Sgurgola Festival of Grapes
Festa dell’Uva a Sgurgola, la Ciociaria al meglio!

Sapevate che l’uva di Sgurgola era fra le prelibatezze di Monaco di Baviera? Ve li immaginate i cittadini tedeschi che si contendono le ceste cariche di uva di Sgurgola?

Questa era Sgurgola prima della ubriacatura delle industrie di massa e delle multinazionali: un’area fertile che grazie alla stazione ferroviaria esportava i suoi prodotti in tutto il mondo. E i suoi prodotti erano uva e olio.

Andiamo con ordine. Per prima cosa chiudete gli occhi e ammirate una fertile Valle del Sacco che produceva grano per il Mulino di Sgurgola, di proprietà dei feudatari Colonna e attivo sin dal 1200, e tutte le alture e i pendii dei Monti Lepini coperti di vigneti e di oliveti. I principi Colonna sono quelli della battaglia di Lepanto e qui hanno fatto il bello e il cattivo tempo per quasi 400 anni ed erano i proprietari anche dei due forni di Sgurgola.

Finisce il feudalesimo, arriva l’Unità d’Italia ma, soprattutto, la ferrovia con la stazione. Sgurgola, che era sempre stata al di fuori delle vie di comunicazione e aveva vissuto per molti secoli concentrata soprattutto su sè stessa, con la ferrovia si trova per la prima su una via di comunicazione importante.

Improvvisamente i cittadini si trovano collegati al resto del mondo e iniziano ad utilizzare il treno anche per il trasporto delle merci.

E i prodotti da esportare sono soprattutto la bella e dolcissima uva di Sgurgola. E gli sgurgolani lo fanno con classe e professionalità.

Allora esisteva un mestiere oggi scomparso, quello delle ‘ncestratrici’ (persone che incestavano). Erano donne che si recavano nei vigneti per selezionare i migliori grappoli, li mettevano in ceste che adornavano e che portavano alla stazione da dove partivano con i treni.

I cesti venivano  tutti rigorosamente fatti a Sgurgola, con le canne o con il vimini. Questa tradizione esiste ancora e, probabilmente, potrebbe essere rivisitata aggiungendo elementi di design. Durante la Festa dell’Uva, nel mese di Settembre, si possono vedere artigiani all’opera impegnati nella realizzazione di ceste.

Il treno portava l’uva disposta in queste raffinate ceste a Genova da dove poi veniva smistata e mandata a Monaco di Baviera, Varsavia e Madrid. Le ceste avevano una forma a tronco di piramide rettangolare e nella parte interna era ricoperta di carta velina patinata mentre il bordo aveva fori dove passavano nastri o pizzi.

Come era consuetudine, le donne cantavano e avevano le loro musiche che raccontavano la loro storia. Una di queste storie musicali è stata ripresa da un gruppo di musica popolare che ha recuperato le tradizioni ciociare e la ripropone in modo nuovo e coinvolgente.

La Festa dell’Uva a Sgurgola era nata negli anni ’20 per promuovere i prodotti locali e, in modo pagano, festeggiare il raccolto. Ha avuto due interruzioni dovute alla seconda guerra mondiale e al periodo della forte industrializzazione della valle che aveva spopolato il paese.

Da qualche anno è tornata a ‘furor di popolo’, come un modo per riscoprire le tradizioni e per immaginarsi un futuro con radici nel passato. A Sgurgola si stanno ripiantando i vigneti, è tornata la famosa ‘ciambella di Sgurgola’, si fanno i cestini e si cantano le canzoni delle ‘ncestatrici.

E nei tre giorni di festa tutti possono entrare nel mondo delle tradizioni ciociare dove accompagnati da organetti i poeti e i cantanti si sfidano con stornelli sconci che non lasciano spazio alla interpretazione. Se non siete ciociari magari non capirete tutte le strofe, ma gli sguardi delle persone saranno espressivi quanto le parole e il divertimento è assicurato.

La festa si svolge a Settembre nelle strade del centro di Sgurgola.
Foto di Valentino Faraoni

powered by social2s
Festa dellUva
Sgurgola: immagini di tre giorni di Festa dell'uva

Ancora una volta Giove ha mandato il suo splendore sui Monti Lepini e ha permesso a Bacco di mantenere la promessa di un grande raccolto di uva di Sgurgola e di una Festa dell’Uva ancora più emozionante.

Per tre giorni il corso, le vie del centro storico e piazza dell'Arringo sono state affollate di locali e visitatori, provenienti almeno da Stati Uniti d'America, Canada, Australia e Svezia.

Il centro dell’azione è stato il parapetto attrezzato di Piazza dell'Arringo da dove la lontana città di Frosinone e la più vicina Anagni possono essere viste, con lo sfondo dei Monti Ernici coperti da nuvole vorticose, quelle dei temporali, che sembravano un cavallo grigio rampante che nitrisce verso il sud.

Per quelli con un'inclinazione culturale o storica, il centro antico di Sgurgola invita all’avventura, con i suoi gradini e scale: dalla piazza della chiesa di Santa Maria, attraverso l'arco-torre dell'orologio e poi giù fino alla Chiesa di San Giovanni. Poi ancora fino al vecchio campanile e oltre i tanti murales sugli edifici in tutta la città, ogni dipinto con un tema sulle gioie musicali.

Il palcoscenico della festa è stato sistemato in Piazza dell'Arringo per le tre notti di musica popolare creativa della Ciociaria ma anche da altre regioni del sud Italia, Puglia e Napoli sono specificamente ricordati. Il week-end di musica e danza ha cominciato in modo appropriato il Venerdì sera con lezioni di Saltarello, la famosa danza locale, fatte dalle belle giovani di Sgurgola, ragazze di tutte le età vestite nel tradizionale abito Ciociaro.

Le cantine intorno alla piazza, lungo il corso e nel centro storico, hanno saziato la fame e la sete di visitatori con piatti tradizionali ciociari (compreso il Baccala) e vino, per lo più Cesanese o Passerina da Sculca e da altri produttori locali. Mentre la sera avanzava, sulla scena si avvicendavano saltarelli ballati da persone meno giovani e il Sabato sera le danze sono arrivate fino quasi all'alba.

Eppure per molti, sono state soprattutto le belle donne a dare il gusto ai più rinomati alimenti di Sgurgola. Come suggerito da Laura Pace, che ha raccontato la storia della Ciambella 'Regina' che sembra una corona, desiderosi consumatori ricercavano pezzi di ciambella da intingere nel vino locale. È interessante notare che il caffè non è stato una voce del menu in questa Festa, per la gioia di Bacco.

Domenica pomeriggio è arrivato troppo in fretta per molti, quando la Piazza dell'Arringo ha visto i frutti della vendemmia esposti nei carri della sfilata dei produttori locali. I grandi disegni dei carri, realizzati con grappoli d’uva, sono stati gradualmente decimati quando i grappoli sono stati dati ‘in pasto’ alla folla mentre i visitatori erano ammaliati dalle storie raccontate dal genio inventivo degli affabulatori dei carri.

Nel frattempo siamo stati avvolti da una banda musicale ‘La sbandata’ con musicisti vestiti di Carnevale che arrivavano da Soriano nel Cimino. Oltre al nucleo tradizionale di strumenti in ottone, i musicisti suonavano strumenti inventati come uno a fiato realizzato con un corno bue, uno con tubi di plastica e un elemento di timpani creato da una grande pentola di metallo con coperchio (sul quale sedeva una scimmia), che veniva sollevato e abbassato al ritmo di un tamburo, e ancora altri non meglio descrivibili.

Una anteprima della serata finale ha visto coppie di un antico gruppo folkloristico di Sgurgola, Le Ciocie, tornare a ballare in un modo simile a una vecchia 'Barn Dance' inglese. In questa occasione anche gli uomini indossavano abiti tradizionali, tra cui le semplice ma pratiche calzature, le 'ciocie'.

Alla cena della domenica, i volontari della cantina mostravano qualche segno di ‘usura’ finché la serata è rinata grazie alla musica popolare degli Hernicantus che ha espresso una grande musicalità in brani emozionanti suonati con strumenti tradizionali del sud Italia, tra cui la Zampogna.

E poi a letto. La Festa dell'uva di Sgurgola: da non perdere il prossimo anno.

powered by social2s
Cesanese Grape Festival
Cesanese del Piglio DOCG e la 47° Festa dell'Uva

Per la maggior parte delle persone fuori dai confini della Ciociaria e di Roma, l'uva e il vino Cesanese del Piglio DOCG è ancora un mistero, una idiosincrasia del Lazio la cui storia ha un ruolo nelle storie delle uve italiane e della fiorente viticoltura.

Per la maggior parte degli stranieri, i vini del Lazio sono rappresentati dai bianchi Frascati dei Castelli Romani, più noto per essere tracannato nelle pizzerie e trattorie nei dintorni di Roma e nei ristoranti italiani di tutto il mondo. Ma per la gente della Strada Del Cesanese, l'uva Cesanese ha sempre avuto la sua maestosità e un'importanza che è stata riconosciuta nel 2008 con l'assegnazione dell’imprimatur DOCG, il primo e uno dei soli tre nel Lazio.

Il Cesanese ha dato credibilità alla cultura del vino del Lazio. I vigneti sono sparsi sulle colline di alcuni piccoli centri soprattutto a nord e a sud di Piglio, la sua sede tradizionale nonostante il fatto che il paese si trovi su uno sperone ben sopra i vigneti.

Eppure nella valle del Piglio si coltiva la vite e si produce il vino fin dall'epoca etrusca, e in epoca romana per la prima volta nel 133 AC. La capacità professionali dei Romani sono ben documentate e questi terreni 'poveri' di ferro con terre rosse a base di tufo eroso sono stati riconosciuti come ideali per questi vitigni di rosso corposo.

L'area DOCG, che comprende i paesi di Piglio, Acuto, Affile, Serrone e le città di Paliano e Anagni, è riparata dal Monte Scalambra e dalle colline di Paliano e Anagni. I vigneti tendono ad affacciarsi a sud-ovest e sono esposti ad un clima generalmente temperato, tranne durante i periodi di siccità di metà estate quando

il frutto comincia a maturare.

Fortunatamente il gelo è raro e, anche se in ritardo, i temporali estivi con grandine possono devastare le viti. La raccolta di Cesanese è infatti tardiva per dare ai grappoli il loro giusto 'tempo al sole', altrimenti il vino che ne deriva può essere troppo sottile per gli intenditori.

Ci sono due sottovarietà di Cesanese: Comune e d'Affile (con origini nella città di Affile). Le note associate al Cesanese definiscono un vino che tende ad avere aromi fini di sottobosco, mora, mirtillo, violetta e ginepro. Il calore, l'equilibrio e i tannini lo rendono perfetto per molti accoppiamenti come con quello con gnocchi di patate, polenta e salsiccia, costine di maiale, abbacchio o pecora in umido.

Se facciamo un giro lungo la Strada del Cesanese, dal 30 settembre al 2 ottobre a Piglio si terrà la 47° Festa dell'Uva, oltre 2000 anni dalla sua fondazione.
Per i turisti il cammino è entusiasmante e partendo da nord, dai Monti Affilani con la città di Affile e i suoi vitigni Cesanese, e andando verso sud si attraversa il centro di Serrone che offre una splendida vista sulla valle ed è ben conosciuto da chi pratica 'Volo Libero' dalle vette sopra il paese.

Serrone è anche il punto d'incontro con la strada che viene da Paliano, la città collinare che Marcantonio Colonna aveva selezionato per il suo castello e il suo palazzo. Il forte è stato depredato e messo a nudo dalle truppe di Napoleone che hanno rubato perfino le maniglie delle porte ed è stato poi resuscitato come un carcere (e ancora ha questa funzione). Ma la sua presenza non ostacola la crescita dell’uva Cesanese sulle pendici intorno alla città.

Il viaggio da Serrone prosegue verso Fiuggi con la deviazione su per la collina di Piglio. Il centro storico di Piglio ha una forma a mezzaluna, o a ferro di cavallo, che ricorda al visitatore inglese una versione medievale delle strade di Bath. Geograficamente occupa uno sperone roccioso sul versante occidentale del Monte Scalambra, il ‘protettore ambientale’ di questa zona.

Da Piglio si prosegue ulteriormente verso Fiuggi e troviamo Acuto che segna il confine orientale della zona di produzione del Cesanese del Piglio DOCG. Provenendo da sud, il territorio è delimitato poi da Anagni la "Città dei Papi", una città d'arte ricca di monumenti medievali tra cui spicca la Cattedrale di Santa Maria Assunta, uno delle più belle del Lazio. Gli straordinari affreschi di XIV secolo conservati nella sua cripta le hanno attribuito il soprannome di "Cappella Sistina del Medioevo".

Ma durante il week-end alla fine del mese di settembre è tempo di passeggiare per il centro storico di Piglio, assaggiare le uve e sorseggiare la scorsa annata del famoso Cesanese del Piglio DOCG.

powered by social2s
Una 'bella storia': la Madonna Della Neve tra Industria e Religione

Siamo a ridosso del 5 agosto, il giorno in cui gli abitanti di Rocca Priora scendono in piazza per festeggiare la Madonna della Neve aspettando, dopo la messa e la solenne processione, che il miracolo della neve d'estate avvenga ancora.

Il miracolo è una copiosa nevicata artificiale che trasforma il viale principale del paese in un tappeto bianco, un omaggio alla neve che è stata per secoli il motore economico di Rocca Priora. Una delle feste più attese di questo centro montano e di Roma.

La storia della festa ritorna nelle parole e nel racconto di Luciana Vinci, una incredibile donna, giornalista e memoria storica di una comunità che dopo la neve non ha avuto una altra identità così forte.

Cerchiamo di capire che cosa era l’industria della neve e come Rocca Priora fosse così importante da essere sotto il diretto controllo della Stato Pontificio. Se Rocca Priora non ha avuto il Rinascimento, e le ville che caratterizzano gli altri comuni dei castelli romani, è proprio per la neve. Non esistevano frigoriferi e la neve era essenziale per la conservazione del cibo e per la medicina.

L’industria della neve

Il particolare microclima porta abbondanti nevicate a Rocca Priora, e nasce l’idea di conservarla in ‘pozzi della neve’ e di trasportarla di notte verso la capitale. La Camera Apostolica capisce l'importanza strategica di questo commercio e prende sotto il suo controllo il paese e l'appalto dell’Oro Bianco affidandolo solo ai suoi ministri più fidati.

A Rocca Priora la neve è una vera industria strategica regolata da editti e leggi speciali che organizzano la sua raccolta, la custodia e la protezione dei pozzi del ghiaccio. Ad esempio, dopo una nevicata venivano dati 5 scudi alle osterie per rimanere chiuse nei giorni della raccolta in modo che le persone non fossero distratte dal vino e lavorassero per più ore. In poco tempo bisognava sistemare tutta la neve nei pozzi e pigiarla. Più neve nei pozzi significava più soldi per tutti!

 

Il trasporto verso Roma, poi, avveniva con un "carro speciale", barozze trainate da buoi, immune da ogni controllo (altrimenti il ghiaccio poteva squagliarsi), così spesso al ghiaccio si univa il contrabbando di armi lungo l'antica Via Latina. Conosciamo ancora i nomi di coppie di buoi: Fiordispina-Biancofiore, Sergente-Tamburrino, Albanese-Frascatano, secondo l’usanza tutta roccapriorese di attribuire nomi particolari agli uomini e agli animali!

Quando arrivava il giorno della nevicata, al suono delle campane uomini, donne, bambini, soldati e sacerdoti iniziavano la raccolta. Tutti erano ben pagati e nell’archivio di Rocca Priora sono documentati 30 bajocchi al giorno per sacerdoti, guardie (nevaroli), responsabili della raccolta, del controllo dei pozzi, della sistemazione della neve nei pozzi e per i carreggiatori che consegnano la "merce". Le donne e i bambini invece, ricevevano solo 10 bajocchi

Ma cosa è un ‘pozzo della neve? Ne esistono ancora?

Dopo la raccolta, la neve viene ammassata e disposta in grandi buche nel terreno a forma di piramide rovesciata. Si arrivava nel fondo con scale laterali nel terreno. La neve veniva sistemata a strati che venivano pigiati, per trasformarla in ghiaccio, divisi da strati di paglia e terra che mantenevano il freddo.

A Rocca Priora se ne trovano 3: Pozzo Stella e il Pozzo Nuovo che contengono circa 460 barozze (6250 q di neve) mentre un terzo pozzo più piccolo non è stato localizzato.

L'ultimo giorno della raccolta si festeggia. Il popolo si reca al "suono di pifferi e tamburelli" alla piccola cappella della Madonna della Neve (costruita dalla famiglia Savelli per devozione) per ringraziarla delle abbondanti nevicate che hanno portato lavoro e guadagno a tutto il paese. Tutta la storia è rappresentata dal quadro del pittore Curzio Pagliari con il paese innevato con la popolazione che raccoglie la "candida messe" .

La "bella storia" si interrompe con la fine del commercio della neve per l'invenzione del ghiaccio artificiale, ma a Rocca Priora è ancora festa.

La connessione con la nevicata di Roma a Santa Maria Maggiore?

Un'insolita nevicata il 5 agosto del 352 a Roma imbiancò l'esquilino e Papa Liberio tracciò nella neve il perimetro della nuova basilica dedicata alla Signora delle Neve. In santa Maria Maggiore si trova la tomba della famiglia dei Savelli, signori di Rocca Priora che per devozione fecero costruire l'omonima Chiesa a Rocca Priora.

E per questo si è scelto il 5 agosto per festeggiare la Madonna delle Nevi a Rocca Priora.

powered by social2s
Gavignano Calici nel Borgo
Gavignano, una speciale notte di divertimento

Nella notte dei 'Calice nel Borgo’ di Gavignano, oltre un migliaio di visitatori estivi si uniscono ai cittadini di Gavignano per risalire la tortuosa strada verso la piazza del Palazzo Baronale, fermandosi lungo la breve salita. Ammirano tutta la distesa della valle verso Paliano e gli altri paesi arroccati sulle colline mentre arriva il crepuscolo.

Per quelli che devono ancora essere ‘iniziati’, Gavignano siede sul dorso di un corpo roccioso e ci si arrampica lungo la spina dorsale per trovare la sua testa nel Palazzo Baronale. Quelli di noi che desideravano iniziare le 12 stazioni della degustazione, hanno iniziato a comportati come normali italiani in una piazza del loro paese, aumentando il volume delle chiacchiere che andavano così a formare una gentile cacofonia.

Una parte della piazza era allestita con un palco per l’Italian Jazz Quartet di Patrizia Scascitelli, che ha messo in moto la notte quando la città ha aperto le porte per gli ansiosi ‘degustazionisti’. Per alcuni, come per l’energico sindaco Emiliano Datti, c'è un vantaggio speciale per soli 5 euro extra: 'Rhum e sigari', un sorso di rum e un buon sigaro.

Molto senso comune è stato usato da Mauro Campanello, il consigliere responsabile per la serata di ricerca del piacere, per posizionare le 12 stazioni in modo che fosse tutto in discesa fino al piazzale della chiesa parrocchiale. Dopo aver acquistato i nostri recipienti per il sostentamento, un bicchiere di vino per porzioni abbondanti con il suo porta bicchiere a tracolla, abbiamo iniziato il 'Percorso Eno-Gastronomico' e accettato la sfida di sorseggiare e gustare ‘vini e sapori nostrani’.

Mentre discendevamo assaporando i nostri piaceri, i suoni del jazz si arrampicavano verso il cielo e a circa a metà del percorso gastronomico siamo arrivati nello spazio aperto della chiesa e abbiamo cercato una scala su cui riposare. Eravamo circondati da bancarelle di degustazioni per soddisfare le attenzioni di sommelier e dei molti appassionati 'eno-filiaci'. Mentre sorseggiavo un bicchiere di un vino da un vigneto locale, i primi suoni di una 'banda' mi hanno colpito, provenivano da un angolo lontano della piazza.

C'è una selezione eterogenea di strumenti che identificano il gruppo come folk o come jazz. Sono tutti vestiti di nero con magliette con la scritta PGF stampata in bianco, che forse non significa Federazione Professionale di Golf ma ‘Parquaria Gruppo Folk’. Apprezziamo i meravigliosi suoni e le dissonanze di questo gruppo, che gioca su 'melodie' ciociare ad un ritmo che deve provenire da Belzebù.

Bisogna esserci! Ed è stato con grande piacere che abbiamo soddisfatto le nostre responsabilità degustazionali e, quelli di noi che avevano gli arti allentati, si sono addirittura lanciati in un Saltarello, una danza locale senza mosse specifiche ma in cui il corpo risponde con la libertà al ritmo e alle note della banda. Si può ballare anche in coppia.

Forse il prossimo anno passerà più velocemente finché ancora una volta non ci immergeremo nel profondo di 'Calici nel Borgo'. Grazie Gavignano.
Foto di Fernando Conti

powered by social2s
alimentari
Un insolito alimentari nel centro storico di Paliano

La magia dei centri storici è data da due fattori: la bellezza del posto e le emozioni che trasmettono le persone che lo vivono, in particolare i commercianti che con i loro negozi animano le vie del centro.

Paliano è un piccolo comune vicino Roma con strade e vicoli ben curati e pieni di fiori, con una vista panoramica mozzafiato e con alcuni negozietti particolari, come l’alimentari di Giuliana che merita una visita.

Gli Alimentari una volta erano il cuore dei paesi, erano il posto dove si trovavano selezioni dei migliori prodotti della zona. Il commerciante era un esperto intenditore che sapeva riconoscere la qualità e le particolarità che meritavano di essere assaggiate. Mano a mano che la distribuzione è diventata sempre più professionale e hanno aperto i supermercati, il commerciante ha iniziato a perdere la sua identità.

Tutti quelli che hanno tentato di mettersi in competizione sul prezzo con supermercati e con grandi magazzini hanno perso. E questo vale in ogni settore: dall’alimentari all’abbigliamento. Ma negli anni molti supermercati hanno aumentato la loro avidità ed hanno iniziato a commercializzare prodotti dalla dubbia provenienza o realizzati con ingredienti ‘non selezionati’.

Questo ha portato alla rinascita dei mercati locali, dove il rapporto produttore-cliente è diretto e a nuove opportunità per i tradizionali alimentari che tornano ad essere un punto di riferimento credibile per chi vuole qualcosa di genuino e di provenienza certificata. E la novità è che diventano un punto di riferimento sia per il produttore locale che per il cliente.

E qui inizia la storia di Giuliana Pantellini e del suo negozio nella via principale del centro storico di Paliano. Una famiglia che da 7 generazioni gestisce un negozio ed entrando ci si accorge subito che non è un banale alimentari. Lo spirito del luogo si percepisce subito da alcuni ripiani con distributori di sapone liquido e da cassettine di bottiglie vuote di plastica. Un tempio della sostenibilità, un paradiso per tutti quelli che vogliono fare la loro parte per aiutare il mondo.

Giuliana, forse anche per la sua passione per la chimica, ha creato e selezionato molti tipi diversi di sapone, con profumazioni e specificità per ogni esigenza. Saponi per chi ha pelli delicate e altre esigenze personali.

“Perché essere ecologici non significa trascurare il piacere di selezionare profumi e di accettare quello che viene proposto. Io guido alla selezione e spiego le qualità di ogni sapone. Poi metto da parte le bottiglie di plastica perché so che le persone si possono dimenticare di portare il contenitore vuoto e così offro loro questo servizio”.

Si è poi addentrata in tutta una serie di dettagli sui saponi che mi hanno fatto capire come la scelta di offrire saponi sfusi non è stata dettata da una operazione di facciata ma è nata da una sua esigenza di dare un servizio ai suoi clienti e di insegnare ad amare il rispetto del nostro pianeta.
Ma questa non è l’unica sorpresa. Ho finalmente visto le confezioni di biscotti e pasta realizzata con il ‘grano monococco’ da un produttore di Paliano, Livio Bertacco. Livio da qualche anno ha ricominciato a produrre questa varietà di grano che era andata perduta e si coltivava solo in poche aree.

“Questo grano è particolare perché lo possono mangiare anche i celiaci. Sono contenta di averlo perché supporto un produttore locale offrendogli un modo di ‘raccontare il suo prodotto’ e offro un servizio ai miei clienti. Oggi molti sono intolleranti o allergici e ho preparato per loro una selezione dei migliori prodotti per ogni esigenza. Ho quasi voglia di chiamare il mio negozio ‘Senza’: senza glutine, senza lattosio, senza olio di palma…”

Giuliana ha capito lo spirito del tempo e oggi è felice di essere tornata ad essere un punto di riferimento per i cittadini di Paliano che non vanno da lei solo a comprare i prodotti, ma vanno a chiedere consigli a una esperta che li aiuta nelle loro esigenze. E’ tornata l’alimentari del paese, dove le persone vanno sicure di trovare quello che cercano.

Non ci sarà la varietà del supermercato perché qualcuno ha già selezionato il meglio per noi, e questo qualcuno ci accoglie alla porta con un sorriso e ogni giorno con qualche nuova idea e suggerimento.

Se avete problemi di ‘senza’ o se volete gustare qualche particolarità di produttori locali, andate a sentire le storie che vi racconta Giuliana e la selezione che ha fatto per voi. Noi intanto ci siamo selezionate il nostro detersivo ecologico sfuso e abbiamo preso i biscotti senza glutine perché siamo diventati intolleranti a questa farina bianca troppo trattata chimicamente.

Viva le persone vere, i piccoli produttori e i commercianti che ce li fanno conoscere.

powered by social2s
Opening ex Chiesa Santa Chiara
Festa e musica a Murano nell’ex Chiesa Santa Chiara

Ieri sera è accaduto qualcosa di speciale a Murano che ha iniziato una sua trasformazione mondana con l’apertura di un centro di ritrovo per artigiani, artisti e turisti. Musica a Murano: le note di una orchestrina vibravano nell’aria e seguendole si arrivava ad una grande festa in un luogo ‘misterioso’.

Attraverso un portale in stile bizantino di marmo bianco si entra in un grandissimo spazio che evoca tante diverse emozioni. Da una parte la storia e dall’altra un tripudio di creazioni: dal vetro declinato in tutte le sue migliori forme espressive alle borse in pelle artigianali (La Belle), dai quadri ai gioielli in argento (Massimo Pizzato) fino ad un ‘artista delle essenze’ che prepara profumi personalizzati (Arnò profumi).

Al centro della grande sala, il maestro Silvano Signoretto realizzava una opera in vetro sotto lo sguardo sognante di molti curiosi che si domandavano quali forme stesse modellando e cercavano di indovinare il risultato finale. Il maestro lavorava con gesti rapidi e precisi e con uno sguardo fulminante con il quale comunicava con il suo assistente.

L’occasione della festa era l’apertura della Ex Chiesa Santa Chiara e l’atmosfera riportava alla gioia dei veneziani e alle loro leggendarie feste. E la musica aleggerà sempre nell’aria come si comprende osservando il grande pianoforte bianco fatto arrivare il giorno prima bloccando il canale di Murano per un paio di ore.

Ma cosa è l’ex Chiesa Santa Chiara?

E’ una esposizione di prodotti artigianali italiani, in cui è possibile assistere a dimostrazioni dal vero di maestri e artigiani del vetro, gustando un aperitivo in giardino accompagnati da un sottofondo musicale. E’ un posto dove gustare dei piacere dell’isola e apprezzare la creatività italiana.

E’ un capovolgimento dello stile di Murano dove i maestri vetrai iniziano a lavorare presto e il turismo termina con il traghetto del pomeriggio che torna a Venezia.

Pochi restano nell’isola che quindi non offre molti svaghi serali. La sfida è grande: far tornare Murano presente nei sogni  di ‘tempo lieve’ dei visitatori, andando oltre il giro mattutino negli atelier del vetro.

La storia, che ha portato alla festa, inizia cinque anni fa quando la famiglia Belluardo di origini italo-canadesi torna a vivere a Venezia e decide di aprire una propria attività. Trovano una ex chiesa semidistrutta a Murano che Napoleone aveva sconsacrato e che era stata utilizzata in vari modi prima di essere abbandonata.

Il padre Giovanni se ne innamora. E sono sicura che è amore perché solo quando si perde la testa per qualcuno o qualcosa non ci si accorge delle difficoltà e delle fatiche a cui si andrà incontro. Basta pensare all’imponente tetto in capriate in legno da rifare rispettando tutte le indicazioni di un edificio storico e senza poter usare una gru.

Ma l’amore è forte e ieri Giovanni ha dato la ex Chiesa Santa Chiara ‘in sposa’ alla città di Murano con una festa memorabile. Da oggi il suo compito cambia ed è nata una associazione che avrò il compito di organizzare eventi e di stringere collaborazioni per far vivere non solo l’ex Chiesa di Santa Chiara ma l’idea stessa di Murano.

Murano da ieri torna mondana e attrae nuovi spiriti e turisti.

powered by social2s
Brescia Antica e Moderna: un Monopoli con Proprietà Desiderabili

Brescia è stata una città importante per oltre 3.200 anni, una con una storia commerciale e politica emozionante.

Eppure in qualche modo non sembra attrarre i turisti per queste ragioni, così come accade per altre città italiane, tranne forse i visitatori che ricercano eccellenze industriali e la Mille Miglia. Brescia è una città tecnologia a cui è stata concessa la fortuna di avere accanto una grande bellezza naturale, ai piedi delle Alpi in una posizione che è stata la sua fortuna nel corso della storia.

Per molti ora è solo di una fermata del treno o una bretella autostradale sulla strada per Milano o Venezia, una città tentacolare vicino a luoghi di vacanza come il Lago di Garda e il Lago d'Iseo. La stazione ferroviaria, come la maggior parte delle stazioni, non fornisce alcuna idea al viaggiatore di ciò che può trovare se cerca di andare dietro la facciata.

Prendi un ‘rischio’ e gioca una ideale partita di Monopoli su Brescia. Metti il tuo birillo sul Via e getta i dadi per un biglietto alla stazione di Brescia. I migliori immobili di Brescia per il turista indagatore sono nella città vecchia, a soli 5 minuti di taxi dalla modesta stazione. Prenotate una camera in uno degli ottimi alberghi, forse il Vittoria che si trova al centro tra le belle piazze che compongono questa tavola del Monopoli della città.

Lo abbiamo fatto e, in una bella notte d'estate ci siamo seduti sulla terrazza, godendo di un vino bianco regionale in attesa della semifinale di calcio Euro 2016.

Siamo stati praticamente sopraffatti dall‘incombente ‘Duomo Nuovo’, in realtà dall’altra parte di una di quelle piazze. Questa chiesa 'Nuova' è stata avviata nel 1604 su progetto di Palladio, e non è stata finita per due secoli.

La mattina seguente, dopo una prima colazione, abbiamo gettato di nuovo i dadi per atterrare sulla nuova cattedrale. Era abbastanza presto per unirci alla Messa del mattino con la normale ‘folla delle messa’: le suore dell’annesso convento, le donne locali che si preparano per la loro spesa alimentare, questo turista, e un uomo d'affari occasionale, vestito con una borsa a tracolla, che cercava la benedizione di Dio per i suoi affari o per i calvari legali della giornata.

Il Duomo Nuovo e Brescia sono insoliti. Il duomo si trova vicino al Duomo Vecchio, una rotonda dell’XI secolo. E 'intatta, a differenza di molti altri duomi che sono stati cannibalizzati nella costruzione delle nuove strutture. Ma questo nuovo era un disegno Palladio, e prostituire le sue opere con materiali di seconda mano non era nel suo stile.

Eppure, forse si sarebbe potuto risparmiare un secolo o più nella sua costruzione se fossero stati usati materiali con specifiche un po’ più modeste, ma poi ... ... Tuttavia, il Duomo Vecchio è stato costruito su una preesistenza Romana. Quando arrivate sulla piazza dei duomi, assicuratevi che li visitate entrambi e, prima di lanciare ancora una volta i dadi, è possibile trovare un'altra sorpresa alla sinistra del Duomo Nuovo, guardate il campanile.

Sul lato opposto dell’Hotel Vittoria, appena a pochi passi, c’è un altra grande piazza con un'architettura ancora più inaspettata e straordinaria. Solo due edifici dominano questa piazza. Uno è quello che potrebbe essere descritto solo come un 'edificio'. Sono le "Poste e Telegrafi", in piedi come una moderna fortezza inespugnabile a proteggere le comunicazioni.

Diagonalmente opposta, si trova un'altra costruzione unica nota come Torrione, il primo cosiddetto grattacielo in Italia. Nessuna descrizione può competere con l’emozione di stare in piedi davanti all’edificio mentre notiamo l'ultimo esercizio bresciano in architettura moderna: l'ingresso alla metropolitana. Una insolita tripletta anche per una tavola del Monopoli.

Per questa prima esperienza in città, c'è solo un altro dadi tiro e una piazza più, Piazza della Loggia, con l’imponente rinascimentale Palazzo Della Loggia (Comune) terminato da Palladio, forse questo è dove era andato a finire il denaro. Dall'altra parte della piazza si trova un visivamente emozionante paradossale orologio astronomico con la sua misurazione in 24 ore sul quale ci sono due automi antropomorfi in rame che battono le ore su una campana'.

Sì, c'è molto di più, abbiamo visitato meno di un quarto delle piazze, solo quelle nei pressi dell’Hotel Vittoria. Non abbiamo ancora assaggiato la storia antica di Brescia, dei suoi teatri, della basilica e del paesaggio. Dobbiamo rimanere e gettare i dadi ancora un paio di volte.

powered by social2s

Iscriviti alla Newsletter

Scopri un territorio attraverso le emozioni di chi l'ha raccontato in prima persona.