IMG_3756-1024x682.jpg

Un viaggio nelle profondità dell’Isola di Ventotene, con una Visita guidata all’interno delle Cisterne Romane nate per raccogliere acqua piovana e poi trasformate in altro. Testimonianza dell’ingegno che ancora oggi tiene testa al tempo, una prova inconfondibile della bravura dei nostri antenati utilizzate in diversi modi fino a pochi decenni fa. 

Abbiamo visitato insieme ad una guida locale le cisterne di Villa Stefania e le Cisterne dei Carcerati, un tempo raccoglitori dell’acqua piovana e poi plasmate in modo diverso dal tempo e dagli abitanti di Ventotene. Luoghi , che conservano ancora tutto il loro fascino e un poco di mistero. 

La bellezza dell’Isola di Ventotene non passa inosservata al giorno d’oggi, pensate millenni fa!

Era così bella che i Greci una volta approdati sulle sue scoscese coste le diedero il nome di “Pandoteira ”, che significa “dispensatrice di ogni ricchezza”
Purtroppo Ventotene come molte isole ha il problema di non possedere sorgenti naturali di acqua dolce, per questo nessun popolo che la visitava riuscì mai a stabilire un insediamento fisso.

Un po’ di storia...

La situazione cambiò nel 27 AC, quando per la prima volta l’imperatore Romano Cesare Ottaviano Augusto sceglie l’Isola come luogo di villeggiatura, e incarica di costruire una villa su Punta Eolo, che ad oggi conosciamo con il nome di “Villa Giulia”. Giulia era sua figlia che lui aveva mandato qui in esilio per la sua condotta poco ‘imperiale’.

L’impresa della costruzione di questa sfarzosa villa era a dir poco titanica, ma i Romani erano lì per rimanere, e furono i primi colonizzarla. Contemporaneamente alla costruzione dell’omonimo “Porto Romano”, per cui vennero spostati ben 60.000 metri cubi di materiale, cominciò la costruzione delle cisterne per la raccolta di acqua piovana.

Quando e come visitare le Cisterne Romane di Ventotene 

È possibile visitarle in giorni e orari prestabiliti, con la presenza di una guida della riserva, che vi accompagnerà per tutto il percorso. I giorni delle visite sono Lunedì, Mercoledì e Venerdì, la partenza è alle 18:00. Invece il Sabato è alle 22:00. 

Per effettuare la visita è consigliata la prenotazione, che si può effettuare al Museo Storico Archeologico di Ventotene, all’interno del Palazzo Comunale, che è anche il punto di partenza per la visita guidata. Ci si incammina poi per una delle due stradine che percorrono Ventotene nella sua lunghezza per poi dirigersi a piedi alla prima cisterna. Il giro comprende la visita a tutte e due le cisterne, Villa Stefania e dei Carcerati, e dura all’incirca un paio d’ore.

La storia delle Cisterne dei Carcerati e di Villa Stefania

Ma la loro storia non finisce con i romani, e da semplici contenitori d’acqua diventano veri e propri luoghi prima di salvezza... e poi di prigionia.

Nel II secolo DC Villa Giulia viene abbandonata. Da lì in poi le cisterne si svuotano della loro acqua e della loro funzione. Alcune leggende popolari narrano che con l’arrivo dei pirati, i pochi abitanti rimasti a Ventotene cominciarono ad utilizzare le cisterne, ormai immense gallerie vuote, come veri e propri luoghi di residenza e rifugio. Troviamo ancora oggi testimonianze che le cisterne furono utilizzate come rifugio e poi eremo da alcuni monaci, che dal III al IV secolo DC vi trovarono il giusto luogo per raccogliersi in preghiera e meditazione.

Ad oggi due sono quelle visitabili, conservate nel tempo in maniera impeccabile: le Cisterne di Villa Stefania e le Cisterne dei Carcerati

Le Cisterne dei Carcerati sono quelle che conservano ancora il loro aspetto incontaminato dal tempo. Dall’entrata agli ambienti interni, si possono ammirare le qualità originali di questi giganti dell’architettura e ingegneria Romana, grazie al  “coccio pesto” presente sui muri interni e esterni per renderli impermeabili. 

Pendenze studiate, l’uso dei pesci per ossigenare l’acqua, le tecniche utilizzate per non renderla stagnante e non farla imputridire, tutto questo ha un fascino particolare.

Ma la particolarità di questa cisterna sta nel nome. 

La cisterna dei carcerati è stata residenza di molte persone diverse che hanno creato il mistero di questi luoghi. I monaci di Ventotene, che l’hanno utilizzata per anni come abitazione e luogo di preghiera, hanno lasciato le loro testimonianze con i simboli cristiani e i piccoli altari scavati nella pietra. 

Ma il mistero nasce quando  100 carcerati nel 1768 per ordine del Re di Napoli, Federico IV di Borbone, vennero mandati sull’isola come manovalanza a costo “0”, utilizzati nelle cave di tufo e nella costruzione della Chiesa e del Forte Torre.

I carcerati ai lavori forzati, mandati da Ferdinando IV , furono gli stessi che costruirono il Carcere di Santo Stefano, destinato non a loro, ma, bensì ai detenuti più violenti e pericolosi delle carceri del Regno.

Con la colonizzazione, e quindi l’arrivo di contadini e pescatori, tra il 1771 ed il 1772, le Cisterne furono riutilizzate come cantine ed in particolare quella dei Carcerati anche come stalla. A testimoniare la presenza di buoi nelle gallerie, ci sono dei fori passanti sulle pareti, attraverso i quali gli animali erano legati a corda.

La Cisterna dei Carcerati con la sua storia suscita in tutti quelli che la visitano un’aria di mistero, a partire dal nome che non passa inosservato. Leggenda vuole che gli sia stato dato quando il carcere di Santo Stefano ancora non esisteva. Mentre quest’ultimo veniva costruito dai detenuti stessi, si pensa che la cisterna in questione servisse per ‘contenere’ i detenuti durante la notte, quando non erano fuori a lavorare. 

Camminare in queste gallerie, ascoltare la storia dei 100 uomini e vedere frammenti di testimonianze è un’esperienza incredibile. 

Nella Cisterna dei Carcerati sono assolutamente da vedere le firme dei visitatori che, venivano a visitarle lasciando una dedica. La più antica è di “Pasquale Mattej” datata l’8 Luglio 1847.

Dall’aspetto “moderno”, sono le Cisterne di Villa Stefania, più piccole ma più complesse nella planimetria, rispetto a quella dei Carcerati. In queste cisterne si possono osservare in modo netto le parti modificate nel tempo dalle famiglie dell’area, che le hanno utilizzate fino agli anni ‘80 come magazzino, e cantina. Insomma chi più ne ha più ne metta. 

La bellezza di questa cisterna sta nello strato perfettamente conservato di coccio pesto, tranne per le pareti appena entrati. Una serie di gallerie comunicanti, lievemente curve, fanno di questa cantina un paradiso per gli amanti della fotografia, che possono dilettarsi in scatti artistici e molto suggestivi

Un vero e proprio labirinto di emozioni,  dove la nostra guida ci fa notare alcuni particolari come i simboli religiosi creati dai monaci che vi abitavano, disegnati con il fumo delle loro candele.

Le cisterne di Ventotene sono dei simboli inestimabili della storia di quest’isola, che vengono tenuti con cura e grande rispetto da chi li racconta con passione ai visitatori dell’isola.  

Per maggiori informazioni su come visitarle potete chiedere al Museo Archeologico in Piazza Castello n°1 e andare sul loro sito: http://www.riservaventotene.it/index.php?option=com_content&view=article&id=92&Itemid=81 

Per chi si gode una vacanza a Ventotene, per chi è venuto a fare immersioni sub nella riserva marina o per chi è venuto ad aiutare nell’inanellamento degli uccelli migratori in primavera consiglio di trascorrere un paio d’ore in visita alle cisterne. Si respira passato e presente e si rimane sorpresi dalla ingegnosità dei romani e dell’uomo.

powered by social2s
2016-agosto-Rocca-Priora-6-1024x768.jpg

Rocca Priora è il paese più alto dei Castelli Romani, una posizione pittoresca che regala al viaggiatore un quadro naturale: l’orizzonte spazia dai monti Prenestini, ai Lepini, dalla valle del Sacco alle meraviglie di Roma. Si vede Bracciano e tutti e due gli Aeroporti Roma: Fiumicino e Ciampino!!
[caption id="attachment_49574" align="center-block" width="750"]Rocca Priora by Bettiol Rocca Priora by Claudia Bettiol[/caption]

  1. Trovare riparo dal caldo estivo degustando un gelato sulla Terrazza più alta su Roma


Rocca Priora in estate è la meta preferita dai romani che cercano riparo dal caldo e dalla confusione. Non c’è niente di più bello arrivare nel punto più alto del paese, magari ristorando l’appetito degustando buon gelato artigianale.
Dietro Palazzo Savelli che domina tutto il borgo antico, che era il castello medievale della famiglia che ha segnato la storia di Rocca Priora, si apre un panorama che lascia senza fiato. Qui si trova la Piazza del Belvedere, la terrazza su Roma, dove lo sguardo non conosce confini!
[caption id="attachment_36272" align="center-block" width="750"]Robazza e Rocca Priora, Fontana del Narciso Fontana del Narciso di Rocca Priora by Robazza[/caption]

  1. Arte moderna che si intreccia con il paesaggio architettonico tipico dei piccoli borghi del Lazio


Rocca Priora vive tra architetture antiche e arte moderna, animata dalle opere di un importante artista Internazionale come il Maestro Mario Benedetto Robazza.
Lungo le vie della cittadina si snoda un vero e proprio percorso artistico che parte dalla Via Anagnina dove dà il benvenuto un sontuoso Cavallo Bianco. Entrando nel borgo ci si imbatte subito nella fontana del “Trionfo del Bene” e in quella del “Narciso” che preparano la strada alle stazioni bronzee della via crucis posizionate lungo le vie del centro storico antico.
Il viaggio nell’arte termina nel museo civico all’interno di Palazzo Giacci, un elegante edificio dove è esposta la prova d’autore dell’opera più maestosa dell’artista: “L’inferno”.

 

  1. Scopriamo il paese dell’Industria della Neve 


Rocca Priora si presenta così, tra le sue bellezze naturali e la sua arte e con una bella storia da raccontare che la lega in modo unico al Commercio della Neve!!!
La sua posizione geografica ha da sempre portato inverni rigidi con abbondanti nevicate ed è nata così l’idea di conservare la neve in profondi pozzi scavati nel terreno.
La neve veniva messa alternando da strati di terra e sabbia per poterla così conservare. In estate veniva poi trasportata verso Roma dove era usata nella conservazione di cibo e per la salute.
Il legame tra Rocca Priora e la neve si rinnova ogni anno il primo fine settimana di agosto in occasione dei festeggiamenti della Madonna della Neve, quando una nevicata artificiale anima le vie del paese.


  1. Rocca Priora, un paese che racconta la sua storia attraverso una favola


Una favola ideata da una mamma e dalla sua bambina che racconta in modo nuovo e a misura di bambino la “Magia della neve di Rocca Priora”. I protagonisti che accompagnano il lettore sono due simpatici personaggi: Nevino e Biancofiore.
Una nuova frontiera di turismo esperienziale a misura di bambino che ha trovato l’appoggio di discoverplaces e artisticisbetter  per far diventare questo paese il trampolino di lancio di un nuovo progetto di promozione culturale e turistica.

  1. L’equitazione una vocazione di questo territorio


Rocca Priora è una meta ambita da tutti gli amanti del cavallo. Tanti appassionati e sportivi equestri la scelgono e imparano ad amarla perché qui trovano modo di poter cavalcare in piena armonia con la natura.
Il Parco Regionale dei Castelli Romani offre tanti sentieri per cavalcare in modo emozionale fra natura e archeologia: questa zona era già viva e pulsante prima della nascita di Roma e può raccontare tante storie.

La presenza di tante scuole di equitazione aumenta ancora di più il valore di questo borgo speciale, polmone verde dei Castelli Romani.
Un legame sottolineato dalla grande statua che ci dà il benvenuto a Rocca Priora, quella del maestoso cavallo scolpito dal Maestro Robazza all’ingresso del paese.
 
Questi 5 punti e molto altro trasformano Rocca Priora in un paese da scoprire!
powered by social2s
DSC_6408-300x205.jpg

La migliore esperienza a Ventotene? Abbiamo provato uno dei tanti corsi di immersione sub per principianti e esperti, con i professionisti del Diving World Ventotene, che ci hanno guidato nella fauna incontaminata degli splendidi fondali della Area Marina Protetta di Ventotene.

Che siate su “l’Isola che c’è” per una notte di mezza estate o una settimana di avventura, vi ritroverete circondati da un mare di attività. Dal dolce sollazzo in spiaggia alle profondità delle misteriose acque navigate da Ulisse con i canti delle sirene (le Berte), una giornata indimenticabile di immersioni per principianti e fifoni seriali.

Scesi dalla prima nave veloce Formia - Ventotene, ci si accorge subito che Ventotene non è un’isola come le altre. È un prezioso granello di sabbia nell’oceano del turismo di massa.
[caption id="attachment_57171" align="pull-right" width="300"]Ventotene - Pescatori by Ettore Caratelli

Ventotene - Pescatori by Ettore Caratelli[/caption]

Ventotene con il suo inestimabile patrimonio naturale e faunistico è uno dei posti più ambiti per gli amanti della natura e della storia. escursioni e visite guidate come quelle all’interno delle splendide cisterne Romane dell’Isola. Grazie alla Area Marina Protetta che comprende questo Comune, Ventotene ha ormai consolidato la sua reputazione come uno dei migliori posti nel Lazio dove fare delle splendide immersioni subacquee

Per questo, dopo i tanti piccoli ristoranti con menu zeppi di pescato locale, è impossibile non notare i piccoli locali degli operatori del “diving”, riconoscibili dalle mute ben in mostra.

La mia prima esperienza di immersione 

Potevo venire a Ventotene e non provare l’emozione di una visita ai fondali? Chi decide di fare la sua prima esperienza subacquea con un corso di immersione non può fare a meno che scegliere le acque di quest’Isola, non solo per la bellezza delle sue profondità ma anche per gli operatori che svolgono queste attività.

In pochi minuti grazie alla professionalità degli istruttori e guide dei tanti centri di immersione dell’isola, come il Diving World Ventotene e la Ventotene Diving Academy, si imparano le basi fondamentali per imbarcarvi nella vostra prima esperienza subacquea. Dalle fondamenta dell’equipaggiamento ai segnali essenziali per comunicare sott’acqua, in un attimo si è pronti a partire per un’esperienza che vi ricorderete se non per tutta l’estate, tutta la vita. 

Le immersioni di “Introduzione” durano all’incirca due ore e si svolgono in alcune delle zone più belle della Area Marina Protetta di Ventotene. Ogni partecipante ha una guida che è pronta ad assisterlo durante tutto il percorso, guidandolo tra la teoria e la pratica con estrema professionalità. 

[caption id="attachment_57161" align="pull-left" width="750"]Ventotene - Fondali Anemoni e Fauna by Ettore Caratelli

Ventotene - Fondali Anemoni e Fauna by Ettore Caratelli[/caption]

Tutte le uscite partono dal suggestivo porto romano, e una volta che ci si lascia abbandonare alle onde, anche i più timorosi (come lo ero io) si sentono un po’ più avventurosi. Un’esperienza che non avrei mai pensato di vivere così in prima persona, tutta la meraviglia che ho visto in così poco tempo, dai pesci color smeraldo alle immense stelle marine, ora non vedo l’ora di rivederla. 

Per i più esperti e appassionati che si trattengono su “l’Isola che c’è” per un periodo più lungo, è possibile seguire un corso di immersione di 5 giorni circa, che vi consentirà di ottenere la certificazione di 1° grado (e i gradi seguenti), quest’ultima che permette di immergersi in tutto il mondo fino ad una profondità di 18 metri.

L’esperienza che abbiamo avuto il piacere di provare è stata in una delle zone a ridosso dell’Isola di Santo Stefano, dove si trova l’omonimo carcere costruito nel ‘700 dai Borboni, luogo di molte leggende popolari e storie. 

[caption id="attachment_60905" align="center-block" width="750"]Ventotene - Carcere di Santo Stefano by Ettore Caratelli

Ventotene - Carcere di Santo Stefano by Ettore Caratelli[/caption]

L’Isola di Santo Stefano ha uno dei fondali più ricchi di fauna e flora della Area Marina Protetta, ed è dove si svolgono la maggior parte delle attività di immersione e snorkeling per via della quantità di “residenti marini”, che per quasi tutto l’anno popolano le scoscese rocce di questo paradiso sommerso.

Un mondo di pesci colorati, stelle marine color porpora, cernie immense che sembrano uscite dalla preistoria e flotte di tonni che ispezionano il fondale con minuziosa attenzione.

Altre esperienze da fare a Ventotene

Le immersioni organizzate dal Diving World di Ventotene offrono avventura di tutti i tipi. Dai “percorsi archeologici” alla scoperta dei resti delle anfore romane adagiate sui fondali, alle escursioni subacquee in notturna, ce n’è per tutti i gusti. 

Per chi preferisce stare con la testa fuori dall’acqua, l’isola di Ventotene è uno scrigno di attività. La riserva naturale stessa organizza visite guidate e giri in barca alla scoperta dell’Isola, e in particolari momenti dell’anno specialmente durante il fantastico “fenomeno della migrazione”, dove per tre mesi tutti gli uccelli migratori diretti verso l’Africa si fermano nell’Isola. 

Per chi ama il birdwatching o per chi vuole vivere l’esperienza dell’inanellamento degli uccelli consiglio vivamente il periodo tra marzo e maggio. Il fenomeno è così particolare che vengono da tutta Europa a partecipare al lavoro del Museo della Migrazione e della Riserva Naturale.

Gli amanti della storia e dell’architettura invece saranno sorpresi dalla bellezza delle due cisterne Romane che si trovano a Ventotene che servivano a raccogliere l’acqua piovana perché l’isola non ha sorgenti. Sono visitabili in determinati giorni e orari, insieme ad una guida che vi racconterà la storia di due delle più grandi e importanti, la cisterna dei carcerati e quelle di Villa Giulia, la figlia dell’imperatore Augusto mandata qui in esilio. 

Ventotene non avrà il fascino della Ponza della movida, o della Capri chic ma mi ha rapito nelle profondità della sua semplice bellezza. La tranquillità e i ritmi delle giornate fanno di Ventotene un’isola da vivere, dove fare esperienze indimenticabili da portare sempre con sé, grazie ai professionisti che conducono le loro attività con passione e immensa dedizione. 

[caption id="attachment_60901" align="center-block" width="750"]Ventotene by Ettore Caratelli

Ventotene by Ettore Caratelli[/caption]

Per maggiori informazioni su come prenotare la vostra immersione, potete contattare Diving World Ventotene visitando il sito: http://www.dwventotene.com/ e la Ventotene Diving Academy al sito: http://www.ventotenediving.it/

La doppia anima di Area Marina Protetta e di Riserva naturale statale terrestre ha trasformato questa isola in un paradiso degli uccelli e dei pesci ma la ha resa disponibile a tutti coloro che vogliono un contatto reale con la natura.

powered by social2s
18 luglio: il giorno di San Bruno di Segni, tra tradizione e fuochi d'artificio

Ogni anno c’è un giorno ogni che riconosco dal mio balcone quando vedo grandi fuochi d’artificio sopra Segni: è il 18 luglio ed è la festa di San Bruno, il santo patrono, morto proprio a Segni in questo giorno del 1123.

Non solo messa solenne cantata in cattedrale e processione lungo le vie del borgo. La festa è la più bella di Segni è caratterizzata dal “Palio di San Bruno”, una gara di cavalli basata sulla velocità e sulla destrezza e si conclude con lo spettacolo pirotecnico.

Nel frattempo le cucine e i locali di Segni offrono il meglio della cucina Lepina e la domenica vicino la festa sono previste visite alla Porta Saracena e al Ninfeo e camminate fino al Campo di Segni sui Monti Lepini. 

Ma chi è San Bruno da meritare così tanti festeggiamenti?

Bruno o Brunone era nato a Solero, in Piemonte vicino Alessandria nel 1045 ed è stato Abate di Montecassino e Vescovo di Segni. Una doppia carriera che è concessa a pochi. Infatti una prevede l’investitura sacerdotale e una quella monacale.

Ma Bruno è stato un prodigio sin da bambino. Durante i suoi studi alla Scuola di Grammatica e Retorica di Bologna, si distinse immediatamente per le sue doti oratorie e diventò ‘dottore’. Grazie alla capacità di comunicare e argomentare in dibattiti in breve arrivò a Roma ed in particolare al cospetto di Papa Gregorio VII. 

È stato proprio il papa a sceglierlo per contrastare le tesi di alcune oppositori che non riconoscevano la presenza di Cristo nell’Eucarestia. Le dispute con l’eretico Berengario durante il Concilio Lateranense del 1079 sono passate alla storia.

Grazie al lavoro fatto durante il Concilio, Bruno è stato nominato dal papa vescovo di Segni che a quel tempo non era certo una sede facile. Infatti il conte di Segni appoggiava l’imperatore Enrico IV, in contrasto con il papa, e arrivò ad imprigionare Brunone che però fece alcuni miracoli proprio mentre era in carcere. 

San Bruno trasformò l’acqua in vino per tre volte e per questo venne liberato dal conte.

San Bruno si era fatto notare dal papa anche nella lotta alla ‘simonia’, ossia alla compra-vendita di un qualcosa che si riferisce alla sfera spirituale, ed è stato presente anche ad altri concili. Come il Concilio di Piacenza e di Clermont dove è stata decisa la I Crociata in Terra Santa.

A Roma fu nuovamente imprigionato, questa volta direttamente con Papa Gregorio VII nella mole Adriana.

Dopo la prigione, San Bruno decise di ritirarsi in un convento e scelse la non lontana Abbazia di Montecassino dove i monaci che seguivano la Regola di San Benedetto ‘Ora et Labora’ (prega e lavora).

Nel 1104 papa Pasquale II lo nominò come responsabile del Concilio di Poitiers in Francia. Ancora una volta grande successo e al suo ritorno a Montecassino venne eletto abate nel 1107.

Ma poi San Bruno prese le parti dell’antipapa Silvestro IV, che appoggiava l’imperatore Enrico V. Così quando nel 1111 il papa e l’imperatore trovarono un accordo su come spartirsi il potere temporale e la nomina dei vescovi, San Bruno fu costretto a dimettersi da abate. Tornò allora a Segni dove morì.

San Bruno è stato un grande scrittore e dopo la sua morte tutti i cittadini di Segni iniziarono a venerarlo al punto che papa Lucio III lo dichiarò Santo nel 1181. Il suo cranio è custodito. nella bellissima cattedrale di Segni a lui dedicata.

Segni e San Bruno sono oggi una sola cosa e il santo costituisce un elemento identitario per lo splendido paese dei Monti Lepini.

powered by social2s
Yuri_gagarin.jpg

Colleferro Capitale dello Spazio si percepisce subito.

Entrando a Colleferro, sulla prima rotonda si vede un razzo e una scultura che rappresenta la fiamma che esce dal razzo quando viene lanciato dalla terra verso lo spazio. Poi si vedono tre archi in mattoni che rappresentano sia la storia antica del castello che quella del Novecento della chiesa di Santa Barbara dell’ingegnere Morandi.

Ma perché proprio un razzo?

Perché Colleferro è la sede di una delle aziende tecnologiche spaziali più avanzate del mondo: l’Avio Spa. Avio è una società quotata in borsa che nasce fondamentalmente dalla fusione di due grandi imprese italiane che operavano nell’aeronautica e nella difesa: la Fiat Avio e la BPD.

Si può dire che se la storia della BPD – Bombrini Parodi Delfino è coincisa in gran parte con la storia di Colleferro, che è nata ufficialmente nel 1935 proprio da una visione del suo fondatore il senatore Leopoldo. Se la BPD è stata il passato di Colleferro, la Avio è il futuro.

È questa impresa che ci fa ancora sognare di essere i protagonisti della scena industriale italiana nel settore dell’alta tecnologia. E lo siamo veramente. A Colleferro si fanno parti del lanciatore Vega e dell’Arianne, il razzo Europeo nato per mettere in orbita i satelliti. 

Un po’ di informazioni per chi non conosce la materia. Avete presente tutto lo sviluppo dei telefonini? Il navigatore in macchina che ci guida dove vogliamo? La guida senza conducente delle automobili?

Bene, tutto questo è possibile grazie a dei satelliti che sono posizionati nello spazio e che girano attorno alla terra su una orbita. Ci sono circa 7.000 satelliti che sono stati lanciati a partire dagli anni '50 anche se molti non sono più operativi e vengono definiti ‘spazzatura spaziale’. Infatti oggi solo 1 su 7 è attualmente operativo.

Ma la ‘spazzatura spaziale’ non è composta solo da satelliti inattivi ma anche da centinaia di migliaia di detriti dalle dimensioni di un chicco di grandine e da milioni di scaglie proprio come le isole nell’oceano. Sembra quasi che si ripeta sempre la legge dell’universo: come in terra così in cielo.

[caption id="attachment_44686" align="center-block" width="1920"]12 April- Yuri Gagarin L'astronauta Yuri Gagarin[/caption]

L’importanza dello spazio e delle imprese spaziali

Il termine ‘grandi imprese’ è strettamente correlato alla storia dell’uomo. La grande impresa di superare le ‘Colonne d’Ercole’, ossia di attraversare lo stretto di Gibilterra e arrivare nell’oceano Atlantico. La grande impresa di conquistare la vetta più alta del mondo. La grande impresa di abitare nei luoghi più inospitali come la base al Polo Sud nell’Antartide.

Cinquanta anni fa, nel 1969, l’uomo sbarcava sulla luna e compiva l’ultima grande impresa degna di passare alla storia. Americani e Russi si sono sfidati per anni per la supremazia dello spazio che era una metafora della supremazia sulla terra. 

Chi ha una certa età come me ricorda il cane Laika, il compagno Yuri Gagarin e il comandante Neil Armstrong?

La prossima impresa forse sarà l’arrivo su Marte e la creazione di una colonia su questo pianeta rosso, e già una retorica di propaganda circola in molti giornali. Nel frattempo la Cina si è inserita nelle grandi imprese e nel 2019 è sbarcata sul lato oscuro della luna.

Arianne e il ruolo dell’Europa nelle imprese spaziali

Se USA e Russia si sfidavano, l’Europa avviava la sua politica dell’Arianne (dal mito del filo di Arianna) fatta di tanti piccoli passi che però la hanno resa una pedina importante nel settore spaziale.

L’Europa è diventata il principale lanciatore di satelliti nello spazio grazie al programma Arianne, una famiglia di razzi lanciatori realizzati da imprese riunite nel consorzio Arianne di cui fa parte anche l’Agenzia Spaziale Europea e l’Agenzia Spaziale Italiana. Una supremazia possibile anche grazie alla base di lancio che si trova a Kourou in America del Sud, vicino l’equatore, nella Guyana Francese.

L’ultimo arrivato è il lanciatore Vega, della famiglia dei lanciatori Arianne.

Fra le imprese che fanno parte del consorzio Arianne, quella italiana è l’Avio di Colleferro. È proprio in questo stranissimo paese poco a sud di Roma che si studiano e si realizzano le parti propulsive del Vega, e quindi dell’Arianne. 

“Stranissimo” perché Colleferro è un paese del Novecento inserito in un’area che affonda le sue radici addirittura in un tempo prima dei romani. Colleferro per le sue caratteristiche uniche ha vinto il premio Città della Cultura del Lazio nel 2018.

E come protagonista anche del prossimo millennio, l’impresa Avio ha sviluppato e produce i motori a propellente solido dei primi tre stadi del lanciatore e il modulo propulsivo del quarto stadio.

Comunità Città dell’Arianne e Colleferro Capitale dello Spazio nel 2021

Dal 1988, tutte le città dove si risiedono imprese che producono componenti del lanciatore Arianne sono riunite in un network chiamato CVA – Comunità delle Città dell’Arianne.

Nella rete fanno parte Augsburg (Augusta), Lampoldshausen e Bremen (Brema) in Germania, Bordeaux, Toulouse, Vernon, Evry-Courcouronnes, Les Mureaux, Mulhouse e Cannes per la Francia, Charleroi e Liegi per il Belgio e Siviglia per la Spagna. Oltre ovviamente alla base di lancio a Kourou nella Guyana Francese.

Grazie a questa rete è stata avviata una rete di scambi culturali fra imprese, istituzioni e studenti delle scuole superiore e universitari. Delegazioni di studenti fra i 15 e i 17 anni, quelli che eccellevano nelle materie scientifiche, hanno avuto la possibilità di fare scambi culturali e viaggi di istruzione nei diversi paesi del consorzio partecipando ad attività scientifiche.

Ogni anno si elegge una Capitale dello Spazio che è anche il rappresentante istituzionale nei vari paesi delle strategie di comunicazione e informazione sul ruolo europeo nella conquista dello spazio e nell’alta tecnologia.

Colleferro è stata nominata capitale dello Spazio 2021 anche grazie al lavoro di un sindaco, Pierluigi Sanna, che ha creduto nel ruolo della cultura come elemento identitario di questa città dal cuore industriale.

Intanto proprio questo anno, nel 2019, a Colleferro si terrà la “Summer School” della Comunità delle Città dell’Arianne. Un passo che definitivamente rimette Colleferro al centro della cultura industriale del nostro paese.

powered by social2s
monte-spaccato.jpg

Il Lazio delle meraviglie si trasforma nel Lazio del fantasy, grazie alla fascinosa Gaeta che a luglio che entra nella lista dei paesi selezionati dalla produzione della serie televisiva il “Trono di Spade”, Games of Thrones, per girare il suo prequel. 

[caption id="attachment_79403" align="center-block" width="1200"]

Monte Spaccato di Gaeta[/caption]

Per due settimane nel mese di Luglio, tutta la troupe di uno dei programmi televisivi più famosi al mondo girerà nella location della Montagna Spaccata di Gaeta alcune scene del tanto atteso prequel Game of Thrones: Blood Moon.

Non sarà di certo la “Westeros” che abbiamo conosciuto nelle 7 lunghe stagioni di una serie che dire che abbia bucato gli schermi è riduttivo.

Il “Trono di Spade” o Game of Thrones per gli anglofoni è una serie televisiva fantasy prodotta da HBO, famosa casa produttrice Americana di molte serie televisive come Sex and the City, I Sopranos e True Blood. La storia è tratta dai Biblici romanzi di George RR. Martin ed è re-interpretata dai registi David Benioff e D.B Weiss per il piccolo schermo.

Una trama e un mondo che prendono spunto da altri giganti del fantasy contemporaneo come il “Signore degli Anelli” di Tolkien, ma mantengono un realismo medievale basando i propri personaggi e le tematiche su alcuni degli episodi più significativi della storia Inglese come la “Guerra delle due Rose”, il conflitto tra le casate dei Lancaster e York per il trono d’Inghilterra.

Certo ci sono anche draghi, morti viventi e altre creature non coetanee al tipico monarca Inglese, ma è proprio questo mix perfetto tra mitologia fantasy e crudo realismo storico ad affascinare il pubblico di tutto il mondo. 

Questa creatività unita ad un’attenzione meticolosa nel rendere i personaggi persone reali con vizi, virtù e problemi umani, ha contribuito a rendere Game of Thrones uno degli show più seguiti al mondo.

Di quante persone parliamo?

Dalla prima stagione andata in onda il 17 Aprile 2011, alla 7 che si è conclusa nel 2019 la percentuale di spettatori è aumentata ben del 350%, con l’ultima stagione che ha contato una media di ben 32 milioni di spettatori. 

Il Trono di Spade non ha soltanto cambiato il mondo delle serie TV, portando una maggiore attenzione e interesse nei servizi di streaming online (Netflix, HBO go, Starz) ma anche il mercato stesso delle serie tv. Infatti grazie al successo del Trono di Spade si è vista una crescita esponenziale delle produzioni di nuovi programmi che hanno dato uno spazio più ampio ad altri generi, mentre prima il mercato era dominato dalle sitcom e l’intrattenimento di famiglia.   

E’ un mondo piccolo, ma mica tanto...

Potremmo stare qui a parlare di statistiche per ore, ma alla fine quello che sorprende ogni volta sono i livelli di produzione di questo programma, dai costumi al lavoro per la costruzione dei complicatissimi set, che lascerebbero chiunque senza fiato.

[caption id="attachment_79407" align="center-block" width="1200"]

Un inquadratura di una delle location più riconosciute in Irlanda del Nord[/caption]

Considerando la storia e la varietà di popoli che abitano il mondo di “Westeros”, Il Trono di Spade ha avuto bisogno di girare in varie parti del mondo ...stiamo parlando di 7 stagioni girate in 10 nazioni in tutto il mondo: dal Marocco all’Irlanda del Nord, scelte per bellezze architettoniche e naturali che si avvicinassero il più possibile al mondo creato da George RR Martin. 

Molti di questi luoghi ora sono diventati vere e proprie mete di pellegrinaggio per fan sfegatati e curiosi che ne sono rimasti affascinati.

Tiella di Kraken o di Polpo?

Al termine della settima stagione, cavalcando l’onda della disperazione generale per la fine di una delle saghe più avvincenti del 21esimo secolo, è uscita la notizia confermata dalla casa produttrice HBO della messa in produzione di un Prequel del Trono di Spade, intitolato Blood Moon, di cui alcune delle scene con grande sorpresa verranno girate alla Montagna Spaccata di Gaeta.

La Montagna Spaccata è un luogo magico particolarmente affascinante per via delle tre fenditure che si trovano sul promontorio, dove sorge il suggestivo Santuario della S.S. Trinità costruito nell’undicesimo secolo. Un Santuario che ha visto il passaggio di numerosi pontefici e Santi, uno dei quali fu San Filippo Neri, che leggenda vuole abbia vissuto nella montagna dove ancora oggi è possibile vedere il suo giaciglio di pietra conosciuto come “Il letto di San Filippo Neri”. 

[caption id="attachment_79411" align="center-block" width="800"] L'impronta della "mano del Turco"[/caption]

Molto evocativa è anche la “Grotta del Turco”, chiamata così per la presenza su una delle pareti rocciose di una mano, attribuita dagli abitanti di Gaeta a quella di un marinaio Turco.

Dove lo parcheggi il drago?   

Un luogo pieno di storia e mistero che attira visitatori da tutta Italia, sta per ospitare una delle produzioni più famose al mondo. Ancora non possiamo immaginarci i risultati che porterà questo avvenimento per il piccolo borgo di Gaeta, ma possiamo provare a fare una previsione. 

Basta guardare quello che è successo in questi ultimi anni a tutti gli altri paesi che hanno ricevuto il trattamento di set dei 5 regni. In Irlanda del Nord, dove ci sono più di 50 delle location utilizzate per girare molte delle scene più iconiche del Trono di Spade, il turismo generato dalla serie tv ha portato dall’inizio della serie nel 2010 un incremento di £251 milioni di sterline nell’economia del paese. E’ stimato che ogni anno 350.000 turisti  vadano in Irlanda del Nord per vedere le location di Game of Thrones. 

E sapete quanto spendono? Circa 50 milioni di sterline l’anno (55 milioni di euro).

Un paese che ora si è trasformato in una vera e propria meta turistica di nicchia, ed ha completamente abbracciato il fenomeno mediatico nato dalla produzione del Trono di Spade. Sono stati creati tour, esperienze e percorsi per i fan più sfegatati che vengono attratti dallo show, ma rimangono rapiti dalla bellezza di un paese che, prima di questa opportunità, sarebbe stato lontano dal pensiero di qualunque turista.       

Per Gaeta questa è un’occasione ghiotta e soprattutto un momento per riflettere su cosa possiamo offrire, a parte le nostre bellezze architettoniche e naturali, alle grandi produzioni e a tutti i viaggiatori che vengono nella nostra Regione con la speranza di vivere emozioni uniche e autentiche (draghi inclusi).

powered by social2s
Panorama di Affile
Panorama di Affile

A pochi passi da Roma, tra i monti Simbruini e i monti Ernici, possiamo trovare il piccolo borgo di Affile. Il centro cittadino domina una serie di colline in cui i vigneti fanno da padroni, rendendo a Affile la patria del vino Cesanese. A testimoniare l’antichità del vitigno ed a raccontarne un pezzo di storia c’è lo stesso nome Cesanese, che deriva dal latino cesae: luoghi dagli alberi tagliati.

Il fiore all’occhiello del posto è proprio il vino Cesanese DOP, conosciuto ed amato già dagli antichi Romani e dai Papi. Gli abitanti hanno tramandato la tradizione del vino durante i secoli, infatti, ci sono molti contadini che la portano avanti per passione, oltre ai produttori professionisti che negli ultimi decenni l’hanno recuperata facendone una professione.

Alcune cantine affilane offrono, su prenotazione, la possibilità unica di visitare i locali ed i vigneti, per illustrare la produzione del vino dal vigneto alla bottiglia e farne degustare qualche bicchiere. Un’ottima possibilità di passare delle giornate all’aria aperta e fare delle esperienze uniche ed istruttive!

Camminando per le strade e le campagne affilane non solo vi troverete immersi nella natura, ma potrete anche fare esperienza del vino e della gastronomia locale, come le deliziose ciambelline al vino, che si sposano alla perfezione con il Cesanese e si possono trovare nei forni tradizionali del paese.

Il centro storico del paese, poi, permette di sentirsi come all’interno di un borgo medioevale. La parte più antica del paese è ben conservata (e ancora abitata!) e testimonia la lunga storia del borgo grazie a piccoli e grandi dettagli. 

Facendo una passeggiata per questo borgo potrete scoprire alcune chiese e cappelle di cui si ha notizia già dall’anno 1000, come la Chiesa di Santa Maria, che fa parte del panorama affilano da più di un millennio, e addirittura una cisterna di epoca romana!

Se siete particolarmente fortunati potreste riuscire anche a visitare la Chiesa di San Pietro, che si trova nel cimitero più vecchio e caratteristico del paese.

La spiritualità è centrale ad Affile, infatti è una tappa obbligata del cammino di San Benedetto, che proprio in un vicolo del borgo fece il suo primo miracolo. 

Nella Chiesa di San Pietro ci sono dei bellissimi affreschi che raffigurano il miracolo di San Benedetto che risalgono al XV secolo e ricordano questa pietra miliare della cristianità.

Esperienze per un turista

Non c’è un momento dell’anno particolare per visitare Affile e godersi ciò che questo paese può offrire, ma dovreste passarci durante le feste e sagre tradizionali, così che possiate vivere la bellezza del borgo nel calore della festa.

Una sagra tipica del luogo, che si svolge ormai da molti anni, è quella del Fallone, che si svolge di solito tra ottobre e novembre. Anche se il nome può sembrare un po’ equivoco, il fallone è un prodotto tipico della tradizione contadina affilana: si tratta di un delizioso pane preparato da un impasto di acqua e farina di granturco, condito con verdure o salsicce, che originariamente veniva cotto nel camino o nel forno a legna.


In estate potreste visitare Affile in occasione di AFFILando il Gusto, un evento che già da qualche anno promuove i prodotti tipici del luogo. Che siate degli amanti dell’enogastronomia italiana o che vogliate semplicemente passare una bella serata degustando ottimi vini ed ottimo cibo, dovete assolutamente farci un salto.

Insomma: perché perdere l’occasione di visitare un borgo che offre storia, natura e gastronomia? Magari proprio in occasione delle feste e sagre di paese.
Foto degli affreschi della Chiesa di San Pietro e di Santa Maria di Paolo Sbraga per ethea.org

powered by social2s
Albano Laziale - Stemma by Benedicta Mary Lee
Albano Laziale - Stemma by Benedicta Mary Lee

Il nome di Albano Laziale è intrinsecamente legato a quello della importante città di Alba Longa nata prima di Roma e per anni a capo della Lega Latina, un gruppo di città che tentava di opporsi all’avanzata di Roma.

L’area era allora abitata dai Latini e la nascita di Alba Longa è raccontata da Virgilio nell’Eneide. Si narra che la città sia stata fondata da Ascanio, il figlio di Enea, esattamente trenta anni dopo la fondazione di Lavinio.

Secondo questa leggenda, sarebbe stata una scrofa bianca che apparve in sogno ad Enea ed indicò il luogo dove fondare la città di Lavinio. Su questo posto la scrofa partorì 30 porcellini che rappresentavano gli anni che separavano dalla fondazione della città di Alba Longa. Secondo altri questi 30 porcellini rappresentavano le 30 città che avrebbero poi fatto parte della Lega Latina contro Roma.

Il primo re Albano sarebbe quindi stato un troiano e la dinastia proseguì per molti secoli fino al famoso re Numintore che fu scacciato dal fratello Amulio. Ma una profezia aveva predetto ad Amulio che sarebbe stato ucciso da un discendente di Numintore. Allora Amulio prese Rea Silva, l’unica figlia di Numintore e la fece diventare una sacerdotessa Vestale e a fare il voto di castità.

Ma Rea Silva tradì il giuramento e si accoppiò con il dio Marte e rimase incinta di due gemelli. Per salvare la vita ai suoi figli, li mise in una cesta e li affidò alle acque del fiume Tevere. La cesta si arenò su una insenatura vicino al Palatino e i gemelli vennero allevati da una lupa eppoi dal pastore Faustolo e da sua moglie Acca Larenzia.

Quando crebbero, venne raccontata loro la storia e i due gemelli tornarono ad Alba Longa per rimettere il loro nonno sul trono. Poi fondarono una nuova città che prese il nome Roma.

Il potere di Roma crebbe così tanto che nel VII secolo nella sua espansione si scontrò con Alba Longa e inizialmente le due città decisero di non guerreggiare ma di far decidere la loro sorte affidandosi ad una competizione dei loro tre migliori guerrieri.

Fu così che nacque la contesa fra i tre fratelli Orazi di Roma contro i tre fratelli Curiazi di Alba Longa. La storia è nota e vinsero i Romani, ma latomia degli Orazi e Curiazi è ancora visibile nella attuale Albano Laziale

Il seguito Alba Longa tradì l’accordo con Roma e cercò di alleare le città della Lega Latina per combatterla. I romani con il loro re Tullo Ostilio vinsero nella battaglia di Fidene nel 673 a.C. e rasero al suolo Alba Longa che da allora non è ancora stata individuata.

La scrofa bianca accompagnata dalla scritta mater Urbis, però, si trova ancora oggi sullo stemma della città di Albano Laziale per ricordarne le sue origini leggendarie come madre di Roma.

I Romani hanno sempre chiamato Albanum l’area dove sorge l’attuale Albano Laziale e Ager Albanus il territorio circostante che riconoscevano come il luogo dove un tempo sorgeva di Alba, la madre di Roma.

powered by social2s

Iscriviti alla Newsletter

Scopri un territorio attraverso le emozioni di chi l'ha raccontato in prima persona.