Infatti subito dopo, in sette Chiese di Veroli si aprono i Sepolcri, impropriamente chiamati in questo modo perché sull’altare maggiore delle stesse Chiese vi è l’esposizione del Santissimo Sacramento. Si celebra l’ultima cena rappresentata dall’ostia e il tabernacolo viene avvolto da veli e da fiori.

Nella Chiesa di Sant’Agostino il sepolcro assume invece un significato particolare perché viene allestita una rappresentazione della deposizione con la Madonna Addolorata che piange sul corpo del Cristo morto disteso a terra dopo la crocifissione.

Nella Chiesa di San Michele Arcangelo, invece, oltre alla esposizione del sepolcro, ogni anno alcuni artisti locali allestiscono una infiorata artistica con disegni fatti con terre colorate.

Il Venerdì Santo, alle ore 5,00 del mattino, quando ancora è buio, inizia la suggestiva Processione del Cristo Morto e della Madonna Addolorata.

Al mattino presto, fratelli della “Confraternita della Morte, Carità e Orazione” e le sorelle della “Confraternita della Pia Unione dell’Addolorata” si incontrano per rivivere i momenti della Passione di Gesù. Tutti indossano vesti neri e cantano lo Stabat Mater, una preghiera religiosa in musica con tradizioni che iniziano nel medioevo e tanti autori che la hanno poi composta con il loro stile. Dallo Stabat Mater di Jacopone da Todi nel XII secolo ha inizio il vero culto di Maria Addolorata.

Dalla Chiesa di Sant’Agostino esce una lunga processione molto partecipata che accompagna la statua della Madonna Addolorata in visita delle sette Chiese, come i sette dolori della Vergine, dove sono stati allestiti i Sepolcri.
[caption id="attachment_76632" align="center-block" width="640"] Foto di Augusto Cestra[/caption]

La processione si reca a Sant’Erasmo e a Sant’Angelo per giungere, al sorgere del sole, a San Leucio. Poi Santa Croce, San Paolo, il monastero delle Benedettine fino alla Basilica di Santa Maria Salome.

Ricordiamo che all'interno della Basilica si trova la Scala Santa che gode degli stessi privilegi di quelle di Roma e di Gerusalemme. 

Le spoglie di Santa Salome, madre di Giovanni Evangelista e di Giacomo il maggiore, quello sepolto a Santiago de Compostela, si trovano proprio all’interno di questa chiesa.

La Processione del Venerdì Santo e della Madonna Addolorata è una tradizione che si ripete da centinaia di anni e che ancora oggi è rispettata dalla comunità. La processione sale fino alla parte alta della città e, dopo le soste per la preghiera nelle varie Chiese, torna intorno alle ore 9,00 nella Basilica di Santa Salome.

Una manifestazione che non si dimentica mai più.

[caption id="attachment_76619" align="center-block" width="1000"] Foto di Augusto Cestra[/caption]

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Le celebrazioni iniziano il Giovedì Santo con la visita ai Sepolcri dove ogni chiesa allestisce un proprio altare adornato con grano e con fiori. I fedeli devono visitare un numero dispari di chiese.

La processione del Venerdì Santo che si svolge ogni anno a Orte viene chiamata anche la Processione del Cristo Morto, ed è la più antica d'Italia. Le sue origini risalgono al 1200 e la tradizione si tramanda da secoli con una processione nella città antica illuminata da fiaccole.

Il venerdì è il giorno della penitenza che viene rappresentata con una processione molto particolare alla quale partecipano le 7 Confraternite presenti nel paese. Ogni confraternita ha una sua chiesa di riferimento mentre tutti i simboli e gli attrezzi della processione sono raccolti e raccontati nel Museo delle Confraternite di Orte che si trova nella sagrestia della chiesa di Santa Croce.

Un luogo che nel medioevo era un ospedale.

Le Confraternite si distinguono per i colori delle tuniche e dei cappucci e per le croci e i simboli della Passione che mostrano. Si chiamano del Santissimo Sacramento, di Santa Croce, della Misericordia, della Trinità, di San Pietro, di Santa Maria Le Grazie, di Sant’Antonio Abate, del Santissimo Rosario e della Madonna del Santissimo Rifugio dei Peccatori o dello “Stendardino”.

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Foto di Liviana Lattanzi[/caption]

Il venerdì che precede la Pasqua, i gruppi si incontrano nella piazza del centro storico per dare vita ad una processione che attraversa l’intero paese.

Le sette confraternite partono dalle rispettive parrocchie e nel tardo pomeriggio raggiungono la Chiesa Madre di Santa Croce dove nel vicino museo si trova la bara e gli altri simboli della tradizione. Parte poi la processione con la bara del Cristo Morto, sorretta da 14 uomini, che sfila seguita dalla Macchina della Madonna Addolorata, sorretta da 8 persone.

La bara risale al 1626 e rappresenta un raro esempio di arte barocca così come il piedistallo (o macchina da processione) adornato da angeli che sostiene la Madonna Addolorata.

Le Confraternite sfilano scalze, incappucciate e con catene ai piedi, portando croci e compiendo i gesti della penitenza mentre sorreggono croci di legno e altri simboli. Altre figure importanti che partecipano al corteo sono la Veronica, la Maddalena che compongono le tre Marie piangenti.

Una volta arrivate in Piazza della Libertà, le confraternite si dispongono attorno alla bara del Cristo formando una figura a forma di cuore attorno alla bara, mentre viene intonato il canto del Miserere. Il cuore è messo in risalto dalle fiaccole che brillano nella notte della processione e contribuisce a rendere molto suggestivo l’intero spettacolo.

Poi, il corteo entra nella Chiesa Madre, dove viene intonato il canto della Stabat Mater.

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Foto di Claudio Cardinali[/caption]

Al termine, i confratelli distribuiscono tantissimi fiori, che vengono conservati dai fedeli. Conclusa la processione, viene spezzato un grande pane, che viene chiamato Pane della Solidarietà, che viene condiviso tra tutti i partecipanti. Uno spettacolo unico che ogni anno attira centinaia fra fedeli e curiosi nel centro di Orte.

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