Pissacàn in tecia, piatto povero della tradizione veneta ricco di proprietà benefiche
- Zanon
- Categoria: Ricette
Se avete la fortuna di possedere un giardino o di abitare vicino ad un prato, vi siete accorti che, in pochi giorni, si sono trasformati in un manto di vivacissimi bottoni gialli?
Si tratta di fiori molto comuni, che non tutti amano perché infestanti, soprattutto nel giardino di casa e che indicano la presenza dell’erba spontanea da cui nascono, ottima in cucina, come in erboristeria per scopi terapeutici.

Sto parlando del Tarassaco, una piccola pianta erbacea perenne, molto diffusa sia in pianura che in montagna, fino a 2000 metri di altezza.
Nelle diverse zone italiane viene denominata con svariati appellativi, da “dente di leone” a “barba del Signore” a “soffione”, quest’ultimo per il caratteristico ciuffo impalpabile, che compare quando il fiore matura.
In Veneto questa erbetta viene denominata “pissacàn” per le sue proprietà diuretiche, o anche “radicio mato”, in quanto non si tratta di un radicchio “vero e proprio”, ma selvatico.
In passato il pissacàn era un piatto povero, cucinato dalle famiglie contadine che, non disponendo di molte risorse economiche, vivevano con i prodotti dei campi e dell’orto.
Ancora oggi però occupa un posto importante nella tradizione culinaria veneta e lo possiamo utilizzare per preparare insalate, risotti, frittate, zuppe, oppure semplicemente lessato o “in tecia”.
Ed è proprio quest’ultima ricetta, molto semplice, che vi voglio proporre, anche perché si tratta dell’utilizzo più caratteristico del “pissacàn” nella mia regione.
Ricetta dei Pissacàn in tecia
Ingredienti:
1 chilo di pissacàn,
100 grammi di lardo o di pancetta fresca,
3 spicchi d'aglio,
2 cucchiai di olio extravergine d'oliva,
sale o un dado vegetale e pepe
Pulire le erbette, raccolte nel campo o acquistate dal fruttivendolo, raschiando la terra dalle radici ed eliminando le foglie esterne più dure, nonché eventuali fiori.
Bollirle in abbondante acqua salata per 15 minuti circa, scolarle e strizzarle per bene.
In una padella rosolare l'olio con gli spicchi d'aglio e il lardo (o la pancetta) tagliato a dadini, quindi aggiungere i pissacàn e lasciarli andare a fiamma bassa per almeno mezz'ora. Aggiustare di sale e pepe e quindi portare in tavola.
Si accompagnano bene al bollito o all’arrosto.
Altri suggerimenti per stare bene con il tarassaco
I pissacàn sono ottimi anche semplicemente bolliti e conditi in insalata, mentre le foglioline più piccole e tenere, si possono gustare crude in un’insalata mista, con pomodoro e carote, che ne attenuano il gusto amarognolo.
Infine i fiori ben si addicono ad una frittura in pastella, proprio come i fiori di zucca, oppure sott’olio, o ancora alla preparazione di sciroppi, miele, gelatine e conserve.
Il tarassaco però, grazie alle sue molteplici proprietà, contenute anche nelle radici, oltre che in cucina viene utilizzato in erboristeria, sotto il nome di Taraxacum Officinale, ideale per preparare delle tisane.
Può agire come lassativo, diuretico, anti-diabetico, per prevenire la calcolosi e come depurante ed antinfiammatorio, soprattutto per il fegato.
Considerati tutti i benefici che può apportare, sia al corpo che al palato, quest’erba definita povera, assume invece un grande valore e giustifica sicuramente il tempo e la fatica per raccoglierla!

Fortunatamente, però, mio nonno ha costruito casa nostra esattamente a metà tra due forni, Egle e Buglia. E così la mattina presto oppure a tarda notte, da bambina ed ancora oggi, ovunque mi affaccio, sento l'odore del pane.


Ecco alcune caratteristiche di questo vino rosso di circa 13 gradi, dal colore rubino intenso e un ottimo equilibrio di sentori speziati (pepe) e fruttati (ciliegia). Un vino di ottima struttura, con tannini morbidi e mai aggressivi, morbido al palato grazie alla buona presenza di glicerina e un finale lungo e persistente. Viene prodotto con uve Sangiovese 40%, Montepulciano 30% e Merlot 30% ed è perfetto per selvaggina, formaggi di pecora e salumi piccanti come quelli di questo territorio.
Per il vino bianco consigliamo un Cavalier Manlio Bianco con uve Malvasia del Lazio 50%, Trebbiano 40% e Grechetto 10%. Un vino dal colore giallo paglierino carico dal profumo intenso di frutti a polpa bianca (mela) e dal sapore rotondo, vinoso e fresco.






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