Il Palio delle Contrade di Artena: un’esplosione di festa

Il “Palio delle Contrade di Artena” è amore per il territorio, per la storia, per le vicende, per i personaggi che hanno animato la vita di questa stupenda città che ancora è scandita dal passo del mulo: fermo e deciso.

Artena è uno splendido borgo arroccato su un ripido pendio vicino Roma che ospita ogni anno una delle feste più sentite e partecipate: il Palio delle Contrade. Una serie di giochi che riportano alla luce la tradizione agricola del paese e che sono un pretesto per divertirsi e far divertire i visitatori mentre si rivive la tradizione del paese.

Un’idea che dal 1990 riunisce il comune intero, attirando l’attenzione di turisti e curiosi. Tutto comincia con la bella e sfavillante sfilata storica con i rappresentanti nobili e popolani: oltre mille persone e animali tra muli, asini, cavalli e mucche. Si parte da Piazza della Vittoria e si arriva fino al parco di Villa Borghese.

Un corteo storico in cui tutto è accompagnato da cavalieri e sbandieratori che formano una cornice di costumi e colori per la manifestazione. Il corteo, aperto ormai abitualmente da una "vetta" di buoi, è il momento più affascinante poiché richiama una condizione di vita che oggi non c'è più.

Le origini di questa competizione risalgono al ‘700 e sono radicate nella storia contadina di Artena: i giochi nascono proprio dagli usi e costumi dell’epoca e richiamano la magia del tempo passato.

Le dieci contrade si contendono la vittoria disputando circa 20 giochi popolari: dalla corsa con la carrettella alla canzone in dialetto, dal sardamonte al taglio del tronco.

Competizioni che riportano a momenti di vita vissuta e rappresentano un tuffo nella quotidianità dell’antica Artena.

L’atmosfera goliardica non preclude però il clima di sfida tra le diverse contrade che a tratti diventa rovente. I giochi sono il sale del palio: creano la polemica ma alla fine fanno abbracciare tutti, tra un bicchiere di vino ed un piatto della tradizione.

Per nove giorni ad agosto è garantito lo spettacolo e la gastronomia. La valorizzazione del territorio passa soprattutto da queste cose.

Trasmettere nel tempo notizie e testimonianze è ciò che oggi serve a rendere vivi ed attuali antichi “rituali”, legati ad un tempo passato mai dimenticato. Quale migliore custode di questo tesoro se non il paese ed i suoi abitanti?

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Festa di San Biagio: tra tradizioni e benedizioni alla gola

Avete mal di gola? Allora San Biagio è il vostro santo e negli anni ha guarito talmente tante persone da aver dato origine a feste e cerimonie particolari. È il patrono di molti paesi come Anguillara Sabazia e la sua festa è il 3 febbraio.

Poco si conosce della vita di San Biagio. Si tratta di un santo conosciuto e venerato tanto in Occidente, quanto in Oriente ed infatti il suo culto è molto diffuso sia nella chiesa cattolica che in quella ortodossa.

Nacque probabilmente a Sebaste, in Armenia, e passò la giovinezza fra gli studi dedicandosi in modo particolare alla medicina. Amante della vita religiosa, alla morte del vescovo di Sebaste venne eletto come suo successore.

Da quell'istante la sua vita fu tutta spesa per il bene dei suoi fedeli. In quel tempo la persecuzione scatenata da Diocleziano infuriava nell'Armenia per opera dei presidi Lisia ed Agricola.

Quest'ultimo, iniziò sin da subito una febbrile attività in cerca di Biagio, il vescovo di cui sentiva continuamente lodare l’attività. Venuto a conoscenza della persecuzione, per non lasciare i fedeli senza guida, Biagio si rifugiò in una caverna del monte Argeo.

Per moltissimo tempo rimase nascosto in quella solitudine, vivendo in continua preghiera e continuando a governare la chiesa con messaggi segreti. Un giorno però un gruppo di soldati riuscì ad arrivare alla sua grotta, lo arrestarono e lo condussero ai presidi. Il tragitto dal monte alla città fu un vero trionfo, perché il popolo venne ad acclamarlo in folla tanto era la venerazione.

Fra tanta gente arrivò anche una povera donna in lacrime che, tenendo il suo bambino moribondo sulle sue braccia, scongiurava il Santo di chiedere a Dio la guarigione del figlio. Una spina di pesce gli si era fermata in gola e pareva lo volesse soffocare da un momento all'altro.

Biagio, mosso da compassione, sollevò gli occhi al cielo e fece sul sofferente il segno della croce. Il bambino guarì miracolosamente.

Giunto a Sebaste, venne condotto dal giudice Agricola che voleva convincerlo a rinunciare al culto religioso. Dopo aver rifiutato, venne battuto con verghe e gettato in carcere.

Dopo qualche tempo fu di nuovo chiamato in tribunale. Sempre più fermo nella decisione di non rinunciare a Dio, gli furono lacerate le carni con pettini di ferro e fu sospeso ad un tronco d'albero. Fu infine condannato ad essere sommerso in un lago.

I carnefici lo lanciarono nell'acqua e mentre tutti si aspettavano di vederlo annegare, Biagio tranquillamente iniziò a camminare sull'acqua fino a raggiungere la sponda opposta. Il giudice vedendo di non poter spegnere altrimenti quella vita prodigiosa, lo fece decapitare. San Biagio è ricordato dalla chiesa il 3 febbraio.

Dove si festeggia San Biagio

È patrono di Anguillara Sabazia e di Maratea, dove sono conservate le reliquie. Queste, giunsero a Maratea nel 732, quando una nave si arenò a causa di una tempesta. Gli abitanti del luogo raggiunsero l'imbarcazione per portare soccorso e vi trovarono oltre l'equipaggio, le reliquie conservate in un'urna marmorea, che fu portata in cima al monte dove rimase custodita.

È tradizione introdurre, nel mezzo della celebrazione liturgica, una speciale benedizione alle “gole” dei fedeli, impartita dal parroco incrociando due candele (anticamente si usava l'olio benedetto). Qualcuno prepara dei dolci tipici con forme particolari che ricordano il santo che vengono benedetti dal parroco e distribuiti poi ai fedeli.

Molto interessante è la tradizione popolare di Milano dove si usa festeggiare in famiglia mangiando i resti dei panettoni avanzati appositamente a Natale.

Monte San Biagio le ‘panicelle’ di San Biagio

Monte San Biagio, piccolo paese arroccato sulle pendici dei Monti Ausoni, ogni anno il 3 febbraio si celebra la Festa patronale con annessa fiera nel centro storico del paese. Il 3 febbraio ha luogo la processione religiosa che prevede tre soste per la benedizione dei rioni e si incammina per i caratteristici vicoli del centro storico. La domenica successiva si ripete la festa religiosa.

Il programma dei festeggiamenti inizia intorno al 25 gennaio con l'esposizione del busto del Santo, e termina dopo il 10 febbraio, con la giornata di festa per l'Ottavario di San Biagio.

La tradizione vuole che ogni anno vengano distribuite le ‘panicelle’ di San Biagio, tipiche pagnottelle fatte con farina integrale, acqua e sapori vari, lavorate in modo tale da formare cinque dita.

Le panicelle vengono preparate dai fedeli nei giorni antecedenti la festa e poi vengono distribuite ai devoti in cambio di un’offerta nella chiesa.

Rocca Priora, l’olio benedetto e la Confraternita di San Biagio dal 1660

A Rocca Priora già dalla fine di gennaio iniziano i festeggiamenti per il patrono della gola, San Biagio, organizzati dalla locale Confraternita con un programma che termina dopo il 20 febbraio. San Biagio è il protettore delle gole ed uno dei patroni di Rocca Priora.

La Confraternita di San Biagio era nata nel 1660 e ancora oggi, grazie all’impegno e alla devozione dei suoi confratelli, conserva le tradizioni religiose e culturali del paese. Il 3 febbraio si celebra la Santa Messa, nel corso della quale vengono rinnovate le “promesse confraternali”, benedetta la gola e distribuito l’Olio Benedetto.

Al termine della cerimonia, una solenne processione con le Confraternite dei paesi vicini percorre le vie del paese. Accanto alle celebrazioni sacre, il programma prevede la gustosa “Sagra della Polenta”. I Festeggiamenti in onore di San Biagio si concludono dopo il 20 febbraio con la Santa Messa per i Confratelli defunti e con il trasferimento del quadro del Santo nella casa del nuovo “Festarolo”, ossia il maestro delle cerimonie che ogni anno viene scelto fra la popolazione.

San Biagio Saracinisco e il bacio della Reliquia

Come ogni anno il 3 febbraio la piccola comunità di San Biagio Saracinisco rende onore al proprio patrono. Una festa semplice e, data la rigidità del tempo, limitata ai soli festeggiamenti religiosi.

La festa conviviale si tiene in estate avanzata quando, approfittando delle ferie estive, la maggior parte dei Sanbiagesi residenti all’estero fanno ritorno al paese natale.

Il 3 febbraio comunque si celebra una santa messa con una processione per le vie del centro storico, la benedizione della gola ed il bacio della Reliquia concludono la giornata.

Giuliano di Roma e l'olio di San Biagio

Il Santo Patrono protettore di Giuliano di Roma è San Biagio che viene festeggiato il 3 febbraio.

In occasione della sua festa è tradizione benedire l'olio di San Biagio che poi il sacerdote, servendosi di una candela, usa per ungere la gola dei fedeli. E' usanza anche portare l'olio di San Biagio alle persone malate che non possono recarsi in chiesa per riceverlo.

Esistono due statue di S. Biagio, quella antica in legno e una statua in cera, vestita con vesti antiche. Entrambe sono conservate nella chiesa parrocchiale. San Biagio viene festeggiato anche l'ultima domenica di agosto. Sia il 3 febbraio sia in agosto vengono fatte processioni con la statua del Santo.

E' possibile che la festa "estiva" di San Biagio sia stata istituita per ricordare la cerimonia di dedicazione della chiesetta di San Biagio avvenuta proprio l'ultima domenica di agosto del 1739.

Difatti, a differenza del 3 febbraio, la processione di agosto in onore di San Biagio, partiva dalla chiesetta, dopo la celebrazione del vespro e l'unzione della gola. Ad agosto il Santo Patrono viene celebrato con due processioni: una la sera del sabato con la statua lignea con la fiaccolata che parte dall’antica chiesa a egli dedicata e l’altra la domenica mattina con la statua barocca.

Marina di Minturno tra Candelora e il pane di San Biagio

La parrocchia di Marina di Minturno onora il patrono San Biagio, cominciando le celebrazioni sul finire di gennaio con la processione con l’icona di San Biagio che parte dalla chiesa delle suore dell’Orto.

La venerata icona di San Biagio arriva nel tardo pomeriggio nella chiesa parrocchiale per la celebrazione della Messa il 2 febbraio. Nel pomeriggio, prima della Messa, avviene la tradizionale benedizione delle candele nel giorno della Candelora.

Il 3 febbraio, giorno liturgico della festa del Santo, nella chiesa parrocchiale si celebrano due messe di mattina e una nel pomeriggio con benedizione della gola e distribuzione del pane di San Biagio.

Marta, l’unzione della gola, i fichi secchi e gli agrumi

San Biagio è compatrono di Marta insieme a Santa Marta. La festa è molto sentita e si celebra ogni 3 febbraio con un carattere prevalentemente religioso. Nei giorni della vigilia i solenni vespri segnano l’inizio della festa.

Il mattino successivo, dopo la solenne messa, si svolge la tradizionale processione con il busto-reliquiario del santo che attraversa gran parte del paese accompagnato dalle 3 confraternite, la banda, il clero, le autorità civili.

Molto sentito è anche il rito dell’unzione della gola che si svolge dal primissimo pomeriggio e si prolunga fino a sera inoltrata nella chiesa parrocchiale. Durante questo rito viene tracciato un segno di croce sulla gola dei fedeli in fila mediante una candela immersa nell’olio crismale.

Una particolarità di questa cerimonia è che vengono benedetti anche i fichi secchi e gli agrumi che vengono poi consumati per devozione. La conclusione della festa coincide, per Marta, con l’inizio del Carnevale.

Veroli e i “Cellitti de S. Biagio”

Il 3 febbraio si celebra a Veroli la festa di San Biagio Vescovo. I fedeli di tutto il territorio giungono in Centro per assistere alla celebrazione eucaristica che si tiene nella cattedrale di S. Andrea.

Nell’occasione, viene unta la gola con l’olio benedetto.  Le suore, insieme ad alcune parrocchiane, preparano centinaia di batuffoli di ovatta unti nell’olio benedetto da distribuire ai malati, agli anziani, ai bambini e a chi per vari motivi non potrà assistere alla celebrazione eucaristica.

Le messe si tengono di mattina e di pomeriggio mentre in piazza tante bancarelle offrono i “Cellitti de S. Biagio”, dolci di pasta frolla, appena sfornati e ottimi da gustare. Le donne come da tradizione si recano in chiesa per la benedizione dei dolci che vengono poi consumati a tavola insieme a tutta la famiglia.

Palombara Sabina e le “Mazzette” del Santo

Il 3 febbraio si svolge a Palombara Sabina, e precisamente nella Chiesa di San Biagio, la festa del Santo Patrono con una giornata liturgica che inizia di mattina con la Santa Messa Solenne.

Le antiche ”Mazzette” del Santo, ovvero le statuette del Santo che dovranno essere conservate fino all'anno successivo, sono ritirate presso i vecchi Festaroli di mattina e consegnate ai nuovi di pomeriggio. I Festaroli sono le persone incaricate di organizzare la festa: ogni anno vengono scelte tra la popolazione avviene un passaggio di testimone tra gli organizzatori attuali e quelli futuri. Infatti durante la festa patronale, il 3 febbraio, nella chiesa vengono sorteggiate le statuine del santo e si svolge la benedizione delle gole dei fedeli accorsi.

La festa è allietata dalla musica della banda Musicale “Città di Palombara Sabina”.

Marano Equo e la Mongolfiera

I festeggiamenti in onore di San Biagio, patrono del paese a Marano Equo, sono molto sentiti e iniziano dal mattino, quando l'effige del santo viene portata in processione per le vie del borgo. A seguire c'è poi la spettacolare partenza della mongolfiera, realizzata con carta velina multicolore.

Nei giorni che precedono la festa le donne di Marano Equo preparano le caratteristiche ciambelle con anice, particolarmente gustose se bagnate con il vino locale. Il procedimento è stato tramandato di madre in figlia, e le ciambelle sono offerte a tutti i partecipanti alla festa.

A Sacrofano si festeggia il Patrono San Biagio il 3 febbraio in modo solenne. In occasione della benedizione delle gole presso la Chiesa dedicata al Santo vengono messe al collo dei fedeli due piccole candele sistemate come fossero una croce, simbolo di protezione divina della gola dei fedeli. Segue poi una sfilata della banda musicale che attraversa le vie e le piazze del centro fino alla conclusione dei festeggiamenti.

Subiaco gli abitanti raggiungono la mattina presto il piccolo eremo sul Monte Taleo, fatto costruire nel 1110 dall'abate Giovanni V e dedicato al culto di San Biagio. Nel rispetto dell'antica usanza, i visitatori si sottopongono al rito dell'unzione della gola con olio benedetto da parte di un monaco del vicino Sacro Speco di San Benedetto. Ricevuta l'unzione, tutti si sistemano nei prati circostanti la chiesa, dove accendono fuochi per cuocervi salsicce e prodotti locali.
Inoltre San Biagio nel Lazio si festeggia anche nei paesi di Vignanello, Corchiano, Cantalupo in Sabina, San Vito Romano.

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Infiorata di Genzano di Roma: dal 1778 la vera ‘Festa dei Fiori’

Il giorno del Corpus Domini le vie e i vicoli di molti borghi italiani si riempiono di tappeti di fiori sui quali passa la processione, ma ce ne è uno che si distingue per storia e bellezza: l’Infiorata di Genzano di Roma sul Lago di Nemi.

Sarà la coreografia di una larga strada in salita che permette un colpo d’occhio incredibile, sarà che è il più antico, sarà la bravura dei maestri, ma oltre 150mila i visitatori arrivano da ogni parte per godersi lo spettacolo. Dal 1778, ogni anno la tradizionale Infiorata proietta la cittadina di dei Castelli Romani sotto i riflettori internazionali che viene chiamata anche l'Infiorata d'Italia.

Protagonisti assoluti sono i meravigliosi tappeti di fiori che trasformano le vie in opere d’arte, mescolando elementi religiosi e folclore. Questa tradizione era nata a Roma nel XVII secolo proprio nella basilica del Vaticano da Benedetto Drei che si occupava della Floreria e che aveva realizzato un mosaico di fiori per la festa dei patroni Pietro e Paolo il 29 giugno 1625.

Dopo la morte di Drei, il grande architetto Bernini suggerì di continuare la tradizione delle Feste Floreali. Ricordiamo che nel barocco gli architetti si occupavano anche della organizzazione di grandi feste e forse fu proprio Bernini a portare questa novità ai Castelli Romani dove si diffuse rapidamente. 

La festa si celebrò per la prima volta in Vaticano nel 1652 e fu portata a Genzano durante il pontificato di Alessandro VII. Alcuni studi attribuiscono l'invenzione della festa al Bernini tanto che il Paese nel 98, per festeggiare il quarto centenario della nascita dell'artista, ha dedicato alle sue opere l'intera edizione.

La festa del Corpus Domini ricorda il miracolo del pane che si trasforma nel ‘corpo di Cristo’ ed è stata istituita nel 1264 da papa Urbano IV ad Orvieto. Una cerimonia molto sentita in cui il prete porta l’ostensorio in processione sotto un baldacchino e per la prima volta a Genzano nel 1778 passò sopra il tappeto floreale. Da allora in molte città italiane (ed Europee) si è diffusa la tradizione delle ‘Infiorate’.

L’Infiorata di Genzano di Roma è stata riconosciuta nel 2011 dal ministero come ‘Patrimonio d'Italia per la tradizione’ quale “espressione della capacità di promuovere il turismo e l’immagine nazionale e di valorizzare la storia e la cultura del territorio con un’interpretazione adeguata ai tempi di oggi”.

Due le strade ad esser ricoperte da un tappeto fiorito, via Italo Belardi (già Via Livia) e via Bruno Buozzi, che si estende per quasi 2.000 metri quadrati.Via Livia è lunga circa 235 metri con un dislivello di 19 metri tra la piazza antistante la chiesa di Santa Matia della Cima e quella della Fontana di San Sebastiano. Questa pendenza le da una presenza scenica con un ‘colpo d’occhio’ che può prendere tutta l’infiorata nel suo insieme.

Oltre 20 varietà di fiori scelte per colorare i quadri permettono agli artisti di seguire la propria creatività nel rispetto della tradizione.

Ogni anno si sceglie un tema che i maestri infioratori devono seguire e nel 2018 si celebrano i 240 con il tema “L’Infiorata di Genzano di Roma. 240 anni di storia, arte e tradizione”.

Sono diverse le fasi che caratterizzano l'evento: si va dall’ideazione alla preparazione del bozzetto, dalla raccolta dei fiori e delle essenze vegetali alla separazione dei petali dalla corolla (“spelluccamento”), poi conservati nelle grotte del Palazzo Comunale.

Il sabato sera si dà poi vita ai disegni a terra, a cui segue la domenica mattina la posa dei petali. L'Infiorata viene completata il primo pomeriggio della domenica. I festeggiamenti proseguono con la tradizionale processione che passa sopra il tappeto e l'Infiorata si conclude con lo "spallamento", momento tanto atteso dai più giovani che, correndo dalla scalinata della chiesa di Santa Maria, disfano i quadri infiorati.

 

Tutta Genzano è in festa. Protagonisti assoluti sono i fiori, ma nei tre giorni di festa vengono realizzati diversi eventi collaterali all’interno dei luoghi simbolo della città come palazzo Sforza Cesarini ed il suo parco.

Mostre di artisti e scultori, concerti, esibizioni corali con canti tradizionali ed altre esibizioni nei maggiori luoghi attrattivi della città per regalare momenti di intrattenimento durante le passeggiate dei turisti. La partecipazione popolare è riassunta nella sfilata storica in costume delle associazioni del territorio. Iniziative di alto livello per mantenere ben salde le tradizioni, promuovendo il rilancio complessivo della città.

Uno spettacolo imperdibile, che ha accompagnato un'antica arte per più di due secoli e che ha dato vita ad una tradizione conosciuta oltre i confini nazionali. Se siete in zona potete approfittarne e rifarvi gli occhi per qualche ora o per un intero week end di ‘vere tradizioni italiane’.




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La strana storia della Piramide Etrusca di Bomarzo

Bomarzo, conosciuta per il famoso Parco dei Mostri ora è al centro di un altro mistero: quello della Piramide Etrusca o Piramide di Bomarzo. Un manufatto ricavato da un unico masso dalle grandi dimensioni che è stato scavato e trasformato dall’uomo.

Questa area della Tuscia si è formata dalla fine dei grandi vulcani, come il Cimino, la cui eredità è rimasta nei laghi e nelle rocce di peperino e tufo. In questa zona, nei boschi si trovano grandi massi di peperino lanciati dalla esplosione dei vulcani. Alcuni di questi sono stati scavati e utilizzati come abitazioni sin dal periodo protostorico e fino a non molto tempo fa sono stati rifugio dei pastori.

Ma uno di questi massi ha una storia diversa avvolta ancora nel mistero.

Nel mezzo dei boschi in zona “Tacchiolo” vicino Bomarzo, nel 1991 è stato scoperto un grande masso (circa 8 x 16 metri) a forma di piramide tronca che in alcuni tratti richiama quelle dei Maya. L’episodio era passato in sordina fino a quando Salvatore Fosci nel 2008 lo ha ripulito e portato sotto i riflettori per presentarlo a tutti.

Sul costone del masso sono stati ricavati 28 gradini che conducono prima a due altari intermedi e poi all’altare principale posto in cima alla piramide. La struttura si completa con altre piccole gradinate minori. Sono presenti inoltre una serie di canali che dovevano servire per la raccolta di liquidi versati durante i riti sacrificali.

La piramide etrusca di Bomarzo è il più grande altare rupestre d’Europa, un enorme masso di tufo adibito a luogo di culto sicuramente sin dal tempo degli Etruschi tra VII e VI secolo a.C.

Non vi è certezza se sia antecedente anche a quel periodo.

Per questa sua funzione, alcuni lo chiamano ‘Sasso del Predicatore’, ma questo nome risale al periodo antecedente la sua pulitura, quando era visibile solo una piccola parte del masso e non era emersa la sua originale forma.

Secondo diversi studiosi poteva essere usato con calendario astronomico, studi di astroarcheologia dicono che la piramide etrusca sia legata alle stelle Sirio e Antares. La particolarità sta nel vedere le foto scattate dall'alto, dove la piramide sembra un volto.

Quando Salvatore ha incontrato questo masso si deve essere sentito come quegli esploratori che nella giungla scoprono templi e abitazioni. Dalle sue parole emerge la storia di un manufatto nascosto da grandi radici e vegetazione che ha dovuto eliminare con molta attenzione e, permettete di aggiungere, con molto amore e rispetto per il luogo.

La Tuscia e gli Etruschi hanno un fascino magico alimentato anche dal mistero che ancora avvolge questo popolo e tutti quelli che oggi si avvicinano ai loro manufatti lo fanno con molto rispetto.

Il luogo è oggi custodito da chi l'ha riportato alla luce e ha anche ripulito tutti i sentieri che la raggiungono, Salvatore Fosci. E’ possibile avere notizie ed essere aggiornati su altri scavi nei dintorni che stanno portando alla luce tombe etrusche, urne cinerarie, antiche concerie e colombai andando su www.piramide-etrusca.it
 

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Il Palio della Tonna: la tradizione in sella ad un asino

Il Palio della Tonna è l’evento più tradizionale e caratteristico di Civita di Bagnoregio, antico borgo dal fascino particolare.

Ogni anno in occasione dei Festeggiamenti della Madonna Liberatrice (la prima domenica di giugno) e del SS. Crocefisso (terza domenica di settembre), ritorna la caratteristica corsa di asini con fantino.

La Tonna è certamente uno degli appuntamenti più attesi della Tuscia, un evento che richiama antiche tradizioni e un profondo legame tra l’uomo e la natura. In passato infatti l’asino era l’unico mezzo di trasporto per raggiungere il paese.

Secondo il regolamento del Palio della Tonna i fantini devono effettuare tre giri di piazza San Donato (cuore pulsante della “Città che Muore”) in tondo, da cui deriva il nome della piazza rotonda, o "tonna" nel dialetto locale, per poi affrontarsi in una serie di gare che porteranno i migliori a disputare la finale.

Fra incitazioni e risate, i testardi asinelli fanno la loro parte impuntandosi ed indietreggiando, mettendo il più delle volte in difficoltà fantini che tentano di spronare i cocciuti “compagni” a terminare la gara al meglio, nel tentativo di raggiungere la vittoria.

Al vincitore è assegnato il Palio, lo stendardo realizzato da un artista locale e raffigurante il santo patrono della manifestazione.

L'occasione della festa è sicuramente anche l'occasione per visitare uno dei più suggestivi borghi del Lazio, immerso fra enormi mura naturali generate dal lento e millenario logorio degli agenti atmosferici che danno vita ad uno spettacolo di grande unicità conosciuto con il nome di "ponticelli" e ben visibile affacciandosi dalla rupe orientale.

La manifestazione dona a Civita di Bagnoregio quel tocco di vivacità nella sua naturale quiete quotidiana. Per l’occasione è organizzata anche una festa di piazza con musica e stand enogastronomici che già dal mattino allietano la giornata dei visitatori. Il tutto in un clima allegro, di sana competizione, in una cornice di folla che unisce i pochi residenti ai turisti e a chi torna al paese in occasione dell'evento.

Tra una pausa e l'altra si consiglia vivamente di allontanarsi dal “caos” della manifestazione per scoprire e contemplare i silenzi e il volto immobile del borgo, il suo patrimonio di bellezza aspra e sorprendete. Oggi Civita di Bagnoregio è candidata a Patrimonio dell’Umanità dell’UNESCO.

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Festa dei Patroni Erasmo e Marciano: il volto più bello di Gaeta

Il 2 giugno Gaeta si appresta a celebrare la sua festa più antica. La festa dei Santi Patroni Erasmo e Marciano dura qualche giorno ed è la più importante di questo straordinario paese su uno dei promontori più particolari del Mar Tirreno.
Vediamo prima come nasce il legame fra Gaeta e questi due santi.

Sant’Erasmo nacque in Turchia nel III secolo, quando questi territori facevano ancora parte dell’Impero Romano, e divenne vescovo di Antiochia.

Quando iniziarono le persecuzioni prima si nascose in una caverna poi venne scoperto e subì varie torture, nonostante le quali si disse che sia stato capace di convertire un incredibile numero di persone, forse quattrocentomila. E per questo motivo, una delle storie attorno alla sua figura narra che l’arcangelo Michele stesso lo portò a Formia dove morì e fu sepolto il 2 giugno dell'anno 303.

Da Formia nel 842 le ossa furono portate a Gaeta dal vescovo in fuga dai Saraceni e nascoste nella chiesa di Santa Maria. Dopo essere state dimenticate, nel 917 vennero ritrovate e subito Sant’Erasmo venne proclamato santo e gli venne cointestata la cattedrale. Per questo suo legame con il territorio è il santo compatrono sia di Formia  che di Gaeta, e anche di Bassiano.

E’ considerato il patrono dei marinai e protettore dei malati di stomaco per la leggenda che sia stato martirizzato con un argano usato per squartargli lo stomaco.

Molto diversa è la storia di San Marciano, un discepolo dell'apostolo Pietro. Anche lui nasce in Turchia ma nel I secolo d.C. e, secondo una delle tante storie, diventò il primo vescovo d’occidente e precisamente di Siracusa. Per sfuggire alle conquiste arabe, le sue spoglie vennero trasferite a Patrasso e forse arrivarono a Gaeta grazie a dei mercanti che volevano dare prestigio alla città con le reliquie di un santo martire.

Secondo la tradizione, la festa in onore dei Patroni della città ha origine nel IX secolo d.C. quando Gaeta attraversava uno dei suoi periodi di massimo splendore con il Ducato di Gaeta che può essere definito come una Repubblica Marinara. Tra l’839 e il 1140 Gaeta è stata indipendente, florida (con una propria moneta) e le sue navi percorrevano e commerciavano nel mar Mediterraneo.

La città si trasformava e iniziarono a rendere omaggio ai loro Santi con l’ampliamento e l’abbellimento della cattedrale. Poi dal XVII secolo le sacre reliquie vennero posizionate nel prestigioso e artistico “succorpo”.

Notizie della festa si hanno nel 1862 quando Re d'Italia Vittorio Emanuele II di Savoia abolisce la Caccia al bufalo, una variante della più classica "corrida", che si correva in questa occasione e che attirava una folla enorme perfino da Roma e Caserta.

La festa diventò allora solo una festa religiosa ma da molti anni, per i festeggiamenti sono stati introdotti giochi, cantanti e fuochi d'artificio. Negli anni recenti è poi tornata la tradizionale “Processione a Mare”, durante la quale i busti reliquari sono ospitati dal veliero Signora del Vento, che salpa dalla banchina Caboto e arriva al Porto Commerciale.

Da qui parte poi la processione nel borgo che lungo il cammino riceve il saluto e la benedizione da parte delle varie parrocchie cittadine. Per concludere, sosta in piazza XIX Maggio per la Benedizione alla città ed il rientro nella Cattedrale.

Il 1 giugno nella Cattedrale oltre ai fiori ed ai ceri offerti ai Santi Patroni viene riproposta la tradizionale offerta dell’olio per la lampada votiva ai Santi Patroni. Il 2 giugno la festa si conclude con i fuochi d’artificio nella migliore tradizione italiana.

Un programma ricco di contenuti religiosi, di cultura, di spettacolo nel solco di una tradizione di fede e di devozione che si tramanda da decenni. Giorni in cui la devozione si intreccia con le sensazioni particolari che vengono dalle antiche tradizioni, ancora un momento di aggregazione di tutta la comunità.

Una buona scusa per venire in questa sorprendente città tra storia e natura proprio all’inizio della stagione balneare!

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Palio del Saracino: a Nepi è di scena il Medioevo

Il Palio del Saracino è uno degli eventi più suggestivi della Tuscia e il più importante di Nepi, creato nel 1995 per onorare il vincolo tra la cittadina e la famiglia Borgia. Un sapiente mix di storia, leggenda, gastronomia e intrattenimento sulle tracce di un glorioso passato.
Correva l’anno 1499 quando il papa Rodrigo Borgia (Alessandro VI) investe sua figlia Lucrezia della Signoria di Nepi. Questo episodio, che tradizionalmente rappresenta la fine del Medioevo ed il passaggio del paese all'Era Moderna, ha dato lo spunto per creare la manifestazione attraverso un corteo storico in onore della bella Lucrezia.
Un periodo nel quale affonda la parte più eroica e nobile delle radici cittadine che si rivive in tutto il centro storico del paese, da Porta Nica a Porta Romana, dalla Cattedrale alla Piazza principale, fino al Castello dei Borgia, tra cortei storici, rievocazioni e sfide fra arcieri e cavalieri.
L’intento della festa medievale del Palio del Saracino è quello di promuovere e far visitare le bellezze storico-paesaggistiche di Nepi e ricordare le eroiche origini della cittadina viterbese.
Durante la festa, che si svolge per 15 giorni tra la fine di maggio e la metà di giugno, è coinvolto l'intero paese in una vera e propria rappresentazione storica con numerosi personaggi.
Il paese assiste alla sfilata di centinaia di figuranti, con stupendi costumi d’epoca, per le vie del centro storico addobbato a festa. Il tutto accompagnato dal rullare dei tamburi, dallo squillare delle trombe e dalle evoluzioni degli sbandieratori.
Protagoniste della manifestazione sono le 4 contrade di Nepi, La Rocca, San Biagio, Santa Maria, Santa Croce, che si sfideranno sia sul campo, con le varie competizioni, che in cucina.
Grande spazio viene dato anche alla gastronomia del territorio: ogni sera le taverne e le osterie delle quattro Contrade saranno aperte e pronte a servire i piatti tipici della cucina locale.
Ad attendere gli amanti della buona cucina tradizionale ci saranno piatti unici e genuini come il salame cotto affumicato e la scapicollata, l’acquacotta di verdure e gli ‘spuntafusi’ (un particolare tipo di pasta fatta con acqua e farina) con ragù di carne, fino ai dolci e ai vini della Tuscia.
Il ricchissimo programma prevede molti eventi suggestivi come l’Offerta dei ceri e Benedizione del Palio, il Mercatino storico “arti e mestieri”, la Sommossa Popolare, la corsa degli Arieti e lo sfondamento della porta, in attesa del gran finale: il “Bussolo” dei cavalieri per l’abbinamento alle Contrade e della Giostra dei Cavalieri per l’assegnazione del Palio.
I festeggiamenti si chiudono con lo spettacolare corteo storico, l’Infiorata e processione del Corpus Domini per le vie della città.
Una buona occasione per scoprire uno dei comuni più suggestivi di tutto il Lazio, un luogo dal fascino magico che conserva dei veri e propri tesori medievali, di cui il palio non è che una delle più entusiasmanti rappresentazioni.
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Ritorno a Casalvieri, il santo patrono chiama di nuovo

È tempo di festeggiare uno dei santi patroni preferiti. Sant'Onorio, a Casalvieri, uno dei magici paesi della Val Comino il cui patrono viene festeggiato poco dopo i festeggiamenti della fondazione del paese, poco più di 1000 anni fa.

Casalvieri è una cittadina nota come ideatrice, produttrice ed esportatrice mondiale di palloncini per ogni festa che si possa immaginare, ma non è sempre stato così, e il suo Santo Patrono la protegge da oltre 370 anni. Per trovare questo patrono, devi salire sulla collina nella piazza della città vecchia e poi passeggiare lungo la strada acciottolata fino alla chiesa sulla collina, quella di San Giovanni Battista. Sulla destra troverete un'ampia scalinata che conduce alla facciata e all'ingresso della chiesa, scale che vengono utilizzate anche come sedute per il pubblico per occasionali spettacoli musicali, ma non solo ora.

L'ultima settimana di maggio è la settimana della Festa di Sant'Onorio a cui sono dirette le cerimonie religiose e civili.

Un po' di come sant'Onorio si fermò a Casalvieri. Il luogo di riposo del santo è una bara di vetro sotto l'altare nella bella chiesa barocca. Il suo interesse non è solo il mecenate, ma include un organo con canne decorate, che ogni visitatore dovrebbe ascoltare. La musica che sale da quei tubi riempie di gioia la chiesa e il cuore degli ascoltatori.

L'arrivo di Sant'Onorio in questa chiesa è avvenuto qualche tempo dopo che la chiesa era stata completata nel 1746, e questa è la sua storia, quella che ci piace raccontare.

Nel 1746 padre Gianfranco Abati Oliviera, in viaggio verso Montecassino, fu ospite dell'arciprete di Casalvieri che desiderava accrescere la gloria della chiesa, preferibilmente con le spoglie di un martire. Una Chiesa con reliquia è più importante! Il problema era che non avevano reliquie di un Santo a protezione della città e il patrono originario San Nicola di Bari aveva davvero troppe città da proteggere.

Fortunatamente, padre Oliviera aveva un negozio di 3 santi nel suo "cassetto di guerra" derivante dalla volontà di suo zio. Così, il 27 maggio 1747, in pompa magna, giunse a Casalvieri il corpo di Sant'Onorio, che fu deposto sotto l'altare maggiore della chiesa di San Giovanni Battista – e lì lo si può trovare. Sabato 26 maggio, alle ore 2000 verrà aperta la bara di vetro per la visione delle sacre spoglie del santo.

Ma qual è l'importanza di Sant'Onorio per questa città? I suoi concittadini, i casalvieri, sono devoti al loro patrono e ogni ultima domenica di maggio e nei giorni precedenti si tengono una serie di processioni degli abitanti per renderle omaggio.

Il patrono è un elemento essenziale nella vita dei piccoli centri laziali. Molti dei suoi giovani e famiglie sono emigrati a causa di guerre e controversie, ma le sue famiglie all'estero hanno mantenuto forti legami con la loro città natale, tanto che il santo è sentito come un protettore degli emigranti. Molte persone tornano a festeggiare il santo a fine maggio. In questo momento c'è anche un servizio di commemorazione per i caduti in guerra.

Ma questa non è solo una cerimonia religiosa anche se il culto del Patrono è serio. Nella vera tradizione italiana, le celebrazioni includono una festa con fuochi d'artificio ogni sera del fine settimana, accompagnati da bande musicali e intrattenimento per tutti. Per chi può venire a Casalvieri i padri della città e Sant'Onorio danno un caloroso benvenuto a “casa”.

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