Solo una Arena a Verona ma …

Che impatto! Per la maggior parte delle persone l'Arena di Verona è l'unico 'evento in città’, e se non ci si avventura a Verona fuori stagione, il suo impatto è totale.

Non è così grande come il Colosseo o addirittura così spettacolare come Caracalla. Da una prospettiva planetaria non è in una città storicamente significativa. Non è un centro religioso rilevante. Non ci sono colline. Non è tormentata da canali e il fiume non è così famoso. Verona non era una capitale politica o finanziaria. Come molte città romane è diventata il paradiso per le chiese e ha il suo Duomo speciale. La sua cupola non compete con Firenze o San Pietro.

Ad un analista può apparire la seconda migliore, ma ha un altro modo di arrivare alla fama, uno che attira i visitatori fuori della stagione estiva, quelli che sono cresciuti con una dieta a base di letteratura inglese del 16° secolo. Questa è l'eredità di Shakespeare, Romeo e Giulietta (e anche "I due gentiluomini di Verona"). Eppure le case di Romeo e Giulietta sono sicuramente una montatura per saziare il mercato turistico e non è possibile rintracciare le orme di The Bard in questa città.

Fortunatamente, nessuna creatività poetica è stata necessaria per ingrandire l'impatto dell’Arena. È reale e, a parte i danni di un terremoto nel 12° secolo, si trova sola come sempre lo è stata nel centro della città vecchia in una grande piazza capace di contenere le oltre 15.000 persone che possono assistere alle sue opere nelle serate d'estate, soprattutto Verdi al suo meglio, e in particolare l’Aida con i suoi orgogliosi elefanti.

Verona è un grande luogo da visitare in estate, come i padri della città hanno capito. Per la visita in auto, tutte le strade portano ad ampi parcheggi vicino al centro, puliti e ben serviti. Passeggiando attraverso l'arco al tramonto si arriva su una pletora di ristoranti che tappezzano un lato della piazza, con ogni cameriere che comprende come il suo unico scopo nell'esistenza è quello di assicurarsi che i suoi ospiti siano felici e non perdano il primo atto nell’Arena di fronte.

Dopo un bicchiere o due di Soave o Valpolicella e un pasto leggero, ora idoneamente rilassati, può venire come una sorpresa per coloro che sono arrivati dalle Frecce di Trenitalia per questo evento, che gli addetti ai cancelli d'ingresso dell’Arena non siano stati ancora introdotti alla bigliettazione elettronica sul vostro iPhone.

Quindi una rapida corsa intorno fino alla biglietteria per sprecare un altro albero stampando dei biglietti. Una volta seduti, si presenta come un piacevole affronto il fatto che, in apposizione alla consueta esperienza all’Opera, vino, acqua e gelati siano serviti al posto, ricordandomi delle visite giovanili al circo.

Ovviamente la prestazione è grande. Se avete avuto la possibilità di cantare in Arena, non vi sprecare con una prestazione ordinaria. E tutti gli attori e l’orchestra sembrano felici, anche nelle loro agonie.

La passeggiata indietro al parcheggio a quasi mezzanotte, con una fresca brezza leggera, è rilassante e siamo grati per il rapido accesso ai parcheggi e al sistema delle autostrade italiane per il nostro lungo viaggio di ritorno verso il nord del Veneto.

A Verona, grazie per l'impatto!

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L’eleganza del rosso, anche negli impianti di sicurezza

Il rosso è il colore più sorprendente e nelle diverse latitudini e longitudine del pianeta è associato a tutto e al contrario di tutto, alla gioia come al pericolo, all’eccitazione come alla compassione.

Se guidiamo il rosso si segnala il pericolo proprio come in un ospedale ci segnala una urgenza, ma nei campi di battaglia la croce o la luna rossa significa che finalmente qualcuno avrà compassione dei malati e dei feriti.

Se fossimo all’università significherebbe che abbiamo finito il percorso di studi e ci apprestiamo ad entrare nel turbinio della vera vita, ma se fossimo in Cina sottolineerebbe che stiamo vivendo la gioia del matrimonio. Ad un buddista il rosso ricorda la compassione e tutti i templi sono drappeggiati di teli rossi. La chiesa cattolica lo usa per mostrare tutta la sua magnificenza: resurrezione, pentecoste, domenica delle palme e, infine, tutto il clero più importante e i cardinali (chiamati amichevolmente “porporati”).

Ma se chiedessimo ad un giovane, forse l’accostamento più immediato sarebbe quello con la Ferrari, “La Signora in Rosso” o con il quartiere a luci rosse di Amsterdam. Eccitazione pura: velocità e splendide donne ammiccanti in vetrina. In entrambi i casi eleganza ed eccitazione condensati in poche curve sinuose.

Con queste premesse era abbastanza scontato che i vigili del fuoco e i normatori legislativi scegliessero il rosso per la segnaletica di tutti gli elementi di un impianto antincendio. Nessuno potrebbe pensare ad un cardinale o ad una donna ammiccante ma tutti capirebbero il pericolo e  agirebbero di conseguenza. Un martello per rompere un finestrino su un treno come su un aereo e un estintore sono tutti caratterizzati dal colore rosso. La sicurezza è affidata al rosso.

Ma se il rosso è stato il colore prescelto, nessuno ha imposto ai fabbricanti di realizzare estintori brutti. La storia però ci dice che aver affidato il rosso a ingegneri della sicurezza ha stravolto il suo originario senso e ci ha consegnato alcuni tra gli oggetti più brutti che abbiamo nelle nostre case. Gli architetti devono sforzarsi di nascondere tutti gli estintori e gli altri strumenti imposti dalle normative antincendio.

Eppure, proprio come la Ferrari ha fatto del design del rosso il suo punto di forza, un imprenditore dell’area di Venezia ha trasformato un punto di debolezza in un punto di forza. Lucio Marin è una persona speciale, uno che non si ferma davanti al sentire comune e va controcorrente. Anche lui non riusciva a digerire la bruttezza ma invece di subirla la ha affrontata e ha creato alcune delle soluzioni più innovative e eleganti nel settore più noiosamente ingegneristico dell’antincendio.

E’ partito dal design di un nuovo estintore, che ora ognuno sarebbe orgoglioso di esporre, ed è arrivato a collaborare con la scuola del vetro di Murano per realizzare una segnaletica della sicurezza elegante degna delle ville più prestigiose e degli alberghi più raffinati.

L’unica vera certezza è che nessuno di noi vorrebbe un conto in rosso in banca. Non è né elegante né sostenibile!

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Vancouver - Granville Island: Artigiani in mostra o Mostra di Artigiani?

Vancouver è costruita in un’area che comprende centinaia di piccole isole. Una di loro riserva una sorpresa speciale per i visitatori. Stiamo parlando di Granville Island, proprio vicino al quartiere finanziario. L'isola è così vicina alla città che qualcuno può prendere un taxi d’acqua o attraversare i ponti.

Al primo sguardo il paesaggio dell'isola appare subito diverso dai quello dei grattacieli di vetro verde che caratterizzano Vancouver. Gli edifici sono piccoli e multi-colorati in un vecchio stile del 1800. Ed è diversa dalle altre zone turistiche di altre città. Il calcestruzzo è prodotto in una zona e portato da betoniere colorate che promuovono pubblicità di frutta e che rotolano oltrepassando il più antico ristorante Fish&Chips, lo Yacht Club e centinaia di vetrine non riempite con vestiti alla moda.

Abbiamo parcheggiato la macchina e immediatamente siamo stati attratti da una finestra con ceramiche. Con maggiore attenzione, abbiamo potuto vedere un artista che stava tornendo un vaso. La vetrina successiva era di un creatore di gioielli, poi in un altro ceramista, poi un falegname, poi modellisti, poi un altro falegname, ...

Granville Island è un paradiso per le piccole imprese e ognuna di loro ha vetrine da cui tutti possono vedere cosa sta succedendo all'interno dell'officina. Questo ci ha ricordato di una simile passeggiata nel quartiere a luci rosse di Amsterdam, ma senza il porno e, curiosamente, più attraente.

La nostra attenzione è stata catturata da un laboratorio di vetro soffiato, dove un artigiano stava creando un meraviglioso vaso arancione. Non abbiamo potuto resistere dal fermarci a guardare l’esperto movimento delle mani e gli antichi strumenti mentre creavano questo vaso. La fusione a mano del rosso vetro rovente era compiuta mentre il soffiatore di vetro chiacchierava con il suo assistente.

Era impossibile fermarsi a guardare a tutte queste persone e alla fine della giornata un pensiero si è materializzato: abbiamo visitato una mostra di artisti o degli artisti in mostra? Non ho una risposta. Probabilmente entrambe le cose. E certamente l'esempio di Granville Island a Vancouver potrebbe essere ripetuto in molte altre parti del mondo con grande successo.

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Una lezione di scultura artistica marmo dell’Alaska

Function Junction è una zona semi-industrializzata a circa 8 km a sud dei residence sciistici di Whistler nella British Columbia. Alle spalle di un negozio di motoslitte in un cortile-deposito per le costruzioni, ci sono due container separati da una area laboratorio coperta da un tetto piano in legno.  

E’ una normale mattina d’inverno di Whistler, zero gradi Celsius, sorprendentemente senza nuvole sulle montagne così che le piste da sci del versante anfiteatro di Whistler si distinguono chiaramente contro il cielo a nord-est.

C'è un uomo in quello che sembra un paramento da lavoro invernale, coperto di polvere, che indossa una maschera industriale e che lavora ad un blocco di pietra, su una panca di legno, con una smerigliatrice. Camminiamo sul terreno ancora semi-congelato e lo incontriamo a metà strada, finché si toglie il cappello, la maschera e i guanti per darci il benvenuto. Il suo nome è Daryl, ed è uno scultore della pietra, originariamente un pittore di dettagli ad Abbotsford ad est di Vancouver ed ora, con la moglie, è diventato un “locale” e un membro del team di artigiani creato da Jon Fathom, il cui showroom avevamo visitato nell’ Art Gallery Row, a Whistler. Il suo bassorilievo è scolpito nella pyrophillite viola.

Sotto il tetto possiamo sentire una smerigliatrice lavorare la pietra. Siamo guidati attraverso uno spesso foglio di plastica che pende di fronte l’interno del laboratorio. Entrando appena il foglio è spostato, a sinistra vi è un uomo che lavora su uno di due blocchi di pietra. Di fronte a noi vi è un grande marmo bianco da dove fuoriesce la statua di un orso polare con tre cuccioli. A destra vi è un grande blocco di marmo quasi 1,5 metri di altezza, 3 di lunghezza e forse 1 di larghezza in equilibrio su dei tronchi.

Jon Fathom emerge da dietro il blocco e ci dà il benvenuto, ovviamente contento di un tale interesse per questo laboratorio di maestri artigianali. Ci presenta il terzo intagliatore che lavorava oggi, Andrew, un giovane uomo che sembra e apertamente entusiasta, originario di Prince George. Ha studiato arte prima di scendere 800 km a Whistler da una città che esiste a quanto pare solo per l'industria della pasta di legno. Oggi il suo lavoro è su un blocco di anidrite blu da cui inizia ad emergere un orso polare. Questo blocco ha ricevuto 4 giorni della sua attenzioni e spera di poterlo completare in altri 10 giorni. Ci hanno mostrato un orso ‘nero' quasi finito che brilla con sfumature di verde intenso, quando è lavato con l’acqua ghiacciata da un secchio. La sua nuova vita emerge da un blocco di rara Brucite scura.

In piedi accanto all'orso vi è un altro grande orso che emerge da un blocco di calcare fossile rosso del Canada. Daryl e Andrew parlano della bellezza della roccia che stanno scolpendo, discutendo delle venature e delle composizioni della pietra con una sapienza essenzialmente imparata per permettere loro di evitare fallimenti e creare le più raffinate sculture.

Jon ci fa fare un giro di questo laboratorio di moderni scultori di marmo, la sola differenza con quelli del rinascimento in Italia è la disponibilità di elettricità per le frese e le smerigliatrici. Si parte, come allora, prima dalla scelta del blocco di pietra, poi dal sentire la vita all'interno prima di rimuovere il superfluo e dare vita alla scultura. Jon parla del progetto dell'orso polare che esce dal grande blocco di marmo con la sua testa voltata verso destra. Ci mostra la mamma orsa ei suoi tre cuccioli che stanno emergendo da un blocco alto 3 metri che è stato iniziato 15 mesi fa.

Intorno all’area del laboratorio vi sono grandi scatole per metà piene di pezzi di pietra virtualmente di quasi tutti i colori, tutte pietre provenienti dal Nord Ovest. Trovando un altro secchio d'acqua, bagna i noiosi ritagli immediatamente brillano nei loro colori e orgogliosamente raccoglie un pezzo di marmo “Oro” che diventerà parte di un Inuit Inuksuk. Nulla va sprecato.

L’evidente amore per la pietra assicura che questi giovani lavorano con pazienza e in pace nell’aria ghiacciata, tutt’uno con la pietra e i loro strumenti. La compagnia di giovani uomini ormai sono diventati, attraverso le loro creazioni, tesori dell’umanità.

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Gregorio Armeno Presepe

Un tassista vi lascerà in Via Duomo, nel centro storico di Napoli, all'angolo con via San Biagio dei Librai con le istruzioni di camminare dove le auto non sono ammesse. La strada di San Gregorio Armeno è progettata per camminarci o al massimo per una vecchia Cinquecento. E' dritta e sembra scomparire in lontananza.

Virtualmente subito, sulla destra potete vedere un negozio pieno di piccole statue, e poi un altro a sinistra. Le folle passeggiano o corrono su e giù per la strada, fermandosi a guardare nuove statue o piccoli Presepi, che la tradizione di Napoli e ora italiana mette nelle case o al lavoro e che gli inglesi chiamano con la parola Natività o Scena della Mangiatoia. Sembra che ci sia una grande varietà di interpretazioni, ma questo è un nuovo anno e la folla, fatta eccezione per alcuni turisti diligenti, è in cerca di altre attrazioni.

Singole statue in una grande varietà di formati allettano il cattolico tradizionale di portarsi Papa Francesco per benedire la sua casa. Per gli appassionati di calcio, la statua del mese sembra essere Balotelli. Ovviamente, gli americani in Napoli non saranno mai lontani dal loro eroe, Obama. Una serie di politici imbellettano i banchi delle statue, con il favorito che sembra essere Berlusconi in abiti da carcerato.

Più avanti sulla destra vi è un negozio pieno di eserciti di soldatini, che replicano fedelmente gli originali giganti. Sono questi che sono stati, per le persone più anziane, le collezioni della loro infanzia come più recentemente lo sono i Games Workshop per i giovani (e i mentalmente giovani). Non riusciamo ad acquistare uno o due cavalieri e siamo condannati ad essere respinti dalla Befana.

Andando avanti di 200 metri, sulla nostra destra vi è un altro vicoletto affollato con una pietra affissa su di un edificio di fronte - San Gregorio Armeno. Questa è la nostra destinazione. Conosciuta per la costruzione di modelli raffiguranti non solo i Presepi ma una vasta varietà di scene storiche. Abbiamo rallentato il nostro cammino per assorbire le scene nella profondità di questi stretti negozi. C’è un vicolo in cui abbiamo girato, con una insegna F.lli Capuano e la data 1840. Entriamo nel vicolo e paghiamo 1 euro per visitare il museo, al piano di sotto sulla sinistra, troviamo una pietra blu sopra lo stipite della porta per ricordare al turista di abbassarsi.

Sulla sinistra ci sono grandi mucchi ordinati di corteccia di sughero e sulla destra un grande presepe con una luce arancione fioca a dimostrazione della grande arte dei maestri di presepi. Torniamo nel vicolo, visitiamo un negozio e iniziamo a parlare con uno dei membri della famiglia – questa bottega è stata gestita dalla famiglia sin dalla fondazione. In queste grandi scene, ognuna delle statue è alta circa dai 25 ai 30 centimetri e realizzata con grande precisione, le teste sono create adoperando l’argilla locale e il resto del corpo è scolpito nel legno.

Per i vestiti si utilizzano le stoffe tradizionali dalle seterie reali di San Leucio. Cerchiamo l’etichetta del prezzo e scopriamo che ogni statua costa circa 300 euro, quindi un grande presepe con 16 statue può costare circa € 8.000. E questo sembra un essere un mercato giusto per queste opere e per quelle addirittura più ornate che rappresentano persone famose o reali.

In un altro negozio di famiglia, Cesarini, risalente al 1836, ci informano che la produzione è tutta effettuata nei locali sottostanti il negozio, compresa la cottura delle teste in ceramica. Il valore di San Gregorio Armeno è immenso. Questa è una forma d'arte unica legata e connessa alle anime e alle competenze di un gruppo di famiglie che hanno perfezionato la loro arte per quasi 2 secoli.

Cercateli e siate meravigliati.

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Un secolo di orsi polari: il sorprendente Jon Fathom di Whistler

Jon Fathom è un artista e scultore del marmo di Whistler,  British Columbia, in Canada, con la passione per le grandi sculture di orsi polari in marmo. 

Jon Fathom manifesta il suo amore per la pietra insegnando agli altri a condividere lo spirito artistico. Da dove nasce il suo sogno? Dopo aver appreso l’arte come giovane apprendista di un intagliatore di Seattle, si sposta a Ketchikan, la capitale del salmone dell'Alaska, dove crea un piccolo laboratorio e showroom a servizio dei numerosi turisti delle navi in crociera in Alaska. Durante questo periodo incontra un imprenditore che aveva acquisito una struttura a Marble Island - Isola di Marmo - al largo della costa di Prince of Wales Island, da cui viene un marmo particolare.

Oltre un secolo fa, queste isole nord-occidentali erano note per essere potenziali fonti di molti minerali, non metallici e non-combustibili, ma essenziali per l’edilizia. Infatti, le lastre di marmo sono uno dei materiali più utilizzati e hanno un grande potenziale di mercato nei rivestimenti per facciate e pavimenti, oltre che per le applicazioni ornamentali.

All’inizio del ‘900 il marmo di Marble Island era stato promosso da Robert Fox che lo aveva conosciuto dai nativi. Fox aveva poi rivendicato un' area dell’isola, conosciuta dai nativi con il nome di Tokeen, e aveva costruito qui due baracche. Dopo una serie di rivendicazioni e contro-rivendicazioni, incluso un omicidio, Fox riprese il controllo e fece un patto con la Vermont Marble Company, probabilmente la più grande azienda di marmo nel mondo di allora. Nel 1909, il marmo venne spedito a San Francisco e per 5 anni l’estrazione e l'esportazione crebbero. L'estrazione continuò fino al 1926. Poi, nel 1932, la cava venne riaperta per fornire il marmo per il Fairbanks Federal Building. Un terzo del marmo è stato però accatastato e lasciato sul sito.

Questo marmo abbandonato comprende un totale di centouno grandi blocchi di 4 metri cubi, ognuno con un peso di circa 11 tonnellate. Questo è quello che l’imprenditore di Ketchikan aveva acquisito. Jon Fathom ha quindi avuto accesso a questi blocchi di alta qualità e ne ha spediti tre a Whistler.

Il suo piano? E’ quello di scolpire 100 orsi polari. Il primo è stato completato in 15 mesi di taglio e incisione, raschiatura e lucidatura da due artisti e una squadra di assistenti. Adesso il primo si trova nel foyer del Four Seasons Private Resort a Whistler Blackcomb. Il secondo è in fase di completamento e il terzo è pronto per essere lavorato.

Andate a trovare Jon Fathom nel suo studio a Whistler per vedere ciò che questo giovane uomo ha raggiunto e sentire quello che cerca di creare. Incoraggiate i suoi sforzi e godete della sua maestria, in particolare della scultura del grande orso polare.

Per saperne di più visitate il suo sito www.fathomstone.com e cercate progressivamente informazioni riguardo Jon Fathom e il suo team di scultori e le sue opere in Energitismo Journal, Atelier, Our Discoveries e Collection.


 

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MoMA in NY: merita un viaggio!

Il MOMA, museo d'arte moderna nel centro di Manhattan, spesso è stato criticato per essere troppo eurocentrico. Penso che lo possiamo perdonare per il fatto di aver raccolto alcune delle più belle opere d'arte dell'ultima parte del XIX e dell’inizio del XX secolo.

 In un angolo sperduto all'ultimo piano di questo grande museo moderno c’è una camera con 3 grandi pannelli di Monet affiancati che occupano l’intera parete. Così come quando le Ninfee di Monet sono state esposte alla National Gallery in Australia, mi sono ricordato del commento che fece Gough Whitlam, ministro australiano e responsabile dell'acquisto del Blue Poles di Pollack, che disse: 'Siamo davvero molto vicini’.

Comunque, a parte qualche confusione personale con le selezioni contemporanee del tardo XX secolo del MOMA, in particolare nella scultura, questa è stata la mia unica preoccupazione durante la mia visita che si è conclusa diventando membri degli amici del museo.

Di tutta quella sezione (eurocentrica), mi son rimaste impresse nella mia memoria in particolare due opere. La prima è la Notte stellata, di Van Gogh che abbraccia la visione della mente del mondo come il tempo che si avvicinava. La seconda opera è 'La zingara addormentata – The sleeeping Gipsy' di Rousseau, che avevo visto in stampa nella mia biblioteca. Abbondano impressionisti, tra i quali Seurac e Matisse, e poi ammiriamo Magritte prima di avventurarci nel piano inferiore dove arriviamo ai pittori americani 'moderni'.

Infine ho trovato il Pollack N°1, le 31 giustapposizioni di Edward Hopper richiedono alcune considerazioni nel modo di apprezzarle. Per gustare la varietà dei lavori di Hopper, mi sono documentato sull’uso della forma del trapezio che governa i suoi disegni (per una maggiore comprensione leggete 'Hopper' di Mark Strand). Tuttavia, per me le opere di Hopper forniscono un’intensa comprensione dell'uso del colore nel contrasto fra luce e ombra.

E infine c’è Pollack. Ho gradualmente maturato l’apprezzamento della bellezza caotica di Blue Poles: sembra che il colore sia l'unica visualizzazione dell'artista proprio come, per un osservatore non educato, la forma è una questione di entropia sfrenata. Ho potuto apprezzare meglio le offerte che il MoMA ci dà di questo spirito creativo. Ma vorrei fingere di intellettualizzare le “opere” di Pollack.

Con questa breve recensione per un grande museo, non posso non menzione il dipinto 'Il mondo di Cristina' di Wyeth, su cui sono state scritte pagine e pagine, ma le parole non danno alla pittura la giustizia che merita; è un lavoro miracoloso che si lega al cuore.

Fortunatamente il caffè MOMA soddisfa i migliori standard del museo. Serve 'battaglioni' d'arte e di pasta per i clienti affamati e ha preso più da Hopper che da Pollack in quanto ad organizzazione e presentazione dei loro piatti, ma forse si inspira a Pollack per quanto riguarda il meraviglioso connubio di sapori, cibi che vengono schizzati sulla tavolozza, e che tingono la 'tela' con un buon vino.

Iniziate dall’alto, godete e lasciatevi stupire dall'arte, acetate la tariffa e riposatevi intorno alla biblioteca e al negozio del museo. Godetevi un grande giorno.
per saperne di più: www.moma.org

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